SEPARAZIONI E AFFIDAMENTI: QUANDO LA STAMPA NON FA INFORMAZIONE

30 Maggio 2001

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ltre a quello di informare, la Stampa ha un altro importantissimo compito all'interno di una società civile e democratica: quello di fare da garante dei diritti dei cittadini e delle minoranze segnalando all'opinione pubblica tutti quei casi di ingiustizia e di violazione dei diritti umani che nascono da pregiudizi, superficialità, incompetenza, o peggio ancora interessi corporativi e di parte.

Purtroppo, se questo è vero in certi casi, non lo è in un settore molto delicato come quello delle pari opportunità fra genitori nelle cause di affidamento dei minori in caso di separazione o divorzio. Il giro di affari di oltre 2000 miliardi di lire all'anno fatto sulla pelle di migliaia di bambini, la ritrosia a mettersi contro corporazioni molto potenti come quella degli avvocati e soprattutto quella dei magistrati, e in sostanza il fatto di condividere con il resto del Paese una cultura di discriminazione sessista che sotto una falsa vernice di pseudofemminismo è in realtà fortemente maschilista, fa si che venga steso un velo di silenzio e omertà su una giurisprudenza vergognosa che ha reso e continua a rendere di fatto orfani di padri ancora in vita centinaia di migliaia di bambini.

Nel 96% dei casi i minori vengono affidati alle madri, in un modo che spesso all'atto pratico toglie ai padri il diritto/dovere di crescere, educare e partecipare attivamente alla vita dei propri figli, trasformandoli a tutti gli effetti in padri ad ore. Si tratta di una situazione assolutamente insostenibile in un Paese che si dice liberale, la quale, oltre a violare il terzo articolo della nostra Costituzione, lede pesantemente la dignità umana di tanti papà e rappresenta una vera e propria violenza psicologica per i minori.

Di tutto ciò l'opinione pubblica non viene informata, anzi, esiste un vero e proprio movimento di opinione nella stampa che tende a cancellare il padre come figura attiva nell'ambito familiare. Eppure sempre più uomini, in un mondo in cui le donne hanno giustamente rivendicato un ruolo paritario nel mondo del lavoro, pretendono che si riconosca loro il ruolo di genitore amorevole, sensibile e soprattutto presente, rinnegando quella logica perversa che li vuole vedere solo come una fonte di sostentamento economico per la famiglia.

Lettore anonimo