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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

1. Fumus persecutionis.

“ Dai fumatori si può imparare la tolleranza. Mai un fumatore si è lamentato di un non fumatore”
(Sandro Pertini)

“Ehi, signore: guardi che qui non si può fumare! Spenga subito la sigaretta!”

“Ma la sigaretta è spenta…!”

“Non importa, non importa: basta l’idea!”

Il dialogo fra l’occasionale frequentatore di una famosa Università milanese ed una donna di mezza età che, con ogni probabilità, si muoveva servendosi di un’automobile propria e, di ritorno a casa, nelle sere invernali, certo non esitava a tuffarsi nel tepore di mura domestiche riscaldate con temperature medie superiori ai 25 gradi ( e magari, prima di rincasare, non rinunciava ad una fugace visita alla chiesetta della parrocchia, giusto per assistere ad una messa e, così facendo, dare il proprio involontario contributo alla diffusione dei tumori, considerato che, secondo uno studio recente, “la combustione dell’incenso produce componenti cancerogeni” 2 e che le sue emissioni sono paragonabili a quelle di una strada molto trafficata 3 è realmente accaduto qualche anno fa, proprio qui a Milano, la tanto (perlomeno un tempo) osannata Capitale della tolleranza.

E non è, comunque, l’unico episodio del genere.

Se, dalle latitudini meneghine, ci spostiamo sotto altre coordinate ed in altri Paesi altrettanto prevenuti ed ostili nei confronti dei fumatori, l’elenco dei fenomeni di intolleranza non solo appare significativamente lungo, ma anche a tal punto venato di risvolti paradossali da risultare addirittura demenziale e grottesco.

Eccovene un piccolo saggio.

Nel Maggio del 2001, lo stato della California promuove una campagna radiofonica contro il fumo nel corso della quale, fra l’altro, i non fumatori vengono esortati a rimproverare aspramente chiunque cammini con una sigaretta accesa fra le labbra.

Nel Settembre dello stesso anno, sempre in America, “patria della libertà e della democrazia” (bushiana e berlusconiana) per antonomasia, un immigrato iraniano viene condannato ad oltre due anni di reclusione per aver acceso una sigaretta durante un volo di linea.

Il primo Agosto, la città canadese di Ottawa vieta di fumare dovunque, tranne che in casa e per strada.
Nel Maggio 2002, il Partito democratico (?) giapponese annuncia la presentazione di un disegno di legge che punisce con un mese di carcere chiunque fumi per strada.

Nel Giugno dello stesso anno, la regione spagnola della Navarra approva una legge che vieta il fumo ovunque si trovino più di due persone.

Per la verità, le persecuzioni contro i fumatori sono di antica data: risalgono perlomeno al XVII secolo, e cioè al secolo che viene comunemente considerato “il più buio per i consumatori di tabacco”.

Nel Seicento, infatti, il fumo era considerato un rito demoniaco, che, ad esempio in Russia, veniva punito con una serie di scudisciate sulla schiena; in India, con le labbra tagliate; in Cina, con la testa mozzata: in Persia, con una colata di piombo fuso in gola…

Oggi, per svariate ragioni (che comunque non comprendono il riconoscimento, pur se tardivo, dell’inconsistenza e della falsità dei pregiudizi e delle menzogne sul fumo e sulle sue conseguenze per la salute dell’individuo e per il benessere della società), le campagne repressive contro i consumatori di tabacco assumono altre forme; forme (apparentemente) più “levigate” e “civili” che non riescono nonostante tutto a dissimulare l’ideologia da Crociata che ispira coloro che ad esse ricorrono.
Una Crociata che, al pari di quella storica, ha la propria Santa Sede ed il proprio Pietro l’Eremita: l’una e l’altro – occorre dirlo? – si identificano, se non teniamo conto dei replicanti e degli immancabili zelatori (vulgo: servi), rispettivamente con gli Stati Uniti e con il suo Governo.

2. Quando anche i camini fumavano.

“Chi fuma può causare degli incendi nei boschi. Ecco perché non vedrete mai un animale fumare”
(Bill Crosby)

La crociata antifumo dei nostri giorni vanta un significativo ed illuminante precedente: quello della Germania di Hitler.

Il Terzo Reich si rivelò infatti all’avanguardia in quelle politiche ‘salutiste’ ed ‘ecologiche’ – dalla messa al bando di sostanze inquinanti fino alla martellante campagna contro il fumo – che oggi rappresentano il fiore all’occhiello di non poche democrazie avanzate”.

Ecco due esempi rappresentati da altrettante direttive sanitarie emanate dal Partito Nazionalsocialista e rivolte al popolo tedesco nel 1937:

“La stampa popolare dovrà contenere avvertimenti contro i pericoli del fumo. La ricerca scientifica sugli effetti del fumo sulla salute va di pari passo con l’estesa promozione di attività salutari volte a ridurre la prevalenza dell’abitudine”.

E ancora:

“Mezzi pubblici, ambienti di lavoro ed edifici pubblici diventano gli obiettivi delle campagne per la riduzione del fumo. E’ vietato fumare sul lavoro ed in edifici pubblici, inclusi quelli governativi e negli ospedali, incluse le case di riposo. E’ fatto divieto ai produttori di tabacco di fare pubblicità al loro prodotto, e di rappresentare il fumo come segno di distinzione”.

Le direttive sanitarie del Reich godevano, ovviamente, dell’approvazione di Hitler (un tale che, sia fatto notare per inciso, in quanto “animalista”, amava moltissimo gli animali 2 e proprio per niente i comunisti, gli ebrei, gli zingari, gli slavi, i russi e via elencando), a cui si deve la rivelazione: “a Bayreuth ho incontrato un uomo d’affari. Sulla sua porta c’era un cartello che diceva ‘vietato l’ingresso ai fumatori’. Da parte mia, io non ho cartello sulla porta, ma ai fumatori è vietato l’ingresso”.

Abbondanti motivi di invidia e aneddoti da prendere come esempio per Sirchia a parte, va ancora detto che la Germania nazista arrivò al punto di inventarsi veri e propri incentivi: il Fuhrer, per dare il buon esempio, decise di premiare i suoi generali che smettevano di fumare con un bellissimo orologio da tasca in oro.

Certo: avere Hitler ed i nazisti fra i propri precursori non rappresenta un fatto talmente compromettente e vergognoso da screditare di per sé qualunque tipo di argomentazione o da macchiare indelebilmente qualunque genere di reputazione.

E’ però innegabile che, fra l’ideologia nazista ispiratrice della lotta contro il fumo e l’ideologia della Moderna Crociata contro “i nuovi eretici” esistano nessi che tradiscono, come vedremo di qui a poco, l’esistenza di una comune concezione del mondo, e non soltanto di un identico approccio al problema della salute.


3. Segnali di fumo.

“Sopporto quelli che fumano il sigaro solo se, dopo, muoiono in Bolivia”.
(Anonimo)

“E’ nata la nuova religione della lotta contro il fumo. Una nuova religione con la sua rigida gerarchia, col suo potente Ufficio Propaganda Fede sostenuto dallo Stato, coi suoi aggressivi, fanatici missionari; con i suoi discepoli, esseri annoiati avidi di sfuggire al tedio della loro vita abbracciando una nuova causa, che si muovono col paraocchi ed esibiscono uno zelo isterico e una intolleranza raramente conosciuti nella storia”. 3


L’Urbano II della moderna Crociata contro il fumo indossa le vesti (meglio sarebbe dire, trattandosi di argomenti e di persone sinistre: si cela dietro la maschera la maschera) del Presidente degli Stati Uniti, vale a dire di un Paese che ha storicamente fatto del puritanesimo, dell’arroganza, dell’intolleranza e del fanatismo i propri tratti distintivi.

Un fanatismo che attinge alla vena, in apparenza inesauribile, della religione, in particolare della forma protestante di quest’ultima. Sono infatti le correnti più radicali del Puritanesimo ad alimentare la struttura del “nuovo fondamentalismo salutista” che oggi è arrivato a svuotare di senso la stessa Costituzione americana e a riesumare la vena razzista che percorre fin dalla sua nascita l’Impero a stelle e strisce.

“E’ l’ossessiva ricerca della ‘purezza immunitaria’ (che letteralmente indica l’incapacità di dare e ricevere) che ritorna sempre: come istanza teologica dapprima (non si deve sporcare la parola del Libro); quindi come vocazione razziale (sono i bastardi che minano la sana normalità del nostro popolo); da ultimo come feticismo salutista (in nome del popolo inquinato, dicono i Verdi, epigoni della ‘lotta di Hitler contro il cancro’”.

In realtà, la lotta contro il tabacco da parte della religione è di vecchia data.

Nel 1634, ad esempio, la Chiesa Cattolica Romana proibì ai propri fedeli di usare il tabacco in qualsiasi modo e forma: a tal scopo, numerose bolle papali furono emanate nel corso degli anni.
Da parte sua, la Chiesa Ortodossa, con scarso senso del ridicolo, si rese promotrice di una dottrina secondo la quale era stato, a dispetto dello stesso testo biblico… il tabacco, e non il vino, a intossicare Noé e a provocare la sua scandalosa condotta.

La vocazione oscurantistica ed anti-edonistica della religione è facilmente rintracciabile anche nella biografia e nelle opere dei rappresentanti delle numerose correnti in cui essa si è fin qui articolata.
Basterà citare i casi, per quanto riguarda il Cattolicesimo, di Sant’Agostino; e, per il Protestantesimo, di Giovanni Calvino, il “padre” dei Puritani.

S. Agostino contribuì enormemente a diffondere il senso di colpa tra gli uomini attraverso le sue opere: nelle Confessioni, egli si pente di una condotta dissipata nel corso della propria “gioventù pagana”, mentre nella Città di Dio sottolinea che i bambini possono nascere da una donna “incallita dalla lussuria e dal sesso”.

Calvino, da parte sua, era “un ascetico infelice, affetto da ulcere, tubercolosi e calcoli renali. Considerava la vita quasi senza valore, stabilì una rigidissima teocrazia a Ginevra che non permetteva il ballo, abiti fantasiosi e adornamento con gioielli…”.

Quanto ai Puritani americani, vale a dire agli ispiratori di Bush e soci, negli anni attorno al 1650, il loro leader, John Knox, oltre al divertimento in occasione della domenica, proibì tassativamente il bere, le scommesse, l’abbigliamento “fantasioso” e, guarda un po’, proprio il fumo!

L’ideologia religiosa, in ogni caso, non riesce a dar conto, di per sé, delle ragioni che muovono i promotori della moderna Crociata anti-fumo. E’ indispensabile attingere anche ad un’altra fonte, che nella precedente confluisce, rafforzandone la portata.

La campagna contro il fumo (e, soprattutto, contro i fumatori, questi potenziali “devianti” e sovversivi), come tutte le operazioni ideologiche, mira a ridisegnare i contorni e le caratteristiche delle società capitalistiche ferite mortalmente dalla crisi economica per esorcizzare e prevenire il rischio di insorgenze rivoluzionarie nelle retrovie dell’Impero mediante la realizzazione di un controllo il più possibile assoluto, totalizzante e pervasivo sulla vita dei cittadini.

E, per far ciò, ecco il ricorso a quel fenomeno della “medicalizzazione della vita quotidiana” che prelude alla fondazione di un vero e proprio Stato Terapeutico, garante della salute del cittadino nella misura in cui quest’ultimo si impegna ad osservare scrupolosamente le regole e gli stili di vita che lo Stato gli impone come condizione per la sottoscrizione del patto sociale.

Il top del controllo si realizza, ovviamente, con le situazioni di auto-controllo, in cui il cittadino si fa Stato (più della Crociata contro il terrorismo poté quella contro il tabacco?).

Emblematico è il caso di Monica Bellucci, una che ha risolto l’antagonismo fra la Bella e la Bestia in modo dialettico, vale a dire avallando l’aforisma hegeliano “la Bella è la Bestia”: in un’intervista al settimanale Panorama, alla domanda se fosse favorevole ad un divieto di fumo generalizzato, l’attrice – che si dichiara “fumatrice accanita” – risponde affermativamente. Riconosce però di non riuscire a smettere di fumare; tuttavia, “se c’è un divieto, io non oso romperlo: sul mio personale desiderio prevale il rispetto degli altri”, aggiunge.

Il patto sociale imposto dallo Stato prevede, da parte dei cittadini, la rinuncia oggi a piaceri, abitudini, libertà, valori e tradizioni in cambio della promessa della felicità domani.

Naturalmente, il Ministero dominante dello Stato Terapeutico è quello della Salute, un Ministero che, proponendosi come l’istituzione interessata per antonomasia al benessere dei cittadini, appare come “impolitico”, “scientifico”, “amante e difensore della verità”, “incorruttibile” e, naturalmente, “al di sopra delle parti”.

Lo stesso cambiamento di denominazione del Ministero retto ieri da Veronesi ed oggi da Sirchia è significativo del passaggio da una politica di cura della malattia (e quindi da una politica medica classica, tradizionale) ad una politica di prevenzione.

Sanità e salute, infatti, non sono per nulla sinonimi.

Persino il senso comune distingue i due termini, ed il linguaggio corrente ne fa uso in contesti diversi.
La prima ha un’accezione che potremmo dire estensiva, in quanto utilizza un avverbio che Galileo usa a proposito del sapere in generale; la seconda, da parte sua, ha un’accezione che potremmo chiamare intensiva, poiché fa ricorso ad un avverbio di cui Galileo si serve a proposito di un dato sapere in particolare.

La sanità è sentita e vissuta come fatto generale, collettivo, “pubblico”; la salute come fatto particolare, individuale, “privato”.

Ma ritorniamo al ruolo assunto dallo Stato in una fase in cui la gestione della salute dei cittadini (o meglio: la pretesa di farlo con competenza) fa proprio l’obiettivo di un controllo sempre crescente e pervasivo, oltre che dei corpi, delle stesse coscienze dei cittadini “sani”.

Come osserva Edoardo Castagna: “Lo Stato è il garante e l’esecutore di un ideale etico, superiore alle scelte e ai piaceri del singolo. Quello è il vero ‘bene’, incluso il ‘tuo bene’. Tu forse non lo sai, un po’ te lo spiego, un po’ te lo impongo. Nel Seicento si bruciavano i corpi degli eretici per salvare le loro anime. Per il loro bene, appunto. Io non so quale sia il mio bene. Ma di una cosa sono certo: nemmeno lo Stato lo sa”. 9

Lo Stato Terapeutico si avvale largamente del principio di precauzione, secondo il quale “l’assenza di certezze, tenuto conto delle attuali conoscenze tecniche e scientifiche, non deve ritardare l’adozione di misure effettive e proporzionate che mirino a prevenire il rischio di gravi ed irreversibili danni”.

Ciò vuol dire che lo Stato non ha bisogno di prove scientifiche per vietare o per regolare, ma solamente di semplici indizi, o di sospetti, che l’oggetto del divieto o del regolamento sia nocivo.

Così può avvenire che “nell’epidemiologia contemporanea il concetto di causa (sia) stato sostituito dall’associazione statistica con i cosiddetti fattori di rischio”.

Al riguardo é stato osservato che la questione della “causalità” è comunque ardua e controversa.
Il cancro, ad esempio, può essere causato, almeno in parte, da predisposizione genetica; tuttavia, ad innescarlo, possono essere le malsane condizioni di lavoro che, a loro volta, spesso sono frutto della miseria.

Ciò nonostante, ci viene chiesto “di essere asceti laici, di rinunciare a tutta una serie di piaceri concreti, per avere una vita più sana e una morte migliore. Siamo certi che ne valga la pena?”.

Anche se l’associazione fra A e B è causale, non ne discende necessariamente che A sarà seguito ogni volta da B. Detto diversamente, una causa necessaria non è sempre anche sufficiente.

“Non tutti quelli che vengono a contatto con il virus dell’influenza si prendono l’influenza e quindi essere esposti al virus non è di per sé una causa sufficiente anche se è necessaria.
Non tutti i fumatori muoiono di cancro al polmone e non tutti coloro che muoiono di cancro al polmone sono fumatori. Fumare, dunque, non è né causa necessaria né sufficiente”.

Il principio di precauzione si trasforma da libero esercizio di saggezza in pretesto mistificatorio per una regolamentazione e per un controllo liberticidi; il cavallo di Troia di un’estensione autoritaria ed indefinita delle prerogative dello Stato, del suo potere sui cittadini.

Non passa giorno senza che non si registri una pioggia di avvertimenti sui rischi della salute: “Il monitor dei computer emette radiazioni nocive; l’obesità è peggio del fumo , l’odore delle auto nuove è pieno di noti o sospetti cancerogeni, la caffeina è nociva in quanto contenente zuccheri, il cellulare provoca il tumore al cervello…" Addirittura: “ci potrebbe essere un nesso tra il tumore alla bocca e pratiche erotiche come il cunnilingus e la fellatio”.

A quest’assalto di notizie-letame, cercare di opporre resistenza si rivela impresa titanica, dal momento che viviamo ormai in una società che ha fatto del salutismo (felicemente definito come “tensione salute-religiosità”), e dunque della “medicalizzazione della vita quotidiana”, il proprio veneratissimo idolo.

Il salutismo, che può essere definito come il tentativo di raggiungere la pubblica salute tramite statalismo e pubblico isterismo, afferma che essere sani equivale ad essere morali, che è un buon cittadino solo chi si preoccupa di mantenersi in salute: l’equazione salute=moralità si combina, a volte alternandosi, altre volte sostituendosi, con l’equazione stile di vita non salutare=costo economico sociale, così da gettare le basi per il concetto di terapia coatta.

La risultante di questa inversione di valori è, paradossalmente ma non tanto, un valore invertito: l’individuo è giudicato non per quello che fa (come avviene o dovrebbe avvenire, ad esempio, nel diritto), bensì per quello che non fa.

E ciò che deve (non) fare è stabilito dallo Stato (Terapeutico), ai cui editti non è né lecito né possibile muovere obiezioni, se non a rischio dell’ostracismo sociale e, qualora essa non basti, della repressione.

Significativamente, per Sirchia, di cui ci occuperemo a suo tempo, “un vero uomo non fuma, non beve e non si droga”…E, aggiungiamo noi, non ruba, non evade le tasse, non dirige organizzazioni mafiose, non promuove guerre di aggressione, a meno che non voglia diventare ministro o presidente del Consiglio!

Così, ogni luogo pubblico, ogni reticolo in cui si esprime la nostra vita collettiva si sta trasformando in una gabbia, in una prigione a cielo aperto. Ad esempio le scuole, perlomeno da quando una mamma inglese è stata condannata a due mesi di carcere perché le figlie marinavano le lezioni; o da quando gli studenti americani finiscono al riformatorio se compongono poesie troppo violente. Oppure gli ospedali psichiatrici, se si tien conto che la malattia mentale cresce in tutto l’Occidente (solo in Italia, secondo dati dell’OMS, ne soffrono dieci milioni di persone)…


4. Non c’è fumo senza fuoco.

“La cosa più facile che io abbia mai fatto in vita mia è smettere di fumare: dovrei ben saperlo perché l’ho fatto migliaia di volte…”
(Mark Twain)

Quella ideologica è solamente una delle forme che assume la moderna Crociata contro il fumo; è cioè soltanto la parte emergente di un iceberg la cui struttura sommersa è rappresentata da ben identificati interessi economici, e più precisamente dagli interessi delle multinazionali farmaceutiche, quelle statunitensi in primis.

L’industria anti-fumo rappresenta infatti un’industria-mondiale con un giro di affari stimato nell’ordine di 30, 40 mila miliardi di vecchie lire l’anno solo negli Stati Uniti. Per cifre di questa entità, è facile intuire come sia possibile che interi Ministeri della Sanità, partiti politici, organizzazioni sanitarie, medici, istituti di statistica, docenti universitari, ecc. possano vendersi (e svendere la verità) all’industria antifumo.

Le multinazionali farmaceutiche hanno direttamente o indirettamente trasformato i Ministeri della sanità di molti Paesi in agenzie promozionali di farmaci per la cessazione del fumo e, come abbiamo già avuto occasione di accennare poco fa, in organi di propaganda disinformativi finalizzata al controllo del comportamento del cittadino da parte dello Stato.

La stessa cessazione è un’impresa internazionale con un giro di affari, se si tien conto soltanto degli USA, di migliaia di miliardi di vecchie lire. Un giro di affari ottenuto con la produzione di studi “scientifici” ambigui e “di parte”, capaci di indurre il fumatore a smettere di fumare, naturalmente affidandosi ai farmaci di cessazione.

Se poi il prodotto di cessazione non funziona, il nostro inguaribile “tabagista” torna a fumare e… ad essere tassato e perseguitato: il ciclo perverso può ricominciare, con incalcolabili profitti di tutti i tipi per le multinazionali e per i politici iscritti a libro-paga.

Il rapporto fra industria farmaceutica e potere politico, negli Stati Uniti si esalta: con gli episodi di Bush che blocca le cause contro le case farmaceutiche per motivi di “sicurezza nazionale” e mette un ex dirigente farmaceutico a capo della lotta all’AIDS; degli accordi del WTO per i brevetti sui farmaci; delle minacce al Sud Africa dopo anni di battaglia al monopolio farmaceutico…

Come se non bastasse, l’amministrazione Bush è stata accusata di nominare “scienziati amici all’interno di molte delle mille commissioni e agenzie di consulenza scientifica. Emblematico il caso della commissione che offre consulenze sull’avvelenamento da piombo dei minori, un fenomeno che riguarda 400 mila bambini ogni anno”. 10

Insomma, il potere delle multinazionali farmaceutiche è tale che esse decidono anche gli indirizzi dei nuovi studi sulle terapie mediche. Tutti i maggiori istituti di ricerca, compresi quelli impegnati nella Crociata anti-fumo, ricevono fondi da questi grandi gruppi industriali.

“Contemporaneamente, gli esigui fondi statali ed i sistemi legislativi che agevolano l’ingresso dei privati nelle Università rendono la ricerca pubblica sempre più debole; e sempre più asservita agli interessi di tali aziende”. 11

Tutto ciò (manipolazione dei dati scientifici, corruzione della ricerca, perseguimento del profitto per il profitto…) in un Paese, sia detto per inciso, in cui circa il 47% della popolazione crede che l’uomo non sia il risultato di un processo evolutivo, ma… sia stato creato da Dio poche migliaia di anni fa!
C’è da stupirsi se, anime così “candide” e sprovvedute, abbiano creduto (e credano tuttora) tanto che l’invasione dell’Iraq sia avvenuta per instaurare la democrazia (anziché per impadronirsi dei pozzi di petrolio) quanto che le sigarette provochino il cancro (anziché, la Crociata anti-fumo, l’arricchimento delle multinazionali farmaceutiche)?

Se, dopo gli Stati Uniti, prendiamo in considerazione l’Italia, scopriamo che, come rivela Marco Bobbio, 11 “le industrie farmaceutiche finanziano più di due terzi di tutti i progetti di ricerca realizzati in Italia e alimentano con le loro donazioni il 50 per cento del budget complessivo delle società scientifiche. Queste ultime, pur di avere i finanziamenti, sono disposte ad accettare le condizioni, i protocolli, i contratti forniti dalle industrie”.

Ma, obietterà qualche lettore, anche quelle del tabacco sono multinazionali. Vero, vero: ma, com’è altrettanto noto, gruppi di potere e rapporti di forze diversi determinano il sostegno – e dunque il prevalere -- di interessi volta per volta altrettanto diversi, il tutto nel quadro di un processo strategico di acquisizione di profitti e di posizioni da leadership in cui le multinazionali, raggruppate per settori, si riposizionano a seconda delle congiunture sia economiche che politiche.

Nell’attuale Amministrazione americana, se Condoleeza Rice faceva parte del Consiglio Direttivo della multinazionale petrolifera Chevron, Tommy Thompson, Ministro dei Servizi Umani e Sanitari, è presidente del consiglio di amministrazione dell’industria farmaceutica Amtrak e lo stesso Ministro della Difesa, Donald Rumsfeld, risulta membro dei consigli direttivi di numerosi giganti farmaceutici, fra cui G.D. Searle&Co. e Amylin Pharmaceuticals12.

5. Fumisterie made in Italy.

“Strano paese il nostro. Colpisce i venditori di sigarette ma premia i venditori di fumo”.
(Indro Montanelli)

Pietro l’Eremita, nel nostro Paese e ai nostri giorni, indossa il… saio dell'ex Ministro Gerolamo Sirchia che, per la verità, con il suo più noto predecessore e modello, condivide l’aspetto triste e grigio, più che del monaco, del frustrato tout court.

Sirchia, comunque, non è un puritano (nel senso della setta religiosa, non sicuramente dei costumi privati): è un cattolico praticante, un militante della Destra politica ed un medico di fama (e di carriera), peraltro incapace di curare e guarire i suoi stessi tic nervosi (medice, cura te ipsum, verrebbe da rimproverargli…).

Piuttosto che delle considerazioni del materialista Giacomo Leopardi (“Tabacco. Sua utilità. Suoi piaceri: più innocenti di tutti gli altri al corpo e all’animo; meno vergognosi a confessarsi -- ma non ai nostri giorni!, inciso nostro -- immuni dal lato dell’opinione; più facili a conseguirsi, di poco prezzo e adattati a tutte le fortune; più durevoli, più replicabili”) 13 Girolamo l’Eremita Sirchia fa dunque dei dettami della religione la fonte ispiratrice a cui attingere le ragioni più profonde della Crociata di cui si è fatto promotore. Una fonte, quella della religione cattolica, per storia e tradizione assolutamente anti-edonistica ed anti-materialistica, quantomeno nei riguardi della massa dei fedeli.

Ancora in anni recenti, ammoniva il Pontefice in una delle sue encicliche che “l’eclissi del senso di Dio e dell’uomo conduce inevitabilmente al materialismo pratico, nel quale proliferano l’individualismo, l’utilitarismo e l’edonismo. Si manifesta anche qui la perenne validità di quanto scrive l’Apostolo:’ Poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balia d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno”. 14

Per non “lasciarli in balia” di una “intelligenza depravata”, ecco allora il Nostro impegnarsi in una battaglia contro il vizio e contro “tutto ciò che è indegno” dai tratti medioevali e dalle tinte oscurantiste. Come definire, ad esempio, l’iniziativa di una brochure destinata ai giovani in cui la castità viene indicata come “l’unica forma efficace per evitare l’AIDS”? 15

A dire il vero, i precetti religiosi e la morale cattolica sono notoriamente vincolanti per quei “malriusciti” (per dirla con Nietzche) che ad essi attingono modelli e condotte di vita: in quanto tali, la loro accettazione e la loro conseguente messa in pratica sono del tutto libere, e comunque non impegnative per quanti rifuggono dalla Chiesa Cattolica con la stessa decisione con cui Berlusconi rifugge dai giudici.
Con Pietro l’Eremita-Sirchia il salto di qualità è compiuto: ora è lo Stato che si rende garante dell’applicazione dei principi di una morale non solo anti-edonistica e necrofila ma anche minoritaria a tutta la popolazione, anche a quella irreligiosa ed atea.

E pensare che persino a fine Settecento l’idea che lo Stato potesse mettere a disposizione dei medici (e dei preti) il proprio potere, allo scopo di privare le persone della libertà di assumere o meno certe sostanze e di condurre un’esistenza “proba” e “morigerata” sarebbe apparsa assurda ed improponibile.

Scrive Thomas Jefferson in una pagina profetica: “Se fosse lo Stato a dover prescriverci le medicine e la dieta, il nostro corpo si troverebbe in uno stato non diverso da quello in cui si trova la nostra anima. Accadeva così, in Francia, quando l’emetico era proibito come farmaco e la patata come prodotto commestibile”.

La Storia ha seguito un percorso diverso; e così, allo Stato moderno, ha finito per affiancarsi una vera e propria farmacocrazia che decide, con l’approvazione di Urbano II-Giovanni Paolo II e di Pietro l’Eremita-Sirchia, che cosa è “buono” e che cosa non lo è; che cosa è “giusto” e che cosa non lo é… Uno Stato che, comunque, non proibisce né mette all’indice tutto ciò che “fa bene” alle tasche di certuni: lo smog, l’inquinamento ambientale, acustico ed elettromagnetico, i cibi e le bevande industriali, il lavoro nelle fabbriche chimiche, la Breda e Porto Marghera, gli elettori di Forza Italia, per non parlare dei farmaci.
Ma è poi vero che il Ministro Sirchia aveva così a cuore la nostra salute? Che l'aveva a cuore anche quando la sua difesa entra in contrasto con gli interessi delle multinazionali?

Prendiamo il caso dell’acqua minerale.

Perché il Ministro Sirchia, con un apposito decreto, “ha introdotto una soglia di tolleranza per una serie di sostanze tossiche ad alto rischio grazie alla quale le grandi aziende produttrici di acque minerali possono continuare ad immettere sul mercato prodotti altrimenti fuorilegge, in danno dei consumatori e in contrasto con le normative europee”?

E ancora: “perché il Ministero della Salute non diffonde la lista delle acque che contengono fenoli, pesticidi, idrocarburi e altre sostanze chimiche che (…) non devono essere presenti nell’acqua minerale”?

D’altronde, come ci si può fidare del Ministro di un Governo che voleva farci credere nell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, oltre che convincerci del carattere del tutto innocuo degli Organismi Geneticamente Modificati (OMG) e della responsabilità dei baschi nell’esecuzione della strage di Madrid dell’11 Marzo?

Forse, in un accesso improvviso di materialismo, Sirchia inconsciamente condivide il giudizio del Leopardi secondo cui “la profondità della mente”, per gli Italiani, “non è il loro forte”?

Il fatto è che Sirchia e consorteria vivono in un “mulino Bianco”, lontani dal traffico e dall’inquinamento, con bambini che studiano nella salubre e accogliente Svizzera e con nonni parcheggiati nelle ville al mare; non mangiano ciò che producono le aziende di proprietà loro o dei loro “amici”; si circondano di animali (si sta parlando di quelli con le ali o a quattro zampe…) che fanno latte ed uova, ma non carne (quella viene prodotta in grande per McDonald); si servono di televisioni e computer per restare in qualche misura in contatto con un mondo che frequentano solo se costretti a farlo e solo per il minimo indispensabile.

E noi qui, invece, in mezzo a gas di scarico, veleni di ogni tipo, ammiratori del Cavaliere e fumo d’incenso a sentirci vietare il lardo di Colonnata, il Formaggio di Fossa, la fiorentina, la salama da sugo e, last but not least, una bella sigaretta, e cioè, per dirla con Oscar Wilde, “la forma perfetta di un piacere perfetto” il cui fumo ha però l’inconveniente di… viaggiare sempre nella direzione di chi non fuma.
Il colmo dell’arroganza, dell’impudenza e della vigliaccheria, comunque, Sirchia lo raggiunge imponendo l’aumento del prezzo delle sigarette, un aumento da destinarsi, incredibile ma vero!, al “finanziamento delle operazioni militari italiane all’Estero” ed “alle forze di polizia”! Tanto, che differenza fa, morire di piombo prima di finire morti di cancro ai polmoni, ovviamente per il fumo?

Come osservava profeticamente Alberto Mingardi, “ i fumatori non sono un ‘costo’ sociale, come non lo sono gli obesi (prossime vittime del ministro), come non lo sono i malati di AIDS, come non lo sono gli spericolati che si fracassano il cranio, come non lo sono gli omosessuali e i lussuriosi, e gli automobilisti, e gli psicoanalisti junghiani, e i lettori di Topolino.

Pagano tutti le tasse, vengono rapinati tutti allo stesso modo. I fumatori, semmai, di più: ci sono fior di imposte indirette appiccicate a un pacchetto di Malboro.

Un conto approssimativo lascia intendere che, dal 1 Gennaio 2000, i fumatori hanno contribuito per circa 33.400 miliardi di lire (traducete voi in euro) al bilancio dello Stato.

Il loro letto in corsia se lo sono pagato.

Ma per questo Stato, contrabbandiere e poliziotto, spacciatore e proibizionista assieme, questo Stato che guai agli spot alla nicotina e poi tappezza di pubblicità MS l’Aprilia di Macio Meandri, forse non basta”…

Al forzaitaliota e cattolico Sirchia, ed alla galleria lombrosiana dei suoi colleghi di Governo, probabilmente non bastava: dopo il controllo delle menti e dei corpi arriverà anche il controllo delle anime? E’ probabile di sì, almeno fino a quando, ad essere beate, saranno le anime “solvibili”, quelle a cui Urbano II (pardon, Giovanni Paolo II) e Pietro l’Eremita (Girolamo Sirchia, per inciso un nome che, a pronunciarlo, sembra un’esclamazione volgare in dialetto siculo, somma onta per un milanese d.o.c.) concederanno la “remissione dei debiti” dopo averle riscattate dal peccato e dopo aver loro svuotato le tasche al grido: “venite, venite, pagate, pagate… Deus vult!

Pietro Bassi

BIBLIOGRAFIA

Steven J. Milloy, Fuma pure. Scienza senza senso, Stampa Alternativa.

Giulio Savelli, Sigaro mio. Storia e gusto del sigaro fatto a mano, Idealibri.

Anna Zocco, Ho smesso di fumare, per ora, L’Autore Libri.

William T. Whitby, Il fumo vi fa bene, Rizzoli, Milano, 1983.

Amnesty International, Rapporto 2001.

Lord Marris of High Cross&Judith Hatton, La libertà in fumo. Quando il proibizionismo nuoce gravemente alla salute, Leonardo Facco Editore.

N. Bensaid, Le illusioni della medicina, ovvero la prevenzione come alibi, Marsilio, 1988.

Parodi, Storie della medicina, Edizioni di Comunità, Torino.

R.M. Nesse-G.C. Williams, Perché ci ammaliamo, Einaudi, 1999.

AA.VV., Gli spinaci sono ricchi di ferro. I luoghi comuni della scienza, Cortina, 1999.

P. Skrabanek-J. McCormick, Follie e inganni della medicina, Marsilio, 1989.

D. Callahan, La medicina impossibile, Baldini&Castaldi, 2000.


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