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30 Aprile
2006 - Ci risiamo. Le vacanze di pasqua sono concluse e si
tirano le somme degli incidenti stradali, una strage, tutti i media
la definiscono in questo modo, esattamente tutte le volte in cui ci
sia una pasqua di mezzo o un’altra qualsiasi festività da ponte.
Effettivamente
non si può dargli torto, 38 morti sulla via delle vacanze sono un
numero da brividi, ognuno potresti essere tu o qualcuno dei tuoi
cari, come far finta di niente?, l’emotività regna sovrana, ci
induce ad ascoltare gli esperti ed a sperare che “qualcosa” venga
fatto per arginare la roulette russa cui tutti noi siamo esposti,
automobilisti e pedoni, presumibilmente la stessa persona che si
alterna nei diversi sostantivi salendo o scendendo da un mezzo a
motore.
I numeri sono
inclementi, 50.000 morti un Europa ogni anno riconducibili ad
incidenti stradali, 6.000 in Italia. Nel 2004 il 91,1% degli
incidenti stradali è stato causato dal comportamento scorretto
del conducente alla guida del veicolo. In particolare, il 15,1%
del totale delle cause è rappresentato dalla guida
distratta o andamento indeciso, il 12,2% dall’eccesso di
velocità e l’11,4% dal mancato rispetto della distanza
di sicurezza.
Lo stato delle
infrastrutture ha pesato per il 4% dei casi. Lo stato psico-fisico
alterato, pur non rappresentando una percentuale elevata del totale
dei casi (2%), è caratterizzato da tre cause fondamentali:
l’ebbrezza da alcool (4.140 casi pari al 72% della categoria), il
malore improvviso ed il sonno con 1.095 casi pesano per il 19%.
Soltanto in 726
casi, che pesano per lo 0,3 % sul totale, sono stati difetti o
avarie del veicolo ad aver causato gli incidenti.
Globalmente il
livello di sicurezza migliora lentamente e costantemente
(in 30 anni, in tutti i paesi che formano oggi l’UE, il volume
globale del traffico stradale è triplicato, mentre il numero di
morti sulla strada si è dimezzato), ma, la situazione resta
socialmente inaccettabile (la gente non sa cosa rischia quando
prende l’auto o ha accettato il rischio?) e difficilmente
giustificabile per il cittadino(leggi “politico”) che non mastichi
“coefficienti di rischio”.
L’Unione europea
si è posta l’obiettivo di ridurre del 50% entro il 2010 il numero di
morti e di feriti causati da incidenti stradali (Piano nazionale
della sicurezza stradale),incoraggiando gli utenti ad un
migliore comportamento, rendendo i veicoli più sicuri,
migliorando le infrastrutture stradali.
Tutte iniziative
condivisibili; quando però si passa dai propositi ai fatti, queste
intenzioni si tingono di coercizione inutile pur se sempre
“giustificati” dal perseguimento “del nostro bene”.
Come
interpretare i dati relativi all’introduzione in Italia della
patente a punti (1° luglio 2003), che su base annuale lungi
dall’invertire il trend, già in atto da anni, di diminuzione degli
incidenti con morti e feriti, chiude l’anno 2004 con un -7.3%
(2004/2003) contro il 10% (2003/2002)?
La politica ci
“spiega” la diminuzione dell’efficacia delle nuove norme con
l’assuefazione, implicitamente (ma anche esplicitamente) invocandone
di sempre più stringenti e costrittive, con l’utilizzo di migliori
tecnologie per incastrare gli automobilisti e vincendo tutte le
obiezioni contrarie al “Grande fratello” che si viene pian piano
delineando. Allora non serve più nemmeno la contestazione immediata
di un’infrazione, basta sviluppare un rullino per rimpinguare le
casse comunali; che progresso, che modernità!, è questa l’educatività
delle sanzioni?
Ma già le
avremmo avute nel nostro CdS norme punitive, fino alla galera per
omicidio colposo, che i giudici applicano frequentemente con
riferimento al minimo della pena, forse perchè capiscono cosa
significhi casualità?
Comprendiamo la
rabbia e l’accusa ai giudici da parte dell’associazione familiari e
vittime della strada che desidererebbero vedere in carcere gli “
assassini” dei loro cari, spingendo sull’emotività dei tanti morti
sulle strade che invocano la tutela purché sia, con ogni mezzo.
Osserviamo però
che nessun inasprimento delle punizioni ha mai dato i frutti
sperati, basti pensare che la pena di morte, estrema punizione, non
ha certo né spiantato né diminuito i reati dove viene applicata.
Sulla stessa
riga riteniamo maggiormente risolutiva la posizione espressa dal PM
Carlo Nordio, secondo il quale “inasprire le pene non serve, anzi,
una pena più è severa più è percepita come poco seria, e quindi
violata”.
Il legislatore
però da quell’orecchio non ci sente proprio, a fronte di quel 91%
degli incidenti causati da comportamento scorretto del conducente
alla guida del veicolo, di cui solo il 12,2% rappresentati
dall’eccesso di velocità ha pensato bene che colpire
la velocità fine a se stessa fosse risolutivo (o più facile forse?)
ed ha scatenato le forza dell’ordine, con gli autovelox, contro
gli automobilisti. Come però facilmente prevedibile, dopo un primo
periodo di panico, le cose sono tornate alla “normalità” (il trend
positivo addirittura inverte la tendenza). Servirebbero più forze
dell’ordine per reprimere? Si, se vogliamo uno stato di polizia
saremo presto accontentati!
I provvedimenti
tendenti a non far distrarre l’automobilista divengono selettivi su
alcuni comportamenti, il telefono alla guida ad esempio, o la
prossima mossa antifumo che vuole proibire la sigaretta al volante,
sponsorizzata dai codacons e sostenuta dal ministero della salute
(ma che c’entra?); ottenendo il risultato di mettere fuorilegge
milioni di cittadini senza migliorare la sicurezza.
E’ infatti
necessario, perché le persone si adeguino ad alcuni comportamenti,
che i provvedimenti stessi siano convincenti, che venga percepita la
necessità di questi, altrimenti si ottiene proprio ciò che si
vorrebbe stigmatizzare, la illegalità della maggioranza dei
cittadini. <tu non mettermi in condizione di fare legalmente una
cosa necessaria o inevitabile ed otterrai di mettermi fuorilegge, ma
non certo di farmi desistere da quel comportamento!>
Non è inusuale
vedere automobilisti con il telefono all’orecchio, evidentemente
perché il fatto non viene percepito (giustamente) come pericoloso,
pur se illegale. Non può bastare una decisione autoritaria per
convincerci di una cosa illogica come il divieto di rispondere ad
una telefonata.
Osserviamo
tutti, nella vita quotidiana, comportamenti illegali sulle strade,
alcuni pericolosi altri assolutamente innocui, ci sono tratti
stradali dove i limiti di velocità sono obiettivamente illogici e
pertanto non rispettati, altri tratti in cui la marcia al limite
massimo è altrettanto palesemente pericolosa. Provate, guidando
domani, a constatare quante volte voi stessi infrangete i limiti,
senza per questo divenire pericolosi! Piuttosto, non vi distraete
troppo guardando il tachimetro, quella si che sarebbe una
distrazione da stigmatizzare?
Insomma
l’atteggiamento di chi ritiene di colpirne uno per educarne cento
proprio non ci piace.
Non abbiamo
condiviso e stigmatizziamo l’espressione dura e la faccia arcigna
mostrati finora dai governi in tema di sicurezza stradale, mentre
vogliamo rilevare (si trattasse di un nuovo modello di azione
sarebbe benvenuto), la nuova campagna per l'educazione stradale
rivolta ai più giovani che il Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti
www.infrastrutturetrasporti.it ha realizzato in collaborazione
con Walt Disney Television Italia.
www.disneychannel.it per sensibilizzare i più giovani
sull’argomento sicurezza.
Campagne per una
guida sicura, con tanto di spot televisivi, anche martellanti, che
mostrino gli effetti di una guida pericolosa o distratta (91% degli
incidenti), informazione che evidenzi il rischio statistico
ineliminabile quando ci si muove su un mezzo di trasporto, pattuglie
che lavorino per la sicurezza, anche ovviamente fermando e multando,
ma che rifiutino di adeguarsi alle richieste dei loro Comuni nel
multare gli automobilisti che infrangono limiti di velocità e norme
del codice risibili ed arbitrarie (occorre destinare alla tesoreria
centrale gli introiti delle multe perché i Comuni non cadano in
tentazione!).
Questo chiediamo
ad uno Stato serio; che si preoccupi davvero dei suoi cittadini,
senza isterismi, che prenda atto dei comportamenti di tutti,
contemperi le giuste esigenze e richieste di ognuno ed in base a
questo moduli i propri interventi, che non abbiano la pretesa di
“educarci tutti”.
A proposito,
sappiamo come ridurre a zero i morti e feriti, basta eliminare i
mezzi di trasporto e tutto, voilà, sarebbe risolto!
D'altronde, vi
vorremmo chiedere, qual è per voi il prezzo accettabile per la
mobilità?
Quanti sono gli
uomini sacrificabili per la vostra “velleità” di spostarvi in
automobile?
E se foste voi
quell’uomo?
Buoni week-end a
tutti!
-
Dante |