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L’unica cosa che
si sta inghiottendo di questi tempi ai Centers for Disease Control
degli Stati Uniti è la paura. Questo è perché il Centro ha dovuto
ammettere che la cifra di 400.000 morti all’anno per obesità, di cui
si è parlato dappertutto in America e nel mondo, è sbagliata in
pieno. Secondo quanto dice Betsy McKay del Wall Street Journal, il
Centro ha determinato che “errori matematici potrebbero aver
gonfiato il numero delle morti riportate dallo studio di 80.000
fatalità, o del 20% delle morti”.
I critici dello
studio però dicono che anche tale cifra è troppo conservatrice, ed
affermano che il numero delle morti correlate con l’obesità è più
vicino ai 200.000. Secondo il Wall Street Journal lo studio - che
faceva vedere che la mortalità dell’obesità ora superava quella del
tabacco - fu criticato anche dai ricercatori della stessa CDC per le
sue ipotesi, la sue metodologie e le fonti di dati addirittura da
prima di essere pubblicato. Ma, nella gran fretta di giustificare la
rampante guerra al grasso, apparentemente le critiche furono messe
da parte.
Sebbene il
Centro si sia affrettato a dire che l’esatta stima delle morti
relative all’obesità era semplicemente un “errore statistico” e non
un tentativo di falsificare i dati, più si osserva il modo in cui il
rapporto fu compilato, più sorgono solide ed etiche preoccupazioni
sull’intera guerra al grasso. Molte di queste preoccupazioni
derivano dal fatto che anche dopo che fu forzata ad ammettere che la
mortalità dell’obesità era un grosso granchio, ancora la CDC non
volle ammettere che l’obesità è un assassino che non esiste. Come il
co-autore dello studio e direttore della CDC disse al WS Journal,
“Ciò che conta è il fatto che l’obesità è una delle maggiori cause di morte”.
Ma lo è davvero?
Il problema di
questa idea che l’obesità causi morte è che sia la logica, sia le
statistiche di mortalità semplicemente non la supportano. Per
esempio, l’obesità stessa non è una malattia, il che significa che,
se ha un ruolo nella mortalità, essa lo può espletare solo
attraverso qualche male vero, come malattie cardiovascolari, cancro
o diabete. Ma il problema qui è che sia le malattie cardiovascolari,
sia il cancro sono malattie con molteplici fattori di rischio –
centinaia di fattori, infatti; così è impossibile sapere quale
fattore di rischio abbia condotto alla morte individuale, e quindi è
impossibile sapere quale ruolo l’obesità abbia coperto in
qualsiasi morte.
Ma esistono
altri problemi. Se l’obesità causa un’epidemia di morti, allora
bisognerebbe aspettarsi di osservare un forte aumento delle morti da
malattie cardiovascolari, cancro e diabete. Però i dati fanno vedere
che le morti da malattie cardiovascolari, coronarie e da molti
cancri sono in realtà diminuite - e non aumentate - negli ultimi
dieci anni, mentre si continua ad insistere che le morti da obesità
sono in netto incremento. Anche la questione della mortalità da
diabete è complessa, perché non è affatto chiaro che i livelli di
zucchero nel sangue siano in realtà in aumento, e la definizione di
diabete fu alterata, passando da un livello di zucchero a digiuno di
140 a quello di 126 – il che, da un giorno all’altro, creò milioni
di nuovi diabetici! Anche le cifre stesse della CDC concernenti il
diabete – se di tali cifre possiamo fidarci alla luce dei fatti –
fanno vedere che l’incidenza del Tipo II (che conta per il 90% del
diabete) è aumentata di solo lo 0,4% negli ultimi dieci anni,
durante i quali si dice invece che il tasso di obesità sia aumentato
del 45-60%.
Poi c’è anche il
dettaglio (si fa per dire) di come gli anziani figurino
nell’equazione dell’obesità. Sappiamo, per esempio, che negli Stati
Uniti si verificano circa due milioni di decessi all’anno, dei quali circa
il 70% concerne persone oltre i 65 anni. Siccome l’obesità ha un
effetto minuscolo sugli anziani, ciò significa che restano
disponibili solo circa 600.000 decessi per il resto della
popolazione. Se ben 400.000 morti fossero davvero causate
dall’obesità, ciò significherebbe che il 65-70% di tutti quelli che
muoiono sotto i 65 anni negli Stati Uniti dovrebbero morire per
l’obesità – una cifra assurda che non è sostenuta da alcun dato.
Parlando ancora
di dati, da dove ha preso la CDC i dati di base per il suo studio?
Secondo il Center for Consumer Freedom essa si è basata sulla metodologia
di un certo David Allison dell’Università del Sud Alabama. Non solo
Allison ipotizzò erroneamente che tutte le persone obese muoiono a
causa dell’obesità, ma usò anche stime che, in media, erano obsolete
dai 20 ai 50 anni, e che non prendevano in alcuna considerazione i
trattamenti medici moderni che oggi abbassano i tassi di mortalità.
Naturalmente il
più grosso problema coi numeri della CDC è che essi contraddicono
una vasta letteratura su obesità, soprappeso e mortalità che
dimostra che essere soprappeso (o obeso) NON significa
aumentare il rischio di mortalità. Per esempio, in un’analisi di
circa 500.000 uomini e donne condotta dal US National Center for
Health Statistics, la mortalità più bassa concerneva quegli
individui con un indice di massa corporea tra 23 e 29, cioè la fetta
più grossa dei “soprappeso”. Nel famoso studio del 1999 del Journal
of American Medical Association in cui si affermava di aver trovato
300.000 morti correlate con l’obesità in America, i dati stessi
dimostravano che coloro che avevano un indice di massa corporea di
20 (rappresentato come indice ideale) incorrevano nello stesso
rischio di mortalità di quelli con un indice di 30 (rappresentati come
obesi).
Quanto sopra
suggerisce che questa non è solo una tempestina nella tazzina di
caffé della statistica, ma una fondamentale crisi di credibilità per
l’intera guerra al grasso. L’unica base su cui si fondano i massicci
interventi negli stomaci della nazione proposti dal governo e dalla
comunità della salute pubblica è che stiamo tutti diventando troppo
grassi, e che il grasso ci sta uccidendo. Ma, tra i dubbi sui numeri
della CDC, l’evidenza che la maggioranza di noi aumenti il suo peso
di mezzo chilo all’anno (la maggior parte di esso guadagnato durante
le feste, secondo il New England Journal of Medicine), e la
massiccia letteratura che non riesce a trovare una correlazione tra soprappeso
e mortalità prematura, il razionale per la guerra al grasso sembra,
alla luce dei fatti, dissolversi sotto il peso della solita scienza
rottame.
John Luik |