La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
Organizzazione internazionale - Codice Fiscale 95063070106
Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
The Evidence

L'archivio scientifico che scardina 50 anni di superstizioni sul fumo


 
 
Le rubriche
Chiedi all'avvocato
 


L'ARTE (DEGLI ANTIFUMO) DI AVERE TORTO
di Tiziano Buzzacchera


Informazioni su FORCES
Chi siamo
Maledetti ciccioni parassiti sociali
Porci bevitori siete i prossimi
Poveri caffeinomani, ora vi curiamo
Incensatori e profumatori assassini, ecco il vostro turno
La frode del fumo passivo
Uccidiamoli per il loro bene
Scienza rottame
Scienza scorrettissima
Abusi contro i fumatori
La posta di FORCES
Umorismo
Il muro del silenzio
Vietato parlarne: vittorie del tabacco
Quanti sono 'sti morti??
Lo sapevate che...?
Eventi quà e là
IPSE DIXIT: citazioni
Porno Health Canada
Coppa scienza rottame
I servizi speciali
La guerra della nicotina
Di Wanda Hamilton
Multinazionali farmaceutiche: Governi in tasca, salutismo in vendita
La truffa del fumo passivo - Corso rapido per principianti

Attivismo

COMPRA L'INNO DELLA LOTTA AL SALUTISMO
Sostieni FORCES acquistando questa bellissima canzone per soli $0,99!

I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

Carrie Nation, il simbolo del proibizionismo americano, andava in giro con l'accetta per distruggere le botti di whisky nei locali pubblici. La sua carriera finì quando, entrata in un bordello per implementare la legge antialcol, fu fatta rotolare giù da una scala da un pugno sul viso inflittole dalla maitresse. I danni al corpo furono minimi, ma quelli alla sua carriera si rivelarono terminali, perché simboleggiarono la ribellione delle vittime della proibizione. La storia deve ripetersi in Italia e nel mondo con l'antifumo.

30 Dicembre 2004 - Sorpresa: se pensavate che il proibizionismo fosse stato sepolto, abbandonato perlomeno dalla retorica politica, convertitasi a un blando liberalismo di maniera, sbagliavate. La pruderie salutista, l'idea che qualcuno sappia che cosa sia meglio per noi, che questo qualcuno sia più lungimirante e previdente di noi è riaffiorata in maniera prepotente e talvolta decisamente arrogante. Arrabattandosi alla meno peggio, reiterando accuse vecchie in maniera maldestra e imbarazzante, evitando sapientemente il dialogo con chi, come il ministro Matteoli e il ministro Martino, hanno espresso scetticismo e preoccupazione per il nuovo decreto antifumo, il ministro della salute Sirchia ha tirato dritto per la sua strada. Il divieto scatta, punto esclamativo.

E mentre la Confcommercio minaccia il ricorso al Tar a meno che non venga concessa agli esercenti una proroga sulla data di applicazione del decreto e le polemiche divampano,sembra che il D-day della "liberazione" dal fumo debba presto scattare, che stia per essere scritto un nuovo memorabile capitolo di un libro dedicato alle perversioni del potere,"il più inebriante dei narcotici" per Anthony Burgess, che sia ritornato il mito della "salute pubblica". Ci si era illusi che la salute fosse affare privato, che finalmente il cittadino avesse guadagnato delle libertà che nessuno gli poteva togliere, che il rispetto per l'altro, per la persona unica e inimitabile che ci sta di fronte, fosse diventato moneta comune, sapere condiviso, valore ormai fatto proprio. Invece oplà, ecco che riecheggia il mito della proibizione, il mantra del divieto, naturalmente per-il-nostro-bene.

Secondo la Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, approvare un rinvio sarebbe una sconfitta per la salute pubblica e per chi vuole proteggere i cittadini "che devono respirare sostanze cancerogene". Affermazione apodittica, sentenza indimostrata o verità preconfezionata? E sia, propendiamo per la terza. Perché a tutt'oggi, di prove che il fumo passivo faccia male non ve ne sono, con buona pace di esperti finti o veri e sapientoni moralisti.

Alberto Mingardi, tempo fa, in un bell'articolo che compare anche in questo sito, ha scritto: "Quella del fumo passivo è una teoria che va rispettata come ogni altra: ma guai a basarsi soltanto su di essa per prendere decisioni che possono restringere così pesantemente la libertà delle persone". Dategli torto!

Con quale coraggio si può davvero abbandonare il caposaldo della civiltà occidentale, la libertà, basandosi su delle teorie prive di fondamento logico e di evidenza empirica?

Peter Brimelow, in un articolo, apparso su Lewrockwell.com, dal sapore alquanto provocatorio ma azzeccatissimo (dal titolo emblematico "Thank you for smoking"), ribalta la tesi che le sigarette farebbero male e mostra, sulla base di uno studio del ricercatore britannico D. M. Warburton, che "le sigarette stimolano sveltezza,destrezza e capacità cognitiva". E prosegue snocciolando una serie di "controindicazioni" che caratterizzerebbero le sigarette:

  • Morbo di Parkinson: la presenza di questo disturbo degenerativo nei fumatori è la metà del tasso presente nei fumatori.

  • Morbo di Alzheimer: stessa cosa. Il riscontro di questo disturbo è dimezzato nei fumatori.

  • Cancro endometriale: questo cancro dell'utero si manifesta in percentuale dimezzata nelle fumatrici, come documentato dal New England Journal of medicine nel 1985.

  • Cancro alla prostata: anche qui sembra che la percentuale di fumatori colpiti da questo cancro sia la metà rispetto ai non fumatori.

  • Osteoartriti: questo disordine degenerativo delle ossa e della cartilagine sembra comparire fino a cinque volte meno nei fumatori, come documenta l'Health and Nutrition Examination Survey del governo americano.

  • Cancro al colon, coliti ulcerose: queste malattie sembrano essere meno frequenti nei fumatori in una percentuale che varia dal 30 al 50%, come sottolineato da articoli comparsi nel Journal of the American Medical Association e nel New England Journal of Medicine nel 1981 e nel 1983.

Sorprendente vero, abituati come siamo alla retorica delle-sigarette-che-fanno-male-e-su-questo-non-c'è-dubbio?

Non bastasse però il fatto che la teoria antifumo si basa su un colossale errore di valutazione scientifica, la simpatia per la causa del fumatore, nuova vittima da immolare all'altare della suprema virtù pubblica, è dettata anche da considerazioni morali.

Il premio nobel e grande liberale Friedrich A. von Hayek ha affermato in maniera illuminante in uno dei suoi scritti: "Dal momento che noi difficilmente possiamo conoscere in ogni caso particolare quali sarebbero le conseguenze del fatto di lasciar fare agli individui le proprie scelte, il far dipendere in ciascun caso la decisione soltanto dai particolari risultati prevedibili deve condurre alla progressiva distruzione della libertà. Vi sono probabilmente ben poche restrizioni alla libertà che non potrebbero venir giustificate in base alla ragione che non conosciamo quali particolari perdite esse provocherebbero". Cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Può darsi, certo, che il fumo, anche quello passivo, faccia male, ma stiracchiare l'idea che si debba impedire ad ognuno di fare ciò che gli pare col proprio corpo è uno scivolone logico, un brillante quanto contraddittorio non-sequitur.

Continuiamo, per qualche istante, con le congetture. Diamo sempre per assodata la tesi secondo cui il fumo (passivo o meno, poco importa) sia dannoso. E' morale forse che lo stato, istituzione il cui unico compito dovrebbe essere quello di proteggere i nostri diritti, infranga patentemente uno dei diritti più naturali che esistano, quello di disporre a proprio piacimento dei propri beni, della proprietà conquistata con fatica, impegno, svicolando dalla tirannia burocratica e dalle vessazioni fiscali? Il bar, il ristorante, la pizzeria, la paninoteca, quello che volete voi, sono di chi li possiede. Non sono dello stato e tanto meno di chi, come il cliente, non può vantare su di essi diritto alcuno. Chi controlla i mezzi controlla i fini. Ogni giorno, quando entro in un locale in cui è permesso fumare, io entro in un luogo in cui so esplicitamente che si può fumare. E, ovviamente, sono libero in qualsiasi momento di andarmene. Nessuno mi costringe ad entrare e nessuno mi costringe a rimanere dentro il locale.

Sarà pur vero che, come scrive Beppe Severgnini, maitre-a-pènser della campagna antifumo, nella sua rubrica Italians, "il NO SMOKING provoca un aumento della clientela, non una diminuzione". Ma se davvero teniamo alla nostra libertà, di fumare o di non fumare, dovremmo lasciar perdere le mere considerazioni utilitaristiche e porci una domandina, magari scomoda per i profeti antifumo, costretti, loro malgrado, a recitare il ruolo dei talebani della pubblica moralità: scegliere cosa fare della propria vita è un diritto dell'individuo o è una prerogativa che dobbiamo lasciare a qualcun'altro? La risposta, forse, la conoscete già.


La costituzione di FORCES International
Il Comitato d'Onore
Domande frequenti (FAQ)
La piattaforma politica
Aiutaci a lottare
Sedi locali e siti affiliati
Statistiche del  sito
Vuoi fare pubblicità su FORCES? Clicca qui
MOTORE DI RICERCA INTERNO
Abbonamenti e contatti
Contattaci
Diventa socio
Abbonamento FORCES/Enclave
Come sarà speso il tuo denaro
Clicca qui per ricevere
la newsletter gratuita
Materiali promozionali
Gli opinionisti
Alberto Mingardi
Carlo Stagnaro
Hugh High
Pierre Lemieux
Gian Turci
Il tabacchino - T. Rea
L'angolo di Zia Maria
Antonio Nicoletta
Le librerie
La libreria Italiana
La libreria internazionale
Archivi e altro
Archivio edizioni
Links
Rassegna stampa