9 Ottobre 2003 - Eh, sì, i nostri canterini sono al passo coi tempi! Non c'è Jovanotti tra i firmatari del manifesto pro-spinello, ma Ligabue e Pelù ci sono. Inopinatamente, c'è l'Avvocato (non quello d'antan, esperto di sesso e droga - per il r'n'r non ci pronunziamo -, che sarebbe dovuto perlomeno risorgere, bensì quello con la faccia un po' così di chi scrive canzoni su un bar chiamato Mocambo). Fra gli altri, c'è pure Laura Pausini, che fa tenerezza da tanto è fuori posto nella congrega, sia musicalmente sia per l'associazione con autentici sballoni (o ex?) tipo Vasco Rossi e con pericolosi rappers. Abbiamo anche i padri nobili della canzone d'autore Francesco Guccini ed Enzo Jannacci, il quale sarà cardiochirurgo, ma ha sempre un'aria stralunata da strafatto. Per sgomberare il campo dagli equivoci, diciamo che hanno fatto benissimo a rivolgersi a Gianfranco Fini per scongiurare la 'tolleranza zero' sul consumo di droghe leggere. A noi liberali generalmente non piacciono le chiamate alle armi che si riducono ad ammassi di firme più o meno famose in calce a documenti che sono il trionfo dell'ovvio e del politicamente corretto. Eppure stavolta, da appassionati di musica e da (aspiranti) libertari, conveniamo quasi in toto. Con un'importante postilla: giusto il grido di accorr'uomo per la proliferazione incontrollata e lo spaccio stroboscopico delle droghe sintetiche, giusta la difesa della marijuana, un po' meno giusto - perché moralistico ed appiccicato - l'invito a vietare la vendita di fumo (nel senso tradizionale di sigarette) e alcool ai minori. Non perché costoro non vadano preservati contro gli attentati alla salute, ma perché l'unico proibizionismo accettabile deve nascere all'interno della famiglia, di cui lo stato non dovrebbe essere nemmeno un lontano succedaneo. E poi, via! quanto sono credibili certi personaggi per simili campagne? E' un paradosso niente affatto innocuo che ci si scanni per la canna con le autorità costituite, e ci si prosterni davanti al primo Sirchiapone che passa in nome della nuova religione del salutismo. Dobbiamo ricordare agli Articolo 31 che poeti e pittori bohémiens poco più che adolescenti si distruggevano alla fine dell'Ottocento con l'assenzio, il demone verde? I superalcolici tracannati in quantità industriale dai ragazzotti odierni spappolano il fegato proprio come in una celebre canzone del Blasco, con la differenza che non sono più aureolati di luce sulfurea come capitava ancora nella swinging London di appena quarant'anni fa, e questa è già una gran fortuna, che potrebbe non bastare se non ci sforzeremo di muovere guerra al Grande Nulla. Il proibizionismo di oggi non ha nemmeno quel fondamento etico che, si fa per dire, lo nobilitava nei tempi in cui ci si arrabattava per venire a capo del gangsterismo filiato dall'ondata puritana nell'America di Wilson. Infatti, adesso si invoca la repressione del vizio per salvare il servizio sanitario dalla bancarotta. Le virtù private invocate per difendere il bilancio pubblico. Tutte cose che non passavano neppure per la testa ai Rolling Stones di Brown Sugar, all'Eric Clapton di Cocaine o al Vasco Rossi di Bollicine. Né possiamo scordare Sister Morphine, morbosa e decadente, scritta e interpretata da Marianne Faithfull, la timida figlia di una baronessa austriaca che, dopo avere provato a letto l'intero complesso dei Rolling Stones, scelse Mick Jagger quale Virgilio per la sua calata personale agli inferi. In Italia, sul finire degli anni '60, ci dovevamo accontentare di Mauro Lusini, autore dimenticatissimo di C'era un ragazzo che come me..., e del suo inno casereccio alla marijuana, che giocava in maniera assai scoperta sull'assonanza con una certa Mary Anna. Poco più tardi, sorse un gruppo di progressive rock battezzato Gli Alluminogeni , non si sa se per celebrarne il fondatore, tale Alluminio di cognome, o per alludere alle sostanze in voga tra i 'figli dei fiori' dell'epoca. Fra maledettismo di riporto e autentica spinta all'autodistruzione, gli artisti non facevano che replicare un luogo comune antico quanto il mondo, quello che li consegna alla trita equazione 'genio e sregolatezza', anche laddove il primo termine latiti. Eppure molti di loro sono sopravvissuti ai peggiori stravizi, diversamente da tanti fans caduti nella stessa spirale, non certo per spirito di emulazione. Chi crede nella responsabilità individuale dovrebbe perciò evitare di infognarsi nel moralismo sterile e accusatorio che punta il dito contro gli idoli del palcoscenico: lungi dall'assolverli, rendiamoci conto che tali personaggi hanno spesso soggiaciuto all'identica disperazione e all'identico nihilismo di quei 'nessuno' che ci hanno lasciato le penne. La sostanza umana e meschina di certi presunti 'eroi' fa spesso aggio sul loro essere ricchi e famosi, tanto da trasformare in patetica pretesa il lamento dei benpensanti riguardo al 'dovere' delle star musicali di fungere da comete per chi li segua. Detto questo, per rimanere nell'ambito italiano, la presenza di autentici fuoriclasse quali Paolo Conte e Lucio Dalla (facile figurarseli entrambi con una canna fra i denti!) nel novero dei sottoscrittori del manifesto pro-spinello (inteso come libertà di), insieme ai Guccini e agli Jannacci, nonché all'ex (?) 'sballone' Vasco Rossi, dovrebbe indurci a riflettere sulla profondità di intenti di tale appello. Sarà pur vero che la maggior parte di loro si riconosce nelle posizioni della sinistra, sia istituzionale sia alternativa, ma questo non può bastare, fatta salva la nostra postilla, a screditarne l'afflato libertario e il desiderio di uscire dall'equivoco creato dalla grossolana e antiscientifica assimilazione fra le droghe leggere e quelle pesanti. Piccoli sirchiaponi crescono e c'è da
rimpiangere che, più di trent'anni fa, una manica di imberbi imbecillotti
di sinistra picchettasse l'ingresso di un cinema bolognese per impedire la
visione di Berretti Verdi a un loro coetaneo, mai sfiorato prima di allora
dall'idea di fare politica, di nome Gianfranco Fini. Se quella
manifestazione muscolare di idiozia non fosse avvenuta, forse oggi non
avremmo un tizio con l'animo del censore alla vicepresidenza del
Consiglio, pronto a licenziare una delle leggi più illiberali in materia
di lotta alla droga. |
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