L'inizio della fine sarà in Gennaio, quando le conclusioni dello "studio" europeo su caffè e salute saranno rese note a noi poveri malati del popolino. Tremori sul caffè sono avvertiti già da qualche anno, e per questa ragione abbiamo dedicato ad esso una sezione sul nostro sito. All'inizio del 2004 si scoprirà che il caffè "causa" effetti negativi sulla salute -- cominciando con le malattie cardiovascolari -- se preso in eccesso a due o tre tazzine al giorno; bisogna cominciare piano. Poi si scoprirà, con le statistiche rottame basate su interviste, che la gente assume "pericolose" quantità di caffeina, che a loro volta "causano" un vasto numero di malattie e morti. Come si calcolerà ciò? Con la stessa scienza-raggiro basata su attribuzioni statistiche e opinioni di "esperti" che è oggi usata per il fumo e il cibo. Una volta preso atto di questa scoperta (che causerà il solito "stupore" dei soliti sedicenti "esperti"), scatterà il meccanismo della "prevenzione": fanfara sui media, sfilate di camici bianchi che affermeranno che "non c'è dubbio" che "il caffè fa male", seguito dalla trita farsa di dibattito pubblico sulla libertà di bere caffè per iniziare l'erosione sull'incredulità del popolo. Ciò andrà avanti per circa un annetto. A nulla servirà che neanche una morte o malattia da "caffeinismo" è dimostrabile scientificamente; ciò, infatti, non è servito a nulla per il fumo -- e l'infrastruttura statistico-emozionale salutista è già saldamente radicata. Ciò nonostante, numerosi studi rottame (pardon: scientifici) saranno prodotti (prima pro e contro a scopo di credibilità, poi solo contro per far vedere la preponderanza dell' "evidenza") sull'argomento. Si invocherà poi il principio di precauzione, secondo il quale i produttori di caffè dovranno provare che il caffè non fa male e quindi la loro "innocenza". Nell'impossibile caso che un negativo possa essere dimostrato, il principio di precauzione comunque tutela legalmente l'abuso di chi lo usa con la clausola di emergenza: non è necessario procurare prova scientifica che qualcosa sia dannoso per regolare, tassare o vietare: basta il sospetto. Allo stesso tempo inizierà il processo di demonizzazione dell'industria del caffè, che sarà presto portata al livello della Philip Morris il cui marketing, come tutti sappiamo, è basato sul "mea culpa" prostrato alla "salute pubblica", e sull'avallo di qualsiasi truffa statistica creata dagli antifumo. Chi si opporrà alla regolamentazione/demonizzazione/divieto del caffè sarà, naturalmente, o un dipendente dalla caffeina e quindi bisognoso di terapie di cessazione, oppure un porco venduto a un'industria che non si fa scrupolo di mettere in pericolo la "salute pubblica" pur di guadagnare il suo sporco denaro.
Va da se che, a questo punto, ci sarà l'intervento dei ministeri della "salute": appelli ai media per silenziare l'opposizione sulla base della "responsabilità mediatica" -- quando si parla di caffè se ne parla solo male, e quando si da voce ai "caffeinomani" è solo per farli apparire malati o lunatici e dare credito ai ciarlatani salutisti. Limitazione prima (ed eliminazione poi) della pubblicità (perché è un prodotto dannoso alla salute), sarà il prossimo passo, assieme all'imposizione di un'età minima per bere caffè o bibite a base di caffeina, per "proteggere i bambini"; sparizione della distribuzione di Coca-Cola, Pepsi e caffè da tutte le istituzioni e, immancabilmente, una supertassa sulla caffeina per compensare i "costi sociali" attribuiti al caffè da statistici in camice bianco o biancastro; costi che, manco a dirlo, saranno calcolati in migliaia di miliardi. A questo punto, due cose saranno immancabili: un documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che "lancerà l'allarme", e le terapie farmaceutiche sostitutive, che faranno la loro apparizione in tutte le farmacie e saranno promosse dai ministeri della "salute" -- eterne marionette farmaceutiche -- con mega-campagne finanziate dai soldi di noi cittadini. La TV continuerà a fare la loro parte: aneddoti di caffeinomani "pentiti", interviste negli ospedali (padiglioni di cardiologia, probabilmente) alle "vittime" di Big Coffee (immancabili le coreografie con macchinario diagnostico e medici in maschera chirurgica nel sottofondo), mentre Sirchia (o il suo successore) lancerà ammonimenti a personaggi pubblici per far si che non si facciano vedere mentre bevono caffè -- brutto esempio, specialmente per i giovani. I gruppi salutisti ci ammonanno che "il caffè fa male" e -- mentre ci rassicureranno che non vogliono perseguitare nessuno per tenerci calmi -- ci demonizzeranno consolidano le loro posizioni di potere. Molti saranno le stesse gang che operano nell'antifumo: non è un caso, infatti, che nel "team di studio" italiano sugli effetti del caffè appaia l'Istituto Mario Negri di Milano (a cui partecipa Garattini, già noto per la propaganda disinformatrice sul fumo), che quasi certamente procurerà la solita statistica epidemiologica rottame fatta passare per scienza. Ulteriori associazioni-rottame col cancro (probabilmente stomaco e fegato, ma non dimentichiamoci della vescica!) inizieranno timidamente e cresceranno gradualmente, onde permettere alle varie leghe contro i tumori di farsi avanti e sgranocchiarsi un bel po' di euro-milioni pubblici mentre lanciano l'ennesima guerra "sacrosanta" (o totale, che dir si voglia) volte anche all'acquisto di nuove Mercedes per i caporioni. Al ricovero in ospedale, la domanda "Beve caffè?" si affiancherà a "Fuma?", in modo che i vari Vespa, Angela e Paone possano con ciò dimostrare che i "pericoli" del caffè sono una realtà scientificamente scontata -- vedi fumo. A quel punto, è chiaro che chi beve caffè non potrà fare a meno di sentirsi colpevole verso se stesso e la società. Anche se inventare una truffa come quella del fumo passivo non sarà facile, si provvederà alla creazione di "caffè passivo" di qualche sorta: non bisogna mai sottovalutare la creatività che il denaro e il potere istituzionale stimolano nei ciarlatani! Bersi un caffè o una Coca Cola in pace sarà difficile e bisognerà nascondersi -- specialmente dai propri bambini, tornati da scuola col cervello lavato e l'autorizzazione della "salute pubblica" di "aiutare" papà e mamma a perdere il "vizio", magari anche con qualche ricattino emozionale suggerito dall'ufficiale sanitario. Le macchinette dispensatrici di caffè correranno il serio rischio di sparire, e l'antefatto potrebbe anche essere un meccanismo che attiva la macchina solo con carta d'identità elettronica per provare che si è in età legale. Ma ecco gli annunci funerei: "Il caffè crea un'elevata dipendenza: non iniziare", e per incanto il profumo del caffè (come è successo per quello del tabacco) si trasformerà in puzza e sparirà pure dagli aeroporti, sostituito anch'esso dai nauseabondi odori sintetici nei sistemi di ventilazione per mascherare il kerosene e far credere ai minchioni che l'aria è pulita.Finalmente, la "cultura anticaffè" si affiancherà a quella antifumo, antigrasso, antialcol, corredata con obblighi, divieti, multe, e mezzi di sorveglianza. Chi se l'è fatta sotto e ha rinunciato anche al caffè diventerà intollerante di chi lo beve, trovando nel caffeinomane ogni sorta di problemi comportamentali; forse ciò lo "aiuterà" a smettere pensa lui che adora la compagnia di altri miserabili. Da canto suo, il nucleo "sanitario" dei Carabinieri avrà ancora un'altra ragione per strisciare in borghese tra la gente al servizio dello stato terapeutico, vittoria ultima del nuovo nazi-stalinismo in camice bianco. Avanti, non credeteci e ridete -- ridete pure. Anzi, eccovi scuse già pronte per giustificare codardia, indolenza e menefreghismo. Non c'è voluto molto a scriverle: sono le stesse usate per il fumo.
FORCES Italiana |
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