ROMA - CANCRO SALUTISTA IN METASTASI: ECCO I CARTELLONI ANTI-GIOCO

Ritorno al'angolo del tabacchino, a cura di Tommaso Rea
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Per la serie "non ci facciamo mancare nulla", al responsabile anti-racket del Comune di Roma, consulente personale del Sindaco Veltroni, e' venuta la brillante idea di lanciare una campagna di cartelloni "anti-gioco" da mettere vicino a sale bingo, sale gioco e "dulcis in fundo" a tutte le ricevitorie del Lotto della X Circoscrizione di Roma: si tratta quindi di un esperimento che i geniali ideatori vorrebbero poi allargare a tutte le altre circoscrizioni della Capitale e poi, sindaci permettendo, a tutta Italia. Un modo davvero singolare, danneggiare anche le Ricevitorie del Lotto, di combattere i racket. Ecco il testo della notizia ripresa sul sito Jamma.it:

"Duecentosessanta cartelli con il segnale di pericolo e la scritta «Il gioco può creare dipendenza e la dipendenza può creare indebitamento»: è il progetto allo studio nel X Municipio, elaborato da Tano Grasso, consulente antiracket del sindaco Veltroni e coordinatore dello sportello per la prevenzione dell'usura di via Marco Dino Rossi, a Cinecittà. I cartelli dovrebbero essere piazzati davanti alle due sale Bingo del Municipio, ai 197 locali che ospitano videopoker e alle 60 ricevitorie del lotto, «ma - spiega il sindaco del municipio Sandro Medici - al nostro censimento bisogna aggiungere i bar con videopoker non dichiarati, e altre ricevitorie del lotto». Tano Grasso sottolinea: «Questa battaglia non è contro le attività ricreative, noi partiamo dal gioco. Proprio dal gioco infatti si passa alla patologia, e qui viene fuori la pericolosità del Bingo, che può diventare il casinò dei poveri. Dalla patologia poi si passa all'indebitamento. Numerosi studi dimostrano come la dipendenza investa gli strati più poveri della popolazione». Grasso racconta di un anziano signore che si è rivolto allo sportello di via Rossi: sperando nel lotto, spendeva cinquanta euro a settimana quando la sua pensione mensile era di seicento. Le opinioni in merito sono univoche. «Il vecchietto che gioca quasi tutta la pensione non è un caso isolato», commenta Maurizio Fani, direttore dello sportello. Pure Massimo De Simoni, vicepresidente e assessore al Commercio del Municipio, spiega che «con questa iniziativa vogliamo seguire l'esempio dei pacchetti di sigarette, su cui c'è l'avvertimento che il fumo fa male. Vogliamo riportare il gioco alla sua vera funzione sociale, persa con la condizione di subalternità nelle zone meno ricche a valori come il consumo, il mercato, la ricchezza. E chiaro che l'operazione dei cartelloni susciterà polemiche. Abbiamo paura del conformismo con cui vince l'idea che le cose debbano andare come vanno, e guai a chi le tocca. Temiamo anche l'indifferenza, in un territorio privo di cinema e di teatri. Il gioco è come il calcio: c'è chi lo vive con serenità e chi fa a botte negli stadi. Bisogna evitare gli eccessi».

«Vorremmo suscitare un dubbio nei giocatori cronici», afferma deciso Tano Grasso, «la nostra è una battaglia di civiltà, una tutela della salute in senso lato. Iniziative così dovrebbero essere estese in tutta Italia».