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Da “Il Corriere
del Tramonto”, Milano, 30 maggio 2010:
Nel destarsi al
mattino da sonni inquieti, il Ministro Plenipotenziario dei Sani,
Geronimo Tirchia, si accorse che il bicarbonato faceva male. Dopo
un rapido consulto telematico con il suo oracolo e méntore professor
Silvano Gargantoni (Presidente della CUPPET, Commissione Unica
Pastiglie, Purganti e Torcibudella) il Custode della Salute degli
Italiani (appellativo che Egli preferiva a quelli un po’ troppo
altisonanti di “Angelo della Prevenzione” o “Gengis Khan del
colesterolo”) si accinse perciò a stilare una nuova disposizione (la
ventisettesima, contando anche quelle calate in campo dal suo
predecessore) concernente la messa al bando della perniciosa
sostanza. Impresa non delle più semplici, va subito precisato, in
quanto oramai il novero delle sostanze (e delle usanze) vietate
superava di gran lunga quello delle sostanze (e delle usanze)
consentite (alcune delle quali peraltro con riserva, come la
limonata, concessa unicamente a chi fosse in grado di dimostrare di
non soffrire di acidità di stomaco). In ogni caso, dopo le sempre
più frequenti segnalazioni di eruttazioni esplosive imputabili al
bicarbonato, il Ministro dei Sani (di ammalati non voleva più
sentirne parlare) si convinse, d’accordo con il suddetto oracolo e
méntore, che i tempi erano maturi per una nuova campagna in grande
stile, benché ormai il bicarbonato fosse l’unico rimedio non solo
contro il mal di stomaco (i farmaci antiacidi e antiulcera erano
infatti stati aboliti dalla CUPPET) ma anche contro il nauseabondo
sapore di cloro o, per dirla giusta, di varechina che affliggeva
tutte le bevande derivate dall’acqua. Che erano, comprensibilmente,
la stragrande maggioranza.
Ma le difficoltà,
anziché piegare la determinazione del Ministro, gli servivano da
sprone; tanto che, laddove non c'erano, il Nostro andava
puntigliosamente a cercarsele, come nel caso della famosa campagna "una
caloria al giorno toglie l'adipe di torno" che aveva condotto la
maggioranza degli Italiani alla soglia dell'anoressia.
Perciò dopo la
lotta alla droga, al fumo, alla bistecca, allo zabaione, all’alcol
(e per par condicio alla Cocacola), al caffè (idem con la
camomilla) al tè, al carcadè, al ratafià, all’obesità, alla
sedentarietà, all’iperattività, allo stress, all’ozio, alle “attività
socialmente pericolose” quali (comma 1): ski su superfici solide
o liquide; pattinaggio su rotelle o su lame; ciclismo su velocipedi
con numero di ruote inferiore a tre; arrampicata su muri, pareti,
rocce o manufatti di altezza superiore a cm 235; dopo aver
promulgato l’obbligo dell’ombrello catarifrangente a norma UE per i
giorni con probabilità di precipitazioni superiore al 51%; del
salvagente per il nuoto in piscine, laghi, mari e altri alvei
acquatici naturali e/o artificiali di profondità (comma 2):
superiore ai cm 80 per i bambini sotto i dieci anni, di cm 110 per
gli adolescenti tra i gli 11 e i 15 e di cm 130 per tutti quelli di
età superiore (fatti salvi gli anziani non autosufficienti che “debbono
considerarsi tenuti all’obbligo in qualsiasi circostanza”), dopo
tutte queste proficue battaglie ed altre ancora che qui tralasciamo
per amore della concisione, il Ministro si accinse.
La locuzione “si
accinse” può sembrare poca cosa di fronte all’impellenza della
bisogna. Tuttavia il Ministro era aduso a soppesare ogni pro e
contro, quantunque l’evidenza del danno biologico da bicarbonato
paresse non necessitare ulteriori dimostrazioni. Ma la prudenza era
d’obbligo anche alla luce di quanto successo al famoso professor
Usbergo Bolognesi che si era giocato la candidatura a ministro
(considerata quasi certa nel 2006) per aver un po’ frettolosamente
–e avventatamente- incluso nel CASP (Capitolo Aperto Sostanze
Pericolose) latte, caciotta e pecorino, nonché la crosta della pizza
“qualora denotasse qualche segno di abbrustolimento”
. Campagna che si era dimostrata un boomerang per Bolognesi
(e i maligni sussurrano che Tirchia fu visto fregarsi nascostamente
le mani) a causa dei moti di piazza dei pizzaioli napoletani e di
quanti andavano pazzi per la pizza (e su questi giochi di parole i
giornali erano andati a nozze), che in ottocentomila –secondo le
stime dei sindacati- o in ottomila –secondo le fonti della questura-
o invero in ottanta –secondo i riscontri dei turisti- si erano
riversati nelle strade per opporsi a un provvedimento che “metteva
seriamente in pericolo la stabilità di milioni di posti di lavoro e
demoliva una tradizione culturale ed ecoalimentare millenaria e
fortemente radicata nel territorio”.
Il Ministro
dunque, si accinse. Onde non perder tempo, prima ancora che
fossero esattamente stabiliti l’oggetto del reato e le modalità del
delinquere (ad esempio, il consumo di una bustina di bicarbonato sul
pianerottolo condominiale era da considerarsi reato oppure no?)
promulgò multe salatissime non solo ai trasgressori, ma anche a
tutti i testimoni del misfatto che non avessero tempestivamente
informato le AACC (Autorità Competenti). Dopo di che, (spinto anche
dall’inconfessato proposito di tagliar l’erba sotto i piedi del suo
potenziale successore) fece tappezzare le principali vie, piazze,
contrade e sottopassaggi del Paese con questo manifesto:
“CHI RUTTA AVVELENA
ANCHE TE: DIGLI DI SMETTERE!!!”
Accingendosi, il
Custode della Salute aveva assolto ancora una volta al suo Alto
Mandato. |