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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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Di John Luik
Libera traduzione dall'inglese di Gian Turci


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Ricercatore e collaboratore di FORCES International da molti anni, il canadese John Luik è stato parte del Rhode Scholarship all’università di Oxford, dove conseguì lauree in filosofia e in scienze politiche (BA, Ma, PhD).  Luik ha insegnato queste materie in diverse università, ed è stato  un Senior Associate del Niagara Institute. Oltre alle scienze politiche, gli interessi accademici del Dr. Luik coprono, tra altri,  l’etica della pubblicità e della medicina; la filosofia della politica, della religione e di Kant. Tra le sue numerosissime pubblicazioni di carattere filosofico spiccano quelle sulla legittimità della politica pubblica nelle democrazie, sul ruolo delle università nelle società libere, e sulle etiche concernenti eutanasia, marxismo e cristianità, umanesimo, e promozione della salute. Entrambi i suoi libri 'Government Paternalism and Citizen Rationality' (1991) e 'Tobacco Advertising and the Dark Face of Government Paternalism' (1993) sono stati usati in studi su etiche aziendali.

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Se i problemi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità fossero solo limitati alla sua struttura burocratica, al suo asservimento a gruppi di interesse particolare, ai suoi molteplici orientamenti sinistroidi, alle sue invertite priorità di base, allora forse ci sarebbe qualche speranza per la sua guarigione. Ma ciò che rende tale guarigione assai improbabile ed è sintomo del terminale declino dell’OMS è un insieme di profondi dilemmi che vanno ben oltre problemi strutturali e di priorità, e che concernono il modo in cui l’OMS percepisce rischio, scienza, salute e persino la stessa democrazia. Sfortunatamente, nessuno di questi argomenti è diventato parte dell’agenda della 58° assemblea tenutasi recentemente a Ginevra.

Come spesso accade nelle Nazioni Unite, ciò che pervade l’OMS è un tanto inarticolato quanto indiscutibile obbligo ad implementare il principio di precauzione come base per l’analisi del rischio e per la protezione della salute. Ciò che nacque come nulla più di una nota a piè pagina della conferenza di Stoccolma sull’ambiente del 1982 è arrivato gradualmente a dominare il pensiero dell’OMS per ciò che concerne il rischio e la sua relazione con la scienza. Quello che preoccupa della fissazione dell’OMS con la precauzione è che, apparentemente, trattare col rischio significa, secondo l'OMS, fare sempre una scelta tra rischio e non rischio - invece di soppesare i vari, inevitabili e comunque onnipresenti rischi. Ma anche bloccare promettenti nuove tecnologie o nuove medicine – che è ciò che “precauzione” vuole dire alla OMS e alle sue agenzie sorelle – significa rischio. Infatti, la scelta in questo caso è tra i rischi associati all’innovazione e quelli associati alla non innovazione. Per esempio, l’introduzione dell’elettricità oltre cento anni fa chiaramente significò la creazione di nuovi rischi - come quello di restare fulminati - ma risultò anche nell’eliminazione di alcuni rischi esistenti, come gli incendi causati dalle lampade a petrolio. Praticare una buona valutazione del rischio significa presentare un’immagine accurata del bilancio dei rischi e non semplicemente asserire, come fa invece una OMS fissata con la precauzione, che il calcolo del rischio sarà impossibile fin a quando esisteranno rischi per le persone e per l’ambiente.

In ultima analisi, quindi, il principio di precauzione a cui l’OMS sembra essersi sposata è profondamente anti-scientifico. È anti-scientifico perché la logica della conoscenza scientifica è sempre contingente (ci dice come il futuro potrebbe essere basandosi sulle osservazioni del passato), ma non può certo garantire il futuro come invece esige la precauzione. La valutazione del rischio concerne fare una scelta il più intelligente possibile nel mare dell'incertezza che è un’inevitabile parte della condizione umana. Nessuno scienziato responsabile può garantire che un prodotto o un processo produttivo non danneggerà MAI persone o ambiente, perché tali predizioni sono oltre la bussola della scienza. Tutto quello che lo scienziato può dire è che, basandosi sui fatti disponibili, questo o quel risultato è più probabile. In effetti il principio di precauzione pretende che la scienza dia ciò che non può offrire: un’onniscienza quasi divina.

L’OMS, naturalmente, direbbe che non è affatto d’accordo e affermerebbe che il principio di precauzione è il vero fondamento della nuova salute mondiale. Ciò però è alquanto curioso, visto che principi fondamentali – concernenti salute o qualsiasi altra cosa – non possono cadere in contraddizione con se stessi, cosa che il principio di precauzione chiaramente fa. Per esempio, applichiamolo a se stesso: si può dire che l’applicazione del PP come base del regolamento del rischio e della protezione della salute non causi danno a persone o ambiente? Ovviamente no, perché prevenire cambi e innovazioni sulla base di un futuro sconosciuto può essere terribilmente rischioso.

I problemi dell’OMS con la scienza non si limitano alla fissazione dell’OMS con la precauzione, ma si estendono al suo intento di creare una sede istituzionale e una legittimazione per la scienza corrotta e politicizzata. Per scienza corrotta s’intende scienza rottame – scienza che sa che i suoi dati rappresentano falsamente la realtà e i cui procedimenti sono fuorvianti ma che, nondimeno, cerca di farsi passare per scienza vera. È scienza che ha una motivazione e una giustificazione istituzionale, poiché permette a fini che sono al di fuori della scienza di determinare i suoi risultati – una scienza che si presta a  diventare oggetto di agende politiche. È scienza che crede che sia più importante che la gente creda (e che le politiche supportino) le cose “giuste” piuttosto che sappia le cose vere; è scienza che vuole i vantaggi politici della scienza vera senza però conformarsi alle procedure scientifiche o senza dover fare le fatiche della scienza vera - se non il più superficialmente possibile.

Due cose in particolare distinguono la scienza corrotta. La prima è che, invece di partire da ipotesi e da dati per arrivare a conclusioni, la scienza rottame parte da conclusioni politiche obbligatorie e poi usa tali conclusioni come base per determinare quale evidenza e quali dati sono da considerare rilevanti. È scienza che non comincia con domande ma con risposte, e il cui unico compito è procacciare evidenza a sostegno di quelle risposte.

La seconda caratteristica della scienza rottame è che essa rappresenta falsamente la natura di ciò che tenta di spiegare. Piuttosto che ammettere l’esistenza di evidenza alternativa o di problemi con la sua stessa evidenza - o piuttosto che ammettere la complessità di ciò che esamina e i limiti dell’evidenza disponibile - la scienza rottame presenta, nel migliore dei casi, una verità parziale e diligentemente selezionata come se fosse tutta quella verità che è l'elemento indispensabile per l'implementazione di politiche pubbliche. In tal modo le politiche pubbliche sono di fatto manipolate in modo da raggiungere risultati predeterminati sulla base di dati selezionati con cura, falsificati o, per così dire, “massaggianti” in modo che il tutto sia sfalsato da come le cose stanno in realtà.

Solamente tre argomenti sulla salute dimostrano già che razza di presa la scienza rottame ha sull’OMS: gli avvertimenti sanitari su microrganismi patogeni nel latte in formula per i neonati, l’opposizione all’uso del DDT per il controllo della malaria e l’affermazione che l’obesità ha un’influenza significativa sulla mortalità.

La mossa di rendere obbligatori gli ammonimenti sui rischi associati al latte in formula per neonati è chiaramente basato non su scienza ma su una decisione politica secondo cui, tranne in rare circostanze, il latte materno è preferibile a quello del biberon. Sebbene il latte in formula non sia sterile, la scienza dimostra che quando è usato secondo le istruzioni è perfettamente sicuro. Imporre un ammonimento che dica che il latte del biberon contiene patogeni che possono uccidere è quindi distorcere la realtà rappresentando una mezza verità astutamente definita (il latte in formula potrebbe far male se non usato correttamente) in modo da pilotare la scelta della gente con dubbi e timori.

La scienza rottame ha una simile presa sulla politica dell’OMS a proposito della malaria, perché l’OMS si rifiuta di considerare l’uso del DDT per il controllo della malaria a dispetto del chiaro fallimento della sua campagna, nominata “Roll Back Malaria” (mandiamo indietro la malaria). Il DDT fu vietato perché sembrava essere un pericolo per gli uccelli. A dispetto della solida evidenza scientifica che, oggi, l’applicazione del DDT nelle case piuttosto che il massiccio uso agricolo del passato non è un pericolo significativo per l’ambiente e invece salva vite, la scienza politicizzata dell’OMS continua a basarsi sulla Persistent Organic Pollutants Convention delle Nazioni Unite, che vieta il DDT sempre e comunque. La policy antimalaria dell’OMS non vuole riconoscere che la reputazione negativa del DDT fu creata perché faceva male agli uccelli solo perché restava troppo nell’ambiente; ma ciò è ora diventato impossibile grazie ai sistemi di applicazione moderni – al punto che persino la maggioranza dei gruppi ambientalisti non oppone più l’uso del DDT a scopo di anti-malaria.

E poi, naturalmente, c'è la strategia OMS sul grasso, la strategia globale sulla dieta e l’esercizio fisico-salutista che hanno per obbiettivo la riduzione dei “fattori di rischio di malattie non comunicabili emergenti da diete non salutari e da inattività fisica con iniziative essenziali per la salute pubblica e per la promozione della salute individuale e della prevenzione delle malattie”. Ecco, di nuovo, una strategia basata in gran parte su scienza veramente politicizzata o addirittura non esistente. Citiamo solo due esempi: quello dei Centers for Disease Control (che affermano che l’obesità non causa incrementi significativi di mortalità e che dimostrano che chi è soprappeso ha un rischio di mortalità leggermente più basso di chi è di peso normale), e quello di numerosi studi degli ultimi 50 anni che dimostrano che le strategie per il controllo del peso funzionano di rado e non risultano in una diminuzione della mortalità. Entrambi gli esempi dimostrano che la “scienza” che afferma che l’obesità è un serio problema di salute pubblica è più isterismo politico che ricerca scientifica credibile.

La terza piaga dell’OMS è la cocciuta credenza che l’uso di campagne di promozione della salute volte a cambiare lo stile di vita individuale possa prevenire malattie come cancro e cardiopatie. Il ritornello della prevenzione è diventato spartito unico della monotona canzone dell’OMS. Secondo il ritornello, la prevenzione delle malattie riconducibili agli stili di vita (causate da ciò che si mangia, chi si sposa, cosa si fa per vivere, dove si vive – la lista è infinita) forniscono la chiave per la prevenzione delle malattie stesse. Meno colesterolo, meno grasso, meno caffè, meno sale, più esercizio – scegli tu, tanto gli esperti cambiano sempre opinione – sono il magico pas-par-tout della longevità. Ciò significa che la “salute per tutti” – uno degli obiettivi centrali dell’OMS – può essere ottenuta solo con vigorosi interventi sanitari per cambiare il modo in cui la gente vive. Si è arrivati al punto di affermare apertamente che l’eliminazione delle malattie non comunicabili può essere ottenuta solamente con una forte dose di redenzione dagli stili di vita grazie all’ingegneria sociale progettata a tavolino dall’élite burocratica dell’OMS.
Per esempio, molti all’OMS stanno già parlando di un trattato mondiale sulla dieta, che obbligherebbe i Paesi firmatari ad adottare misure legislative sulla dieta e contro l’obesità. Data l’alleanza dell’OMS con un gran numero di attivisti, il “trattato antiobesità” rappresenterebbe una pericolosa erosione del governo libero e democratico, in cui un pugno di burocrati che non devono rendere conto a nessuno e che non sono mai stati eletti potrebbe imporre le sue preferenze su salute, politica e società ai cittadini di società democratiche senza il loro consenso. Differentemente dai sistemi legislativi nazionali, che sono soggetti a mandati elettorali e alle pressioni del sistema politico (il che implica la necessità di compromessi), i burocrati dell’OMS sono diventati dei regolatori imperiali con immensi poteri, e che non solo non devono assolutamente render conto a nessuno del loro operato, ma che non possono nemmeno essere rimossi da coloro che sono vittime delle loro decisioni salutiste.

Però ciò che deve preoccuparci sommamente del concetto di promozione di salute e di salvezza dagli stili di vita dell’OMS è come esso si interseca con i problemi che l’OMS stessa ha con la scienza rottame politicizzata di cui sopra. Sebbene attraente in teoria, la promozione della salute è molto discutibile come pratica basata sulla scienza. Prendiamo ad esempio uno dei più grandi e, all'epoca del suo varo, dei più pubblicizzati sforzi di medicina preventiva di tutti i tempi, il MRFIT (Multiple Risk Factor Intervention Trial), che fu creato per dimostrare quanto gli interventi sullo stile di vita funzionassero bene nella prevenzione delle malattie. L’idea era di dimostrare che malattie cardiovascolari e cancro potevano essere ridotti tramite la riduzione di pressione alta, colesterolo e fumo. Dopo sedici anni di studio il gruppo che subì gli interventi dei salutisti su esercizio, dieta e cessazione di fumo produsse risultati che non erano migliori del gruppo che non aveva fatto nulla di quanto sopra. Dunque, ciò che il MRFIT dimostrò fu proprio che gli interventi sullo stile di vita fanno fiasco nella prevenzione di malattie come cancro e cardiopatie; e si noti anche che MRFIT non fu certo un’eccezione. In ben 19 studi condotti nel mondo, incluso l’enorme Collaborative Trial della stessa OMS (che esaminò l’interventismo sugli stili di vita per la prevenzione delle malattie) nessuno fu in grado di produrre risultati indicanti un beneficio. Infatti, tre di essi addirittura dimostrarono che l’interventismo salutista incrementa il rischio di mortalità! Naturalmente oggi questi scomodi risultati sono raramente discussi in pubblico e, ufficialmente, la promozione della salute è pubblicizzata come una politica di gran successo basata su scienza. 

La tragedia dell’OMS non è solo quella di un’organizzazione una volta promettente e con momenti di eccellenza che si è persa in un mare di corruzione; peggio ancora, è quella di una cultura interna così profondamente infettata da precauzione, scienza rottame e illusioni di promozione salutiste da essere diventata terminale - al punto da rendere vano ogni tentativo di recupero.

John Luik


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