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Contento che la nostra salute
sia passata dalle diafane mani di S, Girolamo a quelle paffutelle di
S. Francesco? Io sono molto lieto. Spero che il nuovo ministro non
ci tolga il mestiere (di rompiscatole e rompipacchetti: da sempre è
il medico di famiglia che intima “no questo, no quello”: altrimenti
cosa ci rimane da fare a noi, novelli Terzilli?) e si occupi di più
dell’organizzazione della sanità e dei medici… Inoltre fuma e
mangiucchia, a porzioni intere.
Dr. Pierluigi Diano e-mail a
Paolo Granzotto
Mah, quanto meno non pare
disposto a seguire le orme del suo predecessore sul terreno
scivolosissimo dello Stato terapeuta. Le confesso, caro Diano, che
stavo vedendomela brutta. Sia chiaro, Sirchia è un uomo di
specchiata virtù, molta scienza e nobilissimi propositi: chi non
vorrebbe una nazione balestrata, taglia 39, addominali guizzanti,
spalle come quelle di Gorge Clooney (per i maschietti) e popò come
quelli di Jennifer Lopez (per le femminucce)? E chi non la vorrebbe
una nazione sana come un pesce, al massimo un raffreddore da fieno
che con un paio di inalazioni passa? Però, cercare di forgiarla a
norma e in forza di legge, con tutto il rispetto, no. Perché si
comincia col fumo, poi con l’alcol, poi col colesterolo e si
prosegue dichiarando guerra alla pancetta, alla sedentarietà,
all’ascensore (trentacinque piani di scale al giorno tolgono -
dicesi – il cardiologo di torno. Per quanto mi riguarda, stia pure
nei paraggi) per poi passare alle orecchie a sventola, ai piedi
piatti, all’obbligo di indossare la maglietta della salute e/o la
pancera e, quando tira la tramontana, le mutande di lana.
Diceva Sirchia: ma è per il
vostro bene, zucconi che non siete altri! Sarà anche vero, anzi è
senz’altro vero ma la Storia – maestra di vita – suggerisce di stare
in guardia: in nome del bene comune, del bene della collettività, le
collettività medesime hanno spesso passato i guai loro (causa
l’edificazione in terra del paradiso dei lavoratori, qualche milione
di lavoratori fu spedito anzitempo e con modi assai spicci nel
paradiso in cielo).
Che poi anche se
basata su un
presupposto privo di riscontri scientifici – i danni del fumo
passivo – la legge Sirchia poteva starmi ancora bene. C’è di peggio.
Purtroppo il ministro non si accontentò di introdurre norme di
salvaguardia, pretese che fossero anche punitive. E qui casca
l’asino, qui viene fuori il giacobinismo. Vietare il fumo nei Club
della pipa è perfidia giacobina. Abolire sui treni le carrozze
fumatori (in testa o in coda al convoglio, per carità!) è perfidia
giacobina. Non riservare negli aeroporti uno spazio, un ghetto per
fumatori è perfidia giacobina. Demonizzare il fumatore, non il fumo,
proprio il fumatore, è la quintessenza del giacobinismo che lastrica
di buone intenzioni la via dell’inferno. Cos’, a occhio e croce
Francesco Storace non mi pare abbia il sembiante giacobino e, stando
alle sue prime dichiarazioni, nemmeno lo spirito. Sono pertanto
convinto che lascerà a voi medici di famiglia che sapendo vita,
morte e miracoli dei vostri assistiti sapete quali parole usare per
essere convincenti, il compito di condurci sulla retta via. In tal
modo avrà molto più tempo per cercare di ricondurre sulla retta via
la Sanità. Facendoci tutti, voi medici, noi pazienti e lui ministro,
felici e contenti.
Paolo Granzotto
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