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Nick Hisrt:
un'altra vittima dei becchini della verità e della scienza |
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Marzo 2003 - Col cervello lavato dalla propaganda e dalla
disinformazione di stato Nick Hirst, un giovane inglese di 18 anni, si
convince che il fumo lo ucciderà e che diminuirà le sue prestazioni
atletiche e chissà, anche quelle con le ragazze - proprio come dice la
televisione. Come tante altre vittime, Nick corre in farmacia a comprare lo Zyban (la
pillola antifumo), tanto reclamizzata anche dai ministeri della salute
come “terapia” per il fumo, il male che non esiste.
Già
dopo solo una settimana di “terapia”, la depressione attanaglia Nick
senza scampo e, sebbene egli dica alla sua famiglia di sentire un
“cambio immediato dentro di se”, si ostina a non riprendere a fumare, perché
è veramente convito che fumare faccia male. In fin dei conti,
"lo dicono tutti": glielo dice il dottore, e qualche suo coetaneo che il
cervello ce l'ha già lavato; lo dice pure l'amata zia, che ha
appena sentito alla radio qualche santone farmaceutico che blaterava statistiche. Sei mesi dopo, nel Maggio
2001, Nick è trovato impiccato ad un albero in un parco.
Comincia
l’inchiesta e, dopo quasi due anni, arriva il verdetto: Nick ha
commesso suicidio perché il farmaco gli aveva causato una
potentissima depressione -- ma non bisogna dimenticare di biasimare
anche l'alcol ed una personalità "ossessiva", sebbene che tali
fattori fossero stati presenti da prima dell'assunzione della droga
senza alcuna indicazione di tendenze suicide. Non è "corretto",
infatti, dare tutta la colpa ad un solo fattore, specialmente quando
si parla di un prodotto di cessazione da tabacco; per Diana, non
dimentichiamoci della scienza! Dimentichiamocene solo nel
caso del fumo che, come tutti sappiamo, causa sempre e
solo ogni male. Dopo il verdetto la famiglia dice alla
stampa: “Speriamo che questa inchiesta aumenti la conoscenza del
pubblico sullo Zyban”. Parole sprecate, un appello al vento, una
giovane vita persa per nulla. Gli
interessi in gioco sono troppo grossi, e troppe sono le carriere
politiche a rischio. Ormai, troppe menzogne sono state pronunciate;
è meglio seppellire l'evidenza.
Bisogna credere che il fumo
uccida, e che i fumatori sono dei malati drogati e bisognosi
di
terapie farmaceutiche.
Ma la buona notizia
va ripetuta: Nick
prima di impiccarsi aveva smesso di
fumare – e di volere qualsiasi altra cosa – e tale è il successo
terapeutico che
va celebrato. È meglio seppellire qualche cadavere vero che avere decine di migliaia di
morti virtuali sui computer; i primi si dimenticano il giorno
dopo, le seconde
possono essere riesumate ogni giorno dai becchini della verità,
dell'integrità e della
scienza che siedono
sulle poltrone di troppi ministeri della “salute”, echeggiati dai
pappagalli dei media.
Lo
Zyban (bupropione) è prodotto dalla Glaxo, e la vendita fu sospesa negli
USA perché il farmaco causava depressione e attacchi cardiaci. In seguito,
esso fu riproposto alla Food and Drug Administration statunitense, ed
approvato come farmaco antifumo; in tal modo gli attacchi cardiaci o morti delle
vittime sono attribuite al fumo dalle statistiche sanitarie, mentre la
cortina fumogena della propaganda afferma che il fumo è “una causa
certa” di problemi cardiovascolari. In realtà esistono solo
deboli associazioni statistiche che non raggiungono nemmeno il livello
tecnico di "significato statistico" (incremento statistico di rischio:
70%; percentuale necessaria per sospettare che il rischio sia
reale: 200-300%).