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29 Aprile
2005 - “Non sono il tiranno della salute”: così l’uscente
Sirchia saluta l’entusiasta folla di coloro che hanno lottato
strenuamente contro il suo proibizionismo e contro la sua mentalità
oscurantista e medievale – completa di caccia alle streghe,
occultismo e complotti di multinazionali del tabacco.
In questa intervista al Corriere della Sera
le vediamo tutte le sue manie ossessive, di cui abbiamo fatto
dolorosa esperienza e fardello per anni: lobby di fumo, di alcol e
persino di merendine. Lobby che sono potenti e cattive e che
prosperano uccidendo i loro clienti; una retrograda confusione di
conservatorismo e anticapitalismo, odio contro certe multinazionali
e ovvio amore per altre, moralismo e giustizia selettiva, e completa
alienazione da realtà indisputabili come
l’evidenza scientifica, economica e giudiziaria. Un mulo con
lenti a contatto affumicate e paraocchi a 360 gradi sarebbe andato
meno direttamente verso l’abisso totalitario di quanto è andato
Sirchia; e questo mulo aveva in groppa l’Italia.
Vada Sirchia
insalutato ospite del mondo libero. Gli occhi e le speranze sono ora
sul nuovo Ministro Storace e le sue
incoraggianti dichiarazioni. In
questi giorni abbiamo ricevuto molte telefonate di soci e lettori,
esultanti e speranzosi nella fine del periodo buio. Abbiamo risposto
così: teniamo la mente aperta, ma andiamoci piano, perché uno
dei problemi della società odierna è quello di mancare
clamorosamente i bersagli.
Innanzitutto,
oggigiorno la carica di ministro della “salute” impone l’uso di
paternalismo, disinformazione e repressione indipendentemente da chi
la occupa. Il funzionario, poi, è sottoposto ad immense pressioni da
un sistema nazionale e internazionale potentissimo. Abbiamo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per esempio, che è partner
ufficiale con le multinazionali farmaceutiche; questa non è una
fissazione sirchiana, ma
un fatto
dichiarato dalla OMS stessa. L’OMS è un‘agenzia dell’ONU, ergo
gli interessi di Big Pharma sono ben rappresentati politicamente al
vertice mondiale assai di più del demonizzato Big Tobacco, che
produce meno di un quarto del fatturato annuale dei farmaceutici (121
miliardi di dollari contro i
491,8 di Big Pharma). Università, santoni medici nostrani ed
esteri, leghe anticancro, del polmone e di numerosi altri organi –
tutti stravagantemente finanziati con denaro pubblico e/o con
grana
farmaceutica – si sono esposti politicamente con l’uso di falsa
rappresentazione dell'evidenza statistica sul fumo
attivo
e passivo,
ed esigono che le loro agende economico-politiche siano portate
avanti.
Secondo, ci
troviamo di fronte a informazione scientifica (si fa per dire)
pilotata e selettiva che ha avuto lo scopo unico di creare isterismo
e disinformazione. Con rispetto e buona pace del nuovo Ministro,
dubitiamo che egli disponga della completa informazione obiettiva
che è necessaria e sufficiente per apprezzare la grande vastità
della
disinformazione sul fumo, che va dal numero di
“morti”
non quantificabili alla
frode totale sui pericoli del fumo passivo. Questo spiegherebbe
il perché Storace ha considerato rendere pubblica una decisione
strettamente personale, quella di smettere di fumare – per essere
“di buon esempio” agli italiani. Perché il fumo è “cosa cattiva” – e
perché l’unica informazione che è stata finora circolata a livello
di massa è quella voluta dagli antifumo.
Terzo, esiste un
peculiare fenomeno comune ai due lati della barricata, rappresentati
dai tandem salutista-farmaceutico da una parte e da industria del
tabacco-fumatori dall’altra: si discute di libertà personale, di
economia, di filosofia; di libertà di impresa, di cultura e anche di
tradizioni – ma si evita come la peste nera l’unico argomento che
da solo potrebbe mettere il punto fermo alla diatriba una volta per
tutte: l’evidenza
statistico-scientifica, che dimostra conclusivamente le
truffe sul fumo – specialmente quello passivo - alla base della
“legge a tutela dei non fumatori”. Il perché l’esame dell’evidenza
sia evitato dagli antifumo è ovvio – come è ovvio il perché gli
antifumo rifiutano sempre ogni dibattito scientifico con
l’opposizione: essi sarebbero smascherati immediatamente, e
crollerebbe il loro immane castello e con esso i numerosi e potenti
santoni medico-politici che dell'antifumo stanno facendo una
cultura.
Meno chiare sono
invece le ragioni per cui la scienza è evitata dall’altro lato, e
che si possono riassumere così:
-
Incompetenza
sull’argomento.
Ammettere ignoranza è percepito come perdita di credibilità
anziché come lodevole apertura a nuove informazioni. L’incredibile
mancanza di competenza sull’argomento fumo è comune a politici,
medici, molti scienziati, autorità sanitarie, attivisti,
rappresentati di categoria, la stessa industria del tabacco, ecc.
D’altro canto, educarsi su un argomento richiede tempo, volontà e
lavoro - tutti in scarsa disponibilità. E’ quindi più facile
concedere a chi dice di sapere, e le cui asserzioni non
possono essere verificate proprio per mancanza di preparazione; in
tal modo si rende eterno il circolo chiuso.
-
Deferenza
all’autorità.
Sfidare l’autorità o metterne in questione le asserzioni anche
quando dimostrabilmente false richiede un avanzamento culturale
che pochi sono pronti a intraprendere. Inoltre si crede che
dimostrando la corruzione o l'incompetenza delle istituzioni
sanitarie si rischi di sgretolare un importante pilastro sociale;
ne segue la pericolosissima scelta di adottare "il male minore"
anziché curare il male alla radice.
-
Gioco di ruolo.
Da sopra la coreografia politica per cui si da addosso al
"cattivo" ma gli si permette di operare perché ha un ruolo nel
teatro sociale - non ultimo quello di generare miliardi di Euro
per l'erario di Stato. L’industria del tabacco, per esempio, ha
accettato il ruolo sociale di “nemico da battere”; l’industria
della salute-paura ha intrapreso invece quello di paladino sociale. Se veramente
il tabacco uccidesse quanto affermano le indimostrabili
statistiche, allora che lo si renda illegale; dopotutto altre
"droghe" che "uccidono molto meno" lo sono già. Altrimenti, se
legale, il suo uso deve anche essere socialmente accettabile, e
chi lo usa (o lo userà) deve essere lasciato in pace.
-
Interessi
politico-economici.
Si è formato uno status quo dai tre punti precedenti attorno al
quale orbitano enormi interessi: carriere professionali, industria
sanitaria, burocrazie, centri di cessazione, multinazionali del
tabacco e del farmaco hanno interesse a mantenere lo status quo (che pensano di poter controllare) piuttosto che rivoluzionare con
la verità – che potrebbe portare le cose “fuori controllo”; ma chi
ne fa letteralmente le spese sono i cittadini - fumatori e non - e
l'economia.
Indipendentemente dalla sua ideologia, queste sono solo alcune delle
difficoltà che attendono il neo-ministro. Mentre siamo quindi ben
incoraggiati
dalle sue parole, ci permettiamo di suggerire il
raggiungimento di alcuni obbiettivi fondamentali che ad esse
darebbero vera sostanza:
-
La modifica della legge onde
permettere pari accesso a fumatori e non nei locali
pubblici e sul lavoro.
-
La rimozione delle assurde norme
di ventilazione volte a rendere impossibile per i più l’avere una
sezione fumatori. La buona circolazione dell'aria è sempre di
beneficio per la salute di tutti indipendentemente dal fumo; ma,
in vista degli inesistenti pericoli del fumo passivo,
l'istituzione di camere stagne come se si trattasse di gas
mostarda non solo è grottesca, ma costituisce anche ingiusta
segregazione, umiliazione, peso e danno economico mentre da
sostanza alla falsa immagine del fumatore avvelenatore del
prossimo.
-
L’istituzione di sezioni smoking
e no smoking in stazioni, aeroporti, aerei, treni, ecc.
-
La fine dello sperpero di milioni
di euro pubblici in campagne antifumo/grasso/alcol volte a
incrementare intolleranza e a disseminare paura, stress e
informazione discutibile.
-
L’istituzione di commissioni
scientifiche governative aperte a tutti gli interessati e non
collegate agli interessi di multinazionali di ogni tipo per la
verifica dell’accuratezza dell’informazione scientifico-statistica
usata dallo Stato per implementare costosi programmi di natura
sociale con l’uso di risorse pubbliche.
-
Il riconoscimento ufficiale e
legale che lo stile di vita è un diritto inalienabile del
cittadino, unico proprietario del proprio corpo e personalità,
sul quale lo Stato non ha diritto o dovere di esercitare pressioni, influenze
e sanzioni quando tale stile di vita non arreca danno a terzi -
un danno che sia scientificamente, direttamente e tangibilmente
dimostrabile.
Ci auguriamo sinceramente che il Ministro
Storace trovi in se la forza della coerenza e che, nel prossimo
futuro, prenda quei provvedimenti che sono necessari per distinguere
la nostra nazione come portatrice di quella moderazione, intelletto
e civiltà di cui, nei millenni, è stata prima culla e poi grande
contribuente.
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