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Se
i problemi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità fossero solo
limitati alla sua struttura burocratica, al suo asservimento a
gruppi di interesse particolare, ai suoi molteplici orientamenti
sinistroidi, alle sue invertite priorità di base, allora forse ci
sarebbe qualche speranza per la sua guarigione. Ma ciò che rende
tale guarigione assai improbabile ed è sintomo del terminale declino
dell’OMS è un insieme di profondi dilemmi che vanno ben oltre
problemi strutturali e di priorità, e che concernono il modo in cui
l’OMS percepisce rischio, scienza, salute e persino la stessa
democrazia. Sfortunatamente, nessuno di questi argomenti è diventato
parte dell’agenda della 58° assemblea tenutasi recentemente a
Ginevra.
Come spesso accade nelle Nazioni Unite, ciò che
pervade l’OMS è un tanto inarticolato quanto indiscutibile obbligo
ad implementare il
principio di precauzione come base per l’analisi del rischio e
per la protezione della salute. Ciò che nacque come nulla più di una
nota a piè pagina della conferenza di Stoccolma sull’ambiente del
1982 è arrivato gradualmente a dominare il pensiero dell’OMS per
ciò che concerne il rischio e la sua relazione con la scienza. Quello
che preoccupa della fissazione dell’OMS con la precauzione è che,
apparentemente, trattare col rischio significa, secondo l'OMS, fare
sempre una scelta tra rischio e non rischio - invece di soppesare i
vari, inevitabili e comunque onnipresenti rischi. Ma anche bloccare
promettenti nuove tecnologie o nuove medicine – che è ciò che
“precauzione” vuole dire alla OMS e alle sue agenzie sorelle –
significa rischio. Infatti, la scelta in questo caso è tra i rischi
associati all’innovazione e quelli associati alla non innovazione.
Per esempio, l’introduzione dell’elettricità oltre cento anni fa
chiaramente significò la creazione di nuovi rischi - come quello di
restare fulminati - ma risultò anche nell’eliminazione di alcuni
rischi esistenti, come gli incendi causati dalle lampade a petrolio.
Praticare una buona valutazione del rischio significa presentare
un’immagine accurata del bilancio dei rischi e non semplicemente
asserire, come fa invece una OMS fissata con la precauzione, che il
calcolo del rischio sarà impossibile fin a quando esisteranno rischi per le
persone e per l’ambiente.
In ultima analisi, quindi, il principio di
precauzione a cui l’OMS sembra essersi sposata è profondamente
anti-scientifico. È anti-scientifico perché la logica della
conoscenza scientifica è sempre contingente (ci dice come il futuro
potrebbe essere basandosi sulle osservazioni del passato), ma non
può certo garantire il futuro come invece esige la precauzione. La
valutazione del rischio concerne fare una scelta il più intelligente
possibile nel mare dell'incertezza che è un’inevitabile parte della
condizione umana. Nessuno scienziato responsabile può garantire che
un prodotto o un processo produttivo non danneggerà MAI persone o
ambiente, perché tali predizioni sono oltre la bussola della
scienza. Tutto quello che lo scienziato può dire è che, basandosi
sui fatti disponibili, questo o quel risultato è più probabile. In
effetti il principio di precauzione pretende che la scienza dia ciò
che non può offrire: un’onniscienza quasi divina.
L’OMS, naturalmente, direbbe che non è affatto
d’accordo e affermerebbe che il principio di precauzione è il vero
fondamento della nuova salute mondiale. Ciò però è alquanto curioso,
visto che principi fondamentali – concernenti salute o qualsiasi
altra cosa – non possono cadere in contraddizione con se stessi,
cosa che il principio di precauzione chiaramente fa. Per esempio,
applichiamolo a se stesso: si può dire che l’applicazione del PP
come base del regolamento del rischio e della protezione della
salute non causi danno a persone o ambiente? Ovviamente no, perché
prevenire cambi e innovazioni sulla base di un futuro sconosciuto
può essere terribilmente rischioso.
I problemi dell’OMS con la scienza non si limitano
alla fissazione dell’OMS con la precauzione, ma si estendono al suo
intento di creare una sede istituzionale e una legittimazione
per la scienza corrotta e politicizzata. Per scienza corrotta s’intende
scienza rottame – scienza che sa che i suoi dati
rappresentano falsamente la realtà e i cui procedimenti sono
fuorvianti ma che, nondimeno, cerca di farsi passare per scienza
vera. È scienza che ha una motivazione e una giustificazione
istituzionale, poiché permette a fini che sono al di fuori della
scienza di determinare i suoi risultati – una scienza che si presta
a diventare oggetto di agende politiche. È scienza che crede che
sia più importante che la gente creda (e che le politiche
supportino) le cose “giuste” piuttosto che sappia le cose vere; è
scienza che vuole i vantaggi politici della scienza vera senza però
conformarsi alle procedure scientifiche o senza dover fare le fatiche
della scienza vera - se non il più superficialmente possibile.
Due cose in particolare distinguono la scienza
corrotta. La prima è che, invece di partire da ipotesi e da dati per
arrivare a conclusioni, la scienza rottame parte da conclusioni
politiche obbligatorie e poi usa tali conclusioni come base per
determinare quale evidenza e quali dati sono da considerare
rilevanti. È scienza che non comincia con domande ma con risposte, e
il cui unico compito è procacciare evidenza a sostegno di quelle
risposte.
La seconda caratteristica della scienza rottame è
che essa rappresenta falsamente la natura di ciò che tenta di
spiegare. Piuttosto che ammettere l’esistenza di evidenza
alternativa o di problemi con la sua stessa evidenza - o piuttosto
che ammettere la complessità di ciò che esamina e i limiti
dell’evidenza disponibile - la scienza rottame presenta, nel
migliore dei casi, una verità parziale e diligentemente selezionata
come se fosse tutta quella verità che è l'elemento indispensabile
per l'implementazione di politiche pubbliche. In tal modo le
politiche pubbliche sono di fatto manipolate in modo da raggiungere
risultati predeterminati sulla base di dati selezionati con cura,
falsificati o, per così dire, “massaggianti” in modo che il tutto
sia sfalsato da come le cose stanno in realtà.
Solamente tre argomenti sulla salute dimostrano già che
razza di presa la scienza rottame ha sull’OMS: gli avvertimenti
sanitari su microrganismi patogeni nel latte in formula per i
neonati, l’opposizione all’uso del DDT per il controllo della
malaria e l’affermazione che l’obesità ha un’influenza significativa
sulla mortalità.
La mossa di rendere obbligatori gli ammonimenti
sui rischi associati al latte in formula per neonati è chiaramente
basato non su scienza ma su una decisione politica secondo cui,
tranne in rare circostanze, il latte materno è preferibile a quello
del biberon. Sebbene il latte in formula non sia sterile, la scienza
dimostra che quando è usato secondo le istruzioni è perfettamente
sicuro. Imporre un ammonimento che dica che il latte del biberon
contiene patogeni che possono uccidere è quindi distorcere la realtà
rappresentando una mezza verità astutamente definita (il latte in
formula potrebbe far male se non usato correttamente) in modo
da pilotare la scelta della gente con dubbi e timori.
La scienza rottame ha una simile presa sulla politica
dell’OMS a proposito della malaria, perché l’OMS si rifiuta di
considerare l’uso del DDT per il controllo della malaria a dispetto
del chiaro fallimento della sua campagna, nominata “Roll Back
Malaria” (mandiamo indietro la malaria). Il DDT fu vietato perché sembrava essere un pericolo per
gli uccelli. A dispetto della solida evidenza scientifica che,
oggi, l’applicazione del DDT nelle case piuttosto che il massiccio
uso agricolo del passato non è un pericolo significativo per
l’ambiente e invece salva vite, la scienza politicizzata dell’OMS
continua a basarsi sulla Persistent Organic Pollutants Convention
delle Nazioni Unite, che vieta il DDT sempre e comunque. La policy
antimalaria dell’OMS non vuole riconoscere che la reputazione
negativa del DDT fu creata perché faceva male agli uccelli solo
perché
restava troppo nell’ambiente; ma ciò è ora diventato
impossibile grazie ai sistemi di applicazione moderni – al punto che
persino la maggioranza dei gruppi ambientalisti non oppone più l’uso
del DDT a scopo di anti-malaria.
E poi, naturalmente, c'è la strategia OMS sul grasso,
la strategia globale sulla dieta e l’esercizio fisico-salutista che
hanno per obbiettivo la riduzione dei “fattori di rischio di
malattie non comunicabili emergenti da diete non salutari e da
inattività fisica con iniziative essenziali per la salute pubblica e
per la promozione della salute individuale e della prevenzione delle
malattie”. Ecco, di nuovo, una strategia basata in gran parte su
scienza veramente politicizzata o addirittura non esistente. Citiamo
solo due esempi: quello dei Centers for Disease Control (che
affermano che l’obesità non causa incrementi significativi di
mortalità e che dimostrano che chi è soprappeso ha un rischio di
mortalità leggermente più basso di chi è di peso normale), e quello
di numerosi studi degli ultimi 50 anni che dimostrano che le
strategie per il controllo del peso funzionano di rado e non
risultano in una diminuzione della mortalità. Entrambi gli esempi
dimostrano che la “scienza” che afferma che l’obesità è un serio
problema di salute pubblica è più isterismo politico che ricerca
scientifica credibile.
La terza piaga dell’OMS è la cocciuta
credenza che l’uso di campagne di promozione della salute volte a
cambiare lo stile di vita individuale possa prevenire malattie come
cancro e cardiopatie. Il ritornello della prevenzione è diventato
spartito unico della monotona canzone dell’OMS. Secondo il
ritornello, la prevenzione delle malattie riconducibili agli stili
di vita (causate da ciò che si mangia, chi si sposa, cosa si fa per
vivere, dove si vive – la lista è infinita) forniscono la chiave per
la prevenzione delle malattie stesse. Meno colesterolo, meno grasso,
meno caffè, meno sale, più esercizio – scegli tu, tanto gli esperti
cambiano sempre opinione – sono il magico pas-par-tout della
longevità. Ciò significa che la “salute per tutti” – uno degli
obiettivi centrali dell’OMS – può essere ottenuta solo con vigorosi
interventi sanitari per cambiare il modo in cui la gente vive. Si è
arrivati al punto di affermare apertamente che l’eliminazione delle
malattie non comunicabili può essere ottenuta solamente con una
forte dose di redenzione dagli stili di vita grazie all’ingegneria
sociale progettata a tavolino dall’élite burocratica dell’OMS.
Per esempio, molti all’OMS stanno già parlando di un trattato
mondiale sulla dieta, che obbligherebbe i Paesi firmatari ad
adottare misure legislative sulla dieta e contro l’obesità. Data
l’alleanza dell’OMS con un gran numero di attivisti, il “trattato
antiobesità” rappresenterebbe una pericolosa erosione del governo
libero e democratico, in cui un pugno di burocrati che non devono
rendere conto a nessuno e che non sono mai stati eletti potrebbe
imporre le sue preferenze su salute, politica e società ai cittadini
di società democratiche senza il loro consenso. Differentemente dai
sistemi legislativi nazionali, che sono soggetti a mandati
elettorali e alle pressioni del sistema politico (il che implica la
necessità di compromessi), i burocrati dell’OMS sono diventati dei
regolatori imperiali con immensi poteri, e che non solo
non devono assolutamente render conto a nessuno del loro operato, ma
che non possono nemmeno essere rimossi da coloro che sono vittime
delle loro decisioni salutiste.
Però ciò che deve preoccuparci sommamente del
concetto di promozione di salute e di salvezza dagli stili di vita
dell’OMS è come esso si interseca con i problemi che l’OMS stessa ha
con la scienza rottame politicizzata di cui sopra. Sebbene attraente
in teoria, la promozione della salute è molto discutibile come
pratica basata sulla scienza. Prendiamo ad esempio uno dei più
grandi e, all'epoca del suo varo, dei più pubblicizzati sforzi di
medicina preventiva di tutti i tempi, il MRFIT (Multiple Risk Factor
Intervention Trial), che fu creato per dimostrare quanto gli
interventi sullo stile di vita funzionassero bene nella prevenzione
delle malattie. L’idea era di dimostrare che malattie
cardiovascolari e cancro potevano essere ridotti tramite la
riduzione di pressione alta, colesterolo e fumo. Dopo sedici anni di
studio il gruppo che subì gli interventi dei salutisti su esercizio,
dieta e cessazione di fumo produsse risultati che non erano migliori
del gruppo che non aveva fatto nulla di quanto sopra. Dunque, ciò
che il MRFIT dimostrò fu proprio che gli interventi sullo stile di
vita fanno fiasco nella prevenzione di malattie come cancro e
cardiopatie; e si noti anche che MRFIT non fu certo un’eccezione. In
ben 19 studi condotti nel mondo, incluso l’enorme Collaborative
Trial della stessa OMS (che esaminò l’interventismo sugli stili di
vita per la prevenzione delle malattie) nessuno
fu in grado di produrre risultati indicanti un beneficio.
Infatti, tre di essi addirittura dimostrarono che l’interventismo
salutista incrementa il rischio di mortalità! Naturalmente
oggi questi scomodi risultati sono raramente discussi in pubblico e,
ufficialmente, la promozione della salute è pubblicizzata come una
politica di gran successo basata su scienza.
La tragedia dell’OMS non è solo quella di
un’organizzazione una volta promettente e con momenti di eccellenza che si è
persa in un mare di corruzione; peggio ancora, è quella di una
cultura interna così profondamente infettata da precauzione, scienza
rottame e illusioni di promozione salutiste da essere diventata
terminale - al punto da rendere vano ogni tentativo di recupero.
John Luik |