La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale
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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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L'archivio scientifico che scardina 50 anni di superstizioni sul fumo


 
 
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Di Filippo Facci
Da: Il Giornale, Lunedì 25 Dicembre 2004


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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

30 Dicembre - Perdonate l'incipit, ma non se ne può più. L'autore di questo articolo, in due anni, ha visionato più innumerevoli studi sul fumo effettuati dagli anni Settanta a oggi, ha parlato con oncologi, pneumologi, persino malati. La verità? La verità è che fumare è meraviglioso ma il più delle volte diviene un vizio e una dipendenza. Fa male? In tal misura, o di poco superiore - sia scientificamente che statisticamente ­ no, non fa male: o fa male in misura risibile per sé e soprattutto per gli altri.

Ma sono cose che non puoi spiegare a chi non vuole neppure farti fumare in terrazzo, e tantomeno le puoi spiegare ai salutisti istericamente corretti che da sinistra vanno soavemente a braccetto con un certo becero conservatorismo della destra. Non vogliono, questi, che tu beva, che assumi grassi, che ti fracassi il cranio con la motoretta: e intanto ti propinano qualche corano statistico infarcito di junk science che è materia di chi mente sapendo di mentire, ripetiamolo bene: mente sapendo di mentire, getta fumo negli occhi, di passaggio vi piazza lo studio allarmistico numero trentamila sul fumo: che è una cosa che notoriamente si vede, è lì, si sente, suggerisce perennemente che qualcosa non vada, come per le antenne e i tralicci, è una minaccia perfetta anche perché associabile a tossi e ingolfamenti respiratori, e beninteso, può veramente dar fastidio: anche se le persone cui dava veramente fastidio, un tempo, erano una su cento e le riconoscevi perché il fumo arrossava loro gli occhi, forme allergiche, sorry, si provvedeva, bastava l'educazione e il buonsenso come sempre: perché il mondo non è diviso tra fumatori e non fumatori, ma tra educati e maleducati.

Ora invece quelli che "il fumo mi da fastidio" spuntano come cinesi e probabilmente l'hanno deciso giovedì scorso, hanno letto un articolo su un settimanale, ne hanno parlato con la cognata, dopo quarant'anni e hanno deciso che il fumo fa male, che poi, dicevamo: fa male? Ecco, l'incredibile paradosso è che per capirlo devi cavartela da solo, tutto per giungere infine a una tra le pochissime certezze disponibili: che fumare sino a dieci sigarette il giorno equivale praticamente a non fumare, fortunato chi vi riesca, che il ristagno del fumo passivo nei locali è un problema dei locali e non del fumo. Il più vasto e serio studio sul fumo passivo mai effettuato è quello commissionato dal Dipartimento dei Trasporti americano nel 1989: vi si dimostrò che un non fumatore seduto nella sezione fumatori di un aereo, per inalare l'equivalente di una sigaretta, dovrebbe volare senza interruzione per cinque anni e mezzo; mentre i raggi cosmici, basti dire, rispetto al fumo passivo costituiscono un pericolo di malattia ben 641 volte maggiore.

Andrebbe menzionato anche il colossale studio commissionato dall¹Organizzazione mondiale della sanità all'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, anno 1998: non venne trovata nessuna (nessuna) relazione tra fumo passivo e tumori. E però vediamo che di circa cento altri studi con risultati analoghi ce n'è uno solo che è considerato la Monna Lisa degli studi statistici: quello dell'Enveronmental Protection agency, secondo il quale il fumo passivo ogni anno causa tremila morti negli Stati Uniti. E' il moloch, il punto di riferimento della junk science già ridicolizzato dagli studiosi di tutto il mondo, ma è anche l'unico ad esser stato abbracciato come un vangelo dai mass media e dai vari profeti che reggono lo scettro della più violenta campagna neosalutista che l'Occidente abbia mai conosciuto. Ebbene, la Corte federale americana ha definito quello studio "fraudolento" nonché una frode scientifica, tanto che il fumo passivo fu cancellato dalla lista dei principali cancerogeni.

Che poi: va bene, d'accordo, il fumo passivo può dar fastidio lo stesso, ci mancherebbe, e così pure è stravero che tra fumo e tumore ai polmoni esiste probabilmente (probabilmente, perché prove certe non ce ne sono) una relazione la cui valenza rimane però da stabilire e soprattutto da mettere in equa relazione a un'esistenza intera. Un studioso in malafede ti dirà: "Molti studi dimostrano che il rischio di tumore al polmone è maggiore del 30 per cento tra coloro che fumano": E invece ti dirà, se è in buona fede: "L'incidenza del fumo in un campione di popolazione esaminata è risultato maggiore del 30 per cento tra le persone con un tumore al polmone rispetto alle persone sane". E' chiara la differenza? No? Forse è perché la citata ricerca dimentica di menzionare, nel quadro generale, quante probabilità abbia comunque una persona normale di prendersi un tumore al polmone, al netto di tutto questo: fumatrice o meno che sia: ebbene, un fumatore ha il 99,8 delle probabilità che ha un non fumatore di sfuggire alla morte per problemi di cuore. Chiaro? Non ancora?

Allora parlatene al ristorante, in attesa che diventi anche da noi ­ ma non diventerà - come negli Stati Uniti: a New York è vietato fumare in qualsiasi bar o ristorante o nightclub e spesso nelle strade, nei giardini pubblici, nella propria auto e addirittura nella propria abitazione: le squadre antifumo ­ gli sceriffi - possono irrompere senza mandato in qualsiasi locale e mettere tutto a soqquadro. Ma attenzione, signori commercianti: un'inchiesta della New York Nightlife Association ha dimostrato che il proibizionismo ha causato danni per miliardi di dollari alla vita notturna, e il sindaco ha dovuto promuovere una legge che permetta esenzioni dal divieto per quei locali che possano dimostrare d'aver perso più del 15 per cento dei profitti. Ma all'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) queste cose interessano poco: alla citata Organizzazione è addebitata la definizione più illuminante circa i pericoli della nicotina: il fumo ­ dicono ­ è la prima causa di morte considerata rimuovibile. Rimovibile: significa che altre cause di morte magari più gravi ­ sicuramente più gravi ­ semplicemente non sono considerate rimuovibili: in primis l'inquinamento.

Non ve lo dicono. E non vi dicono che una persona che vada al ristorante tutti i giorni, e sieda per un'ora e mezzo nella sezione fumatori, si espone a una quantità di fumo che corrisponde allo 0,146 di una sigaretta nell'arco dell'intero anno. Non vi dicono che tutte le nuove leggi e campagne antifumo e scritte sui pacchetti e compagnia bella ­ vedremo ora la legge Sirchia - si sono dimostrate controproducenti sia negli Usa che in Europa: la proibizione ha aumentato fascino e appeal della sigaretta ­ che ormai stava diventando una cosa da disadattati ­ e il risultato è che i fumatori sono aumentati soprattutto tra i giovani e le donne: più 30 per cento negli Stati Uniti. Complimenti. E' ben plausibile che non si fumi in uffici e amministrazioni e scuole e soprattutto ospedali: essendo spazi pubblici, vince la maggioranza e il buon senso. Il buon senso dovrebbe valere anche per trasporti pubblici a breve percorrenza: vietare le carrozze fumatori sui treni tuttavia appalesa non solo un accanimento di principio ­ i fumatori, per ore e ore, non devono fumare neppure tra di loro ­ ma inquadra tutto il velleitarismo etico della nuova legge: tuttavia certe campagne neosalutistiche seguiteranno a trionfare nei paesi protestanti ma sono destinate a fallire qui nel suk latino, laddove si troverà sempre una mediazione affinché si possa seguitare a peccare senza infastidire troppo, se possibile. E dopo un periodo di breve isteria - gente che non entrava nei ristoranti o che scendeva alle stazioni per fumare - tutti si arrangeranno in qualche modo.

Che cosa cambierà, dunque, Poco. E' cambiato che le sigarette erano un pretesto per socializzare e ora lo sono diventate per litigare. In compenso i fumatori sono ormai equiparati ad assassini, responsabili di morti. Quanti? In Italia, sino al 1999 - sono dati di forcesitaly.org - si diceva genericamente che ogni anno ne morissero 70mila. La maggioranza dei giornali, dal 2000 in poi, ha continuato a dire che fossero 90mila. Secondo l'Istituto Superiore della Sanità, nel tardo 2002, erano 81mila mentre 90mila ­ spiegavano ­ era stato il numero di morti sino al 1990: di lì in poi c'era stato un calo di quasi dieci punti percentuali. Bene. Poi il ministro della Sanità Girolamo Sirchia, il primo giugno 2003, durante la presentazione del Rapporto annuale sul fumo all'Istituto Superiore di Sanità, disse che in Italia i morti erano 53 mila. Benissimo. Ventisei giorni dopo, Sul Corriere della Sera, Sirchia però tornò a dire che in Italia il tabagismo fa 90mila morti l'anno. Insomma: si mettano almeno d'accordo.

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