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30 Dicembre
- Perdonate l'incipit, ma non se ne può più. L'autore di questo
articolo, in due anni, ha visionato più innumerevoli studi sul fumo
effettuati dagli anni Settanta a oggi, ha parlato con oncologi,
pneumologi, persino malati. La verità? La verità è che fumare è
meraviglioso ma il più delle volte diviene un vizio e una
dipendenza. Fa male? In tal misura, o di poco superiore - sia
scientificamente che statisticamente no, non fa male: o fa male in
misura risibile per sé e soprattutto per gli altri.
Ma sono cose che non puoi spiegare a chi non vuole neppure farti
fumare in terrazzo, e tantomeno le puoi spiegare ai salutisti
istericamente corretti che da sinistra vanno soavemente a braccetto
con un certo becero conservatorismo della destra. Non vogliono,
questi, che tu beva, che assumi grassi, che ti fracassi il cranio
con la motoretta: e intanto ti propinano qualche corano statistico
infarcito di junk science che è materia di chi mente sapendo di
mentire, ripetiamolo bene: mente sapendo di mentire, getta fumo
negli occhi, di passaggio vi piazza lo studio allarmistico numero
trentamila sul fumo: che è una cosa che notoriamente si vede, è lì,
si sente, suggerisce perennemente che qualcosa non vada, come per le
antenne e i tralicci, è una minaccia perfetta anche perché
associabile a tossi e ingolfamenti respiratori, e beninteso, può
veramente dar fastidio: anche se le persone cui dava veramente
fastidio, un tempo, erano una su cento e le riconoscevi perché il
fumo arrossava loro gli occhi, forme allergiche, sorry, si
provvedeva, bastava l'educazione e il buonsenso come sempre: perché
il mondo non è diviso tra fumatori e non fumatori, ma tra educati e
maleducati.
Ora invece quelli che "il fumo mi da fastidio" spuntano come cinesi
e probabilmente l'hanno deciso giovedì scorso, hanno letto un
articolo su un settimanale, ne hanno parlato con la cognata, dopo
quarant'anni e hanno deciso che il fumo fa male, che poi, dicevamo:
fa male? Ecco, l'incredibile paradosso è che per capirlo devi
cavartela da solo, tutto per giungere infine a una tra le pochissime
certezze disponibili: che fumare sino a dieci sigarette il giorno
equivale praticamente a non fumare, fortunato chi vi riesca, che il
ristagno del fumo passivo nei locali è un problema dei locali e non
del fumo. Il più vasto e serio studio sul fumo passivo mai
effettuato è quello commissionato dal Dipartimento dei Trasporti
americano nel 1989: vi si dimostrò che un non fumatore seduto nella
sezione fumatori di un aereo, per inalare l'equivalente di una
sigaretta, dovrebbe volare senza interruzione per cinque anni e
mezzo; mentre i raggi cosmici, basti dire, rispetto al fumo passivo
costituiscono un pericolo di malattia ben 641 volte maggiore.
Andrebbe menzionato anche il colossale studio commissionato
dall¹Organizzazione mondiale della sanità all'Agenzia internazionale
per la ricerca sul cancro, anno 1998: non venne trovata nessuna
(nessuna) relazione tra fumo passivo e tumori. E però vediamo che di
circa cento altri studi con risultati analoghi ce n'è uno solo che è
considerato la Monna Lisa degli studi statistici: quello dell'Enveronmental
Protection agency, secondo il quale il fumo passivo ogni anno causa
tremila morti negli Stati Uniti. E' il moloch, il punto di
riferimento della junk science già ridicolizzato dagli studiosi di
tutto il mondo, ma è anche l'unico ad esser stato abbracciato come
un vangelo dai mass media e dai vari profeti che reggono lo scettro
della più violenta campagna neosalutista che l'Occidente abbia mai
conosciuto. Ebbene, la Corte federale americana ha definito quello
studio "fraudolento" nonché una frode scientifica, tanto che il fumo
passivo fu cancellato dalla lista dei principali cancerogeni.
Che poi: va bene, d'accordo, il fumo passivo può dar fastidio lo
stesso, ci mancherebbe, e così pure è stravero che tra fumo e tumore
ai polmoni esiste probabilmente (probabilmente, perché prove certe
non ce ne sono) una relazione la cui valenza rimane però da
stabilire e soprattutto da mettere in equa relazione a un'esistenza
intera. Un studioso in malafede ti dirà: "Molti studi dimostrano che
il rischio di tumore al polmone è maggiore del 30 per cento tra
coloro che fumano": E invece ti dirà, se è in buona fede:
"L'incidenza del fumo in un campione di popolazione esaminata è
risultato maggiore del 30 per cento tra le persone con un tumore al
polmone rispetto alle persone sane". E' chiara la differenza? No?
Forse è perché la citata ricerca dimentica di menzionare, nel quadro
generale, quante probabilità abbia comunque una persona normale di
prendersi un tumore al polmone, al netto di tutto questo: fumatrice
o meno che sia: ebbene, un fumatore ha il 99,8 delle probabilità che
ha un non fumatore di sfuggire alla morte per problemi di cuore.
Chiaro? Non ancora?
Allora parlatene al ristorante, in attesa che diventi anche da noi
ma non diventerà - come negli Stati Uniti: a New York è vietato
fumare in qualsiasi bar o ristorante o nightclub e spesso nelle
strade, nei giardini pubblici, nella propria auto e addirittura
nella propria abitazione: le squadre antifumo gli sceriffi -
possono irrompere senza mandato in qualsiasi locale e mettere tutto
a soqquadro. Ma attenzione, signori commercianti: un'inchiesta della
New York Nightlife Association ha dimostrato che il proibizionismo
ha causato danni per miliardi di dollari alla vita notturna, e il
sindaco ha dovuto promuovere una legge che permetta esenzioni dal
divieto per quei locali che possano dimostrare d'aver perso più del
15 per cento dei profitti. Ma all'Organizzazione Mondiale della
Sanità (Oms) queste cose interessano poco: alla citata
Organizzazione è addebitata la definizione più illuminante circa i
pericoli della nicotina: il fumo dicono è la prima causa di
morte considerata rimuovibile. Rimovibile: significa che altre cause
di morte magari più gravi sicuramente più gravi semplicemente
non sono considerate rimuovibili: in primis l'inquinamento.
Non ve lo dicono. E non vi dicono che una persona che vada al
ristorante tutti i giorni, e sieda per un'ora e mezzo nella sezione
fumatori, si espone a una quantità di fumo che corrisponde allo
0,146 di una sigaretta nell'arco dell'intero anno. Non vi dicono che
tutte le nuove leggi e campagne antifumo e scritte sui pacchetti e
compagnia bella vedremo ora la legge Sirchia - si sono dimostrate
controproducenti sia negli Usa che in Europa: la proibizione ha
aumentato fascino e appeal della sigaretta che ormai stava
diventando una cosa da disadattati e il risultato è che i fumatori
sono aumentati soprattutto tra i giovani e le donne: più 30 per
cento negli Stati Uniti. Complimenti. E' ben plausibile che non si
fumi in uffici e amministrazioni e scuole e soprattutto ospedali:
essendo spazi pubblici, vince la maggioranza e il buon senso. Il
buon senso dovrebbe valere anche per trasporti pubblici a breve
percorrenza: vietare le carrozze fumatori sui treni tuttavia
appalesa non solo un accanimento di principio i fumatori, per ore
e ore, non devono fumare neppure tra di loro ma inquadra tutto il
velleitarismo etico della nuova legge: tuttavia certe campagne
neosalutistiche seguiteranno a trionfare nei paesi protestanti ma
sono destinate a fallire qui nel suk latino, laddove si troverà
sempre una mediazione affinché si possa seguitare a peccare senza
infastidire troppo, se possibile. E dopo un periodo di breve isteria
- gente che non entrava nei ristoranti o che scendeva alle stazioni
per fumare - tutti si arrangeranno in qualche modo.
Che cosa cambierà, dunque, Poco. E' cambiato che le sigarette erano
un pretesto per socializzare e ora lo sono diventate per litigare.
In compenso i fumatori sono ormai equiparati ad assassini,
responsabili di morti. Quanti? In Italia, sino al 1999 - sono dati
di forcesitaly.org - si diceva genericamente che ogni anno ne
morissero 70mila. La maggioranza dei giornali, dal 2000 in poi, ha
continuato a dire che fossero 90mila. Secondo l'Istituto Superiore
della Sanità, nel tardo 2002, erano 81mila mentre 90mila
spiegavano era stato il numero di morti sino al 1990: di lì in poi
c'era stato un calo di quasi dieci punti percentuali. Bene. Poi il
ministro della Sanità Girolamo Sirchia, il primo giugno 2003,
durante la presentazione del Rapporto annuale sul fumo all'Istituto
Superiore di Sanità, disse che in Italia i morti erano 53 mila.
Benissimo. Ventisei giorni dopo, Sul Corriere della Sera, Sirchia
però tornò a dire che in Italia il tabagismo fa 90mila morti l'anno.
Insomma: si mettano almeno d'accordo. |
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