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5 Giugno 2004 - Il settimanale “Panorama” del 7/9/2000, a firma Claudio Lavanga, pubblicò un articolo titolato “Effetto serra: un’iniziativa inglese. Mucche a dieta per ricucire l’ozonoEmettono troppo metano, ma cambiando alimentazione….

Riportiamo, tanto per sapere di cosa si parla, alcune righe: “Contro il buco dell'ozono e l'effetto serra si è fatto di tutto; i clorofluorocarburi sono stati messi al bando, si è aperta la caccia a forme alternative di energia e le auto sono state dotate di marmitta catalitica. Nessuno, però, aveva ancora pensato a intervenire su mucche e pecore: secondo recenti studi, infatti, l'alito e le flatulenze del bestiame producono un quarto delle emissioni globali di metano, uno dei gas responsabili del surriscaldamento terrestre. «Il 25 per cento del metano emesso in Europa deriva dall'agricoltura, soprattutto dai ruminanti che ne buttano fuori dosi massicce» sostiene Jamie Newbold, del Rowett institute di Aberdeen. Un problema che il ricercatore scozzese conta di risolvere correggendo la dieta degli animali. «Aggiungendo il batterio Brevibacillus parabrevis alla dieta del bestiame» dice Newbold «siamo in grado di convertire il metano prodotto nel rumine, dove avviene la digestione, in anidride carbonica». Che è 21 volte meno dannosa del metano.

10 anni prima era apparso sul settimanale EPOCA del 20 maggio l990, un articolo dal titolo: "L'hanno fatta grossa.

'...mai fidarsi delle mucche. I ricercatori dell’Università del Colorado hanno stabilito che ogni mucca emette fino a 400 litri di metano al giorno attraverso emanazioni organiche gassose. Conseguenza: un considerevole aumento dell’effetto serra. Per colpa delle flatulenze delle enormi mandrie di bovini destinati ai fast‑food, la percentuale di metano presente nell’atmosfera subisce un aumento stimato del l2‑l5 per cento. Come rimediare a questa catastrofe? In America c'è chi già  ha avanzato l'idea di una sacca "antigas" da applicare ai bovini. Altri suggeriscono di ricorrere alle manipolazioni genetiche. Nascerà  una nuova specie: la mucca ecologica.

Io mi ritengo dotato di un certo senso dell’umorismo ed una certa deformazione professionale normalmente mi porta ad osservare le cose anche sotto l'aspetto prettamente scientifico: malgrado ciò mi viene difficile valutare quanto è stato citato.

Soprattutto considerando che la notizia relativa al meteorismo vaccino è stata riportata nello stesso periodo anche dal settimanale L'EUROPEO secondo il quale però, gli effetti indotti li avrebbe risentito la fascia di ozono

A commento potremmo dire che è quanto meno fuorviante accomunare l’effetto serra al buco nell’ozono, visto che sono due cose diverse, anche se spesso vengono messe assieme.

Nell'articolo riportato compaiono gli ingredienti che oramai sono parte integrante di quello schema usato ogni qualvolta si vuole tentare di assicurare credibilità a qualsivoglia notizia.

La laurea di verità o di verosimiglianza viene data dalla presenza nel testo di frasi tipo : "I ricercatori dell’università di....." o " dalle statistiche elaborate dagli studiosi del centro di…….".

Ed in nome di queste verità rivelate, quasi mai verificate, spesso ad effetto, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, ci vengono propinate ‑ talvolta miste a notizie vere, notizie del cui grado di verità è normalmente difficile la verifica, che ci allarmano, ci angosciano, che ci rendono diffidenti verso realtà altrimenti consuete e confidenziali, che ci rendono invise situazioni fino a poco tempo prima, piacevoli.

I giornali, le riviste, la radio, la televisione fanno ormai a gara non nel fornire la notizia, ma nel fare sensazione, nell’ottenere lo scoop.

Fino a vent'anni fa, e per gente della mia età non è preistoria, la parola ecologia non esisteva per il grande pubblico. Non esisteva completamente purtroppo per quanti in nome di un modernismo selvaggio hanno trascurato di considerare quanto è precario l'equilibrio fra l’uomo ed il suo ambiente.

Questo termine però, in seguito abusato, è stato molte volte violentato, manipolato, preso al proprio servizio da alcuni sedicenti difensori della natura che ergendosi ad accusatori e giudici non fanno altro che difendere i propri, oscuri interessi.

E’ vero che la storia dell’uomo è costellata di guasti inflitti alla natura; il ritrovamento, da parte di archeologi, dei resti di antiche città, quasi sempre in plaghe oramai desolate ed invivibili, significa con drammatica evidenza che il connubio uomo‑ambiente non sempre è stato felice. Significa che l'uomo non ha sempre usato molto discernimento nell’usare le risorse che la natura gli ha dato disponibili.

Per cui ben venga l'azione da parte di chi crede e vuole seriamente lavorare per la conservazione della terra , anche se siamo fortemente preoccupati per le strumentalizzazioni che taluni potrebbero associare a questa nostra esigenza.

La seconda guerra mondiale ha segnato, paradossalmente, l'inizio della nostra attuale società del benessere. La penicillina è stata, grazie al momento contingente, messa in grado di essere usata per combattere le infezioni; i fertilizzanti e i fitofarmaci sono stati usati massicciamente per produrre alimenti per quanti erano impegnati nello sforzo bellico; con l'uso del DDT si determinò in molte contrade, anche dell'Italia, la scomparsa di insetti immondi quali pulci, pidocchi e cimici e, soprattutto fu, in molte zone, debellata la malaria.

Improvvisamente però, sul finire degli anni settanta ci si accorse, in pieno boom economico, che il DDT era pericoloso per la salute umana; fu messo al bando, con la conseguenza che ora si ha, in parecchi paesi, soprattutto del terzo mondo, una recrudescenza di quelle malattie (malaria, malattia del sonno etc ) che l'impiego del DDT aveva praticamente debellato

Dice un filosofo contemporaneo :"Molte volte, quello che per i popoli appartenenti a società avanzate significa un miglioramento della qualità della vita, per altri popoli può significare la sopravvivenza".

Abbiamo superato da poco, coi noti risultati, l'azione referendaria che riguardava l’uso dei "pesticidi" nell’agricoltura.

Ho evidenziato il termine pesticidi poiché questo, senza voler commentare le motivazioni che hanno animato la promozione di questo referendum, è un esempio eclatante di inquinamento di informazione, di manipolazione artata di termine.

Pesticida è italianizzazione del termine inglese "Pesticide", che è composto dal prefisso pest‑ che significa insetto e dal suffisso ‑cide che indica “uccidere”. In italiano si tradurrebbe con insetticida, che si collega nella nostra memoria col vocabolo, familiare, legato ad attività casalinghe di disinfestazione da mosche e zanzare col vaporizzatore a pompa, col barattolo contrassegnato dall'illustrazione di un vispo diavolo che ci alleggerisce dai tormenti degli insetti intervenendo anch'esso con la pompa del "flit" .

Non voglio entrare in merito alla prospettata necessità di eliminare o quantomeno ridurre l’uso degli antiparassitari in agricoltura. Tale argomento è molto articolato ed è di tale spessore sociale ed economico che non potrebbe essere esaurientemente trattato in queste poche righe. Inoltre uscirebbe dal tema propostomi. Penso che è certamente fuorviante e strumentale l’uso del termine pesticida, che con la radice comune al termine peste, induce alla visione di tragedie di manzoniana memoria, di epidemie,di lazzaretti.

L’elenco di argomenti artefatti o se vogliamo inquinati da motivazioni non sempre chiare è molto lungo; citiamo a di esempio:

Le diete (continuamente consigliate e puntualmente demonizzate).

Il buco nell’ozono (c'è o non c'è?).

L’effetto serra (paventato anche da quelli che hanno preferito la produzione di energia da combustibili convenzionali all’energia da nucleare).

Il nucleare - dai grandi antagonisti e dagli altrettanto grandi sostenitori. Secondo chi scrive, molto meno inquinante e più economico delle forme tradizionali di produzione di energia, senza considerare che da noi vi sono tanti “comuni denuclearizzati”, (che vuol dire?) mentre addossati quasi ai nostri confini, in Francia, Germania, operano centrali nucleari colossali.

L’abolizione del piombo nella benzina (per salvaguardare una marmitta dal dubbio valore ecologico globale e da un indiscusso valore economico per l’industria automobilistica ).

La benzina cosiddetta ecologica (come la mettiamo con il contenuto in composti aromatici?).

I medicinali (di quanti ne è necessario l’uso? Perchè non si illustrano a dovere le controindicazioni?).

I coloranti ed i conservanti negli alimentari (anche per questi una ridda di pareri contrastanti) .

L'aumento della popolazione sulla terra­.

Il commercio di armi (come si può concepire che possano esistere in Italia fabbriche che sono vantate come il fiore all'occhiello dell’industria salvo poi  meravigliarsi quando si scopre che ‑ orrore ‑ vendono i loro prodotti?).

Il dualismo zucchero o saccarina ?

Il fumo, responsabile di tutti i mali? Perché lo stato che lo combatte fa la parte del leone nella vendita delle sigarette? Perché non combatte con la stessa pervicacia alcool e droghe? Quanto c’è di vero nella pericolosità del fumo passivo?

Di fronte a questa sparuta e sintetica elencazione di alcuni degli argomenti presi fra i tanti che ogni giorno vengono trattati sistematicamente in maniera contraddittoria dai mass‑media e che ci interessano molto da vicino, non possiamo accettare che alle reali difficoltà della vita si aggiungano anche quelle fittizie fomentate da chi di certa informazione ha il controllo e che da questo vuole trarre ogni profitto, anche illecito.

Sarà nostro il compito di contribuire a porre un argine a tutto questo. E se sarà possibile liberare anche una sola persona dall’angoscia derivante da un' informazione artefatta, vuol dire che non avremo sprecato tutto il nostro tempo.

Antonio Nicoletta

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