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Aprile 2005 -
I nemici della salute sono perennemente in agguato, ma il
Sirchiapone vigila per spezzare loro le reni: sotterrato per il
momento lo scandaletto di alcuni assegni svizzeri con il suo nome,
l'ineffabile ministro khomeinista ha già individuato il prossimo
bersaglio della sua furia moralizzatrice, che non sono i primarioni
autorizzati da una bislacca legge dello stato a pigliare i soldi del
medesimo per starsene comodamente acquartierati nelle cliniche
private dopo aver timbrato il cartellino negli ospedali pubblici,
bensì le industrie farmaceutiche produttrici di latte in polvere per
l'infanzia. Che questo abbia in
Italia prezzi esorbitanti, assolutamente incomparabili a quelli in
vigore nel resto d'Europa, è un fatto incontrovertibile, ben noto a
tutti i 'fans' del Gabibbo e a tutte le mamme afflitte da
insufficienza 'galattica'. Tuttavia, quella che sconcerta è la
strada scelta da fra' Girolamo per rimediare a siffatta jattura
gravante sui bilanci familiari: l'illiberalissimo titolare del
dicastero più dirigista d'Italia, paragonabile solo a quello retto
da Alemanno, nemico giurato degli OGM in agricoltura (oggi impegnato
a richiedere con sommo sprezzo del ridicolo la convocazione di
imprecisati 'stati generali', manco fossimo alla vigilia di una
novella presa della Bastiglia), ha decretato la messa al bando della
pubblicità per i prodotti sostitutivi del latte materno, vietando
altresì alle industrie del ramo di sponsorizzare i congressi dei
pediatri, nonché di distribuire campioni gratuiti alle aziende
sanitarie.
Sirchia giustifica tale imposizione
talebana con l'intento di abbattere gli alti costi derivanti dalla
pubblicità, dimenticando che il primo dovere di chi lancia sul
mercato un prodotto è quello di informarne i possibili clienti.
Poiché il provvedimento sirchiano inibisce di fatto tale dovere, ci
sembra tautologico constatare come lo stesso ministro venga meno al
proprio compito basilare di consentire una corretta circolazione
delle informazioni, smentendo clamorosamente l'obiettivo di
un'educazione sanitaria capillare.
Da buon integralista del salutismo,
il Sirchiapone si dimostra ossessionato dal pregiudizio
antipubblicitario tipico dei proibizionisti, che considerano gli
spot alla stregua di un diavolo da esorcizzare e i destinatari dei
medesimi come una massa di deficienti incapaci di sceverare il grano
dal loglio. Ora, il combinato disposto dei divieti di pubblicità e
di sponsorizzazione rischia veramente di privare le famiglie del
necessario tramite dei medici per stabilire quali siano i prodotti
più adatti alle esigenze dei piccoli: libertariamente parlando, è
un'utopia nefasta quella che pretende, mettendo fuori gioco la casta
sacerdotale dei pediatri - che di per sé potrebbe sembrare cosa
buona e giusta -, e così spezzando illusoriamente le connivenze pur
esistenti tra i produttori e una classe privilegiata di loro 'testimonial'
con l'aureola dell'esperto, di meglio raggiungere i potenziali
consumatori di un prodotto già sufficientemente demonizzato.
Insomma, qui abbiamo il classico 'tacòn
pegior del buso', caro Sirchiapone. Non sarà, quindi, da supporre
che il grande oncologo prestato disastrosamente alla politica sia
fra coloro che non avvertono la sottile distinzione fra una
pubblicità onesta e un'informazione enfatica e magari distorta,
laddove la prima sarebbe in ogni caso preferibile alla seconda? Ma
il ministro veste la maglia di un governo autoproclamatosi liberale
e, pertanto, avrebbe il dovere di capire che l'unico modo di far
scendere i prezzi, conforme ai propri vantati presupposti liberali,
è quello della detassazione. Ergo, o si sceglie di non gravare il
produttore all'origine (e ciò dovrebbe valere ovviamente non solo
per il latte in polvere), oppure si introduce un forte sistema di
deduzioni a favore del consumatore. Tertium non datur.
Presto, qualcuno ripeta tali semplici
concetti a fra' Girolamo, che ci sembra alquanto frastornato.
Giovanni Maria MIschiati |