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EDITORIALE Sono irresponsabili
pubblici che |
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16 Febbraio
2004 -
L'idea che la "salute pubblica" si faccia carico anche della salute morale del
popolo è, a dir poco, fuori luogo. Tale compito, tradizionalmente, spetta ai
vari enti religiosi. Ma forse, considerando il declino della Chiesa, tali
funzioni sacerdotali ricadono oggi sulle vesti bianche invece che su quelle
nere. Il che non sarebbe neanche male in fin dei conti, se non fosse per il
fatto che la verità rivelata della Madre Chiesa è sempre stata onestamente
presentata come fede e non come scienza. Oggi invece le fedi moraliste sono
presentate come scienza per essere più digeribili al cittadino che non solo è
laico, ma anche e sopratutto è profondamente deluso e rassegnato a una
corruzione politica senza scampo, quindi bisognoso di attaccarsi all'illusione che esista ancora qualcuno che sinceramente si curi di lui. E il
cavallo di Troia è la "salute pubblica". Sfortunatamente per tutti, questa
istituzione ha abbracciato il concetto che, se qualcosa è "per il tuo bene", è lecito prescindere dalla scienza vera, disinformare e spaventare il pubblico, e ridefinire
statistica rottame come scienza facendo leva sull'ignoranza in materia delle
persone comuni. Un po', insomma, come il paternalismo che si usava con i bambini
di una volta, a cui si parlava dell' "uomo nero" per farli stare bravi e
insegnar loro a comportarsi bene.
Lupus in fabula sono uomini come Sirchia e Veronesi, che si sentono in diritto e dovere di dare informazione errata al pubblico, ma evitando accuratamente di replicare a critiche precise e di rispondere a chi vede in trasparenza tale informazione vaga e tendenziosa. Abbiamo un esempio nell'articolo di Veronesi pubblicato su "Oggi" e riprodotto qui a fianco (numero del 2 Febbraio 2004), e a cui rispondiamo con documentazione che mettiamo a disposizione del pubblico; se la "salute pubblica" si attenesse alla stessa etica non si sarebbe in questa triste situazione. Il Veronesi porta ad esempio gli Stati Uniti, dove si vuole censurare chi fuma (però quella non è censura, perbacco!) ma si dimentica di dirci che queste iniziative sono tutte finanziate da alcune multinazionali farmaceutiche, che pagano ingegneri meccanici diventati professori cardiologi per incanto come Stanton Glantz (che riceve milioni di dollari dalla Johnson & Johnson per contare le sigarette nei film) per dire assurdità sul fumo e promuovere prodotti farmaceutici. Sarebbe interessante chiedere al Veronesi perché chi è pagato dalla Philip Morris non è credibile e invece chi è pagato dalla J&J lo è. Due pesi e due misure morali, Umberto, da usare a seconda della convenienza politica? Credevo che si parlasse di medicina e di scienza, non di politica. Secondo Veronesi, nel Disneyland antifumo non bisogna rappresentare gente che fuma nei film e in TV anche se essa esiste -- e molto numerosa -- ignorando la realtà della nostra cultura mentre si è arroganti abbastanza da cercare di condizionarla; nel futuro, solo attori magri e che non bevono saranno ammessi in TV, giusto? Ma passiamo alla scienza.
Il Veronesi porta avanti le solite statistiche: il fumo causa l'80% dei tumori al polmone (ma non era 90?); segue una lunga lista di organi, e poi i "90.000 morti" da fumo. Si passa al cuore e agli infarti, all'insulina, alle cataratte, e chi più ne ha, più ne metta. Si parla di aumenti del 60-100% di rischio statistico. Mamma mia, questo sì che fa impressione su chi non sa che l'epidemiologia richiede dal 200 al 300 percento di elevazione di rischio solo per dimostrare che il rischio esiste davvero. E' concepibile che Umberto non lo sappia? No, lo sa di certo, visto che ha ridicolizzato pubblicamente chi sostiene che l'elettromagnetismo "causa" la leucemia con un'elevazione di rischio statistico di "solo" il 100 percento.
Si tratta di allarmismo, e Veronesi si entusiasma come al solito. Si, il fumo può essere variamente nocivo in grandi quantità giornaliere e in diretta proporzione all'uso (dalle dieci sigarette al giorno che non ti fanno nulla o forse anche bene, alle 60-80 che ti spaccano i polmoni e ti mettono a rischio di molte malattie -- stessa cosa anche per l'acqua, che in eccesso ti sballa gli elettroliti) ma come fa il nostro eroe a parlare di "certezze e numeri precisi" in epidemiologia, che per definizione di certezze e numeri precisi non ne può mai dare? Si spera che il buon chirurgo abbia un miglior senso di certezza e precisione quando rattoppa i suoi poveri pazienti! Il 50 per cento di tutti i casi di infarto dovuti al fumo?!... Con oltre 300 co-fattori di rischio di cui parla la letteratura epidemiologica? E dove ha mai trovato il Veronesi che fumare causa il diabete? E dove ha trovato che il grasso addominale aumenta nei fumatori?
Non ci è dato di sapere:
verità rivelata. Gli italiani non
sono qualificati per sapere su che specifici studi e documentazione scientifica
il Veronesi basa le sue asserzioni. Intanto non ci capirebbero nulla --
quella è roba ristretta all'alta aristocrazia di esperti come lui; noi poveri
plebei-babbei dobbiamo solo fare la nostra parte con umili atti di fede
all'autorità sua e dei suoi simili ed ascoltare, colpevoli e obbedienti, le
omelie doverosamente riportateci dalla stampa. Del resto è conveniente mantenerci ignoranti... Credevo
però che
si parlasse di medicina e di scienza, non di religione. Nella Chiesa
c'era bisogno del sacerdote, della corretta confessione per
dirci come capire la Bibbia; chi non era d'accordo era
immorale, eretico, e chi gli dava voce era irresponsabile. Ma c'è
una grossa differenza tra la fede religiosa e quella della "salute pubblica": i
sacerdoti di quest'ultima non ci fanno nemmeno vedere la Bibbia. Ci dicono
solo: "credeteci, esiste".
In realtà gli epidemiologi di Harvard a cui Veronesi pomposamente si riferisce
hanno "scoperto" una tenue associazione statistica del fumo con la
cataratta, ma hanno controllato (cioè filtrato e tenuto conto di) solo alcuni
dei fattori confondenti mentre ce ne sono almeno due dozzine, alcuni dei quali
gli stessi autori hanno trovato in studi SUCCESSIVI, come il lettore più
esperto in materia può rilevare dalla lista di studi sotto questo articolo.
L'obesità è, statisticamente, un importante fattore di rischio per la cataratta, ma in
ogni caso si sa che i fumatori sono più magri. E come la mettiamo allora se
smettendo di fumare aumentasse l'incidenza dell'obesità che Sirchia e Veronesi
ora vogliono bandire? E' chiaro che l'onesta ammissione di
essere ignoranti, confusi, o incapaci di sapere cosa si è misurato romperebbe
l'incantesimo della "salute pubblica" e quindi la sua presa sul popolo.
Ergo,
i miliardi pubblici buttati per la produzione su scala
industriale di
isterismo e scienza rottame non avrebbero più ragione di esistere. E sparirebbe anche
l'alone di deferenza e potere che certi santoni medici hanno sui media e
sul popolino che li legge. Però ciò sarebbe responsabile -- perché la gente ha il
diritto di sapere come stanno le cose veramente, al di là di
aulica retorica,
agende
farmaceutiche e controllo politico ultimo sul popolo tramite il
discorso salute. Credevo che
si parlasse di medicina e di scienza, non di ingegneria sociale.
Vero è che, abbattuti i santoni e le paranoie e sgonfiato il pallone della "salute pubblica", resterebbe un grosso buco di valori e di occupazione nelle università e nelle cronache dei media, mentre diventerebbero assai più evidenti gli sprechi, le deficienze e la corruzione nel sistema sanitario. Ma sono certo che media e università potrebbero essere riciclati in modo costruttivo, valori onesti potrebbero rimpiazzare quelli corrotti, e il bilancio della sanità sarebbe sanato tramite efficienza e un po' di rettitudine -- magari anche purgando l'interferenza di Big Pharma in cliniche, ospedali e ministeri.
E il tempo libero che ci resterebbe? Beh, lo si potrebbe sempre impiegare per scopi costruttivi, magari fumandosi anche una sigaretta in pace dopo un hamburger e un bel bicchiere di vino.
Gian Turci
FORCES Italiana
Referenze scientifiche e statistiche
Hankinson SE, Willett WC, Colditz GA, Seddon JM,
Rosner B, Speizer FE, Stampfer MJ. A prospective study of cigarette smoking and
risk of cataract
surgery in women. JAMA. 1992 Aug 26;268(8):994-8. Related Articles, Links
OBJECTIVE--To examine prospectively the association between cigarette
smoking and the risk of cataract extraction in women. DESIGN--Prospective cohort
study beginning in 1980 with 8 years of follow-up. SETTING--United States,
multistate. PARTICIPANTS--Registered nurses 45 to 67 years of age and free of
diagnosed cancer. There were 50,828 women included in 1980 and others were added
as they became 45 years of age. MAIN OUTCOME MEASURE--Incidence of senile
cataract extraction. RESULTS--We documented 493
incident senile cataracts diagnosed and extracted during 470,302 person-years of
follow-up. The age-adjusted relative risk (RR) among women who smoked at least
65 pack-years was 1.63 (95% confidence interval [Cl], 1.18 to 2.26; P for trend,
.02). A similar increase in RR was noted when smoking was assessed in terms of
number of cigarettes currently smoked or number of cigarettes smoked by past
smokers. Results were also similar after adjusting for other potential risk
factors for cataract. Smoking was also strongly associated with posterior
subcapsular cataract specifically (RR, 2.59; 95% Cl, 1.49 to 4.50 for greater
than or equal to 65-pack-year smokers relative to nonsmokers.
CONCLUSION--Smoking appears to increase the risk of cataract extraction.
Jacques PF, Moeller SM, Hankinson SE, Chylack LT Jr, Rogers G, Tung W, Wolfe JK,
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