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Novembre 2006 - I messaggi
proibizionisti del movimento anti-fumo sono grotteschi, a volte
involontariamente comici. Ad esempio quando contabilizzano in anni
di riduzione del tempo di vita i danni del tabacco. Dai loro calcoli
si deduce che io dovrei essere morto, così come i milioni di persone
che fumano e vivono contenti. Anzi, non dovrebbero esserci fumatori
vivi di più di sessanta anni. Mi guardo intorno e scopro centinaia
di casi di fumatori di più di 70, 80 e 90 anni che vivono
tranquillamente. Tento di leggere la propaganda proibizionista con
la maggiore oggettività possibile, ma è chiaro che ci dicono una
bugia. Confondono intenzionalmente un rischio statistico con un
rischio certo. Viviamo immersi in rischi statistici, o quel che è
la stessa cosa, accerchiati da probabilità infauste. Possiamo morire
fulminati da un elettrodomestico (la probabilità statistica è
sorprendentemente alta) schiacciati da un camion nell’autostrada,
assassinati da una cura sbagliata o da un contagio acquisito in un
ospedale, travolti dallo shock provocato dalla puntura di un ape,
colpiti da un meteorite in caduta libera, calpestati da un cervo in
fuga, e tante altre cause di morte, ognuna delle quali ha una
probabilità statistica che può essere calcolata.
Per evitare tutti i rischi ci si dovrebbe mettere in ibernazione
in una camera blindata, e anche così… Sembra che il rischio di morte
e connaturale alla vita, e che l’unica soluzione è convivere con una
grande quantità di pericoli, prendendo particolari precauzioni solo
quando il rischio statistico è particolarmente alto.
Lo è nel caso del tabacco? Anche se prendiamo per buoni i dati dei
proibizionisti (e non lo sono) dobbiamo concludere che non è
particolarmente alto: la prossima volta chieda al propagandista
antitabacco che gli calcoli il rischio, non in anni in meno, ma in
possibilità che l’evento accada ad un particolare individuo. Vedrà
ché sorpresa. Ovviamente una persona sensata direbbe: “dipende”, e
farebbe il calcolo per frange di età, e per condizioni di salute. Se
lei ha più di sessanta anni e disturbi cardiorespiratori il suo
rischio e più alto, se lei ha meno di sessanta e una salute
ragionevolmente buona il suo rischio e molto basso, ad esempio.
Certo che tutti questi distinguo sono molto meno efficaci che la
scritta “Il fumo uccide” nei pacchetti di sigarette. Se i
propagandisti antibacco avessero l’obbligo di scrivere sul pacchetto
di sigarette, non solo le controindicazioni, ma anche i limiti, i
condizionali, le controversie sui dati e la loro credibilità
servirebbe piuttosto un lenzuolo. E non produrrebbe il bel effetto
che i suddetti propagandisti vogliono ottenere: impaurire a morte la
gente. |