DAI LETTORI

CE L’ABBIAMO FATTA! SIAMO SOPRAVVISSUTI AI PERICOLI DELLA REALTÀ LIBERA

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16 Aprile 2003 Secondo i burocrati, i salutisti e gli statistici di oggi, coloro che erano ragazzini negli anni ’40, ’50 o ’60 non dovrebbero essere vivi. Ecco la storia di quei tempi grami.

  • Le nostre culle erano ricoperte di vividi colori a base di piombo.
  • Non avevamo tappi a prova di bambino sulle medicine, sigilli sulle confezioni, e si compravano zucchero e farina “sciolta” dai droghieri – e figuriamoci, persino sostanze tossiche come acqua ragia e altri solventi erano vendute a noi bambini (mandati dai genitori) in bottiglie senza sigillo!!!
  • Andavamo su Vespe e Lambrette coi nostri genitori senza casco, e non avevamo nemmeno caschi e ginocchiere imbottite quando andavamo in bicicletta. (E quando eravamo più grandicelli, rischiavamo la vita facendo l’autostop!)
  • Da bambini, andavamo in automobili che non avevano cinture di sicurezza, air bag, e nemmeno ABS!
  • Nei caldi giorni d’estate, un passaggio nel cassone aperto del camioncino del vicino era divertimento infinito – e i vigili (che irresponsabili!) non ci fermavano nemmeno.
  • Bevevamo l’aqua dalle canne dei giardini e non da bottiglie sterilizzate d’acqua minerale.
  • Mangiavamo pane e salame, pane burro e marmellata, bevevamo gassosa ed altre orribili bibite zuccherate ma non eravamo statisticamente obesi perché ci lasciavano giocare fuori con rischi tremendi di farci male e di essere vittime di predatori -- anche considerando che non c’erano nemmeno telecamere a sorvegliarci e a proteggerci!
  • Mentre si bevevano le bibite, vere morti in bottiglia, ci si passava pure la bottiglia da cui si beveva in tre o quattro, e nessuno moriva d’infezione: ma si è trattato solo di fortuna.
  • Alcuni di noi mettevano assieme go-kart improvvisati e andavano come matti – solo per rendersi conto, dopo in po', che si erano dimenticati di attaccare i freni! Dopo che si erano piantati in qualche stagno o contro qualche albero un po’ di volte, imparavano a controllare che i freni fossero collegati prima di andare a correre.
  • Uscivamo alla mattina del sabato per giocare, e stavamo fuori spesso tutto il giorno, senza che nessuno ci potesse raggiungere, perché non c’erano cellulari.
  • Non avevamo Playstations, Nintendo 64, X-Boxes, nessun videogame; nemmeno 99 miserabili canali satellitari, videocassette, CD, Surround Sound, cellulari personalizzati e completi di internet, personal computer, o “chat room”. Avevamo amici! E quegli incoscienti dei nostri genitori ci lasciavano pure uscire per incontrarli.
  • Si giocava a pallone nelle strade, nei posteggi, se non nel traffico come veri monelli, rischiando persino una pallonata in faccia. E quando la prendevamo, che male faceva!
  • Ci arrampicavamo sugli alberi rischiando la vita, e spesso ci tagliavamo, graffiavamo, ci rompevamo i denti e le ossa, e nessuno pensava nemmeno di fare causa a qualcuno altro per danni. C’erano incidenti, ma nessuno era incolpato se non noi stessi. Vi ricordate gli incidenti?...
  • Ci pigliavamo a pugni, ed avevamo spesso occhi neri. Quando andavamo a casa, pigliavamo il resto da papà o mamma, e ci mettevamo il tutto dietro di noi soffrendo e crescendo, senza andare dal terapeuta, senza Prozac, e senza pensare nemmeno a rivolgerci alle autorità contro chi ci aveva menato – neppure, stupidi noi, contro i nostri stessi genitori!
  • Giocavamo coi i rami e con le palle da tennis, e i più “duri” di noi mangiavano addirittura vermi per far vedere chi era il capo. Sebbene fossimo stati avvertiti dei pericoli, la scuola non era responsabile abbastanza da avvertirci di ogni pericolo esistente; però sapevamo un sacco di cose inutili, come per esempio che Sing Sing non era in Cina. Ciò nonostante, non molti si pigliavano un ramo in un occhio, e i vermi non si moltiplicavano nell’intestino.
  • A scuola, alcuni di noi non erano intelligenti come altri. Esistevano gli esami ed eravamo bocciati; quelli che non studiavano erano chiamati asini di fronte all’intera classe. I voti nei compiti in classe non avevano meccanismi compensatori per gli “svantaggiati”, e l’anno era ripetuto se non si era bravi abbastanza. Non avevamo nemmeno il calcolatore per aggiungere due a tre. Orrore! Dovevamo imparare ad accettare il disappunto, e nessuno si preoccupava dei nostri di traumi psicologici, e latenti complessi d’inferiorità. Si viveva con la paura di far vedere una pagella dove c’erano dei quatto o dei cinque a papà e mamma, che ci avrebbero abusato sgridandoci e punendoci, senza neanche mandarci dal dottore per un antidepressivo. Che vita grama. Bisognava resistere, indurirsi, sopravvivere e studiare sodo, perché un quattro VOLEVA DIRE QUATTRO, e non “sindrome da deficienza di attenzione necessitante terapia psico-farmacologica integrativa”, e spesso voleva dire anche quattro calci nel culo da papà, e niente vacanze durante l’estate.
  • Era una vita da schifo. Se facevamo le spie, eravamo puniti e disprezzati da tutti, senza nemmeno che lo stato ci mettesse a disposizione un numero verde anonimo come segno di apprezzamento per il nostro contributo sociale alla salute e alla sicurezza del Paese. E le nostre azioni erano solo nostre; ci si aspettava che pagassimo le conseguenze di quello che facevamo, e non c’era nulla e nessuno dietro cui nasconderci.
  • Ma non era finita qui: negli anni ’60, i nostri genitori erano ipocriti abbastanza da farci i sermoni quando arrivavamo a casa “fatti” da amfetamina o marijuana, dicendoci che ci avrebbe resi scemi o mandati all’altro mondo, mentre avevano la sigaretta che penzolava dalle labbra! (E ci mandavano persino dal tabacchino a comprare tre nazionali semplici in bustina “con verme”, senza nemmeno le appropriate sterilizzazioni e moniti sanitari). Ma noi non ce lo siamo dimenticato, e gliel’abbiamo fatta pagare cara: le loro sigarette sono vietate dappertutto, e la nostra marijuana è ora legale e terapeutica, mentre imbottiamo i nostri figli con amfetamine! Visto?!... Giratevi nella tomba, vecchi bastardi!

Non può essere che un incredibile caso fortuito che, nonostante i pericoli mortali che abbiamo corso, questa nostra generazione sia riuscita a sopravvivere, e a produrre gli incredibili progressi tra cui viviamo -- un’esplosione d’innovazioni e di rischi inimmaginabili per salute, ambiente e sicurezza – e contro cui finalmente lo stato terapeutico arriva a tutelarci grazie alla Nuova Trascendenza: la tirannia sanitaria significa libertà da ogni male fisico e spirituale, mentre il sospetto del pericolo è prova indiscutibile della sua bieca esistenza. In tal modo, possiamo eliminare l’effetto prima ancora di capire se esiste una causa.

Di più non si può chiedere: mali come libertà, autodeterminazione, intelletto indipendente, rischi di fallimento o di successo, responsabilità individuali -- e gli spaventosi e indicibili traumi psico-fisici derivanti dall’imparare a come gestirle sono gradualmente ma inesorabilmente sconfitti dall'inarrestabile marcia della salute fisica e sociale.

Congratulazioni a noi tutti. Siamo riusciti a crescere nonostante tutto – e prima che medici e avvocati arrivassero a proteggerci per il nostro bene. Veramente, una missione impossibile.

Scritto per FORCES Italiana da lettore anonimo