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Segnali di fumo passivo
By Michael Fumento - July 3, 2006
Traduzione dall'originale inglese del Dott. Gagliano

Clicca qui per leggere l'originale inglese, pubblicato dal The Washington Times


Nota: abbiamo aggiunto al testo collegamenti che possono aiutare il lettore a mettere in contesto quanto discusso da Michael Fumento

“Il dibattito sul fumo passivo è finito.” Questo è il messaggio dell’ufficio del Surgeon General, pubblicato da giornali venali. La pretesa è che la scienza ha dimostrato senza ombra di dubbio che il fumo proveniente dalle sigarette degli altri ti può uccidere. In verità “il dibattito è finito” significa semplicemente: “Se hai dubbi, taci.”

Chiaramente non si può non avere dubbi sul rapporto del Chirurgo Generale, un massiccio ferma-porta di 727 pagine. Similmente a molti voluminosi resoconti su argomenti controversi, probabilmente è strutturato così in modo da scoraggiare chiunque (specialmente i reporter) voglia o abbia il tempo di leggere aldilà del sommario. Ciò include me; se io avessi tutto quel tempo a disposizione mi rileggerei Guerra e Pace. Due volte. Comunque, il rapporto ammette che non contiene fatti scientifici nuovi, cosicché possiamo valutarlo sulla base delle ricerche già disponibili.

Cominciamo con il  considerare lo studio dell’EPA, del 1993, che iniziò la crociata sul fumo passivo. Là è dichiarato che tale fumo è un cancerogeno, sulla base di un’analisi combinata (meta-analisi) di 11 - per la maggior parte piccolissimi - studi. I media immediatamente si misero in riga, con testate strombazzanti: “Il fumo passivo uccide migliaia di persone” ed editoriali che declamavano: “Proibire il Fumo Pericoloso; il Reperto Mostra che è un Assassino.”

Ma il rapporto dell’EPA aveva più buchi di un colabrodo. La sua più grande debolezza era il rifiuto di usare il  gold standard in epidemiologia: l’intervallo di confidenza del 95%. Ciò significa che ci sono solamente cinque possibilità su cento che la conclusione accada per puro caso, anche se lo studio fosse stato fatto correttamente.

Stranamente, l’EPA aveva deciso di usare il livello del 90%, in pratica raddoppiando la possibilità di ottenere i risultati per caso. Perché avrebbe fatto una cosa così strana? Hai indovinato. I suoi risultati non erano significativi al livello del 95%. In pratica, ha spostato il palo della porta dato che il pallone non ce la faceva ad arrivare. In termini scientifici ciò è chiamato “disonestà.”

Due meta analisi molto più grandi sono venuti alla luce dopo quelle dell’EPA. Una  di queste è stata fatta per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed ha coperto sette nazioni per un periodo di sette anni. Pubblicata nel 1998, ha mostrato un rischio ridotto, statisticamente significativo, per i figli di fumatori, anche se possiamo supporre che sia stato un caso fortuito. Inoltre, non ha mostrato aumento del rischio per i coniugi e per i compagni di lavoro. 

La seconda meta-analisi, pubblicata nel British Medical Journal (BMJ) nel 2002, ha egualmente trovato un risultato statistico significativo quando sono stati messi insieme 48 studi. Visti separatamente, tuttavia, solo sette hanno mostrato significativi eccessi di cancro polmonare, mentre gli altri 41 non l’hanno mostrato.

Purtroppo, le meta-analisi soffrono di tali problemi trattandosi di studi diversi eseguiti con  differenti metodologie. Quel che era realmente necessario era uno studio interessante un largo numero di partecipanti per un lungo periodo di osservazione e usando la stessa valutazione.
    
Questo l’abbiamo trovato nel prestigioso British Medical Journal nel 2003. Il professore di ricerche dell’Università della California di Los Angeles, James Enstrom, e il professore Geoffrey Kabat, dell’Università Stony Brook dell’Università di New York, hanno presentato uno studio, estesosi per 39 anni su 35.561 californiani, che ha reso insignificante qualsiasi studio fatto sino allora. Essi non hanno trovato “alcuna relazione tra l’esposizione [al fumo passivo] e la mortalità correlata al tabacco” aggiungendo tuttavia che “un piccolo effetto” non può essere escluso.

Il motivo secondo il quale il fumo attivo potrebbe essere un terribile killer mentre il fumo passivo può non causare la morte, sta nel detto “la dose fa il veleno”. Noi veniamo costantemente bombardati da cancerogeni, ma in quantità minime per cui il corpo può facilmente neutralizzarli.

Uno studio del New England Journal of Medicine ha trovato che anche nel 1975 – quando il fumo sfacciatamente espirato in faccia era molto diffuso in ristoranti, sale da cocktail e sale d’aspetto dei mezzi di trasporto pubblici - la concentrazione era uguale ad un appena 0,004 sigarette all’ora. Il che non mi pare sia la stessa cosa che fumarne due pacchetti al giorno, o no?

Tuttavia, nessuno di questi studi ha avuto impatto nelle varie agenzie federali, di stato o città, né presso organizzazioni quali l’American Lung Association, e ciò per un buon motivo. Essi sono consci di essere scientificamente in errore. Lo scopo della campagna sul fumo passivo non è mai stato per proteggere il non fumatore, ma piuttosto nel costringere il fumatore ad abbandonare l'abitudine.

E’ facile essere d’accordo con lo scopo finale, ma inventarsi risultati scientifici e zittire dibattiti scientifici è intollerabile come lo era quando la Germania Nazista “dimostrò” la validità dell’eugenetica.

Michael Fumento è ricercatore presso  l’Istituto Hudson*.
___________

* Si tratta di un gruppo di esperti, fondato nel 1961 da Herman Kahn ed altri colleghi della Rand Corporation. L’istituto promuove modifiche alle politiche pubbliche secondo i valori di un “impegno a emancipare i liberi mercati e la responsabilità individuale, confidenza nelle capacità della tecnologia ad assistere il progresso, rispetto per l’importanza della cultura e religione nelle relazioni tra persone, e determinazione a preservare la sicurezza nazionale dell’America.“ E’ stato in riferimento a questa organizzazione che è stata coniata la frase “think tank” ( pensatoio).


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