La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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Intervista con Steven J. Milloy, il re della scienza rottame


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Intervista esclusiva a L'Indipendente, 2 Febbraio 2005

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Curriculum

Steven J. Milloy è il direttore degli studi sulle politiche scientifiche del National Environmental Policy Institute. Dal 1990 Milloy si è concentrato esclusivamente sulle politiche concernenti l’ambiente, il rischio e le regolamentazioni. Nel 1993 condusse uno studio che esaminava le funzioni relative di scienza e politica nella valutazione del rischio a scopo regolatorio per il Dipartimento dell’energia. Milloy ha testimoniato ripetutamente davanti al Congresso degli Stati Uniti sulla valutazione del rischio per vari programmi governativi, e tiene conferenze sulla valutazione del rischio presso il Dipartimento dell’Energia, l’Environmental Protection Agency, l’Industrial War College and Uniformed Services University of the Health Sciences del Dipartimento della Difesa, la John Hopkins University, la Catholic University of America, il Manhattan Institute e l’American Policy Center. Milloy è l'editore del famosissimo sito web www.junkscience.com, e articolista di FoxNews.com. JunkScience.com ha vinto numerosissimi premi e ritenuto"uno dei 50 Migliori Siti Web" da Popular Science. Milloy ha scritto i suoi articoli contro la scienza rottame per oltre 100 pubblicazioni e riviste, e partecipa frequentemente a programmi radiofonici e televisivi, dove denuncia continuamente frodi statistiche e metodologia scientifica corrotta. Milloy ha conseguito la laurea in scienze naturali presso la John Hopkins University; il master in biostatistica alla School of Public Health della medesima università; un dottorato in legge presso l’Università di Baltimora; e un master in legge sulla sicurezza azionaria presso il George Town University Law Center. Uno dei suoi libri, Science Without Sense è stato tradotto in italiano col titolo Fuma Pure: Scienza Senza Senso) e pubblicato da Stampa Alternativa con presentazione di Antonio Martino.

Informazioni su: FUMA PURE:SCIENZA SENZA SENSO

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D. Oggi dappertutto sentiamo parlare di rischio: da fumo,da alcol,da inquinamento e così via. Quanto seriamente dovremmo prendere questi rischi? Siamo veramente più a rischio oggi di quanto eravamo diciamo 30 anni fa?

R. Certamente non siamo più a rischio di 30 anni fa! In tutto il pianeta la durata della vita media – in miglior indicatore della salute pubblica – sta crescendo. Naturalmente qualsiasi attività fatta in eccesso - troppo fumo, troppo bere, troppo mangiare – incrementa il rischio di problemi alla salute.

D. Ci dicono che questi pericoli sono dimostrati dalla scienza, ma in verità si tratta di statistica. La statistica è scienza?

R. La statistica è un attrezzo della scienza, ma in se stessa non è scienza. La maggior parte degli studi che vengono riportati dai mass-media sono basati su statistiche piuttosto che su esperimenti scientifici. Questo perché dalle statistiche si possono trarre delle ottime frasi ad effetto; ma in realtà esse provvedono solo una caratterizzazione quantitativa delle osservazioni, senza spiegare le osservazioni stesse. La scienza invece fornisce spiegazioni.

D. Che valore si può dare alle investigazioni statistiche su salute e stili di vita? E in che misura esse dovrebbero influenzare le libere scelte degli individui?

R. Le investigazioni statistiche sono utili per creare idee su future ricerche scientifiche. Le investigazioni statistiche però non hanno assolutamente l’ultima parola nella ricerca scientifica. Parlando in generale, nessuno dovrebbe cambiare il suo stile di vita basandosi su studi statistici. Tali studi devono essere confermati e spiegati da accurata ricerca scientifica.

D. Il ruolo e la missione della salute pubblica sono cambiati negli anni recenti. Lei come descriverebbe questo cambio? Quali sono i fattori che l’hanno influenzato, nella sua opinione? Quali sono le implicazioni sociali e politiche per la società libera e democratica?

R. Fino a poco tempo fa la salute pubblica si concentrava su scopi tradizionali, come la prevenzione delle malattie infettive. Il successo contro queste malattie è infatti la ragione primaria dell’incremento della durata della vita; però, invece di ridurre le dimensioni della burocrazia in funzione del diminuito bisogno, i bisogni della salute pubblica furono espansi concentrandosi su scopi non tradizionali come fumo, alcol, dieta, esercizio e – qui in America – persino sul controllo delle armi da fuoco! Oggi l’establishment governativo salutista si sente in diritto e dovere di dirci come dobbiamo vivere le nostre vite: non fumare, non bere, fai esercizio un’ora al giorno, evita la carne rossa, e così via. La dittatura sullo stile di vita è diventata una pericolosa espansione del ruolo del governo.

D. Come può la persona qualunque difendersi dalla disinformazione mass-mediatica e sapere se ciò che sente corrisponde a verità?

R. La prima e più importante regola è essere scettici. Bisogna ricordare che uno studio non significa nulla. La scienza vera non è una cosa sbrigativa. Parlando in generale, gli studi devono essere ripetuti attraverso gli anni da diversi scienziati prima che possano essere presi seriamente; invece la maggioranza dei reporter semplicemente rigurgita i comunicati stampa senza nemmeno capire che sta scrivendo. Molti scienziati poi hanno agende personali e non dichiarate che li inducono a interpretare tendenziosamente i risultati della loro ricerca. La seconda importante regola è ottenere ulteriori informazioni – cosa facile da fare oggi se si usa l’Internet. Esistono molti siti web capaci di fornire al pubblico informazioni utili e bilanciate su argomenti di salute pubblica.

D. Come sa l’Italia ha recentemente vietato il fumo in tutti i locali pubblici. Cosa ci può dire sull’evidenza statistica sui pericoli del fumo passivo?

R. Il fumo passivo può dare fastidio, ma non rappresenta certo un dimostrato pericolo per la salute. Di tutti gli studi su fumo passivo e cancro polmonare, la stragrande maggioranza non riesce neppure a correlare statisticamente il fumo passivo col cancro! Inoltre non esiste alcun dubbio sulla assenza di prove scientifiche che il fumo passivo incrementi il rischio di cancro polmonare. C’è anche chi dice che il fumo passivo provoca l’asma dei bambini, ma ciò non passa nemmeno il test del buon senso; infatti non c'era alcun misurabile incremento dei casi d'asma durante gli anni '50 e '60 qui negli Stati Uniti, dove oltre la metà degli uomini ed un terzo delle donne americane fumavano spesso in presenza di bambini.

D. Sembra proprio che le statistiche istighino isterismo pubblico che poi si trasforma in leggi, proibizioni e costosa super-regolamentazione. Si andrà avanti all’infinito? C’è una soluzione all’orizzonte? Lei che raccomanda di fare agli italiani?

SITO IN INGLESER. Finché permetteremo ai produttori di “scienza rottame” di farla franca senza alcun controllo, loro se ne approfitteranno. La tendenza naturale dell’establishment della salute pubblica – come del resto di ogni burocrazia statale – è di espandersi senza limiti. Esiste un numero infinito di gruppi attivisti con agende politiche ben definite che ci renderanno la vita invivibile. Mi spiace dirlo, ma bisogna accettare che siamo in una lotta costante che potrebbe non finire mai. Penso però che la soluzione sia di sfidare continuamente coloro che usano la scienza rottame per limitare le libertà. Bisogna sfidare i media. Bisogna sfidare le istituzioni statali. Bisogna sfidarle sia nella legislazione, sia nei tribunali. La scienza rottame deve essere esposta al ridicolo che si merita. Ciò a sua volta smaschererà i ficcanaso statali ed anche quello che veramente vogliono gli “attivisti”: comandarci a bacchetta su come condurre le nostre vite.


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