| Per la
serie "non ci facciamo mancare nulla", al responsabile anti-racket
del Comune di Roma, consulente personale del Sindaco Veltroni, e'
venuta la brillante idea di lanciare una campagna di cartelloni
"anti-gioco" da mettere vicino a sale bingo, sale gioco e "dulcis
in fundo" a tutte le ricevitorie del Lotto della X Circoscrizione
di Roma: si tratta quindi di un esperimento che i geniali ideatori
vorrebbero poi allargare a tutte le altre circoscrizioni della
Capitale e poi, sindaci permettendo, a tutta Italia. Un modo
davvero singolare, danneggiare anche le Ricevitorie del Lotto, di
combattere i racket. Ecco il testo della notizia ripresa sul sito
Jamma.it:
"Duecentosessanta cartelli con
il segnale di pericolo e la scritta «Il gioco può creare
dipendenza e la dipendenza può creare indebitamento»: è il
progetto allo studio nel X Municipio, elaborato da Tano Grasso,
consulente antiracket del sindaco Veltroni e coordinatore dello
sportello per la prevenzione dell'usura di via Marco Dino Rossi, a
Cinecittà. I cartelli dovrebbero essere piazzati davanti alle due
sale Bingo del Municipio, ai 197 locali che ospitano videopoker e
alle 60 ricevitorie del lotto, «ma - spiega il sindaco del
municipio Sandro Medici - al nostro censimento bisogna aggiungere
i bar con videopoker non dichiarati, e altre ricevitorie del
lotto». Tano Grasso sottolinea: «Questa battaglia non è contro le
attività ricreative, noi partiamo dal gioco. Proprio dal gioco
infatti si passa alla patologia, e qui viene fuori la pericolosità
del Bingo, che può diventare il casinò dei poveri. Dalla patologia
poi si passa all'indebitamento. Numerosi studi dimostrano come la
dipendenza investa gli strati più poveri della popolazione».
Grasso racconta di un anziano signore che si è rivolto allo
sportello di via Rossi: sperando nel lotto, spendeva cinquanta
euro a settimana quando la sua pensione mensile era di seicento.
Le opinioni in merito sono univoche. «Il vecchietto che gioca
quasi tutta la pensione non è un caso isolato», commenta Maurizio
Fani, direttore dello sportello. Pure Massimo De Simoni,
vicepresidente e assessore al Commercio del Municipio, spiega che
«con questa iniziativa vogliamo seguire l'esempio dei pacchetti di
sigarette, su cui c'è l'avvertimento che il fumo fa male. Vogliamo
riportare il gioco alla sua vera funzione sociale, persa con la
condizione di subalternità nelle zone meno ricche a valori come il
consumo, il mercato, la ricchezza. E chiaro che l'operazione dei
cartelloni susciterà polemiche. Abbiamo paura del conformismo con
cui vince l'idea che le cose debbano andare come vanno, e guai a
chi le tocca. Temiamo anche l'indifferenza, in un territorio privo
di cinema e di teatri. Il gioco è come il calcio: c'è chi lo vive
con serenità e chi fa a botte negli stadi. Bisogna evitare gli
eccessi».
«Vorremmo suscitare un dubbio
nei giocatori cronici», afferma deciso Tano Grasso, «la nostra è
una battaglia di civiltà, una tutela della salute in senso lato.
Iniziative così dovrebbero essere estese in tutta Italia».
|