VALE UN EURO LA TUA LIBERTA'? CLICCA QUI SE PENSI DI SI. CLICCA QUI PER I COPRIPACCHETTI ANTI-TRUFFA E ANTI-DISINFORMAZIONE!!!

SE L'EURODISCRIMINAZIONE E' UN CAVALLO DI TROIA

Di Carlo Stagnaro

Ritorno all'angolo di Carlo Stagnaro
Ritorno all'angolo di Carlo Stagnaro

Ritorno alla pagina principale di FORCES Italiana
Ritorno alla  pagina principale


Dicembre 2000 - Diversi mesi fa sono andato a sentire un concerto di Francesco Guccini. Il cantante ha esordito con una frase a cui siamo ormai abituati da decenni di egemonia culturale sinistrorsa: "gli Americani sono stronzi". La cosa non mi ha scandalizzato particolarmente. Certamente non la condividevo e non la condivido: "gli Americani" è una parola che significa più o meno 270 milioni di individui, ognuno dei quali unico e irripetibile. Nei 270 milioni ci saranno - immagino - tanti stronzi e tanti figli di puttana, tante troie, spacciatori, drogati, ladri, politici e assassini. Ci saranno però (e in numero assai maggiore) persone oneste e perbene, sensibili, attente a non violare i diritti altrui e rispettose della dignità del prossimo.

Tutto questo mi è tornato in mente quando mi è capitato di rileggere la notizia del voto all'Europarlamento che, qualche mese fa, ha sancito che la Lega Nord non è un partito razzista. Io non so se la Lega sia razzista. Conosco molti leghisti e posso affermare con certezza che non lo sono. Qualcuno forse lo è. Ma in realtà la questione mi lascia piuttosto indifferente. Non so neppure quanto sia costata questa buffonata, ma se anche fosse stata gratuita, sarebbe stato tempo perso. E ha comunque creato un doloroso precedente, la qual cosa mi interessa ben di più. E mi fa anche un po' incazzare. Primo, perché i deputati hanno "votato" una cosa su cui ognuno ha ben diritto di maturare una propria opinione. Sarebbe stato come "votare" se è più bella Manuela Arcuri oppure Sabrina Ferrilli. Secondo, ed è questo il punto cruciale, perché essi hanno votato una cosa su cui non avevano alcun diritto di esprimersi. L'Unione Europea non ha diritto di rilasciare alcun patentino di presentabilità perché è essa stessa a essere impresentabile. L'incubo europeo non è altro che la realizzazione del sogno che fu di Napoleone e di Hitler: un mega-stato continentale di marca socialista, votato a impicciarsi e regolamentare tutti gli aspetti più privati della nostra vita. Dalla marca dei lampadari al numero di scarpe, dalle abitudini alimentari al numero e alla marca di sigarette quotidiane.

I burocrati europei stanno sempre più premendo l'acceleratore e, facendo leva anche sui sentimenti di insofferenza nei confronti degli stati nazionali, chiedono per sé sempre più poteri e finanziamenti. Così, stanno creando un esercito europeo che potrà essere impiegato contro i paesi "politicamente scorretti" (e questo, sia detto per inciso, sta cominciando a creare serie preoccupazioni tra i conservatori inglesi). Così, stanno cercando di abolire la regola dell'unanimità per approdare a una blanda maggioranza. Così, stanno contrabbandando l'armonizzazione per federalismo, con lo scopo neppure velato di diventare gli unici e autentici pianificatori della nostra vita. Il libero arbitrio verrà sostituito da un gigantesco piano regolatore che non potrà tener conto delle infinite preferenze soggettive. La psicopolizia sarà in agguato per vedere se per caso stiamo fumando in un locale pubblico. Volendoci difendere da noi stessi, essi schiacceranno il nostro essere individui tra la falce e il martello. I burocrati europei vogliono plasmare l'uomo a propria immagine e somiglianza, prendendo il posto che tradizionalmente apparteneva a Dio, ormai ridotto a semplice usciere del parlamento di Strasburgo.

Cosa c'entra questo con l'iniziale citazione di Guccini? C'entra, c'entra, per almeno due motivi diversi. Primo, gli euroaffamati stanno puntando molto sul sentimento "antiamericano" che molti cittadini europei sembrerebbero provare. Un sentimento che affonda le proprie radici nell'invidia per un paese che, con tutti i suoi limiti, si è saputo dimostrare vincente e fiducioso nei propri cittadini. L'America fa paura perché gli americani sono liberi o, almeno, più liberi di noi: liberi di fare, di agire, di investire, di realizzarsi e di difendersi dalle aggressioni. (Sebbene alcuni violenti attacchi ai diritti individuali, e segnatamente quelli di marca salutista, provengano proprio da oltreoceano).

Ma anche ammesso che l'America sia un "nemico", certo il costruttivismo europeo non pare essere la risposta corretta. Basta dare un'occhiata ai mercati finanziari per rendersi conto che, più che paura, l'Europa fa ridere.
Il secondo punto di contatto è che, a questo punto, mi aspetto nel breve termine le virulente proteste dei Verdi e la relativa richiesta all'Europarlamento di dichiarare Guccini "un razzista". In effetti, affermare che "gli Americani sono stronzi" è razzismo bello e buono. Se io dicessi che "gli Albanesi sono ladri" solleverei giustamente le proteste della comunità albanese e la sinistra indignata chiederebbe la mia testa. Il fatto è che la libertà di opinione non può essere a senso unico: o c'è, o non c'è. E se c'è riguarda tutti: dai fricchettoni ai razzisti, dai conservatori ai progressisti, dai suprematisti alle lesbiche, dai chierichetti ai puttanieri. Affermare che gli Americani sono stronzi è né più né meno che sostenere, come fanno fior di ministri in perenne parata autopromozionale, che i fumatori sono benemerite teste di cazzo.

Quando qualcuno propone di stilare per legge liste di proscrizione ai danni di persone o organizzazioni accusate solo per le loro parole, allora è segno che si sta entrando in un regime. Non importa che tale richiesta sia stata rifiutata: essendo stata presa in considerazione, essa è stata ritenuta legittima: e di questo nessuno, in Italia, sembra essersi accorto. L'unico vero pericolo che corriamo, allora, non arriva dai presunti razzisti, ma dai veri censori: coloro che non possono e non vogliono rispettare la dignità delle altrui opinioni.

Giornalista pubblicista, Carlo Stagnaro è vicedirettore del periodico libertario "Enclave" e collaboratore di diversi altri quotidiani, riviste e webzine, tra cui "The Laissez Faire City Times". E' autore, con Alberto Mingardi, di "Fragole & Dinamite - Moreno Simionato: la (mia) lotta contro lo Stato" (Viterbo: Stampa Alternativa, 1999) e, con David B. Kopel, "Io sparo che me la cavo" (Treviglio (BG): Leonardo Facco Editore, 2000)