EDITORIALE DEL BRITISH MEDICAL JOURNAL: FUMO E CAFFÈ COMBATTONO IL MORBO DI PARKINSON

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The Evidence

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19 Marzo 2003 - “Il morbo di Parkinson fa parte di quel piccolo gruppo di malattie che sono meno frequenti nei fumatori. … L’osservazione fu fatta oltre 30 anni fa, ma è stata replicata molte volte. L’effetto protettivo è grande, secondo i dati raccolti. I fumatori hanno un 60% di riduzione di rischio in comparazione con coloro che non hanno mai fumato, con consistenza tra studi in differenti circostanze. Visto in retrospettiva, il fatto che due grandi studi abbiano trovato una simile riduzione di rischio elimina la possibilità che l’associazione sia spiegabile dalla differenza in sopravvivenza tra i fumatori e i non fumatori. … il caffè ha esibito un beneficio del 30%”.

Stranamente, questo editoriale del BMJ ci risparmia la solita stupida e boriosa retorica antifumo (anche se è necessario concedere che si tratta di un “piccolo gruppo di malattie” per non essere crocefissi). Secondo il libretto bianco degli antifumo, infatti, fumare è male assoluto, e fa piacere vedere che una volta ogni tanto c’è ancora qualcuno che non si fa intimorire.

Vero è che i disinformatori antifumo si affretteranno a dire che è la nicotina – non il fumo, perdiana! – che da il beneficio, ma ciò fa parte della tecnica di minimizzazione/esagerazione usata per distorcere l’informazione a favore dell’agenda politica in camice bianco. La realtà è che la nicotina è parte integrante del fumare, nonché la parte maggiore dell’assunzione della stessa da parte dello stesso fumatore. L’affermazione di cui sopra è tanto stupida quanto dire che il vino fa bene perché solo un componente di esso fa bene; il fatto è che si beve vino, e non solo il componente. Ma nel caso del vino non ci sono di mezzo gli interessi farmaceutici, che invece vendono la nicotina separatamente in farmacia.

Comunque è necessario mettere in evidenza che, anche nel caso dei benefici del tabacco, si parla di diminuzioni di rischio molto minuscole (in questo caso, 60%). Tali diminuzioni (o aumenti) possono essere dovute ad altri fattori non considerati o non ancora identificati, come è proprio il caso per i “pericoli” del fumo di cui tanto sentiamo parlare dalla propaganda. Perché l’aumento (o la diminuzione) di rischio attiri attenzione della scienza vera, infatti, è necessario che esso si aggiri tra il 200 e il 300%, proprio per via degli enormi e numerosi errori in gioco nell'epidemilogia multifattoriale. L’incremento massimo di rischio di cancro per fumo passivo è del 30%; normalmente esso si aggira sul 15-20% 

Differentemente dai truffatori antifumo (istituzionalizzati o no) che combatte, FORCES mette in evidenza anche le deficienze degli studi che portano evidenza a suo favore. Questa è la differenza tra informazione senza interesse come la nostra e la propaganda a pagamento politico e/o economico come quella dei salutisti.

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