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24 Marzo 2005 -
Non ci convince la sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha
condannato l’ETI (e quindi la BAT che lo ha acquistato) a pagare
una importante cifra
risarcitoria ad una presunta vittima del fumo.
Non ci convince perché da decenni viviamo tutti nella consapevolezza
che l’abitudine di fumare è nociva alla salute, fino al punto che
ormai scritte jettatorie sono stampate
in evidenza su ogni pacchetto. Della cosa si discuteva animatamente
da diversi anni e quindi esisteva una consapevolezza dei consumatori.
Non ci convince perché i fatti cui ci si riferisce sono precedenti
alla costituzione dell’ETI e ci sembra ingiusto attribuire non
all’ETI ma addirittura al suo acquirente
responsabilità, semmai, proprie dell’AAMS che all’epoca agiva
come stato sotto l’usbergo del monopolio.
Non ci convince perché è risultata
decisiva una perizia depositata solo in sede di appello e quindi non
valutata in sede di primo esame.
Non ci convince perché è stato capovolto l’onere della prova:
anziché dimostrare il ricorrente il rapporto di causa-effetto che
sarebbe esistito fra uso del tabacco-malattia e morte è
stato chiesto al convenuto di dimostrare
l’assenza di questo rapporto di causa-effetto.
Non ci convince perché sembra un tipico caso di giurisprudenza
creativa anziché applicativa cioè non ti
condanno perché tu hai commesso un fatto vietato dalla legge ma ti
condanno per stabilire il principio, legge o non legge, che questo è
un fatto vietato per il quale devi essere condannato.
Unico aspetto della sentenza che ci sembra da condividere è la
decisione di non ammettere la costituzione in giudizio del
Codacons.
La nota organizzazione ha però annunciato altri 150 ricorsi già
pronti e rivendica la possibilità di procedere con una «class
action» cioè con una causa collettiva
promossa da una generalità di persone.
Un brutto esempio di mercantilizzazione
della giustizia, che ci proviene dall’America dove peraltro il
Presidente Bush ne sta eliminando la
praticabilità, che consentirebbe agli avvocati di fare grassi affari
preparando cause per centinaia o magari migliaia di presunti
danneggiati, anticipando le spese ma realizzando
successivamente ricche percentuali (almeno il 30%) di
risarcimenti miliardari.
La nostra giustizia non ha bisogno nè di
sentenze creative nè
di avvocati rastrellatori di
clienti retribuiti a percentuale.
Ogni tanto ricordiamoci che l’Italia, andando un po’ indietro, è la
patria del diritto non, come oggi sembra essere, dei dritti. |