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Di Carlo Stagnaro

Ritorno all'angolo di Carlo Stagnaro
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Dicembre 2000 - Uno spettro si aggira per l'Italia. E' lo spettro del comunismo in salsa verde. Chiamalo ambientalismo, chiamalo salutismo, ma è sempre la stessa roba. Dopo il crollo del muro di Berlino, gli eredi di Pol Pot si sono riciclati eleggendosi a difensori non già dei deboli e degli oppressi, ma di larici, cicogne e polmoni altrui. I quali, a differenza dei primi, non possono alzare la mano e rifiutare la loro tutela - non foss'altro perché non hanno mani né sanno parlare.

Talvolta l'ideologia ambientalista riesce a raggiungere vette ancora vergini di lirismo e idiozia, al punto da far credere che davvero verrà seppellita da un pernacchione. Purtroppo, la sospirata linguaccia sembra non arrivare, e allora tocca a noi l'ingrato compito di mettere in evidenza contraddizioni e pericoli connessi a una troppo ampia diffusione del verdismo e dei Verdi.

Paolo Galletti

Paolo Galletti

Tu prendi Paolo Galletti. E' un deputato italiano e, come tale, gode di uno stipendio tutt'altro che misero. Si presume che una persona ci metta della buona volontà per servire i propri elettori - allo scopo di tornare a scaldare la poltrona, mica per altruismo. Questo invece no. Il fanatismo è il mio mestiere. E basta guardarlo in faccia per capire che non si può pretendere troppo.

Tra le numerose (e senz'altro troppe) proposte di legge di cui è stato primo firmatario, se ne segnala una recante "Obbligo di apporre sulle targhe dei veicoli a motore una dicitura a tutela dell'ambiente". Magari ci scriveranno: "contiene il 20% di plastica in meno", oppure "boia chi fa le puzze con lo scappamento" (la scoreggia è depenalizzata, perché è biologica). Un'altra sparata riguarda le "Norme per la protezione dei piccoli animali dai rischi connessi al traffico automobilistico". Che si tratti di un corso per ricci e lucertole di educazione stradale, con tanto di patentino finale e attestato di frequenza? Una terza, forse la più bella di tutte: "Norme per la limitazione della velocità nelle competizioni motoristiche". Ma te lo vedi te un vigile con paletta e fischietto che scende in pista a Imola e fa la multa a Schumacker perché ha superato i 130?

Sono cose da piegarsi dalle risate, certo, ma si ride per non piangere. Anche perché il nostro eroe non ha mancato di dedicare la propria attenzione al cancro del nuovo millennio, vale a dire il fumo - coi suoi untori, va da sé, che poi siete voi e siamo noi a cui piace ogni tanto concederci il piacere di qualche tiro. Mica di coca, sto parlando di tabacco (per la dose di coca si può fare comodamente la fila all'ufficio pubblico e te la danno gratis, o poco ci manca).

Paolo Galletti (non dimenticate questo nome) è infatti autore del progetto di legge (n. 544) che ha per titolo: "Norme in materia di pubblicità del tabacco e dei prodotti da Tabacco". Una cosa che potrebbe apparire di poco conto, eppure è tragica. Già il fatto che una persona, deputato o no, si senta autorizzata a dettare le regole che una azienda privata deve seguire nella promozione dei propri prodotti è indice di una mentalità pianificatrice e sovietica.

Ma state a sentire. La proposta di legge (che è disponibile per il pubblico ludibrio all'indirizzo http://www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk1000/articola/0544.htm) vieta di pubblicizzare, con qualunque mezzo, il tabacco e i suoi prodotti. Non si potrà neppure parlare degli oggetti a essi legati (così non potrete mai sapere se esiste una marca di scovolini migliore della vostra). Addirittura, il nome o la marca di un prodotto del tabacco non può comparire a fini pubblicitari nell'ambito di qualunque altro genere di comunicazione pubblica.

Meglio del meglio, e qui tenetevi davvero forte: "I venditori, i distributori e i produttori di tabacco o di prodotti che rechino il nome, il marchio, il simbolo o altri elementi caratteristici di prodotti del tabacco o di aziende la cui attività consiste nella produzione o nella vendita di tali prodotti, non possono sponsorizzare manifestazioni culturali o sportive né manifestazioni destinate ai bambini e ai minori". Se siete un tabacchino, dunque, scordatevi di aiutare una raccolta di fondi a sostegno della ricerca scientifica contro la leucemia, perché in tal caso diventate un criminale. Meglio morti a 5 anni per il sangue debole, che a 75 di tumore ai polmoni. Per il bene del bimbo e della mamma, si intende.

Il vero problema, però, non è neppure quello. Il fatto è che norme come questa costituiscono una aggressione bella e buona alla libertà di espressione. Tutti se ne riempiono la bocca, ma nessuno ha la minima idea di cosa sia. Io capisco che il cervello che ha partorito cotanta legge abbia qualche difficoltà a fare due più due, figuriamoci a comprendere una delle intuizioni più profonde del pensiero occidentale e liberale. Ma non si può non fare i conti con la realtà: e la realtà è che l'immediato precedente storico di un attacco così profondo alle parole sono i roghi di libri di hitleriana memoria. Anche in quel caso, non c'era malafede. Il vecchio Adolph era sinceramente convinto che certe idee e certe abitudini fossero negative e dannose, e allora ha sperimentato la propria personale via alla moralizzazione.

Parlare di libertà di espressione ha senso soltanto laddove ognuno è davvero in grado di dire quello che pensa. Il che implica il poter promuovere i prodotti che si commerciano. Negare questa possibilità ai fumatori significa virtualmente sottrarre a tutti il diritto di esprimere le proprie opinioni o preferenze. Si parte dalle sigarette e si arriva chissà dove. Forse un giorno non sarà più legale pubblicizzare il vino, o il profumo o i salumi o i preservativi. Perché sono tutte cose che fanno male e sono immorali.

Quel giorno, probabilmente, come cantava Jovanotti ci sarà davvero un'unica, grande chiesa, che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa. E con le "chiese" (cioè col libero pensiero, se la mia interpretazione delle parole di Jovanotti è corretta) morirà anche l'individuo. Nessuno potrà avere opinioni, desideri e sentimenti propri e, insomma, non ci sarà alcuna alternativa alla grande chiesa che Jovanotti e compagni si augurano - tranne il gulag, si intende.

Giornalista pubblicista, Carlo Stagnaro è vicedirettore del periodico libertario "Enclave" e collaboratore di diversi altri quotidiani, riviste e webzine, tra cui "The Laissez Faire City Times". E' autore, con Alberto Mingardi, di "Fragole & Dinamite - Moreno Simionato: la (mia) lotta contro lo Stato" (Viterbo: Stampa Alternativa, 1999) e, con David B. Kopel, "Io sparo che me la cavo" (Treviglio (BG): Leonardo Facco Editore, 2000)