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Nota: abbiamo aggiunto al testo collegamenti che possono aiutare
il lettore a mettere in contesto quanto discusso da Michael Fumento
“Il dibattito
sul fumo passivo è finito.” Questo è il messaggio dell’ufficio del Surgeon General, pubblicato da giornali venali. La pretesa è che la
scienza ha dimostrato senza ombra di dubbio che il fumo proveniente
dalle sigarette degli altri ti può uccidere. In verità “il dibattito
è finito” significa semplicemente: “Se hai dubbi, taci.”
Chiaramente non
si può non avere dubbi sul rapporto del Chirurgo Generale, un
massiccio ferma-porta di 727 pagine. Similmente a molti voluminosi
resoconti su argomenti controversi, probabilmente è strutturato così in modo da scoraggiare chiunque (specialmente i reporter)
voglia o abbia il tempo di leggere aldilà del sommario. Ciò include
me; se io avessi tutto quel tempo a disposizione mi rileggerei
Guerra e Pace. Due volte. Comunque, il rapporto ammette che non
contiene fatti scientifici nuovi, cosicché possiamo valutarlo sulla
base delle ricerche già disponibili.
Cominciamo con
il considerare lo studio dell’EPA, del 1993, che iniziò la
crociata sul fumo passivo. Là è dichiarato che tale fumo è un cancerogeno, sulla base di un’analisi combinata (meta-analisi) di 11
- per la maggior parte piccolissimi - studi. I media immediatamente si
misero in riga, con testate strombazzanti: “Il fumo passivo
uccide migliaia di persone” ed editoriali che declamavano: “Proibire
il Fumo Pericoloso; il Reperto Mostra che è un Assassino.”
Ma il rapporto
dell’EPA aveva più buchi di un colabrodo. La sua più grande
debolezza era il rifiuto di usare il gold standard in
epidemiologia: l’intervallo di confidenza del 95%. Ciò significa che
ci sono solamente cinque possibilità su cento che la conclusione
accada per puro caso, anche se lo studio fosse stato fatto
correttamente.
Stranamente,
l’EPA aveva deciso di usare il livello del 90%, in pratica raddoppiando la possibilità di ottenere i risultati per caso.
Perché avrebbe fatto una cosa così strana? Hai indovinato. I suoi
risultati non erano significativi al livello del 95%. In pratica, ha
spostato il palo della porta dato che il pallone non ce la faceva ad
arrivare. In termini scientifici ciò è chiamato “disonestà.”
Due meta
analisi molto più grandi sono venuti alla luce dopo quelle
dell’EPA. Una di queste è stata fatta per conto dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità ed ha coperto sette nazioni per un periodo di
sette anni. Pubblicata nel 1998,
ha mostrato un rischio ridotto,
statisticamente significativo, per i figli di fumatori, anche se
possiamo supporre che sia stato un caso fortuito. Inoltre, non ha
mostrato aumento del rischio per i coniugi e per i compagni di
lavoro.
La seconda
meta-analisi, pubblicata nel British Medical Journal (BMJ) nel 2002,
ha egualmente trovato un risultato statistico significativo quando
sono stati messi insieme 48 studi. Visti separatamente, tuttavia,
solo sette hanno mostrato significativi eccessi di cancro polmonare,
mentre gli altri 41 non l’hanno mostrato.
Purtroppo, le
meta-analisi soffrono di tali problemi trattandosi di studi diversi
eseguiti con differenti metodologie. Quel che era realmente
necessario era uno studio interessante un largo numero di
partecipanti per un lungo periodo di osservazione e usando la stessa
valutazione.
Questo l’abbiamo trovato nel
prestigioso British Medical Journal nel 2003.
Il professore di
ricerche dell’Università della California di Los Angeles, James
Enstrom, e il professore
Geoffrey Kabat, dell’Università Stony Brook
dell’Università di New York, hanno presentato uno studio, estesosi
per 39 anni su 35.561 californiani, che ha reso insignificante
qualsiasi studio fatto sino allora. Essi non hanno trovato
“alcuna relazione tra l’esposizione [al fumo passivo] e la mortalità
correlata al tabacco” aggiungendo tuttavia che “un piccolo effetto”
non può essere escluso.
Il motivo
secondo il quale il fumo attivo potrebbe essere un terribile killer
mentre il fumo passivo può non causare la morte, sta nel detto “la
dose fa il veleno”. Noi veniamo costantemente bombardati da
cancerogeni, ma in quantità minime per cui il corpo può facilmente
neutralizzarli.
Uno studio del
New England Journal of Medicine ha trovato che anche nel 1975 –
quando il fumo sfacciatamente espirato in faccia era molto diffuso
in ristoranti, sale da cocktail e sale d’aspetto dei mezzi di
trasporto pubblici - la concentrazione era uguale ad un appena 0,004
sigarette all’ora. Il che non mi pare sia la stessa cosa che fumarne
due pacchetti al giorno, o no?
Tuttavia,
nessuno di questi studi ha avuto impatto nelle varie agenzie
federali, di stato o città, né presso organizzazioni quali
l’American Lung Association, e ciò per un buon motivo. Essi sono
consci di essere scientificamente in errore. Lo scopo della campagna
sul fumo passivo non è mai stato per proteggere il non fumatore, ma
piuttosto nel costringere il fumatore ad abbandonare l'abitudine.
E’ facile
essere d’accordo con lo scopo finale, ma inventarsi risultati
scientifici e zittire dibattiti scientifici è intollerabile come lo
era quando la Germania Nazista “dimostrò” la validità
dell’eugenetica.
Michael Fumento
è ricercatore presso l’Istituto Hudson*.
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* Si tratta di un gruppo di esperti,
fondato nel 1961 da Herman Kahn ed altri colleghi della Rand
Corporation. L’istituto promuove modifiche alle politiche pubbliche
secondo i valori di un “impegno a emancipare i liberi mercati e
la responsabilità individuale, confidenza nelle capacità della
tecnologia ad assistere il progresso, rispetto per l’importanza
della cultura e religione nelle relazioni tra persone, e
determinazione a preservare la sicurezza nazionale dell’America.“
E’ stato in riferimento a questa organizzazione che è stata coniata
la frase “think tank” ( pensatoio). |