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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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Gli occhi e le speranze sono su Storace, ma andiamoci piano


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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

29 Aprile 2005 - “Non sono il tiranno della salute”: così l’uscente Sirchia saluta l’entusiasta folla di coloro che hanno lottato strenuamente contro il suo proibizionismo e contro la sua mentalità oscurantista e medievale – completa di caccia alle streghe, occultismo e complotti di multinazionali del tabacco. In questa intervista al Corriere della Sera le vediamo tutte le sue manie ossessive, di cui abbiamo fatto dolorosa esperienza e fardello per anni: lobby di fumo, di alcol e persino di merendine. Lobby che sono potenti e cattive e che prosperano uccidendo i loro clienti; una retrograda confusione di conservatorismo e anticapitalismo, odio contro certe multinazionali e ovvio amore per altre, moralismo e giustizia selettiva, e completa alienazione da realtà indisputabili come l’evidenza scientifica, economica e giudiziaria. Un mulo con lenti a contatto affumicate e paraocchi a 360 gradi sarebbe andato meno direttamente verso l’abisso totalitario di quanto è andato Sirchia; e questo mulo aveva in groppa l’Italia.

Vada Sirchia insalutato ospite del mondo libero. Gli occhi e le speranze sono ora sul nuovo Ministro Storace e le sue incoraggianti dichiarazioni. In questi giorni abbiamo ricevuto molte telefonate di soci e lettori, esultanti e speranzosi nella fine del periodo buio. Abbiamo risposto così: teniamo la mente aperta, ma andiamoci piano, perché uno dei problemi della società odierna è quello di mancare clamorosamente i bersagli.

Innanzitutto, oggigiorno la carica di ministro della “salute” impone l’uso di paternalismo, disinformazione e repressione indipendentemente da chi la occupa. Il funzionario, poi, è sottoposto ad immense pressioni da un sistema nazionale e internazionale potentissimo. Abbiamo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per esempio, che è partner ufficiale con le multinazionali farmaceutiche; questa non è una fissazione sirchiana, ma un fatto dichiarato dalla OMS stessa. L’OMS è un‘agenzia dell’ONU, ergo gli interessi di Big Pharma sono ben rappresentati politicamente al vertice mondiale assai di più del demonizzato Big Tobacco, che produce meno di un quarto del fatturato annuale dei farmaceutici (121 miliardi di dollari contro i 491,8 di Big Pharma). Università, santoni medici nostrani ed esteri, leghe anticancro, del polmone e di numerosi altri organi – tutti stravagantemente finanziati con denaro pubblico e/o con grana farmaceutica – si sono esposti politicamente con l’uso di falsa rappresentazione dell'evidenza statistica sul fumo attivo e passivo, ed esigono che le loro agende economico-politiche siano portate avanti.

Secondo, ci troviamo di fronte a informazione scientifica (si fa per dire) pilotata e selettiva che ha avuto lo scopo unico di creare isterismo e disinformazione. Con rispetto e buona pace del nuovo Ministro, dubitiamo che egli disponga della completa informazione obiettiva che è necessaria e sufficiente per apprezzare la grande vastità della disinformazione sul fumo, che va dal numero di “morti” non quantificabili alla frode totale sui pericoli del fumo passivo. Questo spiegherebbe il perché Storace ha considerato rendere pubblica una decisione strettamente personale, quella di smettere di fumare – per essere “di buon esempio” agli italiani. Perché il fumo è “cosa cattiva” – e perché l’unica informazione che è stata finora circolata a livello di massa è quella voluta dagli antifumo.

Terzo, esiste un peculiare fenomeno comune ai due lati della barricata, rappresentati dai tandem salutista-farmaceutico da una parte e da industria del tabacco-fumatori dall’altra: si discute di libertà personale, di economia, di filosofia; di libertà di impresa, di cultura e anche di tradizioni – ma si evita come la peste nera l’unico argomento che da solo potrebbe mettere il punto fermo alla diatriba una volta per tutte: l’evidenza statistico-scientifica, che dimostra conclusivamente le truffe sul fumo – specialmente quello passivo - alla base della “legge a tutela dei non fumatori”. Il perché l’esame dell’evidenza sia evitato dagli antifumo è ovvio – come è ovvio il perché gli antifumo rifiutano sempre ogni dibattito scientifico con l’opposizione: essi sarebbero smascherati immediatamente, e crollerebbe il loro immane castello e con esso i numerosi e potenti santoni medico-politici che dell'antifumo stanno facendo una cultura.

Meno chiare sono invece le ragioni per cui la scienza è evitata dall’altro lato, e che si possono riassumere così:

  • Incompetenza sull’argomento. Ammettere ignoranza è percepito come perdita di credibilità anziché come lodevole apertura a nuove informazioni. L’incredibile mancanza di competenza sull’argomento fumo è comune a politici, medici, molti scienziati, autorità sanitarie, attivisti, rappresentati di categoria, la stessa industria del tabacco, ecc. D’altro canto, educarsi su un argomento richiede tempo, volontà e lavoro - tutti in scarsa disponibilità. E’ quindi più facile concedere a chi dice di sapere, e le cui asserzioni non possono essere verificate proprio per mancanza di preparazione; in tal modo si rende eterno il circolo chiuso.
  • Deferenza all’autorità. Sfidare l’autorità o metterne in questione le asserzioni anche quando dimostrabilmente false richiede un avanzamento culturale che pochi sono pronti a intraprendere. Inoltre si crede che dimostrando la corruzione o l'incompetenza delle istituzioni sanitarie si rischi di sgretolare un importante pilastro sociale; ne segue la pericolosissima scelta di adottare "il male minore" anziché curare il male alla radice.
  • Gioco di ruolo. Da sopra la coreografia politica per cui si da addosso al "cattivo" ma gli si permette di operare perché ha un ruolo nel teatro sociale - non ultimo quello di generare miliardi di Euro per l'erario di Stato. L’industria del tabacco, per esempio, ha accettato il ruolo sociale di “nemico da battere”; l’industria della salute-paura ha intrapreso invece quello di paladino sociale. Se veramente il tabacco uccidesse quanto affermano le indimostrabili statistiche, allora che lo si renda illegale; dopotutto altre "droghe" che "uccidono molto meno" lo sono già. Altrimenti, se legale, il suo uso deve anche essere socialmente accettabile, e chi lo usa (o lo userà) deve essere lasciato in pace.
  • Interessi politico-economici. Si è formato uno status quo dai tre punti precedenti attorno al quale orbitano enormi interessi: carriere professionali, industria sanitaria, burocrazie, centri di cessazione, multinazionali del tabacco e del farmaco hanno interesse a mantenere lo status quo (che pensano di poter controllare) piuttosto che rivoluzionare con la verità – che potrebbe portare le cose “fuori controllo”; ma chi ne fa letteralmente le spese sono i cittadini - fumatori e non - e l'economia.

Indipendentemente dalla sua ideologia, queste sono solo alcune delle difficoltà che attendono il neo-ministro. Mentre siamo quindi ben incoraggiati dalle sue parole, ci permettiamo di suggerire il raggiungimento di alcuni obbiettivi fondamentali che ad esse darebbero vera sostanza:

  • La modifica della legge onde permettere pari accesso a fumatori e non nei locali pubblici e sul lavoro.

  • La rimozione delle assurde norme di ventilazione volte a rendere impossibile per i più l’avere una sezione fumatori. La buona circolazione dell'aria è sempre di beneficio per la salute di tutti indipendentemente dal fumo; ma, in vista degli inesistenti pericoli del fumo passivo, l'istituzione di camere stagne come se si trattasse di gas mostarda non solo è grottesca, ma costituisce anche ingiusta segregazione, umiliazione, peso e danno economico mentre da sostanza alla falsa immagine del fumatore avvelenatore del prossimo.

  • L’istituzione di sezioni smoking e no smoking in stazioni, aeroporti, aerei, treni, ecc.

  • La fine dello sperpero di milioni di euro pubblici in campagne antifumo/grasso/alcol volte a incrementare intolleranza e a disseminare paura, stress e informazione discutibile.

  • L’istituzione di commissioni scientifiche governative aperte a tutti gli interessati e non collegate agli interessi di multinazionali di ogni tipo per la verifica dell’accuratezza dell’informazione scientifico-statistica usata dallo Stato per implementare costosi programmi di natura sociale con l’uso di risorse pubbliche.

  • Il riconoscimento ufficiale e legale che lo stile di vita è un diritto inalienabile del cittadino, unico proprietario del proprio corpo e personalità, sul quale lo Stato non ha diritto o dovere di esercitare pressioni, influenze e sanzioni quando tale stile di vita non arreca danno a terzi - un danno che sia scientificamente, direttamente e tangibilmente dimostrabile.

Ci auguriamo sinceramente che il Ministro Storace trovi in se la forza della coerenza e che, nel prossimo futuro, prenda quei provvedimenti che sono necessari per distinguere la nostra nazione come portatrice di quella moderazione, intelletto e civiltà di cui, nei millenni, è stata prima culla e poi grande contribuente.

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