IL FUMO NEI FILM FA FUMARE I BAMBINI: UNA TRUFFA – ANCORA UN'ALTRA TRUFFA

(Ecco come i salutisti truffano il resto delle istituzioni)
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La verità sullo "studio" sui film pubblicato da The Lancet

1 Settembre 2003 -- Leggiamo: "Bollino rosso per i film che contengono scene in cui gli attori fumano e divieto ai minori di 14 anni nelle sale cinematografiche. L'offensiva del ministro della Salute contro il tabacco - scrive Mario Reggio sulla Repubblica - va avanti". Sirchia ha inviato una lettera al presidente del Cda della Rai Lucia Annunziata, al direttore generale di Viale Mazzini Flavio Cattaneo, al direttore della Sette Paolo Ballerani el direttore Contenuti di Mediaste Alessandro Salem, chiedendo loro di "segnalare all'inizio della visione, con simboli già utilizzati dalle diverse emittenti i film come non adatti ai minori".  "Nella missiva - si legge sulla Repubblica - il ministro a preso spunto da un recente studio della prestigiosa rivista scientifica Lancet che dimostra come, negli Usa, oltre il 52% degli adolescenti iniziano a fumare indotti o persuasi dalle scene che hanno visto al cinema o in Tv. Il ministro Sirchia ha scritto anche al collega Giuliano Urbani, responsabile dei Beni Culturali invitandolo a convocare la Commissione per la revisione cinematografica che potrebbe vietare ai minori di 14 anni i film dove il fumo di sigaretta viene propagandato a danno degli spettatori inconsapevoli di essere di fronte alle lusinghe delle multinazionali del tabacco".

Questa iniziativa è basata sull’ennesima truffa portata avanti dall’eterno Stanton Glantz, e volta, tanto per cambiare, a suscitare emozioni distorcendo e falsificando i fatti. Lo studio menzionato dal Reggio e a cui il ministero della “salute” fa riferimento è stato esaminato dal dott. Theodore Dalrymple del National Health Service inglese (spiacente, non pagato dall'industria del tabacco - ma nemmeno da quella farmaceutica, differentemente dalle puttane antifumo), ed ecco i parametri dell’ennesima truffa statistica. Questa lettura è raccomandata perché illustra chiaramente la fraudolenza delle propaganda antifumo in particolare, e salutiste in generale.

[continua dalla prima pagina] Lo studio in questione, pubblicato da The Lancet, afferma che i bambini hanno circa tre volte più possibilità di fumare se guardano regolarmente film in cui gli attori fumano. Lo studio ha seguito 3.547 bambini del New England tra l’età di 10 e 14 anni che non hanno mai fumato prima. Dopo due anni, 2.603 di loro sono stati ri-intervistati, ed è stato scoperto che 259 avevano esperimentato con sigarette.

Ma il dott. Dalrymple ha esaminato i dati, e afferma: “Quando si esaminano le cifre da vicino, esse sono assai meno allarmanti di quanto le si fanno apparire. Dei 259 bambini che hanno esperimentato con fumo, 208 hanno tirato solo poche boccate, il che non si può certo definire una dipendenza. Dei rimanenti 51, solo sei cadono nella categoria dei fumatori, cioè di coloro che hanno fumato più di 100 sigarette. Quindi -- usando gli stessi argomenti statistici degli autori -- considerando che solo metà di quei sei sono stati effettivamente indotti a fumare dai film, l’editoriale del The Lancet [scritto da Stanton Glantz, ‘ingegnere meccanico al soldo dei farmaceutici  diventato cardiologo grazie ad una tesi sulla meccanica del cuore…] propone un sistema di censura sulla base che tre su 2.603 adolescenti potrebbero essere stati indotti alla ‘depravazione da fumo’ perché hanno visto un film. Forse possono esistere dei buoni argomenti per imporre la censura, ma il fumo non è certamente uno di essi". (Daily Telegraph, 28 Luglio 2003).

Ecco dunque, ancora una volta, che l’industria della truffa di cui fanno parte i ministeri della “salute” è stata smascherata semplicemente esaminando le cifre da vicino. Non che ciò porti ad alcuna differenza, perché i mascalzoni con il potere in mano, anche se smascherati, lo impongono comunque con la forza della legge. Prepariamoci dunque ai bollini rossi, che d’ora in avanti contraddistingueranno le nuove vittime dell'industria della frode. Fumiamoci su.

Disinformazione a catena

Ma non è finita. Mario Reggio de La Repubblica, nel suo articolo non ha ancora finito di darci disinformazioni. Basandosi sulla truffa di cui sopra, egli aggiunge un'ulteriore distorsione: In America circa 2050 adolescenti inizia a fumare ogni giorno. Di questi, quasi 660, moriranno prematuramente. "Quelli che lo fanno attratti dal messaggio dei film sono 1.080 e di conseguenza 340 di loro abbrevieranno di molto la propria vita".

L’affermazione è basata su un altro pezzo di propaganda spacciato ai tempi di Clinton, che asseriva che circa 3.000 adolescenti iniziavano a fumare ogni giorno negli USA. Ma un’analisi dei dati di quello studio indicava che gli “adolescenti” in questione in realtà avevano almeno 20 anni! La cifra fu sommessamente attenuata a circa 2.000-2.100 (a seconda del propagandista di turno) dopo che la truffa fu smascherata dal quotidiano Chicago Tribune. [*] Date queste due truffe di base, le cifre che seguono da parte del  Reggio non possono essere che false, o comunque assolutamente non verificabili, diventando solo una pappagallesca, paternalista cortina fumogena di falsa propaganda a cui non bisogna credere. Per ulteriore, dettagliata informazione sul fumo minorile ed un compendio completo di dati veri, clicca qui .

Ma, a patto di dare addosso al fumo, si può diventare degli 007 statistici: licenza di truffare -- per il tuo bene, s'intende.

FORCES Italiana
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[*] La storia dei 3.000 minorenni al giorno che iniziano a fumare negli USA proviene da uno “studio” pubblicato dal JAMA (Journal of American Medical Association) nel 1989, Pierce J P, Fiore MC, Novotny T E, et al, (tutti con forti connessioni economiche all'industria farmaceutica; collegarsi al link ed usare Ctrl + F + nome nel browser per controllare il database)  "Trends in Cigarette Smoking in the United States: Projections to the Year 2000," JAMA, Jan 6, 1989, Vol 261, No. 1, pagine 61-65. Sebbene in tale studio si affermasse veramente la cifra di 3.000, una lettura accurata dello stesso indicava chiaramente che ci si riferiva a “persone di 20 anni o più” – cosa che fu per molti anni tenuta nascosta al grande pubblico dai truffatori sanitari per incrementare l’isterismo. Gli autori dello studio non smentirono mai il "travisamento".

CITAZIONI dallo "studio"

  • Pagina 61: “Però, nei primi anni degli ’80, circa un milione di giovani entrarono nei ranghi dei fumatori regolari. Ciò equivale a circa 3.000 nuovi fumatori al giorno”.

  • Pagina 62: “Per gli scopi di questa analisi, solo persone di 20 anni o più sono incluse, perché non è stato possibile raccogliere l’informazione su persone più giovani durante il periodo di tempo [analizzato] in modo consistente”.

Il giornalista Stephen Chapman del Chicago Tribune scrisse l’articolo dal titolo “Il resto della storia” che smascherò la truffa il giorno 26 Aprile 1998. Sebbene il numero sia stato ira diminuito dalla propaganda a circa 2.000, le “autorità” sanitarie americane hanno continuato a far credere che esistono basi statistiche reali per questa cifra, che invece non può essere determinata. I truffatori di altre nazioni hanno semplicemente proporzionato la disinformazione americana alla popolazione dei loro Paesi.

REALITY CHECK - Di tutti i 124 studi sul fumo passivo, 16 hanno dimostrato un'elevazione di rischio di cancro da esposizione, 30 una diminuzione di rischio, e 78 hanno esibito allo stesso tempo rischio e diminuzione, quindi non sono validi (statisticamente non significativi). Dei 16 che hanno dimostrato l'elevazione di rischio, essa si aggira dal 6% al 20%. Secondo le regole dell'epidemiologia, dal 200% al 300% di elevazione di rischio è necessaria per dimostrare che il rischio esiste, perché tutte le malattie attribuite al fumo passivo hanno più di un possibile co-fattore (da 40 a oltre 300). I rischi del fumo passivo sono basati quindi e solo su un'intenzionale truffa da parte delle autorità sanitarie (troppo spesso vendute alla politica delle multinazionali farmaceutiche), sull'annedotica, e sull'ipocondria -- non sulla scienza.