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MAGGIORENNI E MINORATIDi Carlo Stagnaro |
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Gennaio 2001 - Che differenza c'è tra un fumatore e un eroinomane? Che il primo rappresenta un "costo sociale", mentre il secondo è un "sintomo di disagio". Sembrano parole vuote. In realtà sono le sbarre della nostra prigione. Non a caso i politici le dicono e le ripetono, sperando forse che, per assuefazione, ce la crediamo anche noi. E in effetti ci vuole una buona dose di forza di volontà per mettere in dubbio questi dogmi, che ci vengono somministrati in dosi così massicce fin dalle scuole elementari. Il salutismo è una sorta di nuova religione laica. La teocrazia che ne esercita il culto, ovvero la pletora di scienziati in pieno orgasmo positivista e i loro compagnoni assisi nei ministeri, ha stabilito e fissato miti e riti. Giusti nei secoli dei secoli, senza neppure il bisogno di guarire i lebbrosi o fare i predicozzi nel tempio. Le omelie ormai le sa fare anche la maestra e quanto ai nuovi lebbrosi, cioè i malati di cancro beh, loro, meschinetti, non li sa guarire nessuno. Qui ci vuole un atto di fede. E se non lo fai, brutto cane di un miscredente, non avrai l'assoluzione. Ma soprattutto non potrai detrarre mezza lira dalle tasse, che è anche peggio. La cosa curiosa è che, dopo aver sovvertito ogni canone morale e aver relativizzato i valori più profondi, hanno creato i nuovi assoluti. Hanno spodestato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e nei tabernacoli ci hanno ficcato un laccio emostatico e un cerotto antifumo. Perché il fumatore è un vizioso, uno sporco e schifoso peccatore, un cancro della società. E questo genere di cancro loro sanno benissimo come estirparlo. Basta raccontare che è una palla al piede per tutti. I fumatori "costano". In primo luogo perché, Dio se li strafulmini, si ammalano più degli altri. E poi perché fumando uccidono. Amen. La verità, quella che tutti sanno ma non dicono, è che si tratta di palle belle e buone. Innumerevoli economisti, e il semplice buon senso, hanno mostrato che i fumatori invece pagano l'assistenza sociale agli altri. E ci credo, col fracco di soldi che gli vengono estorti ogni santa volta che comprano un pacchetto di zizze. Come ha scritto Pierre Lemieux, "Applicando una normale analisi economica ai calcoli di Barnum, il consumo di tabacco produce un netto profitto sociale (per i consumatori e i produttori) di 26 miliardi di dollari l'anno". Chiamalo costo, se ti riesce, però non devi ridere. Non solo: tonnellate di studi smentiscono le fregnacce sul fumo passivo. E, se anche così non fosse, che ce ne fotte, a noi. Se io sono in casa mia, fumo quanto mi pare e piace. Se ti dà fastidio, prego, la porta è quella. Si dirà: ma nei bar, nei locali pubblici? I locali pubblici non esistono, bellezza. "Pubblico" - correggimi se sbaglio - significa che è di tutti. Un bar, un ristorante, una discoteca, è pubblica una sega. Quello ha un proprietario, che si assume i costi e si tiene i guadagni. Quindi è privato. E allora tu non hai diritto di metterci il becco. Se non ti garba, smammi. E' pieno di altri locali - privati, perché in quelli veramente pubblici meno ci vai e meglio è. Ma torniamo al nostro amico eroinomane. Lui invece è un eroe. Perché gli stessi che te lo menano se accendi una sigaretta, sono quelli che vorrebbero metterlo tra il bue e l'asinello e celebrargli la messa intorno. Oro, incenso e cocaina. Loro, che hanno distrutto ogni consuetudine e tradizione, hanno partorito il nuovo Dio: la società. La società è cattiva ed emargina alcuni individui. In prenda alla disperazione più nera, capita a costoro di entrare nel tunnel. Cominciano con la marijuana e finiscono con l'eroina. Magari per colpa tua che non hai prestato attenzione al loro disagio. E allora ti becchi anche i costi: ospedali pubblici ed eroina di Stato. Ma lui, che incide sul tuo bilancio familiare tanto quanto una Ferrari, non rappresenta un costo, perché della società è "una vittima". E poi, diciamoci la verità, la solita frusta storiella sulla marijuana è proprio una puttanata. Scrive quell'autentico eroe della libertà di parola che è Lenny Bruce: "Se questo sillogismo fosse vero, allora avremmo il seguente dialogo fra due compagni di cella: - Io sono un eroinomane. Ho cominciato a fumare marijuana e poi sono arrivato all'eroina. E tu? Che t'è successo? Come sei arrivato a uccidere tre uomini in una bisca clandestina? Hai le mani lorde di sangue. Com'è nata in te l'insana passione per il gioco d'azzardo? Come hai cominciato? - Ho cominciato giocando a tombola, in parrocchia". Le contraddizioni, poi, ci sono a frotte. Lo Stato stigmatizza (fa molto engagé, se stigmatizzi) il fumo e ne è monopolista. Come se non bastasse, ci ricarica su una pressione fiscale da spavento. Al tempo stesso, lo Stato ingaggia una tremenda quanto nociva e velenosa guerra alla droga e poi prende i tossici e se li coccola come una chioccia. Tutto questo, in nome e per conto del nostro bene. La responsabilità individuale, la regoletta d'oro che ognuno raccoglie quello che semina, non va più di moda e allora via. Come gli abiti dei paninari che una volta facevano trendy, è finita in soffitta insieme alle altre cianfrusaglie. Tipo la libertà politica e la dignità delle persone. E tutto questo lo Stato lo fa e te lo spaccia per "progresso" (ma allora ridateci il Medioevo e toglietevi dalle palle ) grazie a un inganno terminologico. Che è la "società". Una roba che non esiste e invece, secondo loro, ha costi e benefici. Mi spiego. Se tu sei in montagna e vedi dieci pecore, puoi esclamare: "va' che bel gregge!". Ma in cuor tuo sai benissimo che il gregge, in quanto tale, non esiste. Dieci pecore sono dieci pecore, e non "dieci pecore più un gregge". Allo stesso modo, la "società" sono milioni di individui, ognuno diverso dagli altri, ognuno con le sue aspirazioni, i suoi sentimenti, i suoi interessi e le sue fisime. E' letteralmente impossibile quantificare l'effetto di una qualunque cosa sulla "società": anche perché non tiene conto delle differenti prospettive. In virtù delle quali ciò che è bene per me può essere moralmente inaccettabile per te. E meno male che è così - sempre che lo sia davvero -, altrimenti potremmo pure celebrare il funerale della libertà di espressione. Il fumo rappresenta un piacere che ognuno ha il
diritto di procurarsi. Esso ha certamente un costo: comprensivo anche degli eventuali
effetti sulla nostra salute. Ognuno di noi sa benissimo i rischi che corre accendendo una
sigaretta - e anche bevendo un caffè o scendendo per strada. O piantandosi un ago in
vena. Siamo tutti maggiorenni: non facciamoci trattare da minorati
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