La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
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DIRETTORE. Prima la battaglia contro il fumo, poi quella contro l’alcol, ora quella contro i grassi: non passa giorno in cui Girolamo Sirchia, da più di tre anni ministro della Sanità, non si impegni nella difficile opera di modificare le abitudini degli italiani. I suoi detrattori lo accusano di voler inaugurare l’era del proibizionismo in Italia e di essere il ministro più illiberale della Casa delle Libertà. Vediamo cosa risponde.

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Tutto cominciò nel 1954, Stati Uniti naturalmente. Un fumatore ammalato fece causa per non essere stato informato sui rischi del vizio. Mezzo secolo dopo sull’esercito dei fumatori italiani, valutati tra i 13 e i 18 milioni, si è abbattuta la legge del ministro Girolamo Sirchia, la più severa d’Europa. Vietato accompagnarsi con una bionda accesa al bar, in ufficio, sul pianerottolo; perfino in casa, se la colf non vuole. Permesso fumare solo all’aria aperta: per ora. In tanti hanno protestato: dai titolari dei pubblici esercizi ai personaggi famosi. È evidente la mancanza di locali riservati ai fumatori, come dimostra il liceo artistico di Roma chiuso per i bagni invasi dal fumo. Il ministro non rallenta e annuncia altri divieti per il nostro bene. Guerra agli alcolici e lotta dura ai piaceri della tavola. E tra i rimpianti e la nebbia dei dati scientifici tutt’altro che certi restano sospese diverse domande. Una, soprattutto: ma se le sigarette uccidono, perché lo Stato incassa dalle multinazionali del tabacco 12 miliardi di euro, 24mila miliardi di lire l’anno? Una cifra pari a un terzo dell’intera Finanziaria.

DIRETTORE. Allora, Ministro: cominciamo dal fumo. Lei è un ex fumatore?

SIRCHIA. Sì.

D. Non sente il rimpianto di una sigaretta?

S. No.

D. Quando ha smesso?

S. Ho smesso all’età di 35 anni.

D. E perché smise?

S. Be’, perché mi sono reso conto che fumare era, dal punto di vista dell’immagine, di una persona che lavorava, come io lavoravo, in un ospedale, pessima. Dal punto di vista della salute mia estremamente dannoso perché mi levava il fiato. Quindi ho deciso di smettere e ho smesso.

D. E ha fatto fatica?

S. Ho fatto fatica per un mese circa. Mi sono preso le ferie il primo di agosto, ho smesso.

D. È ingrassato?

S. No, non particolarmente.

D. Quindi non è incorso nei rischi che lei denuncia di obesità?

S. No. Be’, naturalmente dipende sempre dal fare un piano che non sfoghi su altre abitudini quella che una volta era rivolta al fumo. Quindi è chiaro che se uno dirige la sua attenzione dal fumo alla pastasciutta, poi ingrassa. Ma basta pensarlo.

D. Lei ha detto che molti la fermano per strada e le fanno i complimenti per questa legge antifumo?

S. È così.

D. Nessuno l’ha insultata?

S. Per ora no. Speriamo che non capiti.

D. Lettere di protesta?

S. Be’, sono arrivate alcune lettere di protesta di accaniti fumatori o di difensori delle presunte libertà di fumo, che noi abbiamo considerato, ovviamente. Ma sono una esigua minoranza.

D. La legge antifumo entrata in vigore è una delle più rigorose d’Europa; forse addirittura più rigorosa di quella che c’è negli Stati Uniti. Non le sembra di avere esagerato?

S. No, guardi. Perché la legge non è, contrariamente a quello che alcuni dicono, una legge proibizionista. È una legge di difesa della salute dei non fumatori, che è una cosa completamente diversa. La libertà di fumare viene rispettata, ma viene rispettata anche la libertà di chi non fuma di non essere intossicato dal fumo.

D. Ma lei ha imposto delle cappe aspiranti nei ristoranti che sono molto potenti.

S. No, io non ho imposto niente. Noi abbiamo, sempre nella logica di difendere chi non fuma, abbiamo imposto che nel ristorante ci sia un adeguato spazio per chi non fuma, protetto dal fumo. Se il ristorante vuole vietare il fumo tout court, fa benissimo.

D. Ma nella saletta fumatori c’è una cappa aspirante.

S. Ma nella saletta fumatori…

D. Che è stata imposta dal ministero.

S. Naturalmente, naturalmente, perché dobbiamo anche preoccuparci di difendere la salute di chi lavora in quel luogo e di coloro che fumano, che non possono intossicarsi in un ambiente chiuso dove il fumo raggiunge dei livelli pericolosi anche per loro.

D. Si è detto che persino nelle stazioni è vietato fumare. Ma non nei locali della stazione: addirittura sulle banchine. È vero?

S. Mah, all’aperto non è proibito fumare. Cioè l’importante è sempre capire la logica in cui si muove il provvedimento che è quello di evitare che una persona venga contaminata dal fumo di un altro che gli fuma lì vicino. Allora all’aperto questo problema non esiste.

D. Quindi sulle banchine si può fumare.

S. Sì.

D. I viaggiatori che soffrono per fare un viaggio lungo in treno possono scendere possono fumare.

S. Se proprio non ce la fanno, certamente.

D. Ma lei sconsiglierebbe.

S. Sconsiglio, perché mi chiedo quel viaggiatore quando va in aereo in America come fa: scendere è difficile e, quindi, si astiene dal fumo. Se riesce sull’aereo non vedo perché non debba riuscirci sul treno.

D. Le sembra morale che lo Stato vieti il fumo quasi ovunque ma poi, alla fine, incassi se non sbaglio 12 miliardi di euro?

S. Mah, vede, l’azione di dissuasione operata tassando i consumi impropri, è una tecnica raccomandata in tutto il mondo e avviene in tutto il mondo. Quindi è parte della tecnica di dissuasione alzare il prezzo delle sigarette. Soprattutto di dissuasione…

D. Ma lo Stato più alza più ci guadagna.

S. Naturalmente. Ma lo Stato ha anche delle spese considerevoli da parte dei fumatori.

D. Quindi, secondo lei, è assolutamente normale.

S. È normale e operato in tutto il mondo; non è una cosa specifica dell’Italia. È un’operazione… addirittura negli Stati Uniti il capo medico della Sanità statunitense insiste perché la tassazione sul fumo venga aumentata in maniera molto pesante, perché questo è un deterrente.

D. E lei ha suggerito al governo di fare altrettanto?

S. Io ho suggerito di aumentare la tassazione non in modo pesante ma in modo progressivo perché questo è un modo per evitare che il fumo dilaghi soprattutto nei giovani perché sappiamo che oggi i giovani, soprattutto i giovanissimi che oggi cominciano a fumare a 12 o 13 anni, di fronte a un aumento del costo delle sigarette, ci ripensano. Quindi sono attratti dal mondo del fumo perché li fa sentire grandi ma, quando si tratta di mettere mano al portafoglio, magari ci ripensano.

D. Lei aveva addirittura suggerito di mettere delle scritte sotto i film, anche vecchi film, dove la sigaretta era in primo piano, per dire che fa male fumare.

S. Sì.

D. È ancora dello stesso parere?

S. Assolutamente sì. Credo che sarebbe molto utile far capire che queste scene non accadevano per caso ma venivano finanziate, ci sono i documenti di questo, dalle multinazionali del tabacco. Quindi dire: questo è uno spot pubblicitario per le multinazionali del tabacco penso che sia rispetto per chi guarda la televisione.

D. Un suo collega, il Ministro Martino, della Difesa, ha detto che lui continuerà a fumare. Addirittura in Consiglio dei Ministri.

S. Mah, per ora non lo ha fatto, quindi…

D. Non lo ha fatto?

S. Penso che sia stata una provocazione simpatica.

D. E se succedesse, cosa farà?

S. Io non faccio niente, perché non sta a me far rispettare la legge in Consiglio dei Ministri ma credo che qualcuno opererà perché questo non accada.

D. Lei ha detto che le multinazionali del tabacco finanziavano addirittura in alcuni film l’apparizione della sigaretta. Secondo lei finanziano ancora molte altre iniziative?

S. Assolutamente sì.

D. E queste lobby, per esempio, che ci sono e che in questo momento stanno protestando, di fumatori, secondo lei sono finanziate dalle multinazionali?

S. Assolutamente sì.

D. Come ci si può difendere dal finanziamento da parte delle multinazionali di lobby che sono a favore del fumo?

S. Be’, il finanziamento in alcuni Stati le multinazionali sono state condannate pesantissimamente.

D. E perché qui no?

S. Be’, anche qui c’è stata qualche attività della Magistratura che, credo, si intensificherà d’ora innanzi perché si è identificata una grave responsabilità delle multinazionali del tabacco di nascondere i dati di tossicità del fumo, sia attivo che passivo; di alterare il tabacco per rendere l’assuefazione più marcata e, quindi, di operare di nascosto contro la salute pubblica.

D. Lei ha delle prove, ha fatto delle denunce?

S. No, ma non io; ci sono i documenti.

D. Se lei avrà questi documenti farà delle denunce?

S. No, non io. Io non sono la Magistratura. Questo lo farà la Magistratura, se riterrà opportuno farlo. Credo che lo farà, così come lo hanno fatto i magistrati degli altri Paesi.

D. Ma in genere i magistrati operano su una denuncia.

S. Naturalmente, ma la denuncia… certamente. Ma operano anche d’ufficio. Ma la denuncia di un lavoratore che sviluppa un tumore in un ambiente dove non è stato protetto dal fumo, è già accaduto e quindi ha dato adito a dei risarcimenti.

D. Ecco, esattamente. C’è stata, recentemente, una sentenza. Il Tribunale di Napoli ha respinto un ricorso per un risarcimento da parte di un fumatore sostenendo che le patologie relative ai polmoni possono insorgere anche in soggetti che non hanno fatto uso di tabacco.

S. Va be’, il magistrato avrà configurato che era opportuno rispondere così in base ai dati in suo possesso. Altri magistrati, ben più numerosi, hanno operato esattamente all’opposto riconoscendo al fumatore che ha contratto una malattia perché non protetto dal fumo passivo…

D. I casi in Italia, però, sono pochi.

S. I casi in Italia sono pochi.

D. Ecco. Le associazioni dei fumatori, come ce ne sono alcune, la accusano di avere intrapreso una crociata sulla base di dati falsi. Il pericolo di fumo attivo sarebbe stato immensamente esagerato.

S. Be’ questi, appunto, sono i dati che le multinazionali, falsificando la realtà, hanno e stanno tentando di continuare a iniettare nella pubblica opinione. Le riviste scientifiche, cui io mi rivolgo meglio che non ai dati falsificati delle multinazionali…

D. Le associazioni dei consumatori.

S. Certo. Dicono esattamente l’opposto. Addirittura c’è uno scandalo recente in cui di nuovo si dimostra che le multinazionali sono intervenute a manipolare i dati per nascondere la pericolosità del fumo.

D. Ma anche nel caso del fumo passivo?

S. Anche del fumo passivo.

D. È una delle polemiche più forti. Si sostiene che in realtà il fumo passivo non sia così dannoso come il fumo attivo.

S. Ecco. Questi sono, appunto, i dati falsificati. I dati della letteratura scientifica sono pubblicati sulle riviste scientifiche e tutti li possono vedere.

D. Perché avete vietato il fumo ovunque ormai negli uffici pubblici e non lo vietate in carcere?

S. Be’ , nelle carceri indubbiamente ci sono dei problemi molto particolari.

D. I detenuti possono rischiare di prendersi un cancro?

S. No, ci sono… la realtà è che è difficile. È un tema ancora non risolto, io credo, bene. Nel senso che, ovviamente, creare locali per i fumatori è più difficile in un carcere ed è altrettanto difficile evitare che queste persone fumino. Però il tema è aperto, non è ancora concluso. Quindi vedremo come lo si potrà risolvere al meglio per rispettare la legge e per la salute dei carcerati e di coloro che lavorano nel carcere.

D. Ma secondo lei è giusto finanziare, invece, i fumatori che vogliono smettere di fumare?

S. No…

D. E non finanziare degli impianti di aspirazione in locali pubblici?

S. No, non è giusto finanziare i fumatori. Infatti non è questo che stiamo studiando; ma è quello di aiutarli indirizzandoli al meglio perché possono, se desiderano, cessare di fumare e anche trovando agevolazioni sui prezzi dei prodotti, in accordo con i produttori, in modo da rendere più facile l’acquisto di questi prodotti.

D. Ma secondo lei è possibile difendere la salute dei cittadini anche contro la loro volontà, cioè imponendogli alcuni divieti?

S. Assolutamente no, non è giusto.

D. Ma in questo caso lo si sta facendo.

S. No, in questo caso non lo si sta facendo. In questo caso, ripeto, perché forse non è chiaro, si vuole tutelare i diritti di coloro che non fumano a non essere contaminati da un inquinante come il fumo. Quindi rispettiamo il diritto di chi fuma a continuare a fumare ma non a prezzo della salute degli altri che non vogliono fumare. Allora la libertà dei non fumatori va tutelata come la libertà dei fumatori.

D. In alcuni Paesi, all’estero, in America, in Scozia, addirittura adesso c’è la fobia del fumo dell’incenso e, quindi, stanno pensando, e in qualche caso lo hanno già fatto, di proibire addirittura di bruciare l’incenso nelle chiese. Non ci sono troppi eccessi secondo lei?

S. Mah, questo non so se sia vero; può darsi che sia anche così. Io non entro.

D. È riportato da alcuni giornali stranieri.

S. Sa, io non entro nel merito delle scelte degli altri perché non le conosco. Conosco i dati che dimostrano che il fumo di sigaretta è un pericoloso contaminante dell’ambiente, è un inquinante. In un mondo già inquinato si può prevenire un ulteriore inquinamento riducendo questo pericoloso inquinante. Quindi questo, secondo me, è quanto va fatto perché il mio dovere è quello di informare la popolazione dei rischi cui va incontro senza imporre niente.

D. Perché non fate nulla contro l’inquinamento, invece, da auto, da riscaldamento che è una delle cause principali anche della insorgenza del cancro.

S. Ecco. Questa è sicuramente una delle cause principali. Però, intanto non è vero che non si fa niente, perché è cambiato nel tempo.

D. No, intendo come legge del ministero.

S. No, ma non è una questione di legge del ministero. È una questione di applicare una norma realizzabile nella popolazione. Se io dovessi dire che bisogna chiudere le città al traffico veicolare credo che farei una cosa irrealistica, perché nessuno oggi si può immaginare di chiudere una città al traffico veicolare, stante che si andrebbe a dissestare l’impianto della società. Quindi non è realizzabile. È inutile illudersi di fare questo. Ci sono altri provvedimenti a supporto e questi sono in parte realizzati e in parte allo studio. È un tema difficilmente risolvibile. Mentre questo del fumo di sigaretta è stato risolto.

D. Il Buthan, che è uno Stato religioso dell’Himalaya, è il primo Stato dove è totalmente vietato fumare. Ovunque. Dappertutto. Se fosse possibile lei lo farebbe anche in Italia?

S. Ma no, io non ho queste ambizioni radicali. Contrariamente a quello che è stato più volte detto, io ho semplicemente operato per informare le persone dei danni cui vanno incontro abbandonandosi a certi stili di vita pericolosi poi lasciando a loro la decisione se vogliono o non vogliono seguire questi consigli. Noi non abbiamo imposto una proibizione del fumo, una proibizione dell’alcol, una proibizione di niente; noi non abbiamo proibito niente.

D. Vuole invece misurare la circonferenza vita agli italiani?

S. No, questa è un’invenzione.

D. Eppure è uscita: un funzionario del ministero ha annunciato che si voleva fare una campagna contro l’obesità distribuendo anche delle cinture.

S. È una notizia falsa che noi abbiamo smentito subito. È un pensiero personale di questo funzionario che non è condiviso dal Ministro e, quindi, non è in quella linea che si procederà.

D. Però lei, tempo fa, annunciò un progetto di educazione degli italiani all’alimentazione.

S. Questo sì.

D. Intendendo ridurre anche le porzioni del cibo.

S. Sì. Ma questo fa parte dell’informazione, cioè delle campagne informative che contrastano stili di vita che sono nocivi per la popolazione. Quindi a un ministero si chiede che dia dei dati trasparenti, non influenzati da interessi di parte, nell’interesse della salute pubblica. Sennò il ministero non si capisce cosa stia a fare.

D. Quindi non ci sarà nessuna Direttiva per ridurre le porzioni nei ristoranti?

S. Assolutamente no. Sono suggerimenti che non derivano fra l’altro da questo Ministro ma derivano da suggerimenti internazionali dove si è dimostrato che una delle cause dell’obesità è stato proprio l’aumento della porzione che ad uso commerciale ha sfruttato questo senso di ingordigia dell’uomo e che è una delle grandi cause dell’obesità. Quindi non è che l’ho detto io, lo dicono i maggiori esperti internazionali.

D. A New York un deputato ha addirittura proposto di mettere una tassa sul grasso. Se fosse possibile lei lo farebbe in Italia?

S. Ma no, naturalmente no. Il discorso negli Stati Uniti è un discorso che si basa sul fatto che i premi assicurativi per la salute sono variabili e sono variati in rapporto ad alcuni stili di vita. Perché sappiamo che colui che fuma o colui che è obeso costa di più all’assicurazione. E questo è il motivo per il quale non è una tassa ma è un aumento del premio per essere assicurati con quella compagnia.

D. Ma in Arkansas, sempre negli Stati Uniti, addirittura si è deciso di mettere un voto, di dare un voto sulla pagella ai quei ragazzi che sono obesi o che sono troppo grassi.

S. Sì, ma sa: nel mondo succede di tutto.

D. Farebbe qualcosa del genere?

S. No, assolutamente no.

D. Un’indicazione ai genitori per mettere a dieta i propri figli vorrebbe farla?

S. Vorrei fare, se fosse possibile, con la scuola e quindi con le famiglie, dei programmi tesi a educare i genitori, a fare capire ai genitori che il bambino grasso non è un bambino bello; è un bambino che deve essere nutrito in modo diverso perché va incontro a dei problemi sia di inserimento sociale, sia di salute.


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