Questo articolo della femminista canadese Wendy McElroy sottolinea un punto importantissimo, che è alla base dell’ondata di proibizionismo di tutti i tipi dei nostri sedicenti “avanzati” quanto tristi tempi; un punto di applicazione universale. Un esempio pratico? Il politico XY sostiene il divieto di fumo o l’intervento statale nella dieta dei cittadini perché la mamma, il nonno, la moglie o un amico che fumavano o mangiavano “troppo” sono morti. Il credo personale, quindi, diventa legge, e coloro che non condividono tale credo (e hanno il coraggio di comportarsi coerentemente con le loro differenti convinzioni) sono soggetti a provvedimenti e sanzioni, nonché a continua emarginazione sociale incitata da campagne di stato. La violenza dello stato, spesso rinominata “educazione”, è usata per “correggere” le convinzioni del cittadino, indipendentemente da come l’individuo viva tale “correzione”. I suoi sentimenti (o risentimenti) sono totalmente irrilevanti. Non c’è da stupirsi quindi che il salutismo produca incessantemente scienza rottame o “interpreti” la scienza approfittandosi dell’ignoranza del politico XY. Per aggiungere scherno all’insulto, si dice al cittadino che si rispetta la sua convinzione; l’importante è che egli si comporti come impone lo stato (anche quando in contrasto con tale convinzione), altrimenti può scegliere di essere punito. E dopo l’insulto arriva lo sputo: è per il suo bene. Non c’è da meravigliarsi che, nonostante il “ben di Dio” a nostra disposizione, quasi tutti noi ci sentiamo in qualche modo scontenti e a disagio – spesso senza neanche sapere il perché. |
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