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23 Giugno
2003
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Sul sito
della FIT è recentemente comparso
un articolo volto a spiegare
le ragioni della scelta del sindacato dei tabaccai di appoggiare
la proposta del ministro Sirchia in merito ai distributori
automatici di sigarette. La proposta, lo ricordiamo, prevede
(nel nome della tutela dei minori) che le macchine distributrici
siano spente dalle 19:00 alle 23:00. Questo risultato può essere
ottenuto installando (a spese dei tabaccai, naturalmente) un
apposito dispositivo.
Inoltre, nei distributori installati a partire dal 1 gennaio
2004 è previsto l’inserimento d’un secondo dispositivo che,
attraverso la lettura del chip della nuova carta d’identità
europea, consentirà la verifica dell’età dell’acquirente e
quindi impedirà la vendita ai minori di anni 16. Facciamo finta
di non notare che questo secondo dispositivo permetterà,
virtualmente, anche una schedatura dei fumatori e che
conoscerne nome e cognome è il primo passo per la loro
“rieducazione”.
L’argomento di fondo della FIT a difesa della nuova legge è che
essa, in qualche maniera, non manda tutti a bagno. Cioè: è
naturalmente costosa, ma tutto sommato salva il salvabile, e non
è un divieto totale. Leggiamo: “Dobbiamo dare atto al
Ministro della Salute prof. Girolamo Sirchia di aver accettato
una soluzione del problema a medio termine, al fine di non
danneggiare economicamente migliaia di piccole imprese a
conduzione familiare. Fin dall’anno 1934 la legge italiana vieta
la vendita di sigarette ai minori di anni 16”. In altre
parole: lasciamo quietare il can che dorme; altrimenti
correremmo il rischio di veder banditi i distributori
automatici.
Rispondiamo con una storiella. In un lager nazista ci sono due
ebrei. Il primo dice al secondo: “Senti, perché non proviamo
a scappare? Sono riuscito a rubare un rasoio a un tedesco.
Potremmo usarlo per aprire un buco nella recinzione”. Il
secondo dice: “No, non possiamo farlo. I tedeschi, pur
potendo, non ci hanno ancora mandato nelle camere a gas. Meglio
vivere in un lager, che morire fuori”. Chiaro, no? I
dirigenti della FIT sono ben lontani dall’eroico grido del
rivoluzionario americano Patrick Henry, Give Me Liberty or
Give Me Death, datemi la libertà o datemi la morte. Hanno
scelto un’altra via: quella pusillanime di chi chiede
l’elemosina. Comportamento ben strano: i sindacati di tutte le
categorie non fanno altro che urlare e scendere in piazza. Forse
i tabaccai sono figli d’un sindacato minore?
La situazione dei tabaccai, peraltro, è molto particolare. Essi
sono di fatto esattori delle tasse, visto che la larga
maggioranza del loro fatturato si riversa immediatamente sul
conto del governo. Per giunta, a causa dell’alto volume di
contanti trattati sono una delle categorie più a rischio di
finire vittima della criminalità. E quale premio ricevono? Quel
tozzo di pane con affettuoso disprezzo gettato di cui cantava
Fabrizio de André.
La FIT ha deciso, anziché scagliarsi contro una legge
fascista (del 1934), di accettarla e piegare il capo. Tra
l’altro, si tratta di un provvedimento di un moralismo estremo.
Ci sono molti distributori automatici in circolazione, per
esempio, di preservativi. Dovremmo forse vietarli perché i
bambini potrebbero acquistare un profilattico?
No, non stiamo dando un suggerimento agli occhiuti consulenti
del ministero. Stiamo rilevando un’incongruenza, e stiamo
sottolineando che il problema è la continua, puritana
persecuzione dei fumatori e dei tabaccai. Ai quali
suggeriamo, visto che siamo in argomento, d’acquistare qualche
condom. Almeno non rischieranno di contrarre malattie
veneree, quando i loro rappresentanti glielo metteranno in quel
posto.
A presto.
Tommaso Rea

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