La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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26 Ottobre 2007 - A pag. 160 di Panorama del 18/10/07, campeggia il titolo: "Alle ragazze che fumano viene l'acne" con riferimento ad uno studio fatto da alcuni ricercatori dell'istituto San Gallicano di Roma. 

E' chiaro che chi ha scritto l'articolo è uno di quei cosiddetti giornalisti  tipo "copia/incolla", intendendo con tale termine persone  capaci solamente di leggiucchiare qua e là e di portare alla stampa, senza alcun senso critico, quel che hanno letto, convinti che  coglierà l'attenzione del lettore. Nel caso in questione, ritengo che chi ha scritto l'articolo non è particolarmente portato a fare giornalismo d'inchiesta, né è aduso a pensare di testa propria. Infatti, chi non conosce donne con pelle invecchiata e grinzosa che non hanno mai fumato e, di contro, belle donne fumatrici con pelle  liscia e rosea? 

Io ho letto l'articolo "Female smokers 'risk spotty face' ed ho risposto con un articolo, pubblicato il 26 settembre 2007 (vedi:  http://forces.org/Forces_Articles/article_viewer.php?id=522) che riporto di seguito:
 
 "Le donne che fumano sono più soggette a sviluppare una forma di acne non infiammatorio (ANI) rispetto a quelle che non fumano.

Bruno Capitanio e la sua equipe, dell'istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, in un articolo pubblicato sul British Journal of Dermatology, ha annunciato di aver trovato una nuova entità tra le malattie cutanee fumo-correlate. Il team ha dichiarato che le donne fumatrici sono più soggette  a sviluppare una forma di acne non imfiammatorio (ANI) rispetto a quelle che non fumano.  A tale conclusione sono arrivati da uno studio su 1.000 donne di cui il 30% fumatrici. Tra le fumatrici il 42% era affetta da acne, contro il 19% delle non-fumatrici.

Se il mio calcolo è corretto, abbiamo: 

  • 700 non-fumatrici, 70 delle quali con acne.
  • 300 fumatrici, 120 delle quali con acne.

Di questi due gruppi, non conosciamo lo stato ormonale, né lo stato nutrizionale, né il livello sociale. Non sappiamo se fossero casalinghe o lavoratrici, né quali fossero i fattori ambientali della loro residenza e/o del posto di lavoro. Non conosciamo neppure la loro età, se erano magre od obese o a metà, se vivevano in una città piccola o grande , se e quali cosmetici usavano, etc. etc.

 In considerazione del gran numero di dati mancanti o insufficienti e del numero di soggetti studiati, quale serio epidemiologo trarrebbe la conclusione che "Lo studio è conforme all'orientamento che lega il fumo all'acne" come affermato da Colin Golden, presidente dell'Associazione Dermatologi Britannici? Qualcuno avrebbe il coraggio di parlare di "Faccia d'acne del fumatore" come hanno fatto gli autori romani? Ne dubito. Gli stessi autori ne dubitano, altrimenti non avrebbero (onestamente) concluso l'articolo affermando: "Altri fattori, tuttavia, sono stati identificati nello sviluppo dell'ANI tra cui alterazioni ormonali,  stress, fattori occupazionali e ambientali".

 In tal modo hanno salvato la faccia al cospetto di  epidemiologi e dermatologi, in quanto la loro teoria non regge. Tuttavia hanno raggiunto lo scopo di arricchire il loro curriculum con un articolo pubblicato sul British Journal of Dermatology. Dal punto di vista di chiunque abbia finanziato lo studio, è stata aggiunta un'altra tessera al variegato, quanto fiabesco, mosaico delle malattie fumo-correlate.

Dr. Elio F. Gagliano

 
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