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30 Aprile 2006 - “Uno studio aveva appena dimostrato che il DDT non era cancerogeno”.

Invano l'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti sostenne che il DDT aveva salvato 50 milioni di vite. William Rukelshaus, il direttore dell'EPA, ribattè che "Il pesticida... era l'avvertimento che l'uomo può esporsi a sostanze che possono avere serie conseguenze sulla sua salute" rischiando perciò di subire delle conseguenze indesiderate.

Era scattato il cosiddetto principio di precauzione, in nome della salute dell'uomo, milioni di uomini vennero condannati a morire di malaria. Prima della proibizione (avvenuta a partire dal 1972 ), con 50.000 morti all'anno in tutto il mondo, la malaria era diventata quasi una malattia secondaria. Ma dopo il bando è tornata ben presto alle dimensioni primitive. Da allora ha causato forse 50 milioni di vittime, sicuramente la più grande tragedia del XX° secolo, altro che olocausto! 
Per evitare un danno minimo (il DDT è l'insetticida di gran lunga meno pericoloso, ne va usato pochissimo e per un tempo limitato), si accetta il dramma della malaria con tutte le sue tragiche conseguenze?

Il DDT si è fatto la fama di essere il più pericoloso veleno creato dall'uomo, nonostante non ci sia evidenza scientifica che questo abbia mai causato danni ad un solo essere umano.

Le principali organizzazioni ambientaliste hanno ugualmente deciso, dopo aver loro stessi lanciato l’allarme, di sfruttare un falsità fino in fondo, per tenere alto l'allarme sui problemi dell'ambiente. E non c'è nulla che li faccia desistere: né le argomentazioni razionali, né la compassione umana. L’ambientalismo, come sapete, è un dogma e, come ogni dogma, è assoluto. In sostanza sono dei veri assassini coperti da un manto “politicamente corretto”, quello di agire per il bene dell’umanità contro i “potenziali”, quanto indimostrabili, rischi statistici.

Cosa ci guadagnano? Soldi, tanti, e fama da sfruttare per i loro scopi spesso inconfessabili (leggete per convincervi “Stato di paura” di Michael Crichton , qui una presentazione).

Un'ulteriore contraddizione è che così gli ambientalisti vengono a trovarsi affiancati all'industria chimica, anch'essa interessata a parlare male del DDT. Infatti il DDT non è più coperto da brevetti, ed è più conveniente produrre e vendere altri pesticidi più costosi, anche se sono ben più pericolosi e poco adatti a combattere la malaria.

Fino a una cinquantina di anni fa anche Europa e Stati Uniti si preoccupavano di studiare questa malattia: esistevano infatti anche in Italia zone con endemismo malarico, lungo delta del Po, in Sardegna o nell’Agro Pontino. L’introduzione del DDT ha portato al totale sradicamento di questa malattia in Italia e nel resto d’Europa, nonché negli Stati Uniti e negli altri paesi industrializzati.

Attualmente i paesi più industrializzati e le grandi industrie farmaceutiche non investono nella prevenzione e nella cura della malaria (ambientalisti muti!?), perché per l’opinione pubblica che conta, europea ed americana, non è che una causa di morte statistica: per gli investitori pubblici, infatti, questa malattia non rappresenta un problema nei paesi ricchi; mentre gli investitori privati non vedono un mercato allettante nei casi di malaria esistenti al mondo, dato che questi ultimi si riscontrano in zone estremamente povere e quindi incapaci di remunerare gli investimenti.

Cosa fanno gli organismi istituzionali di fronte a questo genocidio africano? Discettano di catena alimentare, di accumulo di sostanze potenzialmente tossiche (con danni non dimostrati) come il DDT nei piani alti di questa catena, fino all’uomo, dettando all’Africa le condizioni capestro per la loro presenza sui mercati dei ricchi: così l’equazione uso del DDT = divieto di ingresso sui mercati. Per quelle economie sarebbe il disastro, è un vero ricatto. Infatti, dopo il bando dell'EPA (Environmental Protection Agency, americana!), seguì quello dei Paesi in via di sviluppo, proprio perché fatti oggetto di pressioni in questo senso da parte dei paesi occidentali, donatori di aiuti e ricevitori di derrate.

Ma d'altronde, le priorità date agli interventi ed alle politiche, non rispecchiano affatto le priorità mondiali ma si orientano alla risoluzione di “problemi” che in confronto ai milioni di morti africani  appaiono risibili ed improbabilmente essenziali.

Ricompaiono sempre, prepotentemente ed in binomio, le SS del nuovo secolo, Salute e Sicurezza, per i ricchi ovviamente, per quelli che mantengono la baracca degli organismi mondiali.

Ci chiediamo se gli ingenti fondi, spesi ed ulteriormente in “budget”, per le politiche contro l’inquinamento (nientepopòdimenoche quello elettromagnetico!), il fumo passivo, l’alcool, l’obesità, la mistificazione della salute, l’antidroga, la protezione dai rischi statistici e chi più ne ha più ne metta, non meriterebbero maggiormente di essere corrisposti a dei “fratelli” che letteralmente muoiono - e non statisticamente, ma proprio davvero - di malaria, e di… fame, una montagna di cadaveri nascosta criminalmente alla nostra opinione pubblica.

Ma sono poveri appunto, non fanno loro l’opinione, non votano: fanno solo statistica!

Buone creme idratanti a tutti!

- Dante


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