RICHIESTA IN LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA SALUTE DOTT. SIRCHIA

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dalla data della spedizione. Alla lettera che fa mirate domande sull'integrità istituzionale e scientifica che minaccia le scelte di vita di 18 milioni di italiani, il ministro della salute Sirchia non si degna di dare risposta. Si tratta di imbarazzo, o di disdegno della libertà di 18 milioni di cittadini?Ricevute di spedizione e di ricevimentoRicevuta A.R. postale (premere sull'icona)

15 Gennaio 2002

Raccomandata A.R.

Signor Ministro Sirchia,

Ci scusiamo per la necessaria formalità della raccomandata A.R. La ringraziamo per non aver raccolto l’eredità del suo predecessore proponendo disegni di legge atti a trasformare la politica italiana sul fumo in una copia di quella degli Stati Uniti, ma di essersi limitato solo a "ritoccare le tariffe" delle pene, per ora solo pecuniarie, per chi fuma laddove non sia consentito. Siamo ormai ad un livello d’isteria e disinformazione contro il fumo, e di tale ignoranza della legge, che è stato sufficiente un inasprimento delle sanzioni per provocare, in questi ultimi giorni, un enorme proliferare di cartelli di divieto, anche laddove non sono giustificati; inoltre, di pari passo, ci è stato riportato da alcuni gestori che le forze dell’ordine hanno inasprito il loro atteggiamento, lasciando talvolta intendere che è necessario apporre il cartello di divieto laddove il divieto non si applica.

Lei afferma di schierarsi a "difesa" dei due terzi della popolazione italiana che non fuma, ma nel frattempo cosa è fatto in "difesa" dell’altro terzo di popolazione che fuma e che, così facendo, contribuisce allo Stato circa 1.000.000 di lire al secondo (ci scusi, 516 euro) in più dei "poveri" non fumatori? Che cosa fare, in fatti, a difesa di questo terzo di cittadini, il cui diritto lei pure afferma di riconoscere ma che in realtà, oltre ad essere ormai privato di esercitare tale diritto praticamente ovunque, viene anche emarginato, e additato come assassino del prossimo? E poi, domanda retorica, vorremmo sapere dove non è consentito fumare oggigiorno? Risposta retorica: ovunque qualcuno decida di apporre un discriminatorio cartello di divieto; con o senza ragione, tanto sa di avere lo Stato dalla sua parte.

Nei cosiddetti locali pubblici (in realtà spesso privati), sempre più frequentemente è vietato fumare in modo assoluto anche se, per giustizia ed equità, dovrebbero esistere spazi riservati ai fumatori pari ad almeno un terzo del volume disponibile, visto che questo terzo di popolazione, teoricamente, possiede un terzo della proprietà pubblica e ne ha diritto al godimento anche quando fuma. E cosa è fatto per i gestori dei locali, altra grossa fetta della popolazione italiana, che devono scegliere fra trasformarsi in poliziotti (e negare il diritto di fumo mentre perdono una grossa fetta della clientela, com’è successo in altre nazioni), o preservare le loro entrate ed essere dissanguati dalle multe?

C’è qualcos’altro che ci lascia perplessi: il raddoppio delle sanzioni in presenza di bambini e donne in gravidanza. Questa posizione va ad incrementare la fandonia del fumo passivo che uccide. In considerazione delle pesanti conseguenze sociali ed economiche derivanti dalla presente tendenza proibizionista, noi formalmente richiediamo a Lei e al suo Ministero, come cittadini, che ci venga  mostrata l'esistenza di una relazione diretta di causa effetto (cioè una causalità eziologica unica) per il fumo passivo, che giustifichi la presente legge e le relative severe sanzioni. Nessuno degli oltre cento studi finora condotti sul fumo passivo ha potuto dimostrare, neppure remotamente, l’esistenza di una tale realtà in parametri scientifici; il famoso studio dell’Environmental Protection Agency americana, che è alla base della presente politica d’intolleranza sul fumo in pubblico, fu addirittura giudicato una frode scientifica dalla corte federale americana nel 1998, e tale autorità giudiziaria ordinò alla EPA la rimozione del fumo passivo dalla lista dei cancerogeni. Ciò nonostante, grazie anche alla campagna disinformativa dei media, l’equazione fumo passivo = cancro è ormai di dominio pubblico. "Tutti sanno che il fumo passivo fa male"; però, Signor Ministro, leggi e sanzioni non si fanno né basandosi sul "tutti sanno che", né sulle opinioni di "esperti" e "luminari" (troppi dei quali con interessi ben legati a gruppi particolari), ma su solidi fatti scientifici, perché di scienza si parla, non di moralismo.

Prima che un Paese libero limiti l’espletazione della libera scelta dell’individuo ed assurga arbitrariamente a difensore di finti deboli, bisogna provare che esiste realmente un rischio sostanziale dimostrato a rigor di scienza (e non di discutibili statistiche e opinioni).

Basare una proibizione, pardon, una persecuzione, solo sul "fastidio" o sulla "puzza" ricorda tempi che si sperava fossero passati per sempre, almeno in Europa. Se tutto ciò che può provocare "fastidio" ad altri fosse vietato, dovremmo avere leggi che vietano e perseguano chi usa sostanze profumate (come saponi, deodoranti e colluttori), come già avviene in Nuova Scozia (Canada), dove "tutti sanno" che il "profumo passivo" nuoce alla salute. È vero che certi odori danno realmente "fastidio" e "nausea", e non solo alle donne in gravidanza; perché dunque non "proteggere" la salute multando chi cucina alla presenza di bambini e donne in stato interessante, dato che le emissioni di sostanze tossiche in una normale cucina sono decisamente equiparabili a quelle di un salotto dove si fuma? Perché non punire, per proteggerli, bambini e donne gravide quando passeggiano nelle vie trafficate del centro cittadino, spesso con i passeggini all’altezza dei tubi di scarico? Se le sembra che questi suggerimenti siano assurdi, le ricordiamo che essi sono basati sull’identica base scientifica - e sull’identica logica – usata per il fumo passivo.

Confidiamo nella Sua persona affinché si smetta di fare leggi e politiche isteriche che mettono i cittadini l’uno contro l’altro invece di tutelare gli interessi di tutti, e rispettarne le scelte. Fumatori e non fumatori, poiché adulti, sono totalmente capaci di trovare un modus vivendi senza l’interferenza dello Stato. Ciò a condizione che l’informazione sia corretta, e che le leggi siano basate su scienza seria, e non sul "tutti sanno che" (usato per soddisfare certi interessi particolari e quelli dei "professionisti antifumo"); e, anche, a condizione che si smetta di fare politica appoggiandosi a scienza di comodo, basata su epidemiologia multifattoriale, che è incapace di isolare una singola causa, mentre tutto può essere attribuito a "tutto". Questa "scienza", che in realtà è una forma di statistica che non sa nemmeno che cosa misura, dovrebbe essere resa illegale come base di politica governativa. Se si destinassero i fondi che si spendono in costosissime campagne di tendenziosa disinformazione sul fumo per potenziare il ricambio dell’aria nei luoghi pubblici, ciò eliminerebbe devastanti conflitti tra cittadini, e migliorerebbe in modo pratico la salute di tutti eliminando virus, batteri, ed altre contaminazioni che proliferano laddove non c’è circolazione d’aria.

Quando medicina, Stato e istituzioni usano disinformazione ed espedienti scientifici e statistici per stimolare intolleranza, soffocare le libertà, ed imporre uno stile di vita sanzionato dallo stato, si raggiunge il fondo del pozzo morale, e bisogna prepararsi a soffrirne le conseguenze. La storia ci insegna che la politicizzazione della medicina e la medicalizzazione della politica hanno portato sempre e solo ad orribili conseguenze. Stante la presente situazione, resta solo da chiedersi quale sarà la prossima categoria di vittime giacché, grazie alle statistiche di cui sopra, un’infinita gamma di malattie può essere "attribuita" ad un’infinita gamma di "cause", a loro volta "attribuibili" ad abitudini e stili di vita.

La nostra organizzazione, che non rappresenta interessi particolari, mette a Sua disposizione, signor Ministro, una vasta biblioteca scientifica e la pluriennale esperienza dei suoi esperti internazionali sul tema del fumo e salute al fine di cooperare con Lei e con il Governo per una politica equa sul fumo, e che distingua l’Italia nel mondo come Paese bilanciato e libero, lanciato sulla strada del vero progresso civile, che non è rappresentato da proibizionismo e discriminazione, ma dall’armonia sociale derivante dal reale rispetto dei diritti non di parte ma di tutti, incluse le minoranze oggi "scomode".

Restando in attesa di suo gentile riscontro, salutiamo rispettosamente.

FORCES Italiana