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31 Gennaio - Spettabile
Redazione,
grazie per aver
pubblicato
la mia lettera
e per avermi onorato con un’accoglienza
simpatica ed attenta.
Mi rifaccio vivo
innanzitutto con un messaggio che vuole essere un auspicio ed
un’esortazione: dobbiamo crescere rapidamente ed essere uniti!
Non illudiamoci che la nostra sia una lotta facile. Abbiamo dalla
nostra parte la verità, l’onestà, l’apertura mentale, il gusto per
la vita, l’amore per la libertà, per l’uomo, per la convivenza
civile; abbiamo dalla nostra parte l’intelligenza, la sensibilità ed
il gusto, come si può vedere confrontando quanto sanno pensare e
scrivere i sostenitori del fumo [cfr. Gianni Brera
qui
e Vittorio Messori
a metà di questa pagina]
con le cacatine isteriche e becere dei suoi detrattori [cfr. Nello
Ajello
qui
e non ho voglia di andarmi a ricercare
altre stronzate del genere] (non si pensi che la scelta dei brani
sia faziosa: si potranno trovare degli scritti pro-fumo di dubbio
gusto, ma dall’altra parte non si troverà mai altro che ottuso
perbenismo e idiosincrasie psicotiche). Ma nel nostro mondo queste
cose non hanno molta importanza: “Loquimini nobis placentia, videte
nobis errores” (Isaia, 30,10) sembrano supplicare i numerosi
pecoroni del buon pastore salutista, assetati di miraggi e di capri
espiatori per le loro frustrazioni, agli usurpatori
dell’informazione, della scienza e dell’etica, che da parte loro
fanno a gara a chi riesce a piazzare meglio non importa quale
idiozia.
Mentre si
inorridisce ancora per i crimini del nazismo si accolgono con
entusiasmo la stessa folle ideologia, la stessa “scienza”
demenziale e la stessa prassi politica. E dicendo “la
stessa” intendo sottolineare che non si tratta di una mera
similitudine, ma di una vera e propria identità. A prescindere dal
fatto che la sconfitta militare del nazismo non ha comportato
l’annientamento dell’ideologia né la sua neutralizzazione, né la
scomparsa o la riduzione all’inattività di tutti i suoi criminali,
resta il fatto importantissimo, e forse troppo spesso ignorato, che
il nazismo è stato solidale fin dal suo nascere con l’eugenetica
anglo-americana e con le teorie sociali e “scientifiche” dei più
folli razzisti statunitensi [cfr.
qui
e
qui], tanto che non sarebbe
azzardato considerarlo la branca tedesca di quell’accozzaglia di
menti malate e criminali. Senza contare i cospicui contributi
americani alle casse del Terzo Reich [cfr.qui]
e l’assunzione di ex criminali nazisti in varie organizzazioni negli
Stati Uniti e altrove nel dopoguerra [cfr., oltre che al
link
precedente,
qui].
Tutti conosciamo il ruolo degli stati nordamericani
nell’affermazione del salutismo, e il marchio nazista non può
sfuggire ad alcun osservatore minimamente attento ed onesto.
Oggi mette male
sbandierare la presunta inferiorità antropologica di negri ed ebrei
o che negri ed ebrei portano malattie o altre calamità, mette male
persino nei casi in cui è vero!!! E allora bando al razzismo (almeno
fino a che non si stabilirà che colore deve avere l’uomo perfetto,
ma è questione di poco...), bando all’antisemitismo e ad ogni
discriminazione religiosa (tanto tutte le religioni faranno la
stessa fine quando sarà definitivamente affermata la nuova, ultima
religione della Salute, rivelata non da un miserevole Dio, ma dai
veramente sapienti, veramente onnipotenti eredi del compianto Terzo
Reich). E germanesimo e arianesimo sono concetti che non si addicono
alla nuova dimensione internazionale e multietnica della missione.
Allora ecco che in decenni di sapiente lavoro, tra bieco moralismo e
delirante scientismo, si spiana la via alla razza pura della nuova
era, l’homo sanus, con precise abitudini comandate e misure
corporee a norma. Questo è il miraggio. Il capro espiatorio sono
tutti coloro che non si conformano allo standard. E noi che amiamo
divertirci aspettiamo con impazienza che si pubblichino le misure
standard per il pene.
Si rendono conto i
malaticci veri o immaginari che oggi esultano meschinamente per
essere stati liberati da quella che essi, indotti a ciò dalla
propaganda salutista, ritengono essere l’insidia principale per la
loro malferma salute che non c’è posto per loro nella società
del futuro così com’è concepita dal potere salutista? Già
gli obesi sono stati dichiarati “fuori tolleranza”: ben che vada, e
tanto per cominciare, non otterranno la certificazione, saranno
etichettati come non conformi al modello salutista in attesa
di una qualche “soluzione” di Heichmanniana memoria, si tratti di
campi di sterminio o di centri “estetici” (mamma mia, se dobbiamo
affidarci al gusto estetico dei salutisti Dio ci assista!!!). E
pensare che l’individuo “in carne”, segnatamente il bambino, è da
sempre l’immagine della buona salute! Figuriamoci quale sarà il
destino di quei mezzi morti che soffocano non appena un filo di fumo
si porta a meno di dieci metri dalle loro narici! Che vergogna
inammissibile per una società di individui tutti belli (cazzo ma
Sirchia che fine farà porello?) e sani che non dovranno far
sfigurare davanti all’Anticristo chi li ha progettati e costruiti!
Torno brevemente al
messaggio iniziale.
Crescere ed
essere uniti.
Operativamente, prendere coscienza della gravità del problema e
dell’urgenza di opporsi con ogni mezzo all’incipiente controllo del
comportamento, del pensiero e del corpo da parte del folle potere
salutista e mettere da parte ogni possibile motivo di disaccordo per
essere uniti e forti contro un nemico potentissimo che vuole
annientarci e che ha i mezzi per farlo.
Differenti
convinzioni politiche, differenti modi di vedere o di vivere il
fumare e i rapporti tra il fumatore e “gli altri” e quant’altro non
devono avere peso.
Evitare da un lato
di cadere nell’indifferenza e nella rassegnazione, magari (Dio non
voglia!) in una sorta di complicità più o meno deliberata con i
nostri aguzzini, dall’altro di frammentarsi in una miriade di fronti
separati. In tempo di pace si può giocare ai gruppetti, ma qui,
ahimè, è guerra dichiarata, e il nemico è forte e pericolosissimo.
Ovviamente l’appello non è rivolto solo ai fumatori, che sono stati
semplicemente i primi ad essere presi di mira, ma a chiunque non
intenda permettere al potere arrogante, invasivo e disumano dello
stato etico o medico o semplicemente idiota di manipolare a proprio
piacimento la sua personalità.
Piaccia o no agli
infastiditi dal fumo, la sigaretta è oggi l’emblema della libertà,
della resistenza alla disumanizzazione, a chi vorrebbe ricreare
l’uomo ad immagine di un modello astratto ed irreale, trascinando
l’umanità intera nel suo delirio di onnipotenza e di immortalità.
Vorrei
esortare, dal basso della
mia condizione di individuo ai margini della cultura e assolutamente
fuori dalla cerchia delle persone che contano,
tutti i
politici, gli accademici, gli scienziati,
i medici, i notabili della cultura e dello spettacolo che
abbiano anche una sola ragione per non rendersi complici della
follia salutista a schierarsi apertamente e fattivamente contro di
essa, apportando a questa lotta, che non è di questa o quella
fazione, ma dell’uomo e per l’uomo, il massimo contributo che la
loro posizione consenta.
Qui non si tratta di
combattere per affermare questa o quell’idea, per imporre questo o
quel comportamento. Si tratta di lottare per restituire all’uomo
sociale la serenità che aveva prima che l’odio e le paure insinuati
dalla paranoia salutista prevalessero sulla solidarietà, sulla
convivialità e sul buon senso.
Accidenti, ma
nessuno si ricorda di quando il fumare non era per la maggior parte
delle persone più fastidioso del parlare, cosicché in un locale
affollato da fumatori si avevano le stesse probabilità di essere
infastiditi che si hanno in un locale dove tutti conversano, e la
discriminazione dei fumatori era appannaggio di pochi bigotti
eccezionalmente ottusi e acidi e di non meno rari e ridicoli cultori
dell’avversione isterica a checchessia? Nessuno si è accorto che non
sono stati gli inesistenti problemi sollevati dal fumo a determinare
l’intervento salutista, bensì il salutismo ad inventare i problemi
per doverli risolvere secondo i suoi piani e a creare ostilità,
divisione e financo odio cieco laddove era serena convivenza? Povero
uomo! Se Diogene potesse tornare tra noi, credo che rinuncerebbe
alla sua cerca, si siederebbe sconsolato con la sua lanterna tra le
mani e magari userebbe la sua fiamma per accendersi una buona
sigaretta e rilassarsi con qualche boccata di fumo, finché il solito
antifumo rompicoglioni non gli facesse brutalmente capire perché
l’uomo non si trova più.
- Agostino |