Gli intellettuali e il libero mercato: l’esempio di Sergio Ricossa

Ritorno alla pagina principale
Ritorno alla pagina principale di FORCES Italia
"Il Coraggio della Libertà" , il libro presentato al convegno, è disponibile dalla Rubbettino Editore. Tra i vari ed interessantissimi saggi, il libro contiene "Lo Stato Terapeutico" del Prof. Thomas Szasz, membro del comitato d'onore di FORCES International. Lo Stato Terapeutico, tradotto da Gian Turci, è una lettura raccomandata per i nostri lettori perché mette in luce e in prospettiva i grandi pericoli per la democrazia e la libertà rappresentati dal salutismo. FORCES Italiana è lieta di mettere questo saggio in rete per i suoi lettori. (Documento da 2,3Mb in formato scaricabile pdf, che richiede Adobe Acrobat. Clicca qui per una copia gratuita).

Si è svolto martedì 10 settembre, presso l’Unione Industriale di Torino, il convegno “Gli intellettuali e il libero mercato: l’esempio di Sergio Ricossa". Il gotha del liberalismo ­italiano e mondiale si è riunito per festeggiare l’economista piemontese in occasione del suo settantacinquesimo compleanno.

Una scusa, un pretesto per ringraziarlo del grande lavoro svolto in difesa dei diritti individuali, anche negli anni bui dell’egemonia socialista. Contemporaneamente, è stato presentato il libro Il coraggio della libertà. Saggi in onore di Sergio Ricossa (Rubbettino Editore, pp.580, €30,00), a cura di Enrico Colombatto e Alberto Mingardi.

Ad aprire i lavori è stato Sergio Dosio, Direttore dell’Unione Industriale, che ha ricordato, con grande commozione, la fermezza con cui il professore si è schierato da sempre per la libertà . E' poi stato il turno di un'interessante tavola rotonda che ha appunto focalizzato l'attenzione sui rapporti tra intellettuali e capitalismo. E' stato Ralph Raico (College of Buffalo ­University of New York) ad aprire il dibattito, con una lunga ed approfondita relazione. E’ così emerso un quadro per certi versi desolante: gli uomini di pensiero faticano a comprendere le relazioni di mercato perché vivono in un mondo diverso, quello dominato dalla pianificazione dello Stato, e poiché possono permettersi il lusso di una "rendita" completamente slegata dalle bizze del libero gioco economico.

A Raico, sono seguiti diversi interventi di alcuni esponenti del liberalismo italofono. Raimondo Cubeddu (Università  di Pisa) ha sottolineato che la difesa delle libertà civili non può essere disgiunta da quella delle libertà  economiche. Domenico Da Empoli (La Sapienza, Roma) ha chiosato sul tema. Enrico di Robilant (Università  di Torino) ha esplorato la differenza tra ordini statici e ordini dinamici. Carlo Lottieri (Università  di Siena) ha puntato il dito contro il mito del laicismo, ricordando che il liberalismo è inconcepibile al di fuori della tradizione cristiana.

Il pomeriggio si è aperto con un vivace intervento di Andrea Pininfarina, Presidente dell’Unione Industriale di Torino, che non ha mancato di puntare il dito sul terrificante "deficit" di liberalismo che il governo Berlusconi riesce a svelare ad ogni sua mossa. E' poi seguita una seconda tavola rotonda, consacrata invece all'esplorazione della relazione possibile tra mondo dei media e pensiero liberale, con una particolare attenzione al ruolo giocato, in Italia, da Sergio Ricossa. E' stato Anthony de Jasay, forse il più prestigioso interprete della tradizione libertaria contemporanea, ad aprire le danze: sottolineando le affinità  tra la figura del politico e quella del giornalista. Un paragone calzante quanto sconfortante per chiunque abbia a cuore le ragioni della libertà .

Aldo Canovari, editore di "Liberilibri", ha raccontato le difficoltà  patite in questi anni per portare scampoli di cultura libera in questo Paese. Renato Farina (vicedirettore di Libero) ha parlato dell’anomalia del liberalismo italiano. Alberto Pasolini Zanelli (Il Giornale) ha elogiato la capacità comunicativa di Ricossa, mettendo in evidenza che le idee, per quanto buone, devono anche essere diffuse in modo efficace. Lorenzo Infantino (Luiss, Roma) ha criticato quello che ha definito liberalismo partenopeo: la tradizione che nasce con Croce e prosegue con uno sbandamento “a sinistra”, di fatto usurpando il posto al liberalismo coerente.

L'ultima tavola rotonda è stata invece dedicata a Sergio Ricossa come uomo, studioso, maestro. Ricordato con affetto dagli amici Vittorio Mathieu e Anacleto Verrecchia. Giustamente inquadrato nella sua dimensione di studioso e di alfiere delle idee libertarie dall'amico Lord Harris of High Cross.

Mentre Antonio Martino (ministro della Difesa) s'è dimostrato più ricossiano di Ricossa stesso criticando senza mezzi termini l’insostenibile statalismo degli uomini politici, e proponendo provocatoriamente di sostituire le elezioni col sorteggio. Garanzia, perlomeno, che in Parlamento non ci finiscano obbligatoriamente briganti di varia risma.

Il convegno e' stato concluso da Enrico Colombatto (Università  di Torino), che una sola cosa ha rimproverato al suo maestro Ricossa, seduto in prima fila: di non essere riuscito a fare scuola, ad aggregare una "comunità " di liberali italiani. Che è la missione che noi libertari, dal convegno di

Torino in avanti, dobbiamo darci.

Da sinistra: Lady Harris, Lord Harris of High Cross, il ministro della Difesa Martino, Gian Turci (presidente di FORCES Italiana), Il Prof. Raimondo Cubeddu. In secondo piano, Carlo Stagnaro.

Il Prof. Martino, il Prof. David Gay dell'Università dell'Arkansas, il presidente dell'Unione Industriale Pininfarina

Il Prof. Sergio Ricossa, Gian Turci, Il Prof. Anthony de Jasay, Lord Harris

L'organizzatore dell'evento, Alberto Mingardi

Alcuni degli intervenuti

Vedere anche articolo di Renato Tubére: "La Riscossa di Ricossa", pubblicato da Ideazione