La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
Organizzazione internazionale - Codice Fiscale 95063070106
Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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NEL BUTHAN SI ALLIGNA IL SIRCHIAPONE?


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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
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1 Dicembre - L'aria rarefatta degli altipiani dà alla testa, oppure la saggezza dei bonzi è andata a farsi benedire. A dire il vero, se dovessero ragionare come i loro omologhi asiatici situati alle pendici dell'Himalaya, i pastori andini masticatori di foglie di coca dovrebbero porsi qualche domanda sul loro vizietto, probabilmente meno salutare di una tirata di sigaretta, quantunque provvidenziale nel fare fronte agli scherzi combinati appunto dall'altitudine.

Eppure, da mercoledì 17 (e poi dicono che tale numero non porti male), chi sta soffrendo di astinenza sono i sudditi del minuscolo regno incastonato fra India e Cina, quel Bhutan che fino a ieri era conosciuto soltanto come patria di formidabili tiratori con l'arco e che si disputava con l'isola caraibica di Montserrat il poco invidiabile primato della nazionale di calcio più scarsa del pianeta. Tuttavia, l'ultima settimana ha consentito al Bhutan di scavalcare ogni concorrente nella gara per aggiudicarsi il titolo di primo Paese al mondo totalmente libero dal fumo di tabacco, facendo impallidire la potenza proibizionistica degli USA, dove ancora non si è giunti a vietare la vendita di qualsivoglia prodotto legato alla benemerita foglia.

In un impeto di generosità, i sirchiaponidi locali, giustamente preoccupati di innalzare la speranza di vita degli abitanti, attualmente collocata fra i sessanta e i sessantatré anni, hanno deciso di concedere a negozi, alberghi, ristoranti e bar, che fossero autorizzati allo smercio di tali prodotti, una proroga di un mese per smaltire le scorte. Non volendo 'suicidare' il turismo, il governo di Thimphu si mostrerà altresì rispettoso verso la 'debolezza' dei fumatori stranieri, diplomatici e viaggiatori, che non dovranno però cedere alle lusinghe dei poveri cittadini orfani di 'bionde', pena il trovarsi affibbiata l'accusa di contrabbando.

Duecentodieci dollari di multa dovrebbero scoraggiare qualsiasi bhutanese fosse punto da vaghezza di accendersi una sigaretta, mentre gli esercizi commerciali tentati dal sottobanco subirebbero l'immediato ritiro della licenza. Come stato di polizia, non c'è male.

Ovviamente, la scusa è sempre la stessa: preservare la salute dei cittadini. L'equivalente asiatico di Sirchia ha aggiunto che la lotta al fumo è anche lotta contro l'inquinamento, dimenticando di parlare a un Paese con un'economia di sussistenza, stretto fra due colossi industriali che hanno avuto uno sviluppo caotico - che non è mai sinonimo di corretto approccio ai problemi ambientali - uno dei quali è tuttora schiacciato da un regime comunista (e si sa fin troppo bene cosa significhi ciò in materia di difesa dell'ambiente).

Oltretutto, i sociologi non ignorano che la maggiore propensione al fumo è una caratteristica dei ceti meno abbienti, e nel Bhutan non vi è certo carenza di poveri, donde l'assurdità di una politica che incida sullo stile di vita di un'ampia fascia di popolazione senza una reale contropartita. Senza contare che il tentativo di modificare per imposizione gli stili di vita, anche quelli apparentemente dannosi, riflette una concezione profondamente illiberale della società.

Purtroppo, questa è una tendenza che si va affermando su scala mondiale, ed è il motivo per il quale non siamo affatto speranzosi per le sorti dell'umanità. I non fumatori, senza accorgersene, stanno scivolando in una deriva statolatrica perniciosissima, rischiando di contagiare, proprio nel momento di massima crisi dell'idea statuale, tutti coloro che non hanno ancora una visione sufficientemente libertaria del vivere civile, con la vecchia illusione che si possa rinunziare a qualche piccola libertà individuale per un bene superiore.
 

Giovanni Maria Mischiati
 
 
 
 


 

 

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