L’ondata di caldo che ha interessato l’Europa negli ultimi tre mesi
avrebbe causato, stando alle prime, incerte, stime, alcune migliaia di
morti premature, la maggioranza delle quali avvenute in Francia.
Temperature analoghe o superiori a quelle europee sono state registrate
nello stesso periodo negli Stati Uniti dove, però, non si è avuto alcun
incremento della mortalità.
Un recente studio relativo ad alcune delle maggiori aree metropolitane
dell’area orientale degli Stati Uniti ha dimostrato come, a partire
dagli anni ’60, sia i tassi di mortalità che il numero assoluto dei
decessi in presenza di temperature anomale siano drasticamente
diminuiti. Nella città di Boston, ad esempio, si è passati da una media
di 60 decessi per milione di abitanti nel corso degli anni ’60 e ’70 ai
circa 15 decessi per milione di abitanti negli anni ’90, pur in presenza
di un modesto incremento della temperatura nel periodo estivo e
dell’invecchiamento della popolazione. Tale evoluzione è riconducibile,
oltre che alle capacità di adattamento biofisiche, al miglioramento
dell’assistenza medica ed alla maggior diffusione degli impianti di aria
condizionata. E, se si accetta l’ipotesi che il sistema sanitario
americano non sia in grado di rispondere alle emergenze con maggiore
efficacia rispetto a quanto accade in Europa, sembrerebbe proprio quest’ultimo
il fattore più significativo nello spiegare le differenti conseguenze di
condizioni climatiche analoghe sulle due sponde dell’Atlantico.
La disponibilità di sistemi di condizionamento dell’aria in Europa è
infatti assai più limitata rispetto agli Stati Uniti, anche a causa di
un costo dell’energia più elevato. Tale differenziale è destinato a
crescere ulteriormente con l’adozione di politiche volte alla riduzione
dei consumi energetici quali quelle previste dal protocollo di Kyoto che
passano inevitabilmente attraverso un incremento del costo dell’energia.
In assenza di un qualsiasi impatto apprezzabile sull’evoluzione nel
lungo periodo della temperatura del pianeta e, dunque, di qualsiasi
beneficio, l’adozione di tali misure comporterà rilevanti impatti
negativi come dimostra il confronto sopra illustrato.
Nel coro quasi unanime di critiche rivolte al governo francese per non
aver saputo affrontare l’emergenza sanitaria causata dalle elevate
temperature, una delle poche voci ad andare controcorrente è stata
quella dell’ex ministro della sanità, il socialista Bernard Kouchner il
quale, in un’intervista radiofonica, si è chiesto "che società sia
quella che se la prende con il governo quando fa troppo caldo o quando
fa freddo" puntando l’indice verso i famigliari delle vittime per non
aver saputo prendersi cura di loro.
Come ci dimostra l’esempio degli Stati Uniti, piuttosto che recriminare
contro il governo per non aver saputo far fronte all’emergenza, sarebbe
dunque preferibile che ciascuno agisse più responsabilmente in prima
persona (anche evitando di scendere in piazza a protestare non appena si
profila l’ipotesi di costruzione di una nuova centrale elettrica).
Ai governi, più modestamente, si potrebbe obiettare non perché non si è
fatto abbastanza nell’emergenza ma, semmai, perché pongano in essere
provvedimenti che, inutili per mitigare effetti negativi di un fenomeno,
il cambiamento climatico, del quale non è neppure certa l’esistenza,
provocano danni certi, di entità maggiore, e più ravvicinati nel tempo
Francesco Ramella