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1 Settembre
- Ogni volta temo di esagerare. Questo giornale mi consente
regolarmente di amplificare ogni mia fisima circa determinate
crociate globali (fumo e cibo e vino e caffè e persino odori) e
insomma mi consente di paventare una crescente intromissione della
Sanità negli stili di vita privati, epperò ogni volta temo di
esagerare: è stato così anche nel commentare la decisione della
Commissione europea, pochi giorni fa, di giudicare lecita la non
assunzione di un fumatore in quanto semplicemente fumatore.
Il problema è che la realtà supera ogni esagerazione.
Ieri, sul
Corriere della Sera, il professor Maurizio Ferrera proponeva questo:
«Lo Stato dovrebbe introdurre una serie di licenze per chi vuole
fumare (sin licences, licenze di peccato) e la vendita di sigarette
sarebbe legale solo a chi ha acquistato una licenza: poniamo mille
euro per poter comprare cinquecento pacchetti».
Poi, spiegava Ferrera, si potrebbe fare la stessa cosa per snack e
merendine: «Il sistema potrebbe essere applicato all'acquisto di
junk food dai distributori automatici».
Bene, e come si chiamerebbe questa cosa? «Paternalismo soft: lo
Stato cerca di influenzare gli stili di vita attraverso incentivi
indiretti».
Pazzia? No: «In alcuni Stati Usa forme di paternalismo soft sono
già in corso di sperimentazione».
Ecco, io ogni volta temo di esagerare e non dirò nulla, ma quando
arriveremo al marchio a fuoco per i fumatori vi farò un fischio.
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