EDITORIALE

QUANDO LA SPAZZATURA ANTIFUMO RENDE MILIARDI

Traduzione dall'originale inglese di Gian Turci

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San Francisco, 5 Settembre 2001 - I milioni di dollari provenienti dall'ipertassazione dei fumatori americani per "scopi antifumo" - milioni che alimentano anche le stagnanti paludi del mondo accademico americano - attraggono orde di mastri truffatori con laurea che, sebbene incompetenti o mediocri nei loro campi, sono invece superbamente dotati quando si tratta di studiare l'ovvio. Dalla Scuola di Pubblica Sanità dell'università del Minnesota ecco uno studio che arriva alla stupefacente conclusione che l'industria privata, quando illecitamente e falsamente diffamata, fa i necessari passi per difendersi dalla diffamazione.

Un gruppo di questi Mastri ha dunque "esaminato", ancora una volta, i documenti d'ufficio che l'industria del tabacco americana fu forzata a rendere pubblici alcuni anni fa'
[come parte di un'investigazione contro di essa per stabilire se esistevano illegalità nella produzione e promozione delle sigarette, N.d.T.]. I risultati sono ora pubblicati in uno "studio" dal titolo: "Il fumo che non vedete: alla scoperta delle strategie scientifiche implementate dall'industria del tabacco circa il fumo passivo e i divieti contro di esso". I Mastri hanno stilato migliaia di parole per documentare gli sforzi dell'industria del tabacco, volti ad esporre la frode sul fumo passivo, che afferma che esso pone rischi per la salute dei non fumatori. Pesantemente referenziato, esempio dopo esempio il noioso studio vuol provare come l'industria del tabacco abbia cercato di opporre con i fatti gli studi-truffa usati a scopo di propaganda.

Tre aspetti di questo "studio" meritano considerazione.

  • Il primo (e il più importante) è che la contenzione dell'industria del tabacco che il fumo passivo non ponga rischi per la salute dei non fumatori è stata decisamente e conclusivamente convalidata. Dopo la pubblicazione dello studio dell'Environmental Protection Agency americana sul fumo passivo (studio sul quale tutti i divieti di fumare del mondo sono basati) un rapporto indipendente del Congresso degli Stati Uniti (Congressional Research Service) produsse una critica scientifica che demolì completamente la metodologia usata per quello studio. Dopo ciò, tre anni fa' la Corte Federale Americana invalidò legalmente lo studio della EPA, ordinando la rimozione del fumo passivo dalla lista dei cancerogeni della stessa EPA, sulla base che lo studio era fraudolento - e ciò includeva anche la falsa cifra di 3.000 morti l'anno in America per fumo passivo (e ovviamente le varie altre cifre proporzionate alla popolazione di altri Paesi). Oggigiorno nessuno statistico, epidemiologo o scienziato con anche solo un pizzico d'integrità o competenza dà più alcun valore o credenza a questo studio. A tutt'oggi, infatti, è ancora impossibile provare una singola morte a causa del fumo passivo nell'intero pianeta, nonostante che innumerevoli milioni di dollari siano stati investiti per provare in qualche modo quest'assurdità.

  • Il secondo aspetto di questo nuovo "studio" può essere d'interesse a coloro che non hanno dimenticato che viviamo in Paesi liberi. Negli Stati Uniti, come nel resto del mondo libero, ci si aspetta che coloro che sono vittime della diffamazione difendano se stessi. Frodi con astronomiche poste economiche in palio, come quella del fumo passivo, saranno sempre opposte dalle loro vittime, in questo caso i fumatori e i produttori di sigarette. L'industria del tabacco si è comportata proprio come ogni altra entità che sia oggetto di diffamazione. Essa ha lottato contro la frode con tutti i mezzi legali che la Democrazia è stata in grado di offrirle. Se non l'avesse fatto, i suoi azionisti avrebbero avuto basi legali per un'azione contro l'industria stessa. Il tentativo di questi mastri truffatori di demonizzare un'industria perché difende se stessa non è solo risibile, ma è anche un insulto ad ogni cittadino di un Paese democratico.

  • Infine, l'uso del "documenti sul tabacco" come esposizione di sinistri complotti corporativi per uccidere i propri clienti (!) è tristemente ilare. Il cartello antifumo ha sventolato questi "documenti" per anni sotto il naso dei politici e dei media come summa qua non della perfidia dell'industria delle sigarette; però ogni volta che questi "documenti" sono propagandati, l'unica risposta che sentiamo da coloro che non sono marionette dell'antifumo o dell'industria farmaceutica è: "E allora, dov'è lo 'sporco?' " Dopotutto, il Dipartimento di Giustizia americano ha impiegato anni e anni per esaminarli col più potente dei microscopi, proprio per trovare qualche prova di irregolarità (non importa quanto piccola) da usare contro l'industria delle sigarette. Dopo sei indipendenti investigazioni, i detective non hanno trovato nulla.

Non siamo dunque sorpresi che la conclusione dell'estratto, amplificata negli ultimi paragrafi della porzione analitica, affermi che esiste "un significativo miglioramento nell'accessibilità della documentazione sul tabacco". Quindi, visto che questi documenti si sono rivelati inutili per i "professionisti antifumo", l'unico possibile uso che si possa fare di essi è di accumularli, preservarli, digitalizzarli, tabularli, ed archiviarli - e ciò continua a fruttare delle vere fortune per i Mastri Truffatori. S'immagini che un operativo antifumo di medio calibro a San Francisco è riuscito ad ottenere un finanziamento pubblico di 15 milioni di dollari [oltre 30 milardi, N.d.T.] solo per pubblicare i documenti su un sito Web.

Nessuna evidenza di illegalità. Nessuna evidenza che il fumo passivo faccia male. Ma spazzatura come questo "studio" offre ampia e decisiva evidenza che i "professionisti antifumo" ben sanno come ingozzarsi col denaro altrui, mentre mandano a tutti un chiaro e inequivocabile messaggio morale: disonestà e delinquenza rendono - eccome; basta semplicemente che servano agli scopi dello Stato.

Enoch Ludlow
FORCES USA