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Ricercatore e collaboratore di FORCES International da molti anni, il canadese John Luik è stato parte del Rhode Scholarship all’università di Oxford, dove conseguì lauree in filosofia e in scienze politiche (BA, Ma, PhD).  Luik ha insegnato queste materie in diverse università, ed è stato  un Senior Associate del Niagara Institute. Oltre alle scienze politiche, gli interessi accademici del Dr. Luik coprono, tra altri,  l’etica della pubblicità e della medicina; la filosofia della politica, della religione e di Kant. Tra le sue numerosissime pubblicazioni di carattere filosofico spiccano quelle sulla legittimità della politica pubblica nelle democrazie, sul ruolo delle università nelle società libere, e sulle etiche concernenti eutanasia, marxismo e cristianità, umanesimo, e promozione della salute. Entrambi i suoi libri 'Government Paternalism and Citizen Rationality' (1991) e 'Tobacco Advertising and the Dark Face of Government Paternalism' (1993) sono stati usati in studi su etiche aziendali.

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L’unica cosa che si sta inghiottendo di questi tempi ai Centers for Disease Control degli Stati Uniti è la paura. Questo è perché il Centro ha dovuto ammettere che la cifra di 400.000 morti all’anno per obesità, di cui si è parlato dappertutto in America e nel mondo, è sbagliata in pieno. Secondo quanto dice Betsy McKay del Wall Street Journal, il Centro ha determinato che “errori matematici potrebbero aver gonfiato il numero delle morti riportate dallo studio di 80.000 fatalità, o del 20% delle morti”.

I critici dello studio però dicono che anche tale cifra è troppo conservatrice, ed affermano che il numero delle morti correlate con l’obesità è più vicino ai 200.000. Secondo il Wall Street Journal lo studio - che faceva vedere che la mortalità dell’obesità ora superava quella del tabacco - fu criticato anche dai ricercatori della stessa CDC per le sue ipotesi, la sue metodologie e le fonti di dati addirittura da prima di essere pubblicato. Ma, nella gran fretta di giustificare la rampante guerra al grasso, apparentemente le critiche furono messe da parte.

Sebbene il Centro si sia affrettato a dire che l’esatta stima delle morti relative all’obesità era semplicemente un “errore statistico” e non un tentativo di falsificare i dati, più si osserva il modo in cui il rapporto fu compilato, più sorgono solide ed etiche preoccupazioni sull’intera guerra al grasso. Molte di queste preoccupazioni derivano dal fatto che anche dopo che fu forzata ad ammettere che la mortalità dell’obesità era un grosso granchio, ancora la CDC non volle ammettere che l’obesità è un assassino che non esiste. Come il co-autore dello studio e direttore della CDC disse al WS Journal, “Ciò che conta è il fatto che l’obesità è una delle maggiori cause di morte”. Ma lo è davvero?

Il problema di questa idea che l’obesità causi morte è che sia la logica, sia le statistiche di mortalità semplicemente non la supportano. Per esempio, l’obesità stessa non è una malattia, il che significa che, se ha un ruolo nella mortalità, essa lo può espletare solo attraverso qualche male vero, come malattie cardiovascolari, cancro o diabete. Ma il problema qui è che sia le malattie cardiovascolari, sia il cancro sono malattie con molteplici fattori di rischio – centinaia di fattori, infatti; così è impossibile sapere quale fattore di rischio abbia condotto alla morte individuale, e quindi è impossibile sapere quale  ruolo l’obesità abbia coperto in qualsiasi morte.

Ma esistono altri problemi. Se l’obesità causa un’epidemia di morti, allora bisognerebbe aspettarsi di osservare un forte aumento delle morti da malattie cardiovascolari, cancro e diabete. Però i dati fanno vedere che le morti da malattie cardiovascolari, coronarie e da molti cancri sono in realtà diminuite - e non aumentate - negli ultimi dieci anni, mentre si continua ad insistere che le morti da obesità sono in netto incremento. Anche la questione della mortalità da diabete è complessa, perché non è affatto chiaro che i livelli di zucchero nel sangue siano in realtà in aumento, e la definizione di diabete fu alterata, passando da un livello di zucchero a digiuno di 140 a quello di 126 – il che, da un giorno all’altro, creò milioni di nuovi diabetici! Anche le cifre stesse della CDC concernenti il diabete – se di tali cifre possiamo fidarci alla luce dei fatti – fanno vedere che l’incidenza del Tipo II (che conta per il 90% del diabete) è aumentata di solo lo 0,4% negli ultimi dieci anni, durante i quali si dice invece che il tasso di obesità sia aumentato del 45-60%.

Poi c’è anche il dettaglio (si fa per dire) di come gli anziani figurino nell’equazione dell’obesità. Sappiamo, per esempio, che negli Stati Uniti si verificano circa due milioni di decessi all’anno, dei quali circa il 70% concerne persone oltre i 65 anni. Siccome l’obesità ha un effetto minuscolo sugli anziani, ciò significa che restano disponibili solo circa 600.000 decessi per il resto della popolazione. Se ben 400.000 morti fossero davvero causate dall’obesità, ciò significherebbe che il 65-70% di tutti quelli che muoiono sotto i 65 anni negli Stati Uniti dovrebbero morire per l’obesità – una cifra assurda che non è sostenuta da alcun dato.

Parlando ancora di dati, da dove ha preso la CDC i dati di base per il suo studio? Secondo il Center for Consumer Freedom essa si è basata sulla metodologia di un certo David Allison dell’Università del Sud Alabama. Non solo Allison ipotizzò erroneamente che tutte le persone obese muoiono a causa dell’obesità, ma usò anche stime che, in media, erano obsolete dai 20 ai 50 anni, e che non prendevano in alcuna considerazione i trattamenti medici moderni che oggi abbassano i tassi di mortalità.

Naturalmente il più grosso problema coi numeri della CDC è che essi contraddicono una vasta letteratura su obesità, soprappeso e mortalità che dimostra che essere soprappeso (o obeso) NON significa aumentare il rischio di mortalità. Per esempio, in un’analisi di circa 500.000 uomini e donne condotta dal US National Center for Health Statistics, la mortalità più bassa concerneva quegli individui con un indice di massa corporea tra 23 e 29, cioè la fetta più grossa dei “soprappeso”. Nel famoso studio del 1999 del Journal of American Medical Association in cui si affermava di aver trovato 300.000 morti correlate con l’obesità in America, i dati stessi dimostravano che coloro che avevano un indice di massa corporea di 20 (rappresentato come indice ideale) incorrevano nello stesso rischio di mortalità di quelli con un indice di 30 (rappresentati come obesi).

Quanto sopra suggerisce che questa non è solo una tempestina nella tazzina di caffé della statistica, ma una fondamentale crisi di credibilità per l’intera guerra al grasso. L’unica base su cui si fondano i massicci interventi negli stomaci della nazione proposti dal governo e dalla comunità della salute pubblica è che stiamo tutti diventando troppo grassi, e che il grasso ci sta uccidendo. Ma, tra i dubbi sui numeri della CDC, l’evidenza che la maggioranza di noi aumenti il suo peso di mezzo chilo all’anno (la maggior parte di esso guadagnato durante le feste, secondo il New England Journal of Medicine), e la massiccia letteratura che non riesce a trovare una correlazione tra soprappeso e mortalità prematura, il razionale per la guerra al grasso sembra, alla luce dei fatti, dissolversi sotto il peso della solita scienza rottame.

John Luik


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