ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO
DI TORINO:
DUE MISURE NON UMANE PER GLI STESSI UMANI
20 Gennaio 1999
Sull'onda della proibizione di chiara matrice americana, l'Istituto Bancario San Paolo
di Torino ha deciso di implementare la politica "No Smoking".
Sembra proprio che nonostante gli appelli
alla tolleranza e cortesia, le proposte di legge per una
pacifica convivenza tra fumatori e non-fumatori, la schiacciante
evidenza scientifica circa la mancanza di "link" tra fumo
passivo e malattie si continui imperterriti a copiare i Paesi isterici che perseguitano i
fumatori.
Alitalia, RAI, Telecom e altri troppo numerosi per elencare in questa pagina
continuano a infrangere i diritti di coloro che fumano.
Purtroppo, questa e` una delle tare degli italiani -- il pensare che qui si stia
male e che sia sia "indietro", quindi "altrove" sia meglio. E siccome
"altrove" proibisce il fumo, ecco che come al solito noi ripetiamo tutto come
pappagalli.
E vero, noi italiani siamo diversi e non facciamo come gli americani che fanno un sacco
di casino su questa storia del fumo. Noi la facciamo "all'italiana"..:
gentilmente, affabilmente e con grandi sorrisi continuiamo ad affiggere ai muri
gli odiati cartelli "vietato fumare".
E` solouna questione di forma, ma il risultato non cambia. Il fatto che i
fumatori italiani contribuiscano allo stato ben 14.000 milardi all'anno in piu`
dei non-fumatori in tasse addizionali nonche` creino migliaia di posti di
lavoro non fa alcuna differenza, in quanto lo stato manifesta la sua riconoscenza
sottoscrivendo la proibizione mentre si beve tutte le esagerazioni e menzogne
"scientifiche" provenienti da oltremare e dall'Organizzazione <mondiale della
Sanità circa i pericoli del fumo sia primario che passivo.
Per qualche logica contorta, il diritto del non-fumatore che paga meno tasse
e vive piu` a lungo (almeno cosi` si dice) -- e quindi attinge di piu` alle
pensioni deve prevalere su quello di coloro che invece pagano di
piu`e consumano di meno. Perche` questa ingiustizia? Cosa rende il
"bisogno" del non fumatore piu` "nobile" ed importante di quello del
fumatore? La risposta e` semplice: perche` i fumatori sono la minoranza.
E quando si parla di fumare, la minoranza non ha alcun diritto.
La proibizione e` anche rampante in certi enti privati, come il San Paolo di Torino,
dove gli impiegati ora non possono piu` fumare. Pero` i clienti si, sebbene ogni tanto
qualche zelante (e intollerante) impiegato, sentendosi spalleggiato/a dal management
dell'Istituzione, si premura di ricordare ai clienti che "qui non si puo`
fumare" -- e con il modo di fare della parte lesa, per giunta!
Essendo io stesso un correntista del San Paolo, da buon cittadino che ha a cuore i
diritti civili ho scritto una lettera di protesta contro questa ingiusta e ho minacciato
di portare i miei investimenti altrove.
Ricevuto immantinente da un rappresentante dell'Istituto con gran cortesia, sono stato
"riassicurato" che non mi sara` mai vietato fumare come cliente del San
Paolo. A parte il fatto che non ci credo, perche` la proibizione parziale e` sempre
una misura transitoria verso un'inevitabile proibizione totale,
indicazioni di cambio di politica nei riguardi degli impiegati non ce ne
sono state, anche se il funzionario ha riconosciuto che vietare di fumare agli impiegati e
non ai clienti "non e` giusto".
Bisogna ricordarsi che secondo la logica anti-tabacco giustizia sarebbe quindi quella
di proibire il fumo a tutti -- NON quella di mettere fine alle
assurdita` alle discriminazioni contro gli impiegati.
Quello che il San Paolo dice a me in realta` e` lapalissiano: "non apprezziamo
i fumatori come persone e di conseguenza decidiamo di non considerare la sentenza numero
399 emessa dalla Corte di Cassazione in data 11 Dicembre 1996".
(Tale sentenzariguardava una disputa di lavoro circa il fumo passivo all'Istituto
San Paolo di Torino, che considerava illegale la proibizione del fumo agli impiegati).
"Quindi", continua a dirmi implicitamente il San Paolo, "di
te apprezziamo solo i tuoi quattrini".
Si parla quindi di due misure non umane (in quanto non si considerano fattori umani ne'
per i clienti ne' per i fumatori) per gli stessi umani.
E il riconoscimento dei diritti dei fumatori in quanto tali? Zero.
Grazie, ma penso proprio che portero` comunque i miei quattrini altrove e questa volta
faro` molta attezione a dove sono i portacenere, cosa c'e` affisso ai muri, se
non addirittura chiedero` qual'e` la loro posizione circa i diritti dei fumatori.
Che dire? Che FARE? Si potrebbe fare tanto se
i fumatori italiani veramente sapessero a che punto si è arrivati in America.
Tanto per cominciare si potrebbe diventare intolleranti dell'intolleranza,
invece to mettere subito via la sigaretta quando qualche stronzo ci dice che non si puo`
fumare.
Gian Turci
FORCES ITALIA