“Le donne hanno completato due questionari, fornendo informazioni come storia medica, fumo, alcol e consumo di caffè.” [Questionari, perché no? Sono l’attrezzo preferito della scienza rottame: poco costosi, lasciano un sacco di soldi che i “ricercatori” possono intascare]. “Quando comparate con le donne che non bevono caffè, chi beve dalle quattro alle sette tazzine al giorno ha l’80% di incremento di stillbirth, mentre per chi ne beve otto o più l’incremento di rischio arriva al 300%. I ricercatori ammettono che le donne che devono tanto caffè hanno più possibilità di fumare e di bere alcol” [che, come tutti sappiamo, sono cose terribili-terribili; verificare anche il recente studio di scienza rottame secondo cui il caffè causa il fumo e l'alcol. Visto come un mattone è messo sull'altro? Proprio come costruire una casa; peccato solo che manchino le fondamenta!]. "Ma anche quando questi fattori sono tenuti in considerazione, sembra che bere caffè incrementi il rischio di stillbirth". La realtà è che non esiste modo efficace di "filtrare" le cause concomitanti, perché esse sono profondamente "fuse" con la "causa" che si cerca di misurare: tali "filtri" sono poco più di guess work trasformati in numeri, e poi applicati a dati raccolti con metodologia inaffidabile. Ed ecco che arriva la strabiliante conclusione: "Quando incinta, sembra ragionevole almeno ridurre il numero dei caffè a meno di cinque tazzine al giorno". Ci voleva certo uno studio per arrivare a questa conclusione!!! Per consolarci, ecco la voce del buon senso: "Roger Cook dell'Associazione britannica dei produttori di caffè, afferma che le donne incinta non dovrebbero essere allarmate da questi risultati e continuare a bere caffè in moderazione". Ma, naturalmente, CHI crede a questo uomo, la cui opinione è chiaramente tendenziosa, corrotta da una sporca industria che vive sulla morte dei suoi clienti? Oops, scusate, è troppo presto per parlare in questo modo; bisogna aspettare ancora un paio di anni, abbastanza per permettere alla montagna di scienza rottame di crescere ancora un po'. |
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