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29 Aprile 2005 -
Alla mia precedente sulla dispotica legge
Sirchia e la libertà di un terzo degli italiani, l’on. Antonio
Calmieri ha risposto dicendo che molti fumatori hanno scritto
di essere contenti per la legge antifumo. Non mi meraviglia: ci
sono comunisti e criminali (nessuna intenzione di accomunare i
due) che vanno in chiesa e cristiani che bestemmiano. Per non
parlare di farisei e opportunisti. Ma l’on. Palmieri, ha aggiunto:
“Vedremo di capirci di più...”, certamente più apprezzato di
quanto non m’abbia scritto l’on. Bruno Tabacci: “non
riesco a sopportare chi fuma nelle vicinanze.
Quindi per me, il fumo passivo è un problema reale”,
dimostrando l’atteggiamento egoistico, persecutorio e dittatoriale
di certi politici. E se il Tabacci non sopportasse i bambini che
strillano, corrono, fanno casini nei ristoranti? Presenterebbe un
progetto di legge per proibire l’ingresso nei luoghi pubblici a quei
rompiscatole?
Fatta questa premessa, passo ad una domanda: “Come credete che
abbiano votato i perseguitati da Sirchia? Tolti i pochi
idealisti di destra che, pur storcendo il naso (quindi non
comportandosi “alla Tabacci”) hanno dato il loro consenso alla Cdl,
per la grandissima maggioranza, secondo la logica “causa >
effetto”, o hanno disertato le urne, o, rabbiosamente, si sono volti
a sinistra. Calcolando che tra i votanti la tendenza ‘destra –
sinistra’ è pressappoco del 50/50, quanti milioni di voti sono
andati persi? Adesso fate pure le vostre considerazioni sulle cause
economiche, la litigiosità, il mezzogiorno, la devolution etc., ma
ricordatevi che chi si sente oggetto di malversazioni è incavolato
forte, agisce (reagisce) come può, indipendentemente da fattori
congiunturali. Specialmente essendo convinto che garantire la
libertà di tutti non è un’utopia.
Comunque, io non intendo fare l'apologia del fumo, anzi,
sono per l'educazione del cittadino (in particolare - per non dire:
precipuamente - dei giovani, a cominciare dall'infanzia) sulla
pericolosità del fumo. Sono, quindi, per una intelligente campagna
antifumo non basata su allarmismi e proibizionismi che
automaticamente portano ad un atteggiamento persecutorio nei
confronti del ‘diverso’.
La
mia battaglia (non ridete; lo so che sono un don Chisciotte) è per
la libertà, nel caso specifico, di fumatori e non fumatori.
L'aforisma su dove finisce la libertà, Sirchia l'ha applicato solo
ai fumatori; infatti la libertà del fumatore finisce laddove c'è, o
potrebbe esserci, un non fumatore: a casa propria e nelle
praticamente inesistenti – perché costosissime e, peggio, spesso
irrealizzabili - zone “Sirchia”. Ah, dimenticavo, si
può fumare per strada! Di contro, la libertà del non fumatore non ha
limiti.
Che il fumo passivo non sia il diavolo che viene dipinto, è evidente
a qualsiasi persona saggia che si chieda dove sono i milioni e
milioni di vittime che il fumo passivo avrebbe causato nel corso
degli anni. Mettiamo da parte le statistiche pro e con e, come ho
avuto modo di dire in altre occasioni, guardiamo a casa nostra.
Siamo vissuti e cresciuti in case, bar, ristoranti, balere e cinema
pieni di fumo. Questo lo si poteva vedere, fino al 1975, nelle sale
di proiezione dove il fascio illuminante raggiungeva lo schermo
attraversando una spessa cortina che diventava sempre più spessa
man mano che passavano le ore. Ricordo che nei loggioni il fumo era
così spesso che non era possibile vedere il film, eppure il
biglietto costava di più: lì ci andavano le coppiette bisognose di
intimità. In quegli anni ogni tanto si usciva dai locali affollati
e affumicati per respirare un po’ di aria pulita (senza lo smog
odierno).
Malgrado quello stile di vita, le mamme italiane non hanno
conquistato il record di gravidanze interrotte, né hanno partorito
figli con malformazioni fisiche o psichiche che non rientrino nella
media del mondo occidentale, siamo cresciuti più alti e robusti,
esportiamo cervelli, abbiamo un’aspettativa di vita tra le più alte
del mondo (gli ultrasessantenni costituiscono un quarto della
popolazione ponendo l’Italia tra i Paesi più vecchi del mondo).
Tutto questo è il frutto di quegli anni che hanno preceduto la
scoperta del fumo passivo (detto anche “ambientale”).
Che Sirchia non sia stato paladino della salute pubblica (a parte lo
scoramento diffuso fra tutti gli operatori sanitari veri e propri
[quindi con l’esclusione dei burocrati che invece guazzano tra le
scartoffie]) lo dimostra il frastuono della campagna antifumo
contrapposto all’assordante silenzio sullo smog e derivati del
petrolio.
La
sigaretta che inquina gli ambienti chiusi ha vinto sullo smog che
ammorba la biosfera.
Questo controsenso potrà essere rimediato dal nuovo ministro della
salute e dai saggi della Cdl con una modifica della presente legge ‘antifumatori’:
ricambio dell’aria in tutt’i locali pubblici,
divisione-senza-barriere della zona fumatori da quella non fumatori,
libertà del gestore di vietare o no il fumo nel proprio locale,
nessun obbligo nei club, circoli, uffici privati, recupero della
carrozza fumatori nelle ferrovie, aree fumatori nei posti di lavoro,
eliminazione del divieto nelle strutture architettonicamente ben
ventilate (stazioni ferroviarie, aeroporti, centri commerciali) e
così via, nel rispetto della libertà di tutti.
Se
quanto detto viene fatto per rispettare la libertà di tutti o per
recuperare milioni di voti, non m’interessa.
Buon lavoro,
Dr. Elio Gagliano |