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Steven J. Milloy è il direttore degli
studi sulle politiche scientifiche del National
Environmental Policy Institute. Dal 1990 Milloy si è
concentrato esclusivamente sulle politiche concernenti
l’ambiente, il rischio e le regolamentazioni. Nel 1993
condusse uno studio che esaminava le funzioni relative di
scienza e politica nella valutazione del rischio a scopo
regolatorio per il Dipartimento dell’energia. Milloy ha
testimoniato ripetutamente davanti al Congresso degli
Stati Uniti sulla valutazione del rischio per vari
programmi governativi, e tiene conferenze sulla
valutazione del rischio presso il Dipartimento
dell’Energia, l’Environmental Protection Agency, l’Industrial
War College and Uniformed Services University of the
Health Sciences del Dipartimento della Difesa, la John
Hopkins University, la Catholic University of America, il
Manhattan Institute e l’American Policy Center. Milloy è
l'editore del famosissimo sito web www.junkscience.com, e
articolista di FoxNews.com. JunkScience.com ha vinto
numerosissimi premi e ritenuto"uno dei 50 Migliori Siti
Web" da Popular Science. Milloy ha scritto i suoi articoli
contro la scienza rottame per oltre 100 pubblicazioni e
riviste, e partecipa frequentemente a programmi
radiofonici e televisivi, dove denuncia continuamente
frodi statistiche e metodologia scientifica corrotta.
Milloy ha conseguito la laurea in scienze naturali presso
la John Hopkins University; il master in biostatistica
alla School of Public Health della medesima università; un
dottorato in legge presso l’Università di Baltimora; e un
master in legge sulla sicurezza azionaria presso il George
Town University Law Center. Uno dei suoi libri, Science
Without Sense è stato tradotto in italiano col titolo Fuma
Pure: Scienza Senza Senso) e pubblicato da Stampa
Alternativa con presentazione di Antonio Martino. |
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Informazioni su:
FUMA PURE:SCIENZA SENZA SENSO |
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D.
Oggi dappertutto sentiamo parlare di rischio: da fumo,da alcol,da
inquinamento e così via. Quanto seriamente dovremmo prendere questi
rischi? Siamo veramente più a rischio oggi di quanto eravamo diciamo
30 anni fa?
R. Certamente non siamo più a rischio di 30 anni fa! In tutto
il pianeta la durata della vita media – in miglior indicatore della
salute pubblica – sta crescendo. Naturalmente qualsiasi attività
fatta in eccesso - troppo fumo, troppo bere, troppo mangiare –
incrementa il rischio di problemi alla salute.
D. Ci dicono che questi pericoli sono dimostrati dalla
scienza, ma in verità si tratta di statistica. La statistica è
scienza?
R. La statistica è un attrezzo della scienza, ma in se stessa
non è scienza. La maggior parte degli studi che vengono riportati
dai mass-media sono basati su statistiche piuttosto che su
esperimenti scientifici. Questo perché dalle statistiche si possono
trarre delle ottime frasi ad effetto; ma in realtà esse provvedono
solo una caratterizzazione quantitativa delle osservazioni, senza
spiegare le osservazioni stesse. La scienza invece fornisce
spiegazioni.
D. Che valore si può dare alle investigazioni statistiche
su salute e stili di vita? E in che misura esse dovrebbero
influenzare le libere scelte degli individui?
R. Le investigazioni statistiche sono utili per creare idee
su future ricerche scientifiche. Le investigazioni statistiche però
non hanno assolutamente l’ultima parola nella ricerca scientifica.
Parlando in generale, nessuno dovrebbe cambiare il suo stile di vita
basandosi su studi statistici. Tali studi devono essere confermati e
spiegati da accurata ricerca scientifica.
D. Il ruolo e la missione della salute pubblica sono
cambiati negli anni recenti. Lei come descriverebbe questo cambio?
Quali sono i fattori che l’hanno influenzato, nella sua opinione?
Quali sono le implicazioni sociali e politiche per la società libera
e democratica?
R. Fino a poco tempo fa la salute pubblica si concentrava su
scopi tradizionali, come la prevenzione delle malattie infettive. Il
successo contro queste malattie è infatti la ragione primaria
dell’incremento della durata della vita; però, invece di ridurre le
dimensioni della burocrazia in funzione del diminuito bisogno, i
bisogni della salute pubblica furono espansi concentrandosi su scopi
non tradizionali come fumo, alcol, dieta, esercizio e – qui in
America – persino sul controllo delle armi da fuoco! Oggi
l’establishment governativo salutista si sente in diritto e dovere
di dirci come dobbiamo vivere le nostre vite: non fumare, non bere,
fai esercizio un’ora al giorno, evita la carne rossa, e così via. La
dittatura sullo stile di vita è diventata una pericolosa espansione
del ruolo del governo.
D. Come può la persona qualunque difendersi dalla
disinformazione mass-mediatica e sapere se ciò che sente corrisponde
a verità?
R. La prima e più importante regola è essere scettici.
Bisogna ricordare che uno studio non significa nulla. La scienza
vera non è una cosa sbrigativa. Parlando in generale, gli studi
devono essere ripetuti attraverso gli anni da diversi scienziati
prima che possano essere presi seriamente; invece la maggioranza dei
reporter semplicemente rigurgita i comunicati stampa senza nemmeno
capire che sta scrivendo. Molti scienziati poi hanno agende
personali e non dichiarate che li inducono a interpretare
tendenziosamente i risultati della loro ricerca. La seconda
importante regola è ottenere ulteriori informazioni – cosa facile da
fare oggi se si usa l’Internet. Esistono molti siti web capaci di
fornire al pubblico informazioni utili e bilanciate su argomenti di
salute pubblica.
D. Come sa l’Italia ha recentemente vietato il fumo in
tutti i locali pubblici. Cosa ci può dire sull’evidenza statistica
sui pericoli del fumo passivo?
R. Il fumo passivo può dare fastidio, ma non rappresenta
certo un dimostrato pericolo per la salute. Di tutti gli studi su
fumo passivo e cancro polmonare, la stragrande maggioranza non
riesce neppure a correlare statisticamente il fumo passivo col
cancro! Inoltre non esiste alcun dubbio sulla assenza di prove
scientifiche che il fumo passivo incrementi il rischio di cancro
polmonare. C’è anche chi dice che il fumo passivo provoca l’asma dei
bambini, ma ciò non passa nemmeno il test del buon senso; infatti
non c'era alcun misurabile incremento dei casi d'asma durante gli
anni '50 e '60 qui negli Stati Uniti, dove oltre la metà degli
uomini ed un terzo delle donne americane fumavano spesso in presenza
di bambini.
D. Sembra proprio che le statistiche istighino
isterismo pubblico che poi si trasforma in leggi, proibizioni e
costosa super-regolamentazione. Si andrà avanti all’infinito? C’è
una soluzione all’orizzonte? Lei che raccomanda di fare agli
italiani?
R. Finché permetteremo ai produttori di “scienza rottame” di
farla franca senza alcun controllo, loro se ne approfitteranno. La
tendenza naturale dell’establishment della salute pubblica – come
del resto di ogni burocrazia statale – è di espandersi senza limiti.
Esiste un numero infinito di gruppi attivisti con agende politiche
ben definite che ci renderanno la vita invivibile. Mi spiace dirlo,
ma bisogna accettare che siamo in una lotta costante che potrebbe
non finire mai. Penso però che la soluzione sia di sfidare
continuamente coloro che usano la scienza rottame per limitare le
libertà. Bisogna sfidare i media. Bisogna sfidare le istituzioni
statali. Bisogna sfidarle sia nella legislazione, sia nei tribunali.
La scienza rottame deve essere esposta al ridicolo che si merita.
Ciò a sua volta smaschererà i ficcanaso statali ed anche quello che
veramente vogliono gli “attivisti”: comandarci a bacchetta su come
condurre le nostre vite. |