|
Signor Segretario di Stato,
Ecco che sotto
il suo bastone pastorale, un manipolo di ufficiali sanitari calano
sui fumatori svizzeri come la sifilide sul basso clero. Il vostro
Ufficio intende fare la felicità dei nostri concittadini loro
malgrado e a tal fine moltiplica gli appelli, degni del compianto
Savonarola, per una società senza fumo, lottando con asprezza
contro il tabagismo attivo e passivo. In altri termini, i monaci
predicatori intendono bandire per sempre il vizio, finora minimo,
dell'erba di Nicot, col pretesto che essa ammazzerebbe coloro che la
respirano, anche inavvertitamente.
Non sarete, per caso, la
reincarnazione dell'Imperatore Ch'ung-chen, che auto-distrusse
l'intera dinastia Ming con la futile guerra al tabacco che egli
dichiarò senza riflettere? Si diede un gran daffare a fulminare, a
ordinare di tagliare la testa a chiunque ne avesse fatto uso o
l'avesse importato in Cina, i suoi sudditi, naturalmente, fecero di
testa propria e lui ci rimise l'Impero. Per caso, siete il discepolo
tardivo e inatteso dello sconsiderato Giacomo 1° Stuart che
dimenticò il Parlamento per inveire sugli inglesi proclamando: che
cessino di sbuffare l'erba infame poiché essa è «... hateful to the
nose, harmful to the brain, dangerous to the lungs»? non aveva tutti
i torti e aumentò le tasse sul tabacco del 4000%, a dispetto, perché
non poté vietarlo! Farete la stessa cosa anche voi?
Di questo passo,
forse sarebbe meglio vietare del tutto il tabacco e far diventare il
suo uso un crimine. La pusillanimità del nostro Stato avrebbe
allora, come conseguenza paradossale, che in quel caso sarebbe più
facile consumarlo! I vostri spadaccini piombano a braccia aperte sui
fumatori, facili prede, ma distolgono il loro casto sguardo da
quella parte di giovinastri che oziano agli angoli delle vie, persi
in orizzonti esotici, raramente intimoriti dai provvedimenti
amministrativi; quelli distribuiscono con pericolosa efficacia
sostanze dagli effetti che credo siano tra i più deleteri: la
cocaina, per esempio, venduta, di fatto, liberamente nelle strade di
Ginevra o di Zurigo; l'eroina, ampiamente disponibile anche sotto le
vetrate del Palazzo Federale, o altre simpatiche merci che, intanto
che l'amministrazione dorme, permettono ad una parte della nostra
gioventù di spappolarsi il cervello e a me questo sembra molto più
pericoloso di un pacchetto di bionde.
Tra le vostre innumerevoli qualità,
mi risulta che voi siate un giurista: non potete dunque ignorare
quanto il vostro cammino sia liberticida nella sua pura essenza. Il
tabacco nuoce gravemente alla salute, certo, ma, se mi fa piacere
incatramare i miei polmoni e ispessire le mie arterie, pienamente
consapevole delle mie azioni, per favore ditemi cosa hanno da ridire
i burocrati? In ragione del costo sociale di malattie che svilupperò
un giorno o l'altro? Siamo seri! La giustificazione è fallace e
sconfina nell'arguzia: vieteremmo il suicidio perché lo Stato si fa
carico delle spese funebri al fine di garantire a tutti degna
sepoltura? Bisogna imporre a tutti il preservativo sotto controllo
delle forze dell'ordine appositamente istruite a questo scopo in
nome del costo sociale dell'AIDS? Somministrare l'omelette al lardo
esclusivamente sotto controllo medico a chi ha troppo colesterolo?
Il Bordeaux razionato e venduto in farmacia al primo segno di
insufficienza epatica?
La vostra "nuova" società predica
un bene superiore in nome del quale scaturiscono virtuosi divieti; i
legislatori depongono come se fossero uova, dei regolamenti che
privano i cittadini delle loro scelte e si arrogano il diritto di
scegliere al loro posto; tutto ciò che può "far male" - da un avana
occasionale alla velocità sulle strade fino alle armi, gli OGM, le
antenne dei telefonini, lo sci fuori pista e chissà cos'altro- è
vietato, perseguito, pesantemente regolamentato.
Bisognerebbe che vi ricordiate che
a questo vostro universo perfetto, obbligatoriamente sicuro,
tirannico, manca l'attrattiva principale della vita umana: la
libertà.
|