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Febbraio 2007 - La scandalosa pretesa da parte dei Codacons di rappresentare
gli interessi di tutti i consumatori e il loro uso
strumentale della devastante deriva pseudo-salutista in cui l’intero
mondo sta precipitando ha prodotto e produrranno sempre più in
futuro disastrose conseguenze sociali e economiche.
Per quello che riguarda il disastro culturale in atto nel
nostro Paese, i Codacons hanno trovato il modo, al solito
autoritario e non velato ma diretto e minaccioso, di accelerare
questo processo già avanzato accusando in maniera grezza (e
dando prova di desolante pochezza morale e culturale) il sig. Philip
Daverio di essere un “venditore di fumo” in quanto la sua ottima
trasmissione “Passepartout” (dove conduttore e ospiti discutono in
maniera dotta di argomenti artistici e culturali seduti attorno a un
tavolo imbandito, mangiando, bevendo e - orrore! - fumando sigari,
pipe e sigarette) sarebbe un contenitore di “fumisterie” e, insomma,
un programma incomprensibile allo spettatore nonché un pernicioso
veicolo di propaganda tra i giovani del micidiale “vizio” del
tabacco.
Lasciamo per ultime le accuse di propaganda al tabacco, anche
se sono state ovviamente il movente dell’attacco al programma di
Daverio e concentriamoci sul penoso tentativo di screditare la
trasmissione.
I Codacons parlano di “confronto tra gli “esperti” ritenuto
“finto e strumentale”, di “confusione concettuale” e infine di
“luoghi e opere d’arte che spesso compaiono nella trasmissione in
modo piuttosto “arraffazzonato”.
Primo: non spetta certo ai Codacons giudicare quali esperti
siano da metter tra virgolette, poiché, dato il loro sostegno a
spada tratta e con qualsiasi mezzo alla demenziale e inutile guerra
al tabacco in base a una truffa confezionata ad arte proprio da
sedicenti “esperti”, e qui le virgolette sono d’obbligo, costoro non
hanno il minimo diritto -- e men che meno la competenza -- di
giudicare chi sia un esperto e chi un cialtrone divulgatore di
idiozie. Le credenziali degli invitati di Daverio dovrebbero inoltre
fugare qualsiasi dubbio sulla validità dei loro interventi, a meno
che questo dubbio non sia “finto e strumentale” agli interessi di
qualcuno.
Questo ci porta a secondo punto: i vaneggiamenti sul “finto e
strumentale” non hanno bisogno di commenti, ma di domande: cosa
sarebbe “finto” e “strumentale” a chi o cosa? Se il livello
culturale del dialogo tra Daverio e i suoi ospiti nel piccolo
simposio di “Passepartout” e la natura volutamente rilassata dello
scambio di pareri e opinioni che intercorrono tra i presenti durante
la trasmissione trascende le limitatissime capacità di comprensione
di taluni soggetti, ciò non è un problema di Daverio.
Lo stesso vale per la presunta “confusione intellettuale” che
parrebbe piuttosto, a un qualsiasi spettatore attento, una
dimostrazione di sagacia e della capacità sempre più rara di
trattare temi complessi in maniera complessa. Infine, se la
struttura volutamente “libera” e il taglio spregiudicato del
programma vengono ottusamente percepiti come segnale di una
trasmissione “arraffazzonata” vuol dire che coloro che cento e più
anni fa consideravano il regista Eisenstein un pazzo, Picasso un
pittore incomprensibile e la dodecafonia una degenerazione della
musica in rumore avevano ragione. Ne consegue che i nazisti
sarebbero stati grandi critici d’arte incompresi e il loro concetto
di “arte degenerata” promossa da ebrei e plutocrati corrotti sarebbe
tuttora validissimo. Considerando poi che i nazisti furono i grandi
inventori della “guerra al tabacco” (chi meglio di loro per fare
guerra a qualcosa o qualcuno?) ne dovremmo inferire che i Codacons…
o no?
Concludiamo con una brevissima osservazione sul vero “casus
belli”.
Il fatto che i dotti commensali di Daverio, ed egli stesso,
si concedano il piacere di fumare in televisione e l’affermazione -
da noi ritenuta per nulla scontata - che ciò sarebbe “diseducativo”
per i soliti “giovani” (eterno capro espiatorio per le imposizioni
autoritarie di una società ormai geronto-fascista) appaiono
perlomeno antitetiche. Riflettano infatti coloro che si
compiacciono, in ossequio alla dittatura imperante, di dipingere chi
fuma come un soggetto ritardato, di bassa estrazione sociale e
semianalfabeta, se non sia pericoloso e perdente osare un paragone
tra i colti sodali fumatori di “Passepartout” e la moltitudine bruta
di dementi semiafasici dei mille programmi trash (che non mi risulta
siano stati quasi mai oggetto dell’occhiuto scrutinio dei Codacons)
che si agita, si spidocchia, copula o si manostupra, geme, uggiola,
suda, maltratta o uccide sintassi, lessico e logica, ma
(malauguratamente, verrebbe da dire) non fuma.
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