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L'archivio scientifico che scardina 50 anni di superstizioni sul fumo


 
 

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Liberi dai tumori
E’ possibile un mondo senza più il cancro? Si, risponde il celebre oncologo, ma solo prevenendolo. E detta idee-guida di questa svolta. Dagli stili di vita ai test giusti.
Di Umberto Veronesi
L'Espresso, settimana del 23 Lugio

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Quante volte sentiamo che, se si potesse eliminare il cancro e le malattie cardiovascolari (tutte causate dal fumo, s'intende!), si vivrebbe tanto più a lungo? Ma vi siete mai chiesti quanto? Scopritelo qui e sorprendetevi.

The Evidence
L'archivio scientifico che scardina 50 anni di superstizioni sul fumo

Si può pensare a un mondo senza il cancro? A costo di sembrare un utopista, rispondo di sì. E’ un risultato ancora lontano nel tempo, ma gli ultimi quarant’anni di ricerca per la salute devono incoraggiarci a pensare che si tratta di una sfida possibile. Perché? Perché le nuove frontiere della ricerca in oncologia hanno già cambiato moltissime cose, e altre ne cambieranno. Come pietre miliari che indicano la strada, ci sono alcune idee guida che ci dimostrano il cambiamento in atto.

La prima idea-guida, che marca una differenza fondamentale tra quanto si sapeva del cancro fino a pochi anni fa, si esprime nel concetto di prevenzione. Il cancro si può combattere, ma soprattutto si può prevenire. Ciò che le ricerche più recenti hanno messo in luce è infatti la scoperta che nella stragrande maggioranza dei casi, all’origine dei tumori ci sono fattori ambientali, cioè esterni all’organismo. Le cause del cancro soltanto per il 5% sono dovute a fattori genetici-ereditari, e solo per il 15 a fattori endocrino-riproduttivi, mentre ben l’80% dei tumori va fatto risalire a fattori ambientali.

Vediamo di esaminare il problema. Prima di tutto occorre definire che cos’è l’ambiente. E’ il contesto in cui ci troviamo a vivere. Io condivido la moderna sensibilità ecologica e le giuste battaglie degli ambientalisti contro la polluzione industriale, l’inquinamento da traffico, le lavorazioni a rischio. Il problema però non sta tutto qui, ed è un luogo comune incolpare l’industria e l’ambiente di lavoro di essere la causa principale del tumore. L’inquinamento atmosferico incide solo per il 2% di tutti i casi di tumore, però il 5% dei tumori polmonari è attribuibile all’inquinamento atmosferico provocato da fumi industriali, gas di scarico, riscaldamento domestico, emissione di inquinanti da centrali termoelettriche e da combustibili fossili. Tuttavia, il ruolo giocato dall’inquinamento atmosferico in campo oncologico è limitato: Ginevra è tra le città meno inquinate del mondo, e non ha una ciminiera nel raggio di 300 chilometri, eppure ha un’incidenza di tumori pari a quella di Milano. In Italia un’incidenza tra le più elevate di carcinoma mammario si rileva a Venezia, dove non circolano automobili, mentre la regione con maggior incidenza di tumore polmonare è il Friuli Venezia Giulia. Incominciamo ad avere dati sicuri sulla nocività di molte sostanze, primo fra tutti l’amianto, che la Comunità europea ha messo al bando nel 1991. Con grande ritardo, è il caso di aggiungere, perché i primi casi di mesotelioma polmonare provocati dall’amianto furono rilevati e descritti più di 40 anni fa.

Ma l’ambiente, dal punto di vista della salute, non è soltanto l’aria che respiriamo, la città con le isole pedonali, il verde urbano. Ambiente, nella dinamica oncologica, è un concetto più ampio che comprende tutto ciò che viene a contatto o si introduce nell’organismo nel nostro vivere quotidiano: il cibo, l’acqua, gli agenti infettivi, gli stessi farmaci con cui ci curiamo. Oltre la metà dei tumori insorgono in seguito a uno scorretto stile di vita, soprattutto riguardo all’alimentazione, al fumo di sigarette, all’abuso di alcol.

Scongiurare questa eventualità (che non è una fatalità), dipende quindi dall’impegno personale di fare una vera prevenzione primaria. La cosa più importante è non fumare. Nei fumatori il rischio di sviluppare un tumore al polmone è 20 volte maggiore rispetto ai non fumatori, e il fumo è un fattore non trascurabile anche per l’insorgenza di altri tipi di tumore: della vescica, del pancreas, del rene, dell’esofago, della bocca. E’ importante non fumare, e non sarà mai raccomandato abbastanza di educare i ragazzi a non cominciare nemmeno. La sicura correlazione tra fumo e cancro polmonare è dimostrata da una statistica europea di ben 50 anni, dal 1950 al 2000. Questa statistica, che ha preso in considerazione la mortalità per tumore del polmone nei due sessi, fa chiaramente veder che in Italia la mortalità maschile ha cominciato a regredire a partire dagli anni ’80, quando molti uomini hanno smesso di fumare; purtroppo sta crescendo la mortalità femminile, dovuta alla nuova abitudine del fumo tra le donne.

E veniamo all’alimentazione. Circa il 30 % dei tumori è correlabile con l’alimentazione, ed è ormai dimostrato che un’alimentazione ricca di grassi animali e di carne aumenta il rischio di alcuni tumori, soprattutto quello dell’ntestino, ma anche dell’endometrio, della mammella e della prostata. Che cosa i può suggerire per ridurre i rischi a tavola? Si dovrebbe cominciare con il ridurre i grassi animali (burro e lardo), consumando più oli vegetali (di oliva e di semi). Anche con la carne bisogna essere frugali, meglio ancora se la si elimina completamente. La quota calorica quotidiana 8il 50-60%) dovrà invece venire dai carboidrati (pane, pasta, riso), ed è raccomandato di riscoprire i legumi: fagioli, piselli, ceci, lenticchie. E le fibre? Sono utili perché accelerano il passaggio delle scorie nell’intestino, e così riducono il tempo di contatto tra esse e la mucosa intestinale, che potenzialmente potrebbe riportare un danno e dar luogo a un tumore del colon. Contengono fibre gli ortaggi a foglia larga, i frutti come pere e mele mangiati con la buccia, tutti i legumi. Secondo lo studio Epic condotto nel 2001, l’incidenza di alcuni tumori potrebbe essere ridotta addirittura del 50% e un alto consumo di frutta e verdura giova anche a prevenire il tumore del polmone, insieme con l’astinenza dal fumo. E l’alcol? Non si dovrebbero superare i 40 grammi al giorno, pari a quattro bicchieri di vino, due a pranzo e due a cena..

Poi ci sono gli agenti infettivi, che sono una importante causa di tumore, con un tasso di incidenza mondiale del 18%. La mancanza d’igiene diffonde i virus dell’epatite B e C che vanno a bersaglio sul fegato, i papilloma virus che colpiscono il collo dell’utero, il virus di Epstein-Barr che infetta i tessuti linfatici, l'Helicobacter Pilori che colonizza lo stomaco, lo Schistosoma haematobium che attacca il sistema urinario. Da queste infezioni possono nascere lesioni capaci di dare il via a un tumore. E’ ormai accettato che quasi il 100% dei tumori del collo dell’utero (500mila casi ogni anno nel mondo), che prima si credevano dovuti alle cause più varie, sono invece da collegare a un virus della famiglia dei papilloma virus, e che colpiscono maggiormente le donne dei paesi più poveri, dove non ci sono risorse per fare il pap-test dove c’è meno igiene. Contro i papilloma virus un vaccino è già in fase di sperimentazione su popolazione a rischio. Sempre parlando di prevenzione, vorrei infine ricordare che il rischio di sviluppare un tumore della mammella viene drasticamente ridotto se si ha una gravidanza in giovane età (16-20 anni), dalle gravidanze molteplici e dagli allattamenti prolungati (18-24 mesi). Ma è una situazione che evoca un’epoca che non è più la nostra, con una donna che va sposa giovanissima e che accetta un destino quasi esclusivo di madre e di nutrice.

Il cancro si può scongiurare con la prevenzione primaria, ma la seconda importante idea-guida, risultato delle ricerche più avanzate, è che si può interrompere il processo di cancerogenesi, un lungo processo che avviene per fasi, e che può essere prevenuto o quantomeno contrastato mediante somministrazione di varie sostanze naturali e di sintesi. Dopo gli studi di oltre un decennio fa sulla vitamina A (o retinolo) e sui suoi effetti di regolazione sui meccanismi di controllo della crescita cellulare, si sta provando con successo il fenretinide su donne giovani, mentre nuove prospettive sono venute dall’impiego del tamoxifen, un componente ad azione antiestrogena che può ridurre il rischio di carcinoma mammario del 50%. Un altro importante filone di ricerca si collega gli studi sulla componente infiammatoria nelle origini di alcuni tipi di tumore, come quello dl colon, e prevede l’impiego di farmaci antinfiammatori a basso dosaggio, che sembrerebbero in grado di contrastare il processo di cancerogenesi.

Dopo la prevenzione primaria e la farmacoprevenzione, la terza arma che abbiamo in mano è l’anticipazione diagnostica. E’ lo strumento attualmente più efficace per ridurre la mortalità, ed è il frutto della rivoluzione delle immagini, una vera svolta nella lunga battaglia contro il cancro. Ad aprire questa strada è stata, agli inizi del Novecento, la radiografia tradizionale. Per decenni questa tecnica è rimasta invariata e ha progredito lentamente fino agli anni Settanta, quando l’introduzione dei metodi di elaborazione digitale delle immagini (frutto del matrimonio tra tecnologie elettroniche e informatiche) ha permesso di raggiungere condizioni di perfezione assolutamente inaspettate. Poi tutto è andato molto velocemente. Nel giro di una decina d’anni sono state messe a punto 4 tecniche che hanno basi fisiche diverse l’una dall’altra. In ordine di scoperta sono: la tomografia assiale computerizzata (Tac); la risonanza magnetica (Rm); l’ecografia; la tomografia a emissione di positroni (Pet).

Grazie a queste tecniche, che riescono a rilevare anche tumori pressoché invisibili, potremo forse arrivare a un futuro dove la malattia tumorale verrà considerata alla stregua di una delle tante banali seccature della vita. Questo futuro è già cominciato, e le tecniche di imaging già salvano delle vite. Siamo già in grado di scoprire noduli al seno di pochi millimetri, che vengono curati con una guaribilità del 98% a 20 anni di distanza, cioè per sempre. Il pap-test ha permesso di scoprire lesioni pre-cancerose del collo dell’utero, e l’incidenza della malattia e della mortalità sono crollate; il melanoma, scoperto subito, guarisce nel 95% dei casi. E ora, col progetto Cosmos che stiamo sviluppando all’Istituto Europeo di Oncologia, grazie alla Tac-spirale potremo condurre una ricerca osservazionale su 5000 fumatori. Ogni 10000 esami, ci aspettiamo di trovare cento tumori polmonari che non davano alcun segno di sé, e che senza l’esame avrebbero progredito fino a una fase in cui sarebbe stato difficile tentare l’intervento chirurgico. Finora si poteva operare solo il 30 % dei tumori polmonari. Ora, grazie alla rivoluzione della Tac-spirale, 88 su 100 saranno operabili. E guaribili.


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