Prefazione editoriale

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Novembre 2000 - FORCES è lieta di pubblicare la traduzione di quest’analisi sull’inutilità della proibizione, e sulle cause che conducono al suo fallimento, che è tanto inevitabile quanto la cortezza di vedute politiche che portano alla periodica ripetizione di questo tragico esperimento sociale.

Si noti che non condividiamo tutto ciò che è esposto in quest’essai – particolarmente l’ultimo paragrafo, dove si mettono allo stesso livello alcol, tabacco e narcotici come “causa di molte miserie umane”. Mentre i devastanti effetti delle droghe pesanti e dell’alcol sono provati da solida scienza e sono davvero indiscutibili, ciò non è né il caso del tabacco, né quello della marijuana, per i quali non esiste, in realtà, alcuna solida prova dei danni ad essi attribuiti, se non quanto fabbricato da statistiche tendenziose. Ne segue che i “consigli” d’astensione menzionati nel paragrafo sono basati su disinformazione (se non addirittura falsificazione), e non su scienza.

Ciononostante, quest’interessante lettura dimostra, ahinoi, che la generazione che segue non impara da quella che la precede, e ciò risulta in infiniti cicli di proibizione/tolleranza (durante i quali però non si raggiungono mai la liberalizzazione, e l’elevazione del diritto di scelta a diritto legale, il che fermerebbe il pendolo), mentre si nasconde dietro la scienza rottame l’unica vera, immorale ragione delle leggi proibizioniste: imporre con i decreti la moralità di stato all’individuo sovrano.

Per leggere l’originale inglese, fare click qui.

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Periodiche ondate di puritanesimo ispirano i politici a proibire l'alcol, il tabacco, ed altre droghe. Ma la storia ci dimostra che promulgare leggi per imporre la sobrietà non serve a nulla - anzi, può essere addirittura controproducente.

IL FUTILE GIRO DI VITE

Di Philip E. Ross

Pubblicato in originale da FORBES Magazine

I governi, che decretano la totale intolleranza agli stupefacenti hanno 400.000 pregiudicati per uso di droga nelle carceri dei loro Paesi. L'Associazione delle madri contro la guida in stato d’ubriachezza (MADD – Mothers Against Drunk Driving) persuade i legislatori ad elevare il limite d’età sul consumo degli alcolici, e adesso vuole limitarne anche la pubblicità. Il dipartimento di Giustizia americano prepara una contorta teoria secondo cui i venditori di tabacco svuotano le casse dello stato federale, e manda loro una fattura da $20 miliardi di dollari l'anno [oltre 40.000 miliardi di lire].

Ciò cui si assiste è il Nuovo Proibizionismo. Siamo tornati daccapo al decreto Volstead, diverso solo nelle apparenze ma con le stesse finalità: imporre il vivere sano con i decreti. É pressoché certo che questa politica sia destinata a fallire, e tanto clamorosamente quanto fallì il Proibizionismo degli anni Venti.

Queste sono le conclusioni raggiunte da un piccolo gruppo d’esperti, specializzati nella storia delle crociate della temperanza. L’impulso ad emanare leggi su sanità e sobrietà riaffiora regolarmente al termine di cicli di 60 o 80 anni, ci dicono questi esperti, e il presente ciclo sta raggiungendo l’apice in questi tempi. E a beffa di tutti gli sforzi, il risultato potrebbe essere proprio un aumento del consumo di tabacco ed alcol entro dieci o vent’anni.

"Ogni circa ottant’anni vengono emanate leggi contro i piaceri personali della gente: tabacco, alcol, carne, e sesso”, dice Ruth C. Engs, una docente di scienze applicate alla salute dell'Università di Bloomington nell’Indiana, ed autore del libro I movimenti salutisti: i cicli americani delle riforme sanitarie (Clean Living Movements: American Cycles of Health Reform), che sarà pubblicato prossimamente. “Il consumo di stupefacenti, tabacco ed alcol ha raggiunto il suo picco massimo intorno al 1980; le leggi riformatrici sembra stiano raggiungendo il loro apice ora, ciò significa che ci dovrebbe essere una caduta intorno al 2010."

L'andamento altalenante di questo ciclo sembra seguire un suo ritmo naturale, correlato ad una sorta di memoria collettiva degli effetti prodotti dall'uso di queste sostanze sulle generazioni precedenti. Legislazioni col pugno di ferro, lungi dal mutare quest'andamento, probabilmente aggravano la situazione. Si osservi il paradossale aumento del fumo tra gli adolescenti degli ultimi anni. L'abitudine al fumo potrebbe ora avere il fascino del frutto proibito – cioè, le crociate anti-tabacco potrebbero causare, socialmente, un ritorno di fiamma.

Engs spiega i ritmi della temperanza: nel primo terzo di questo ciclo, i riformatori agitano l’opinione pubblica contro il comportamento bersaglio, il cui apice comincia ad abbassarsi. Solo dopo, quando i buoi sono scappati, l'elettorato chiude la porta della stalla con leggi restrittive. Circa a metà del secondo terzo del ciclo, la gente o perde interesse per le leggi restrittive, o addirittura si ribella contro di esse; ciò succede quando diventa “gonzo” infrangere la legge. Engs afferma che l’incremento del 4,6% del numero d’adolescenti fumatrici negli ultimi cinque anni, suggerisce che la fase di rilassamento stia iniziando con il tabacco, mentre per l’alcol tale fase richiede ancora qualche anno.


In tutte le campagne per la temperanza, la più forte diminuzione del consumo arrivò prima che le leggi entrassero in effetto.


Nell'ultimo terzo di questo ciclo, mentre la polizia implementa a malapena le leggi che sono ancora in vigore, il comportamento vietato diventa pubblico e il consumo continua a salire, ma più lentamente. Poi raggiunge il suo apice, mentre un'altra generazione assiste alla devastazione causata dall'uso di droga. E il ciclo ricomincia daccapo.

Il dilagare dell'uso del crack ha seguito un corso simile, sebbene in un lasso di tempo cinque volte inferiore. La dipendenza fisica creata da questa droga è così grande - e la sua capacità di distruggere vite così completa - che il ciclo altalenante coprì un periodo di circa una dozzina d’anni, andando a scemare nei tardi anni Novanta. I dipartimenti di polizia risposero al dilagare di questo stupefacente con un'ondata di arresti, che mise in carcere milioni di drogati. Ma non fu l’implementazione della legge che estinse il crack. Fu il crack che fece sparire se stesso.

Il ciclo è vizioso, perché il più delle volte si hanno reazioni eccessive alle esperienze della generazione precedente. Questo pendolare da un estremo all'altro è particolarmente acuto in America, dove risale agli stessi fondatori Puritani, sebbene - almeno rispetto all'alcol - si osservino reazioni di questo tipo nei Paesi del nord Europa, incluse Inghilterra, Scandinavia e Russia. Queste fredde culture alternano eccessi in - e astinenze da - etanolo, in netto contrasto con i Paesi dell’Europa meridionale, che non fanno né i bagordi, né crociate d'intolleranza. In Francia, Italia e Grecia il vino è integrato nel pranzo fin dai tempi dei Romani.

É impressionante osservare come le leggi contro l'abuso di queste sostanze siano già inutili quando varate, quanto rapidamente le punizioni diventino pesanti, e quanto totale sia il ritorno alla tolleranza alla fine del ciclo. In ogni campagna, si noti di nuovo, il più forte declino dei consumi avviene prima che la legge sia varata.

Il ciclo si ripete con stretta regolarità per il tabacco, l’oppio e la cocaina, dice David F. Musto, medico e ricercatore di storia della medicina alla Yale University School of Medicine. Le ragioni? Il tempo di reazione tra l’incremento del consumo e la formazione del consenso popolare a favore di legislazioni repressive. “Ecco come diventa logico che le leggi repressive entrino in vigore quando il consumo di queste sostanze ha passato il suo apice e diventino più severe quando la richiesta scende ".

Musto ha documentato come la cocaina, dapprima, aveva attirato l’attenzione persino dell'elite medica come droga prodigio, promossa su prestigiose riviste scientifiche con un linguaggio che ricorda ciò che si legge oggi a proposito del Prozac. Nella decade del 1890 Sir Arthur Conan Doyle poteva, infatti, ritrarre Sherlock Holmes, il protagonista delle sue novelle poliziesche, mentre s’iniettava cocaina prima di dar la caccia ai criminali. In seguito, gli effetti devastanti della dipendenza da cocaina divennero palesi, e la droga venne invece associata a persone abiette, mentre la repulsione verso di essa incrementava, il consumo esplodeva e, oh sì - leggi repressive furono varate prima della I Guerra mondiale. Nel 1930 s'era però persa memoria di questa droga. Ma quarant'anni dopo, essa riespose più che mai.


"In America i problemi sanitari diventano facilmente problemi morali. E una volta che hai deciso che il tuo opponente è totalmente privo di morale, perché dunque cercare un compromesso?"


Musto nota che un terzo degli Americani non beve, un terzo beve solo occasionalmente, ed il resto beve il 90% dell'alcol prodotto. Di conseguenza c'è sempre una netta maggioranza di votanti cui non importa nulla del libero uso dei liquori al di la del ”vivi e lascia vivere”. Per promulgare la Proibizione non è necessario convertire chi beve, basta “attivare” coloro che non bevono.

"Si crea così una dinamica morale che rende impossibile il compromesso”, sostiene Musto. “In America i problemi sanitari diventano facilmente problemi morali. E una volta che hai deciso che il tuo opponente è totalmente privo di morale, perché dunque cercare un compromesso?"

Guardiamo quante risorse vengono dedicate a reprimere i narcotici. "Il problema nel quale siamo caduti è che queste leggi hanno un “effetto cricco” “, dice Daniel D. Polsby, docente di giurisprudenza all'Università George Mason. "Esse sono diventate talmente dure da permettere solo un incremento di durezza quando cambiano". Un cocainomane tipico spende dieci anni e mezzo nelle prigioni federali - il 35% in più di uno stupratore tipico.

E si può forse sostenere che le leggi odierne siano basate su una conoscenza scientifica delle droghe e del tabacco più profonda di quella dei nostri nonni? No, non si può. L'opposizione al fumo verso la fine del secolo usò gli stessi argomenti di quella odierna, fino al punto di usare l'idea che il fumo passivo fosse una minaccia per i non fumatori, in modo che i fumatori di sigari fossero confinati, per esempio, a vagoni ferroviari riservati a loro. Sul punto del salutismo, molti altri precetti che si suppone siano scientifici - nutrirsi di fiocchi d'avena, evitare le carni rosse, esercitarsi regolarmente - facevano parte integrante degli orientamenti al viver sano sia ieri, sia oggi. La scienza ha un ruolo marginale nell'oscillazione di questo particolare pendolo. Le emozioni popolari, invece, hanno un ruolo ben più ampio.

Musto pensa che, con la vittoria delle forze anti-tabacco, il prossimo bersaglio delle misure restrittive possa essere l'alcol. Ciò potrebbe iniziare con il dissuadere la gente dal bere, poi si andrebbe avanti emarginando socialmente coloro che bevono, allo scopo di demonizzarli e, infine, promulgare leggi contro di loro.

Che tali leggi siano generalmente inutili a migliorare la situazione e che anzi, in molti casi siano controproducenti, è stato discusso a lungo ed animatamente dai libertari e in particolar modo da Milton Friedman. Egli ha messo in luce che proibizione e razionamenti producono risultati economicamente perversi, tra i quali un fiorente mercato illegale della sostanza proibita, alimentato dal rialzo dei prezzi e dall'aumento smisurato dei profitti. Un'altra conseguenza perversa è prodotta dall'effetto sostituzione: se per i ragazzi diventa difficile (o troppo costoso) acquistare la birra, per esempio, essi acquisteranno la marijuana.

Una delle conseguenze indesiderate delle leggi di temperanza è che esse finiscono per rendere affascinante la sostanza proibita. Engs vede questo fascino espresso dall’incremento statistico, sebbene piccolo, dei minorenni ubriachi quando comparati alla loro controparte in età legale. Sembra che una volta che puoi diventare – legalmente - ubriaco fradicio al bar, ti passa la voglia di farlo. Sfortunatamente, le abitudini che si formano in quel giovane periodo dell’esistenza di un individuo, tendono a restare per tutta una vita, e quelli che si ribellano iniziando a bere a 19 anni, a volte scoprono di non essere capaci di smettere all’età di 21. Ciò vale a dire che alzare l'età in cui è lecito bere, con l'andare del tempo, può risultare in un incrementato alcolismo nel futuro.

Si ascolti attentamente ciò che Engs, Musto e Polsby hanno da dire. Il loro punto non è che l'abuso di queste sostanze sia innocuo, ma che esso sia inevitabile. Ne segue che la frusta non dovrebbe essere usata con forza – e ciò è cosa assai difficile da fare per chi sta a cavallo.

Che sia chiaro: l'alcol, il tabacco ed i narcotici sono causa di molte miserie umane, e sarebbe meglio consigliare alla gente di farne poco uso, o di non usarle affatto. Consigliare - ma non ordinare - perché la coercizione alla lunga non funziona. Il problema è che si vive per oggi, specialmente per quanto concerne i piaceri proibiti. Con il tramonto della generazione che ha vissuto il Proibizionismo, l'ultimo e il più gran fallimento della moralità imposta per legge, nuovi riformatori emergono, solo per ripetere gli stessi, vecchi errori.