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24 Giugno
2006 -
Per la prima
volta l'amministrazione americana riconosce che il riscaldamento
globale sta seriamente danneggiando le grandi barriere negli oceani.
Ora dovrà
prendere provvedimenti concreti per la loro salvaguardia.
Inizia così
l’articolo di Panorama.
Ci annuncia
un’America afflitta dal riconoscimento delle proprie responsabilità
nella produzione di inquinanti da effetto serra, che metterebbero a
rischio di estinzione intere colonie di coralli.
Il National
marine fisheries service (Nmfs), una divisione del dipartimento del
Commercio americano, responsabile della conservazione e della
protezione delle risorse marine degli Usa,
ha per la
prima volta inserito due specie di corallo caraibico, l'Acropora
palmata e l'Acropora cerviconis, nella lista delle specie minacciate
di estinzione e protette dall'U.S. Endangered Species Act.
Tra le cause ufficiali di questo evento c’è il
riscaldamento
globale...
e come poteva mancare?
Lungi da noi la presunzione di contestare illustri e celebri
studiosi, che forniscono dati e prove inconfutabili (spesso tuttavia
indimostrabili), vogliamo solo notare che le due frasi di apertura
dell’articolo, solo speciosamente possono essere presentate in una
sequenza logica che giustifichi la frase conclusiva dei
“provvedimenti concreti da prendere”.
Il fatto cioè di riconoscere nel riscaldamento delle acque una causa
di danneggiamento dei coralli è unicamente riconoscere un dato di
fatto (ammesso che così sia veramente!); le temperature
influiscono negativamente sulla sopravvivenza dei coralli.
Vorremmo anche
evidenziare che l’ Nmfs ha indicato ben tre cause del
deterioramento delle barriere coralline; il
riscaldamento
globale,
l’aumento delle malattie e danni dovuti agli uragani
(che sarebbero a loro volta generati dal riscaldamento globale!!)
Insomma anche qui rientra in gioco la multifattorialità delle
“patologie”( dei coralli stavolta ), ignorata puntualmente da tutti
coloro (studiosi dei miei stivali!) che mirano ad attribuire un
fatto determinato ad una certa causa prestabilita e di comodo. Cosa
fa comodo agli ambientalisti dell’ultima ora? Ma certo che l’avete
capito! Tirare in ballo l’America e metterla sul banco degli
imputati per costringerla alla firma del salvifico Protocollo di
Kioto…perché adesso i coralli stanno morendo a causa della loro
insensibilità ed è ora che si allineino alla
moderna
teologia
ambientalista.
L’articolista, una volta illustrato lo studio sull’ l'Acropora
palmata e l'Acropora cerviconis, deve essersi domandato quanto la
notizia avrebbe fatto presa sul pubblico e, probabilmente
rispostosi, ha ben pensato di “condire” il tutto con una stuzzicante
frase ad effetto, di quelle che accendono insopprimibile curiosità e
trascinano a piè del pezzo, in fondo fino alla firma,
“ora
l’America dovrà prendere provvedimenti concreti per la loro
salvaguardia” , come in un pio desiderio di un’ambientalista,“ridurre
le emissioni di anidride carbonica”
e “fare
investimenti per la protezione delle barriere coralline”
Pio desiderio, appunto,
nemmeno il wwf
avrebbe sparato così alto, tanto che una sua componente esprime
dubbi sul pentimento USA piuttosto convincenti. Sian Owen,
coordinatrice del Coral Reef Advocacy Initiative del Wwf,
l’iniziativa mondiale di lotta per la conservazione delle barriere
coralline ( avete letto bene, qualcuno ci campa con le lotte per
i coralli), avrebbe detto «Non
mi risulta che componenti dell'amministrazione Bush abbiano
dichiarato esplicitamente che il riscaldamento globale sta uccidendo
i coralli».
Ma tant’è,
l’articolo
sull’ l'Acropora palmata e l'Acropora cerviconis,
io, l’ho letto fino in fondo!!!
Così, se l’America firmerà il protocollo,
potrà scriversi tra qualche tempo che, con l’intervento salvifico di
Kioto anche i coralli sono stati salvati dal “virus” chiamato uomo.
Amen.
-- Dante |