|
12 Febbraio 2005 -
Sono un
medico, specialista in anatomia patologica e vorrei esporre alcune
riflessioni sulla campagna contro il fumo passivo di tabacco. Dico
subito che questa campagna non mi convince affatto perché legata a
fattori emotivi e non fondata su basi razionali, come cercherò di
dimostrare qui di seguito con alcuni incontrovertibili dati
scientifici.
FUMO
DI TABACCO
Ritengo che
il tabacco sia nocivo alla salute, ma personalmente non disdegno di
tanto in tanto alcune boccate di pipa o qualche sigaretta perché (come l’alcool, le bevande zuccherine, la carne, i salumi, il
gelato, i dolci), a piccole dosi gratifica il corpo e lo spirito.
Dire che fumare può causare il carcinoma polmonare è come dire che
bere vino può portare all’alcolismo. Ambedue le affermazioni sono
vere ma sono mezze verità; infatti, non tutti i fumatori sviluppano
il cancro del polmone così come non tutti i bevitori divengono
alcolizzati. Non si sviluppa il cancro in chi fuma meno di 10
sigarette al giorno e non diventa alcolista chi beve 2-4 bicchieri
di vino al giorno. Fondamentale è quindi la quantità
(indipendentemente da fattori individuali e ambientali).
Malgrado ciò, ritengo importante che si crei
nell’opinione pubblica una coscienza contro il fumo, ma sono
contrario a crociate contro i fumatori ed alla loro ghettizzazione.
SMOG
Questo termine è usato per indicare un particolare stato di
inquinamento dell’aria. Lo smog è una miscela di numerosi composti
chimici frammisti a vapor acqueo e granelli di polvere (particolato).
Alcuni degli inquinanti più pericolosi sono: il monossido di
carbonio, gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo, l’ozono, i
particolati. Questi inquinanti sono dannosi agli esseri umani, agli
animali e alle piante. La principale sorgente di questi inquinanti
proviene dai veicoli a motore, seguiti dalle industrie. Per quanto
riguarda l’uomo, l’inquinamento atmosferico interviene direttamente
sulla salute provocando (o aggravando), in particolare, malattie
respiratorie e cardiache. Gli inquinanti contengono anche sostanze
cancerogene (che provocano o favoriscono la comparsa del cancro).
RADONIl
radon è un gas radioattivo proveniente dal terreno e dai materiali
di costruzione, che si annida nell’aria delle abitazioni, scuole,
uffici, bar, ristoranti, e così via. Per evidenziarlo sono
necessarie apparecchiature dedicate. Il radon è stato inserito dall’OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) nel gruppo I delle sostanze
cancerogene. Negli USA lo chiamano l’assassino silenzioso (silent
killer). Vivere, lavorare o studiare in ambienti con elevate
concentrazioni di radon (più a rischio: Lazio, Lombardia, Campania e
Friuli V.G.) aumenta la probabilità di contrarre un tumore
polmonare. Eppure non se ne parla affatto (tranne in ambienti
specialistici), anche se eliminarlo o ridurne le concentrazioni non
è difficile. I vari ministri della sanità, che non possono non
sapere, non si sono mai preoccupati di informare la gente:
considerato che esso è inodore, incolore e insapore anche ad alte
concentrazioni, perché disturbare il can che
dorme?
CARCINOMA
POLMONARE
E’ un dato
di fatto che il carcinoma polmonare è la principale causa di morte
per tumore nei paesi sviluppati, ed è in continua crescita. Altro
dato di fatto è che la circolazione dei veicoli a motore è in
continuo aumento, mentre il numero dei fumatori è diminuito. I
veicoli a motore emettono gas che inquinano l’aria e, insieme alle
industrie, sono responsabili della formazione dello smog
particolarmente nelle zone poco ventilate. Moltissimi studi hanno
evidenziato l’incremento dei tumori polmonari nelle zone urbane con
intensa circolazione stradale rispetto alle zone rurali. Nel Sud
Africa il cancro del polmone è in continua ascesa linearmente con il
numero dei motori diesel introdotti in quel Paese. Nel convegno
“Inquinamento dell’aria urbana e salute” organizzato dall’Ordine dei
Medici di Brescia nel Settembre 2002 è stato esposto e discusso il
ruolo che la composizione dell’aria ha in varie patologie
(respiratorie, cardiache, ematologiche, ed altre). Da studi
effettuati a Milano si evince che lo smog produce 148 morti
premature per anno, che salgono a 783 se si stimano gli effetti a
lungo termine, cioè quando l’alto livello di inquinamento persiste
per anni. Tali risultati non sono influenzati dal fumo di tabacco.
Nello stesso convegno è stato evidenziato che i residenti delle arie
urbane hanno un incremento di rischio compreso tra il 9 e il 33% di
contrarre un tumore polmonare. Vari studi dell’OMS ed altri istituti
di ricerca hanno evidenziato che i fumatori che vivono in città
inquinate dallo smog muoiono più precocemente di quelli che vivono
nelle campagne, concludendo che il fumo è un aggravante
dell’inquinamento urbano, quindi una causa secondaria di morte.
CAMPAGNA
ANTIFUMO
Il
riscontro di sostanze tossiche nel fumo di tabacco è stata una manna
per la più grande potenza economico-finanziaria del mondo,
rappresentato dalle multinazionali del petrolio. E’ dalla
combustione del petrolio che deriva la fonte primaria di energia. E
siccome l’energia è l’essenza dello sviluppo economico, le
multinazionali condizionano il commercio internazionale, le
istituzioni finanziarie, la distribuzione del lavoro nel mondo, in
altre parole, pilotano governi, istituzioni, media di informazioni.
Ma se il petrolio è stato ed è determinante per lo sviluppo
socio-economico del nostro pianeta, esso è la causa principale
dell’inquinamento atmosferico (smog) e conseguente stato della
salute della popolazione e della vegetazione. Questo lo sanno i
colossi del petrolio che hanno cercato e trovato un capro espiatorio
che catalizzasse l’attenzione della gente lontano dallo smog e dalla
sua fonte. Ed ecco che, attraverso il finanziamento di istituti e
ricercatori, hanno messo su la battaglia contro il fumo di tabacco.
Questo ha funzionato per un certo tempo, ma poi ha mostrato segni di
debolezza ed allora sono passati alla lotta contro il fumo passivo.
Se non fosse per il lavaggio del cervello a cui la gente è stata
sottoposta nel corso di questi anni, nessuna persona ragionevole,
pensando ai tubi di
scappamento delle
auto che scaricano alte concentrazioni di fumi tossici a livello dei
passeggini e su su sino alla biosfera, si preoccuperebbe più di
tanto del fumo passivo.
Con
la scusante del pericolo dato dal fumo passivo, le linee aeree hanno
abbracciato il proibizionismo sul fumo. Ma la sicurezza del
viaggiatore non c’entra. Mi spiego: Durante il volo i passeggeri,
respirando, consumano ossigeno e producono anidride carbonica, per
cui è necessario fare dei ricambi d’aria. L’immissione di aria
fresca richiede energia, cioè carburante. Facendo, come era previsto prima dell’introduzione del divieto di fumo, 6 ricambi
d’aria all’ora, si consumavano dai 120 ai 420 litri di carburante.
Avendo eliminato le sigarette, i ricambi d’aria sono stati portati a
3/ora e così si dimezzano i costi della compagnia ma si raddoppiano
i rischi di infezioni respiratorie (Durante due voli in Italia ho
appreso da due diversi assistenti di volo che nei tragitti intorno
alle due ore non viene fatto alcun ricambio d’aria). Pertanto,
paradossalmente, dal punto di vista salutistico si viaggiava meglio
quando c’era una piccola zona dov’era permesso fumare che
adesso!
Le case farmaceutiche, mosse dalla logica del profitto, soffiano sul
fuoco e partecipano con entusiasmo alla campagna antifumo
contribuendo ad aumentarne il fanatismo attraverso l’immissione sul
mercato di prodotti antifumo costituiti da pillole, chewing-gum e
cerotti, efficaci nel 15% dei casi (come qualsiasi placebo) e
comunque, nella gran maggioranza, inefficaci a lungo termine. Oltre
i suddetti prodotti farmaceutici, hanno invaso il mercato con
deodoranti antifumo per la biancheria, ambientali e personali e
persino prodotti di informatica. Il risultato è un profitto valutato
a miliardi di euro, altro che salvaguardia della salute!
CONCLUSIONE
La
deduzione logica di quanto sopra esposto porta a considerare la
campagna contro il fumo passivo quale una manovra faziosa
finalizzata a obiettivi politico-economici che non hanno nulla a che
fare con la salute. Confermo la validità delle affermazioni sulla
nocività del fumo di tabacco e sono favorevole ad un programma di
educazione che ne renda la gente consapevole. Sono d’accordo sul
fatto che la concentrazione di fumo passivo (quindi non quello
dell’occasionale sigaretta) sia dannoso in locali chiusi non
adeguatamente forniti di ricambio d’aria. Sono convinto della
necessità di educare in particolare i giovani alla futilità e
dannosità della sigaretta.
Sono contrario, in quanto
controproducente ed antisociale, alla bombardante propaganda
terroristica che individua nel fumatore un pericolo sociale. In
Italia ci sono (stando alle statistiche di vendita di sigarette [e
non considerando quelle vendute nel mercato nero!]) 15 milioni di
fumatori e considerarli degli untori crea il presupposto per un
conflitto sociale più o meno palese. Con Paolo Mieli (Corriere della
Sera), dico: “Se la campagna contro il fumo vuole avere successo
deve avere una bandiera su cui sta scritto a caratteri ben leggibili
<no al proibizionismo>”. E’ quel che sta prendendo piede in Italia,
iniziato ed alimentato da alcuni politici e buona parte della
stampa. Conseguenza di questo tipo di campagna antifumo è lo
sviluppo di un sentimento di ostilità dei non fumatori verso i
fumatori, e di ciò il fautore principale (immagino vittima e non
collaboratore dell’insidiosa propaganda dei colossi del petrolio) è
il nostro Ministro della Salute. A lui non piace fumare e non
riesce ad immaginare come una persona ragionevole possa pensarla
diversamente. Pertanto, chi fa cose che il ministro disapprova non
può che essere stupido, malvagio, o gonzo, ed allora dev’essere
punito. Egli ha preso in mano la bandiera della paura e del
proibizionismo e sotto la sua insegna intende trascinare il popolo,
con la provata logica di tutte le dittature. Un esempio della sua
avversione per i fumatori? Ecco: Il divieto di fumo in tutti i
treni.
Purtroppo questi
provvedimenti sono l’inizio di altri a venire. I 15 milioni di
fumatori italiani debbono rassegnarsi a subire prossime misure molto
più restrittive, come quelle vigenti in alcuni Paesi dove è proibito
fumare anche all’aperto se il vento porta il fumo alle narici di un
non fumatore o di un bambino o di una donna gravida. Mentre ritengo
giuste le iniziative che mirano a ridurre l’esposizione al fumo
ambientale, non capisco perché non si possa fumare in locali di
ampie dimensioni e molto ben ventilati come aeroporti e stazioni
ferroviarie. Questo provvedimento è un altro esempio di aperta
avversione per i fumatori; infatti sfido chiunque ad ammettere che
entrando in un aeroporto abbia mai visto nuvole di fumo o avvertito
cattivo odore di sigarette. Ma, ammesso e non concesso che il
provvedimento fosse a difesa del fumo passivo, perché non avere
un’area ben ventilata dove il fumatore frustrato da ritardi e
cancellazioni possa trovare sfogo in una sigaretta?
Chiudo dicendo
che in una libera società i proprietari di bar e ristoranti
dovrebbero essere liberi di decidere se permettere o meno il fumo
nei loro locali, come io debbo rimanere libero di accogliere o no un
fumatore a casa mia. Bar e ristoranti sono locali pubblici ma di
proprietà privata come la propria casa. Decida il ristoratore se
avere locali per fumatori e locali per “non”, e la gente darà il
verdetto. Non Sirchia!
|