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E uno potrebbe
sopportare di svegliarsi in camera da letto dove ovviamente non si
fuma, passare in bagno dove pure non si fuma, in cucina dove non si
fuma e così pure in salotto, dove non si fuma perché il fumo dà
fastidio anche in salotto – la mattina, sei pazzo – e quindi in
ascensore dove non si fuma e sul taxi dove non si fuma, anche se il
tassista ha le sigarette sul cruscotto. e però non fuma, tu non puoi
fumare, ci sono clienti che sentono l’odore e poi si lamentano, e
allora dritto all’aeroporto e mai più in stazione - sull’Eurocity non
si fuma, per ore intere non si fuma – ed eccoti all’aeroporto (piove)
e dentro non si fuma, in biglietteria non si fuma, al bar
dell’aeroporto non si fuma, e nei bagni dell’aeroporto non si fuma
perché c’è una tizia che pulisce e sorveglia, ecco il metal-detector
che suona e un agente che dice “lei forse ha le sigarette” perché la
carta stagnola del pacchetto fa suonare tutto, e pure l’accendino fa
suonare tutto, poi non si fuma sulla navetta che porta all’aereo e
ovvio che sull’aereo non si fuma, lo sanno anche le giraffe che
sull’aereo non si fuma: però c’è la voce suadente che dice su
questo volo non è consentito fumare e ci ripensi ogni volta, e
quando poi decolli e leggi il giornale c’è sempre un articolo che
annuncia nuove norme antifumo, interviste a Silvio Garattini col suo
dolcevita da infelice, una ricerca che dimostra come la nicotina renda
nani e impotenti e portoricani, un’altra ricerca dell’università di
Kabul che dimostra come il fumo passivo uccida anche l’inquilina della
palazzina di fronte, e alla fine atterri e sei d’accapo perché in
aeroporto non si fuma, al bar e nei bagni e nel taxi e in ascensore e
in redazione non si fuma, e se poi decidi che adesso basta me ne
sbatto i coglioni spunta regolarmente la collega incinta, e allora
suvvia, fai uno sforzo, le uccidi il bambino, e allora eccoti sul
balcone (piove) a inspirare benzene che secondo il criterio farlocco
delle sigarette dovrebbe ammazzare intere nazioni ogni anno, eccoti a
guardare un cretino che fa jogging vicino a un Ford Transit perché
correre fa bene e fumare fa male, anche se non è vero, fa male anche
correre, fa male tutto, e comunque tu guardi il cretino che correrà
sinchè gli si piallerà un legamento, e allora ecco, peserà sul sistema
sanitario nazionale, gli verrà un colpo e peserà sul sistema sanitario
nazionale – muori ma coi soldi tuoi, che civiltà fantastica – ma
intanto lui corre e finisce quasi arrotato da una Saab col portasci:
altra gente che andrà a spaccarsi le gambe e inevitabilmente peserà
sul sistema sanitario nazionale, sinchè drin, ti accorgi che squilla
il cellulare perché è già l’ora dell’appuntamento, un pranzo di
lavoro, e in ascensore non si fuma e in taxi eccetera, al ristorante
la sezione fumatori è strapiena e presto comunque l’aboliranno, gli
esercenti dovranno scegliere, ma ecco, si è liberato un angoletto
umiliante tra i fumatori, e però no, dài, il fumo dà fastidio a caia,
resta qui, non andartene a fumare che non sta bene, fumerai dopo, le
sigarette restano sul tavolo con sopra scritto “il fumo provoca il
cancro” sinchè più tardi, quando mandi tutti in malora e finalmente te
ne vai fuori a fumare la sigaretta (piove) butti infine il mozzicone
per terra e passa una vecchietta che ti guarda male. E uno potrebbe
anche sopportare tutto questo.
Ma è la
stupidità che non sopporta. E’ l’ignoranza bruta e informe di chi
pensa che al mondo ci sia davvero il problema delle sigarette. E’
l’ottusità imbecille di chi ti dice che non puoi fumare nel suo
soggiorno, d’accordo, ma che poi, se vai in terrazzo, ti dice che non
puoi fumare neanche in terrazzo: perché lui non vuole che fumi. E
basta. Lui, loro. Non vogliono che bevi, che assumi grassi, che ti
fracassi il cranio con la motoretta: e intanto ti propinano qualche
corano statistico infarcito di Junk science che poi è la stessa
brodaglia propinata dal ministro della Sanità o da altri signori che
mentono sapendo di mentire, ripetiamolo bene: mentono sapendo di
mentire, ma voi dovete dirglielo: il loro camice bianco non aggiunge
una virgola a una competenza che è di chiunque sappia anche
minimamente maneggiare uno studio statistico, e soprattutto –
soprattutto – di chiunque disponga della merce purtroppo più
indisponibile a riguardo: un po’ di informazione. Non c’è. E quando
c’è è indiretta, bisognosa di conoscenze specifiche e poco intuitive,
senz’altro assai meno smerciabile dello studio allarmistico numero
trentamila sul fumo: che è una cosa che notoriamente si vede, è lì, si
sente, suggerisce perennemente che qualcosa non vada, come per le
antenne e i tralicci, è una minaccia perfetta anche perché associabile
a tossi e ingolfamenti respiratori, e beninteso, può veramente dar
fastidio: anche se le persone cui dava veramente fastidio, un tempo,
erano una su cento e le riconoscevi perché il fumo arrossava loro gli
occhi, forme allergiche, sorry, si provvedeva, bastava l’educazione e
il buonsenso come sempre: ora invece quelli che “il fumo mi da
fastidio” spuntano come cinesi e probabilmente l’hanno deciso giovedì
scorso, hanno letto un articolo su Focus, ne hanno parlato con la
cognata, dopo quarant’anni e hanno deciso che il fumo fa male, che
poi: fa male? Ecco, l’incredibile paradosso è che per capirlo devi
cavartela da solo. L’ideale è avere un amico
statistico-oncologo-pneumologo provvisto del famoso buonsenso,
possibilmente un non fumatore che ti sussurri una sola tra le
pochissime certezze disponibili: che fumare sino a cinque o sei
sigarette il giorno equivale praticamente a non fumare, fortunato chi
vi riesca, che ti dica che il ristagno del fumo passivo nei locali è
un problema dei locali e non del fumo, che ti menzioni magari il più
accreditato studio sul fumo passivo mai effettuato: quello
commissionato dal Dipartimento dei Trasporti americano nel 1989. Vi si
dimostrò che un non fumatore seduto nella sezione fumatori di un
aereo, per inalare l’equivalente di una sigaretta, dovrebbe volare
senza interruzione per cinque anni e mezzo; mentre i raggi cosmici,
basti dire, rispetto al fumo passivo costituiscono un pericolo di
malattia ben 641 volte maggiore. Andrebbe menzionato anche il più
ampio studio del mondo mai realizzato sul tema, commissionato
dall’Organizzazione mondiale della sanità all’Agenzia internazionale
per la ricerca sul cancro, anno 1998: non venne trovata nessuna
(nessuna) relazione tra fumo passivo e tumori. E però vediamo che di
circa cento altri studi con risultati analoghi ce n’è uno solo che è
considerato la Monna Lisa degli studi statistici: quello dell’Enveronmental
Protection agency, secondo il quale il fumo passivo ogni anno causa
tremila morti negli Stati Uniti. E’ il moloch, il punto di riferimento
della junk science già ridicolizzato dagli studiosi di tutto il mondo,
ma è anche l’unico ad esser stato abbracciato come un vangelo dai mass
media e dai vari profeti che reggono lo scettro della più violenta
campagna neosalutista che l’Occidente abbia mai conosciuto. Ebbene, la
Corte federale americana nel 1989 ha definito quello studio
“fraudolento” nonché una frode scientifica, tanto che il fumo passivo
fu cancellato dalla lista dei cancerogeni. Ma quanti sanno queste
cose? Che poi: va bene, d’accordo, il fumo passivo può dar fastidio
lo stesso, ci mancherebbe. Nondimeno, l’amico medico potrebbe
aggiungere che tra fumo e tumore ai polmoni esiste probabilmente
(probabilmente, perché prove certe non ce ne sono) una relazione la
cui valenza rimane però da stabilire. L’amico ti dirà, se in malafede:
“Molti studi dimostrano che il rischio di tumore al polmone è maggiore
del 30 per cento tra coloro che fumano passivamente”: E invece ti
dirà, se è in buona fede: “L’incidenza del fumo in un campione di
popolazione esaminata è risultato maggiore del 30 per cento tra le
persone con un tumore al polmone rispetto alle persone sane”. Se non
capite la differenza avete solo da tornare a scuola o da tentate una
carriera da ministro: indi pronunciare, come un Gerolamo Sirchia,
frasi come queste: “Tra
i contaminanti dell’aria, il fumo è il più pericoloso per la salute
pubblica perché è dotato di proprietà cancerogene sulle quali non è
più lecito discutere”. Non è più lecito. E voi a questo signore non
dovete dirgli: io dissento. Voi dovete dirgli: tu sei un ignorante. Tu
sei un venditore di fumo passivo.
Detto questo,
però, con le persone in buonafede, devi seguitare a spiegarti: sennò
risulti un provocatore e basta. Accanto
alle fisime di un ministro di passaggio devi sforzarti di spiegare
all’interno di quale corrente para-scientifico-ideologica si sta
muovendo tutto questo; di quale circolo demente siano mere pedine la
donna incinta e il cretino salutista che ti dicono che se fumi
avveleni anche loro.
E allora vediamo
che cosa sta succedendo nel mondo. Vediamo l’altra guerra americana.
Sappiamo che a
New York è
vietato fumare in qualsiasi bar o ristorante o nightclub, la multa è
di 400 dollari e non sono ammesse aree riservate: il sindaco Michael
Bloomberg, nonostante la crisi di bilancio, ha fatto assumere dei
nuovi poliziotti che affianchino gli agenti delle squadre antifumo
anche la notte. Negli Stati Uniti, in generale, il divieto di fumare è
stato esteso non di rado nelle strade, nei giardini pubblici, nella
propria auto e addirittura nella propria abitazione: il fumo passa da
sotto la porta, dicono. In una contea del Maryland se esce fumo dalla
tua finestra puoi essere denunciato dal Dipartimento di protezione
ambientale che ti notificherà una multa di 750 dollari. Le squadre
antifumo, in generale, possono irrompere senza mandato in
qualsiasi locale e mettere tutto a soqquadro sinché non trovino il
corpo del reato: è sufficiente un portacenere anche pulito, imboscato
in qualche cassetto. Un'inchiesta della New York Nightlife
Association ha dimostrato che il proibizionismo ha causato danni per
miliardi di dollari alla vita notturna: il sindaco ha dovuto
promuovere una legge che permetta esenzioni dal divieto per quei
locali che possano dimostrare d'aver perso più del 15 per cento dei
profitti: e anche in Italia, più silenziosamente, si avvertono cali di
produttività legati al fatto che è pieno d’imbecilli disposti a
passare ore intere a fumare sul balcone (piove) posto che naturalmente
il fumo è stato bandito da tutti i voli aerei, resistono giusto delle
compagnie africane: il divieto fa risparmiare circa mille dollari per
tratta transoceanica giacché su un aereo con zona fumatori occorreva
cambiare il novanta per cento dell’aria e farne ricircolare il dieci
per cento: mentre, se non si fuma, le percentuali sono invertite e
tuttavia l’aria è più inquinata da virus, batteri, spore e legionella;
il risultato è che l’Organizzazione mondiale della sanità ha
registrato un’esplosione di Tbc attiva fra chi vola. Alla citata
Organizzazione, diciamo di passaggio, è addebitata la definizione più
illuminante circa i pericoli della nicotina: il fumo – dicono – è la
prima causa di morte considerata rimovibile. Considerata rimovibile:
significa che altre cause di morte magari più gravi – sicuramente più
gravi – semplicemente non lo sono, sicché le si tralascia e per
intanto dagli alle sigarette. In Inghilterra, dunque, se un fumatore
si ammala, finisce in fondo alle liste d’attesa sanitarie: perché
spreca risorse ed energie del corpo medico. In Francia, in maniera
ancor più macabra che in Italia, sui pacchetti di sigarette c’è
scritto che se fumi “morirai di morte lenta e dolorosa”. In Brasile
fanno vedere le fotografie dei bambini morti di tumore e da ottobre
prossimo vogliono farlo anche in Europa.
L’apocalittico
in salsa italiana rimane il presidente dell'Istituto Mario Negri, il
citato Garattini: ha detto che i fumatori sono dei parassiti sociali e
ha proposto che i medici fumatori siano radiati dall’albo, e così pure
che bisognerebbe vietare il fumo anche a parlamentari e insegnanti. |
Ma di ritorno a
New York, là dove succedono cose che poi si riflettono quasi sempre da
noi, vediamo che è entrata in vigore anche una norma contro l’obesità
che è preludio al dimagrimento di massa per legge, mentre in altri
stati americani è già prevista la scritta “nuoce gravemente alla
salute” per le bottiglie di vino. E qui il discorso comincia a
estendersi non solo all’alcol ma a tutta l’alimentazione, ai cibi
grassi, ai famosi panini striminziti del dottor Sirchia: in America si
vuol mettere le etichette terrorizzanti anche sulle merendine e con
ciò prevenire ogni genere di dipendenza alimentare; una ricerca, che
in Italia è stata tradotta sulla rivista Industrie alimentari, spiega
che il formaggio e la carne andrebbero aggiunti alla lista dei cibi
che danno dipendenza come già sono classificati il cioccolato e il
caffè: questi alimenti – si spiega – rilasciano componenti narcotici
simili alla morfina e ne consegue che in giro c’è gente drogata per
esempio di Taleggio. “Non sono ingordigia o mancanza di volontà che
ci legano a certi alimenti – si legge nello studio – ma una ragione
biologica: molti di noi sentono di non poter vivere senza una dose
quotidiana di formaggio". Verissimo, e allora? E allora, dopo aver
illustrato una complicata teoria secondo la quale le persone
sovrappeso corrono maggiormente rischio di dipendenza, viene indicato
il nuovo nemico da battere: la "nutrizione emozionale", qualcosa che
si combatta studiando la maniera di controllare appunto i desideri
alimentari che inducono una dipendenza basata su risposte emozionali.
Delirio? Ma allora non avete capito di quale iceberg le sigarette sono
lucente apogeo. Uno studio ha confermato che la combustione
dell'incenso produce anche dei componenti cancerogeni - com’è ovvio –
e che le sue emissioni sono paragonabili a quelle di una strada
trafficata: in Minnesota sono comparse le prime chiese cattoliche che
offrono messe incense-free, prive dell’incenso passivo. L’Environmental
Protection Agency, la citata istituzione già responsabile dello
studio-patacca sul fumo passivo, ha fatto sapere che oltreché
l’incenso "il fumo delle candele eccede gli standard di inquinamento
dell'aria all'aperto", e su questa base l’agenzia ha chiesto la
chiusura di un negozio di tostatura di caffè aperto da 163 anni dopo
aver già fatto multare per odori molesti centinaia di negozi e
pizzerie e ristoranti indiani. A Shutesbury, in Massachusetts, il
nuovo regolamento prevede che il consiglio comunale abbia spazi divisi
tra chi non usa deodoranti e chi li usa e chi li usa talvolta: il
disgraziato estensore ha dichiarato che “profumarsi in pubblico è come
fumare”.
E rieccoci. In
Canada è già vietato profumarsi su alcune linee aeree, e il Canada è
uno stato che va sbirciato con attenzione, perché in alcune cose, in
alcune fobie, anticipa regolarmente gli Stati Uniti: i deodoranti sono
vietati anche in alcuni uffici al pari dei
dopobarba e dei colluttori orali, un po’ come accade sui mezzi
pubblici di Ottawa; l’alcool è visto come il demonio e sovrabbondano
controlli col palloncino su tutte le strade, i vetri dei pub sono
pitturati di nero e c’è il divieto di bere in pubblico. Se compri una
cassa di birra al supermercato e ti limiti ad appoggiarla sui sedili
posteriori, anziché imboscarla nel bagagliaio, ti danno una multa da
levarti la pelle. Se fumi, poi, possono toglierti la potestà sui
figli: e lo sa bene Gian Turci, fumatore che dopo anni da oriundo
dovette tornarsene in Italia a fondare la sezione nostrana di Forces,
associazione libertaria che annovera tra le proprio file anche Sergio
Ricossa e Antonio Martino: è grazie a Turci se circola almeno un po’
di controinformazione in Italia, ed è stato Turci per esempio a
tradurre Science without sense di Steven J. Milloy, ex
direttore delle politiche scientifiche del National Environmental
Institute e già relatore al Congresso degli Stati Uniti sui criteri di
valutazione dei rischi ambientali. E’ un libro fondamentale per
comprendere l’assurdità potenziale di certi metodi statistici che
vengono applicati e propinati di continuo a tutti, roba in grado di
dimostrare qualsiasi cosa: Milloy ha già demolito scientificamente una
quantità straordinaria di studi-patacca e ha così pure rilevato,
adottando il medesimo criterio utilizzato per dimostrare la
pericolosità del fumo passivo, per esempio: 1) che la calvizie aumenta
le possibilità d’infarto del 40 per cento negli uomini sotto i 55
anni; 2) che il collutorio aumenta del 50 per cento le possibilità di
cancro alla bocca; 3) che lo yogurt aumenta del 100 per cento le
possibilità di cancro alle ovaie; 4) che il consumo di dodici hot dog
al mese aumenta dell’850 per cento le possibilità di prendere la
leucemia; 5) che l’uso del reggiseno, per tutto il giorno, aumenta le
possibilità di cancro al seno del 12mila per cento. Ne consegue che
tutto è dimostrabile, e che migliaia di ricerche pseudo-scientifiche
non si preoccupano se un’associazione sia vera o fasulla: si
preoccupano soltanto di trovarla e di piazzarla poi a mass-media che
non aspettano altro. Gli studi non allarmistici non vendono, non li
pubblicano, non fanno notizia, non fanno fare carriera. Perciò,
beffardamente, da esperto del settore, Milloy ha illustrato
minuziosamente come scoprire qualsiasi rischio e come dimostrarne
l’esistenza, confezionarlo, venderlo in direzione di fama e
sovvenzioni. Esistono studi, e non stiamo scherzando, che hanno
statisticamente dimostrato che il fumo fa guarire dai tumori. Del
resto, secondo un altro studio dell’università del North Carolina reso
noto dalla Cnn, le donne che praticano la fellatio hanno il 40 per
cento di probabilità in meno di contrarre un tumore al seno: abbiano a
regolarsi. Le lavande vaginali aumentano le possibilità di cancro
della cervice del 300 per cento, tre tazze di caffè alla settimana
aumentano del 30 per cento la possibilità di una morte prematura, il
lavoro sedentario aumenta del 30 per cento la possibilità di un tumore
al sedere, per non parlare di tutto il ciarpame sui campi
elettromagnetici, il radon nelle case, la diossina, il cloro
nell’acqua, il surriscaldamento, gli animali pazzi. In Nuova
Zelanda da tre anni che stanno studiando una tassa sui peti animali,
un balzello sulle flatulenze di ovini e bovini che siccome emettono
metano dicono che danneggiano l'ambiente. Basta leggere l’ultimo
numero dell’edizione inglese di New scientist per apprendere che il
fumo da cucina uccide più del morbillo e della malaria e dell’Aids; si
sostiene che ogni anno un milione e mezzo di persone, soprattutto
donne e bambini, muoiano a causa di queste esalazioni e si deve
considerare che nel mondo circa due miliardi e mezzo di persone
cucina con delle stufe che bruciano legna o sterco o resti di piante:
chi le utilizza, secondo lo studio, inala ogni giorno l'equivalente
delle sostanze tossiche contenute in due pacchetti di sigarette. E
tutta questa strage si consuma mentre noi ce ne stiamo sul balcone a
fumare come dei deficienti (piove) per via dell’ignoranza colpevole o
incolpevole di donne incinte e cretini salutisti e altra gente
mediamente troppo astenuta e nervosa e magra perché davvero possa
vivere più a lungo di noi gaudenti. Che fare? Fumare. Informarsi:
tempo fa il Corriere della Sera ha scritto che il medico nazista Karl
Aspell, nel 1940, fu il primo a dimostrare la dannosità delle
sigarette. Non è vero: nel 1939 un altro medico nazista, Fritz Lickint,
aveva già pubblicato Tabak und Organismus, un volume di 1.100 pagine
edite in collaborazione col Comitato del Reich contro le droghe e con
la Lega tedesca antitabacco; lo studio sosteneva per la prima volta
che il fumo faceva complessivamente male e adottava per la prima volta
il termine Passivrauchen, fumo passivo. Lo stiamo raccontando perché
la ricerca venne usata per scopi politici sicché il tabacco venne
abbinato alle culture cosiddette degenerate dei paesi ostili (gli Usa
tra questi) e venne impostata una campagna rivolta ai giovani e
imperniata sul Gesundheitsplifcht, il dovere di mantenersi sani: è
arcinoto che Hitler fosse un vegetariano e un maniaco salutista. Ma a
parte ogni analogia inquietante – è negli Usa si dice che fumino,
ormai, solo i negri e i portoricani – ciò che interessa è il dato che
ne seguì: prima della campagna antifumo, nel 1932, i tedeschi fumavano
una media di 570 sigarette pro capite l’anno, come i francesi; dopo la
campagna, nel 1940, ne fumavano 900 quando i francesi arrivavano solo
a 670. Tu proibisci e io voglio. E infatti negli ultimi quattro anni,
dopo la spaventosa campagna antifumo del governo americano, i giovani
fumatori statunitensi sono aumentati del 30 per cento. Complimenti a
tutti. Vanno di gran moda le sigarette inglesi di marca Death che sono
vendute in un pacchetto nero con l’effige di un teschio: da una parte,
quindi, un occidente neosalutista e pre 11
settembre troppo vacuamente raffinato nei suoi ridicoli esorcismi
della morte; dall’altra un modesto ma crescente numero di persone
civili cui cominciano seriamente a girare le palle. A
Indianapolis l'amministrazione comunale ha respinto ufficialmente il
divieto di fumare in pubblico: 15 voti contro 13. A Denver,
addirittura, un gruppo di ristoratori ha denunciato le autorità
sostenendo che il divieto in questione violerebbe le libertà
costituzionali e sarebbe basato su una scienza fraudolenta. A New
York, ancora, il candidato sindaco Fernando Ferrer ha fumato
pubblicamente in faccia a Bloomberg, mentre Graydon Carter, l'editore
di Vanity Fair, ha deciso di continuare a fumare in pubblico
nonostante le ripetute irruzioni dei poliziotti antifumo che l'hanno
già ricoperto di multe per aver trovato dei posacenere. E in Italia è
arrivato Gerolamo Sirchia, brava persona ma pur sempre un cattolico
proteso a confondere ciò che noi reputiamo sia bene per noi e ciò
ch’egli reputa sia bene e basta.
Soluzioni? Una è
questa: abbattere l’Occidente. Andrebbe fatto con le sole armi
possibili: i nostri soldi, la nostra produttività, le nostre assenze
dal posto di lavoro perché siamo fuori stanza, sempre a fumare e a
ciacolare. Si può tentare: e, per cominciare, sul cazzo di treno di
Gerolamo Sirchia non salire più; in locali e ristoranti smoke-free,
dunque, non metter più piede; rassegnarsi dunque e definitivamente
all’automobile – lo scrivente ne acquisterà finalmente una – financo
ammazzare stavolta per davvero noi stessi e gli altri, magari
rammentando l’unico dato serio che dovrebbe preoccupare il nostro caro
ministro: che
i tumori
all’apparato respiratorio sono molto più frequenti nelle zone ad alto
traffico veicolare, come si dice. Ma questo è un rischio non
rimovibile, certo. Non è che puoi levare la macchina alla gente: e
però voi pensate di levare le sigarette a noi, tredici milioni di
viziosi che peraltro notoriamente – pardon, statisticamente – siamo
assai più simpatici e goduriosi di chi non avrà neppure un’ultima
sigaretta da chiedere, quel giorno.
Figurarsi. Si sposti. Anzi ci faccia accendere, dottor Sirchia. |