DOVE STANNO ANDANDO A FINIRE I RAPPORTI EPIDEMIOLOGICI?
Lettera al
forum del British Medical Journal di
Gio Batta Gori, DSc, MPH Congratulazioni vivissime agli editori del British Medical Journal (BMJ), probabilmente l’unico coraggioso team di editori esistenti al mondo. Sono stati soggiogati dall’Industria del Tabacco? Probabilmente i ribaldi manipolatori di notizie diranno questo, ma chi è l’Industria del Tabacco? Nel 2001 l’Industria del Tabacco americana ha avuto un saldo di 9 miliardi di dollari al lordo delle tasse, ma ha ingrassato il governo federale e degli stati con 40 miliardi di dollari sotto forma di tasse e liquidazioni dovute per gli accordi raggiunti in sede giudiziaria, diventando così una specie di agenzia delle tasse nazionalizzata. Ecco perché le sigarette non sono state considerate e decretate illegali, nonostante gli incomparabili rischi alla salute che comportano. Quando un giudice dell’Illinois ha minacciato di mandare in bancarotta [l’industria], chi ha salvato l’assediata Philip Morris se non la folta schiera dei Procuratori Generali dello Stato? E’ forse pulito il denaro del governo? E’ la crociata antifumo appoggiata da gruppi di pressione che agiscono per i propri interessi? Nonostante tutto il BMJ riporta sul suo portale molti commenti ostili allo studio da parte di persone o associazioni che si avvantaggiano di questi denari e dichiarano di non avere nessuno conflitto di interesse? Che faccia tosta! Perché questo studio non avrebbe dovuto essere pubblicato, come molti critici richiedono? Come si confronta questo studio con i circa 100 altri sul fumo passivo che sono stati pubblicati dal BMJ ed altre prestigiose riviste negli ultimi 25 anni? Enstrom & Kabat presentano un raro punto di vista di un analisi su un gruppo di dati che l’American Cancer Society ha ritenuto utile e valido per numerosi altri studi. Il metodo di analisi è solido e trasparente, e si basa sull’incidenza della malattia ed i ricordi dell’individuo sull’esposizione al fumo passivo per tutta la durata della sua vita. Ciò non e’ successo per altri cosiddetti "studi" sul fumo passivo, che sono tutti basati sul metodo dei modelli "caso-contollo". Questi studi non mettono a confronto l’incidenza della malattia ma osano dedurre la casualità da piccole differenze nei ricordi dei periodi di esposizioni nei "casi" e nei "controlli" -- che ci sia o no la malattia di interesse. I ricordi sono stimolati domandando "Quante sigarette sono state fumante in tua presenza negli ultimi 20, 40... 60 anni, per quanto tempo sei stato esposto al fumo passivo durante questi anni, ecc". Ricordi vaghi, che vengono trasformati in dati precisi e in percentuali statisticamente insignificanti, sono integrati con meta-analisi selettive di valore medio inferiore ad 1,20. L’incongruente e stupefacente postulato é fatto in modo tale che un ipotetico 20% di esposizione in eccesso causi, in qualsiasi caso, l’insorgere della malattia, ma ciò non sia causato in nessun caso nel 100% del gruppo "control" – un’ipotesi completamente incompatibile con la successiva osservazione di un 20% di aumento di rischio, e con il pretestuoso paradosso di un rischio in eccesso sul rischio immaginario dei "controlli" che non hanno alcuna malattia. Intuitivamente, un ricordo sollecitato dopo l’insorgere di una malattia, specialmente tumore ai polmoni, produce delle stime di esposizione maggiore da parte di chi e’ soggetto alla malattia stessa, fornendo così dati che sono impossibili da verificare. Ciò non succede per lo studio prospettico di Enstrom & Kabat, che si basa su dati rilevabili dall’incidenza della malattia e ricordi non contaminati ottenuti prima dell’insorgere della malattia stessa. Se proprio bisogna fare obiezioni, nonostante tutti i miglioramenti di questo studio [rispetto agli altri], e’ che lo studio ancora non è idoneo a determinare la presenza o l’assenza di rischio, come del resto hanno messo in evidenza gli autori. In verità nessuna ricerca epidemiologica può essere implementata per determinare inequivocabilmente la presenza o l’assenza di rischio derivanti dal fumo passivo. La futilità di ricercare i microbi usando un telescopio avrebbe dovuto essere evidente tanto tempo fa, dopo i primi studi sul fumo passivo, risparmiando così grandi quantità di denaro e risorse. I legislatori, regolatori e gli zar della salute pubblica possono giustificarsi con l’ignoranza di coloro che si sono fidati di quello che dicevano i presunti esperti, ma gli epidemiologi non possono esimersi dall’essere biasimati, specialmente quando Doll & Peto, i santi patroni della professione, affermano che l’epidemiologia “non e’ una scienza ma un esercizio dell’immaginazione”. Liberarsi dal tabacco e dal fumo passivo e’ un ambizione lodevole, ma il fine ha mai giustificato mezzi fraudolenti per imporre politiche pubbliche in società libere? Non esiste più alcun senso di vergogna? Gio Batta Gori, DSc, MPH The Health Policy Center Bethesda, MD, 20816, USA
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